Suo fratello è un toro 14
di
Forbidden Thoughts
genere
tradimenti
La casa era sprofondata nel silenzio.
Dopo cena, il vino, le chiacchiere leggere dei suoi genitori e il ritorno dal mare, tutto si era lentamente spento.
Una porta chiusa.
Un interruttore abbassato.
L’acqua del bagno.
Poi più nulla.
Solo il mare.
Il suo rumore costante oltre le finestre socchiuse.
Il mio ragazzo era appoggiato alla spalliera del letto.
Leggeva.
Io, forse presa dai sensi di colpa, mi presentai in camera con un intimo molto sexy.
«Wow.» disse nel vedermi.
Io mi andai a mettere a cavalcioni sopra di lui.
«Di questi non abbiamo bisogno.»
Gli presi il libro e lo misi sul comodino. Gli tolsi gli occhiali e feci la stessa cosa.
«Ora ci rilassiamo un po’.» gli dissi.
Ci guardammo e ci baciammo.
Feci per togliermi il reggiseno ma lui mi fermò.
«Ma sei pazza?» disse sorridendo.
«Conoscendoti ci sentirebbero tutti…»
«Dai! Ho voglia!» risposi con una voce tra il suadente e lo scocciato.
«Domani sera, a casa tua, facciamo tutto quello che vuoi.»
«Uffa!» risposi io, facendo il broncio.
Poi ridemmo. E ci preparammo a dormire.
Poco dopo lui già dormiva profondamente.
Un braccio piegato sopra il cuscino, il volto rilassato, quasi sereno.
Lo guardai nel buio.
Per un attimo provai a convincermi che bastasse quello.
Pochi rischi, tanta sicurezza.
Poco sesso, tanta tenerezza.
Poche follie, la normalità.
Ma no, non mi bastava più.
Non dopo quella mattina.
Non dopo quel pomeriggio.
Non dopo il modo in cui il fratello mi aveva guardata sulla spiaggia, senza più nemmeno fingere prudenza.
Chiusi gli occhi.
Provai a dormire.
Un minuto.
Due.
Cinque.
Poi il telefono vibrò.
Una volta sola.
Breve.
Ma nel silenzio della stanza sembrò quasi assordante.
Il cuore accelerò immediatamente.
Lo presi dal comodino con un gesto lento, facendo attenzione a non muovere troppo il materasso.
Un messaggio.
*Sei sveglia.*
Non era una domanda.
Lo sapeva.
Rimasi a fissare quelle due parole.
Il pollice sospeso sullo schermo.
Avrei potuto ignorarlo.
Avrei dovuto.
Invece scrissi:
*Sì.*
La risposta arrivò subito.
*Lo sapevo.*
Mi voltai verso il mio fidanzato.
Dormiva ancora.
Il viso appena illuminato dalla luce del telefono.
Così vicino.
Eppure in quel momento mi sembrava lontanissimo.
Un altro messaggio.
*Nemmeno io riesco a dormire.*
Il cuore mi batteva nelle tempie.
Scrissi lentamente:
*Dovresti farlo.*
Tre puntini.
Poi:
*Non riesco a smettere di pensare a stamattina.*
Rimasi immobile.
Perché era esattamente quello che stava succedendo a me.
Da ore.
Da tutto il giorno.
Non riuscivo più a stare dentro la normalità senza sentire il peso di quello che c’era sotto.
Scrissi:
*Nemmeno io.*
Lo inviai prima di poterci ripensare.
Il mare fuori continuava il suo movimento lento.
Ipnotico.
Il telefono vibrò ancora.
*Esci.*
Il sangue mi si gelò e si scaldò nello stesso istante.
Guardai il mio fidanzato.
Poi la porta della stanza.
Poi di nuovo lo schermo.
*Sei impazzito?*
La risposta arrivò quasi subito.
*Sono in giardino. Due minuti dai.*
Rimasi a fissare il messaggio.
Era una follia.
I suoi genitori nella stanza accanto.
Il mio fidanzato a pochi centimetri da me.
Eppure sentii qualcosa muoversi dentro.
Non paura.
Qualcosa di peggio.
Il bisogno.
Il desiderio di quel rischio.
La certezza che non sarei riuscita a dormire comunque.
Perché ormai il problema non era più il desiderio.
Era l’attesa.
L’ossessione.
Il pensiero continuo.
La sensazione di essere viva solo in quei momenti rubati.
Mi alzai piano.
Scostai le lenzuola con una cautela quasi irreale.
Il mio fidanzato si mosse appena.
Mi immobilizzai.
Un secondo.
Due.
Poi tornò fermo.
Respirai lentamente.
Presi la felpa appoggiata sulla sedia e uscii dalla stanza.
Il corridoio era buio.
Silenzioso.
Solo la luce pallida che arrivava dalla finestra in fondo.
Ogni passo sembrava troppo rumoroso.
Arrivai alla porta finestra del soggiorno.
La aprii appena.
L’aria salata della notte mi colpì subito.
Lui era già fuori.
Appoggiato alla ringhiera del portico.
Le mani in tasca.
Lo sguardo verso il mare.
Quando mi vide, non sorrise.
Ma i suoi occhi cambiarono.
Come se si aspettasse esattamente questo.
Come se sapesse già che sarei venuta.
Mi fermai a pochi passi.
«Non riesco più a smettere» dissi piano.
La frase uscì da sola.
Più vera di qualunque altra cosa.
Lui abbassò lentamente lo sguardo su di me.
«Nemmeno io.»
Il mare si muoveva nel buio.
La casa dormiva.
Io mi avvicinai a lui. Non parlammo.
Come per istinto le nostre bocche si unirono.
Le lingue iniziarono a cercarsi.
Fu un bacio appassionato.
«No! È troppo rischioso così!» dissi io.
«Non reprimere le tue emozioni.» mi provocò lui.
Ci baciammo di nuovo.
Io, in estasi, andai a cercare il suo cazzo.
Era già duro.
«Lo vuoi?» mi disse lui con tono provocante.
«No, è troppo!»
Fui bugiarda, soprattutto con me stessa.
Due minuti dopo mi ritrovai a succhiargli il cazzo con una voracità incredibile.
Forse l’adrenalina della giornata, forse la mancata scopata col mio fidanzato. Fatto sta che mi ritrovai improvvisamente affamata, affamata di cazzo.
Leccai e succhiai tutto: palle, asta, punta. Quel palo di carne mostruoso era ormai diventato il mio piatto preferito.
Arrivavo fino in fondo, quasi a soffocare, poi risalivo, mi fermavo e riprendevo. Lui guidava i miei movimenti tenendomi la testa.
Dopo circa un quarto d’ora capii che stava per arrivare al punto di non ritorno.
Facendo uno sforzo enorme, arrivai per un’ultima volta fino in fondo. Poi lui venne.
Stavo quasi per soffocare. Ma riuscii a ingoiare fino all’ultima goccia.
«Brava, non lasciare in giro nemmeno una prova.» disse ridendo. Appena potei risi anch’io.
«Vai prima tu, io resto qui ancora un po’.» mi disse.
Quando me ne andai lui era ancora lì, con il cazzo all’aria, nuovamente in tiro. A conferma che è una vera macchina del sesso, nulla a che vedere col mio fidanzato…
Feci il più piano possibile per rientrare nel letto. Ma non abbastanza. Il mio fidanzato si svegliò.
«Ehi! Tutto bene? Dove sei andata?»
«Scusa amore, non volevo svegliarti, sono dovuta andare in bagno.»
«Ok, notte.» mi rispose.
Io mi rimisi nel letto. Mi coprii col lenzuolo.
Non riuscivo a dormire. Ero a letto. A fianco a me il mio fidanzato che dorme. Nella mia bocca il sapore e i residui di sborra di suo fratello.
In quel momento capii una cosa con una chiarezza quasi dolorosa.
Non si trattava più solo di tradire.
Si trattava del fatto che non volevo più rinunciare a quella parte di me.
Dopo cena, il vino, le chiacchiere leggere dei suoi genitori e il ritorno dal mare, tutto si era lentamente spento.
Una porta chiusa.
Un interruttore abbassato.
L’acqua del bagno.
Poi più nulla.
Solo il mare.
Il suo rumore costante oltre le finestre socchiuse.
Il mio ragazzo era appoggiato alla spalliera del letto.
Leggeva.
Io, forse presa dai sensi di colpa, mi presentai in camera con un intimo molto sexy.
«Wow.» disse nel vedermi.
Io mi andai a mettere a cavalcioni sopra di lui.
«Di questi non abbiamo bisogno.»
Gli presi il libro e lo misi sul comodino. Gli tolsi gli occhiali e feci la stessa cosa.
«Ora ci rilassiamo un po’.» gli dissi.
Ci guardammo e ci baciammo.
Feci per togliermi il reggiseno ma lui mi fermò.
«Ma sei pazza?» disse sorridendo.
«Conoscendoti ci sentirebbero tutti…»
«Dai! Ho voglia!» risposi con una voce tra il suadente e lo scocciato.
«Domani sera, a casa tua, facciamo tutto quello che vuoi.»
«Uffa!» risposi io, facendo il broncio.
Poi ridemmo. E ci preparammo a dormire.
Poco dopo lui già dormiva profondamente.
Un braccio piegato sopra il cuscino, il volto rilassato, quasi sereno.
Lo guardai nel buio.
Per un attimo provai a convincermi che bastasse quello.
Pochi rischi, tanta sicurezza.
Poco sesso, tanta tenerezza.
Poche follie, la normalità.
Ma no, non mi bastava più.
Non dopo quella mattina.
Non dopo quel pomeriggio.
Non dopo il modo in cui il fratello mi aveva guardata sulla spiaggia, senza più nemmeno fingere prudenza.
Chiusi gli occhi.
Provai a dormire.
Un minuto.
Due.
Cinque.
Poi il telefono vibrò.
Una volta sola.
Breve.
Ma nel silenzio della stanza sembrò quasi assordante.
Il cuore accelerò immediatamente.
Lo presi dal comodino con un gesto lento, facendo attenzione a non muovere troppo il materasso.
Un messaggio.
*Sei sveglia.*
Non era una domanda.
Lo sapeva.
Rimasi a fissare quelle due parole.
Il pollice sospeso sullo schermo.
Avrei potuto ignorarlo.
Avrei dovuto.
Invece scrissi:
*Sì.*
La risposta arrivò subito.
*Lo sapevo.*
Mi voltai verso il mio fidanzato.
Dormiva ancora.
Il viso appena illuminato dalla luce del telefono.
Così vicino.
Eppure in quel momento mi sembrava lontanissimo.
Un altro messaggio.
*Nemmeno io riesco a dormire.*
Il cuore mi batteva nelle tempie.
Scrissi lentamente:
*Dovresti farlo.*
Tre puntini.
Poi:
*Non riesco a smettere di pensare a stamattina.*
Rimasi immobile.
Perché era esattamente quello che stava succedendo a me.
Da ore.
Da tutto il giorno.
Non riuscivo più a stare dentro la normalità senza sentire il peso di quello che c’era sotto.
Scrissi:
*Nemmeno io.*
Lo inviai prima di poterci ripensare.
Il mare fuori continuava il suo movimento lento.
Ipnotico.
Il telefono vibrò ancora.
*Esci.*
Il sangue mi si gelò e si scaldò nello stesso istante.
Guardai il mio fidanzato.
Poi la porta della stanza.
Poi di nuovo lo schermo.
*Sei impazzito?*
La risposta arrivò quasi subito.
*Sono in giardino. Due minuti dai.*
Rimasi a fissare il messaggio.
Era una follia.
I suoi genitori nella stanza accanto.
Il mio fidanzato a pochi centimetri da me.
Eppure sentii qualcosa muoversi dentro.
Non paura.
Qualcosa di peggio.
Il bisogno.
Il desiderio di quel rischio.
La certezza che non sarei riuscita a dormire comunque.
Perché ormai il problema non era più il desiderio.
Era l’attesa.
L’ossessione.
Il pensiero continuo.
La sensazione di essere viva solo in quei momenti rubati.
Mi alzai piano.
Scostai le lenzuola con una cautela quasi irreale.
Il mio fidanzato si mosse appena.
Mi immobilizzai.
Un secondo.
Due.
Poi tornò fermo.
Respirai lentamente.
Presi la felpa appoggiata sulla sedia e uscii dalla stanza.
Il corridoio era buio.
Silenzioso.
Solo la luce pallida che arrivava dalla finestra in fondo.
Ogni passo sembrava troppo rumoroso.
Arrivai alla porta finestra del soggiorno.
La aprii appena.
L’aria salata della notte mi colpì subito.
Lui era già fuori.
Appoggiato alla ringhiera del portico.
Le mani in tasca.
Lo sguardo verso il mare.
Quando mi vide, non sorrise.
Ma i suoi occhi cambiarono.
Come se si aspettasse esattamente questo.
Come se sapesse già che sarei venuta.
Mi fermai a pochi passi.
«Non riesco più a smettere» dissi piano.
La frase uscì da sola.
Più vera di qualunque altra cosa.
Lui abbassò lentamente lo sguardo su di me.
«Nemmeno io.»
Il mare si muoveva nel buio.
La casa dormiva.
Io mi avvicinai a lui. Non parlammo.
Come per istinto le nostre bocche si unirono.
Le lingue iniziarono a cercarsi.
Fu un bacio appassionato.
«No! È troppo rischioso così!» dissi io.
«Non reprimere le tue emozioni.» mi provocò lui.
Ci baciammo di nuovo.
Io, in estasi, andai a cercare il suo cazzo.
Era già duro.
«Lo vuoi?» mi disse lui con tono provocante.
«No, è troppo!»
Fui bugiarda, soprattutto con me stessa.
Due minuti dopo mi ritrovai a succhiargli il cazzo con una voracità incredibile.
Forse l’adrenalina della giornata, forse la mancata scopata col mio fidanzato. Fatto sta che mi ritrovai improvvisamente affamata, affamata di cazzo.
Leccai e succhiai tutto: palle, asta, punta. Quel palo di carne mostruoso era ormai diventato il mio piatto preferito.
Arrivavo fino in fondo, quasi a soffocare, poi risalivo, mi fermavo e riprendevo. Lui guidava i miei movimenti tenendomi la testa.
Dopo circa un quarto d’ora capii che stava per arrivare al punto di non ritorno.
Facendo uno sforzo enorme, arrivai per un’ultima volta fino in fondo. Poi lui venne.
Stavo quasi per soffocare. Ma riuscii a ingoiare fino all’ultima goccia.
«Brava, non lasciare in giro nemmeno una prova.» disse ridendo. Appena potei risi anch’io.
«Vai prima tu, io resto qui ancora un po’.» mi disse.
Quando me ne andai lui era ancora lì, con il cazzo all’aria, nuovamente in tiro. A conferma che è una vera macchina del sesso, nulla a che vedere col mio fidanzato…
Feci il più piano possibile per rientrare nel letto. Ma non abbastanza. Il mio fidanzato si svegliò.
«Ehi! Tutto bene? Dove sei andata?»
«Scusa amore, non volevo svegliarti, sono dovuta andare in bagno.»
«Ok, notte.» mi rispose.
Io mi rimisi nel letto. Mi coprii col lenzuolo.
Non riuscivo a dormire. Ero a letto. A fianco a me il mio fidanzato che dorme. Nella mia bocca il sapore e i residui di sborra di suo fratello.
In quel momento capii una cosa con una chiarezza quasi dolorosa.
Non si trattava più solo di tradire.
Si trattava del fatto che non volevo più rinunciare a quella parte di me.
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