Senza pudore/4

di
genere
saffico

Quando sono fuori casa vado sempre nei bagni degli uomini. Anche perchè raramente trovo la fila, ma soprattutto perché sono più puliti. Le donne sono delle bestie, cazzo. Stavolta però mi sono infilata nel cesso dei disabili. ed è qui che l'ho trovata. La piccola fragile Suey, che sputa fuori pure le budella. Che chiede solo di essere scopata. Ha lasciato la porta semiaperta, per cui mi chiudo dentro con lei e mi inginocchio al suo fianco.
Le scosto i capelli dalla faccia fradicio di vomito e, attorcigliandoli in una specie di coda di cavallo, li ripiego sotto la camicetta. Si gira e mi guarda, annebbiata, smarrita. La stanza rotea vorticosamente dul suo viso. Tossisce un lungo rivolo di bile trasparente, poi fa le smorfie che precedono il vomito. S'ingobbisce di più sul lavabo e qualche ciocca ricade nel pantano,ma esce fuori solo saliva putrida. La cosa sembra darle molto fastidio, perché inizia a piangere, a sputare e a gemere. mi sposto dietro di lei e le accarezzo la schiena muovendo lentamente il tondo dei polpastrelli, un metodo delicato, suadente, che mamma ha imparato in India, ma anziché scatenare un'emissione produttiva, il massaggio sortisce l'effetto opposto, calmante. La tosse e il pianto si placano, le spalle si afflosciano. Si volta e mi fissa intensamente. Così faccio quello che i suoi occhi mi chiedono di fare: le alzo la camicetta.
La vista della schiena nuda mi fa passare la sbornia all'istante. La mia testa si svuota per qualche secondo e vedo tutto sfuocato. Ha la schiena tutta chiazzata da lividi, un infinità, così tanti che se lasci addormentare lo sguardo, diventano un unico livido gigantesco. Nero e grigio e verde e rosso, ma soprattutto nero. Le riabbasso la camicetta di scatto.
Col cuore che batte all'impazzata, sfilo la bustina dalla borsa, e con l'unghia più lunga raccolgo una dose generosa. Adesso rifletti, Millie, rifletti. Dovrei andare a chiamare Jamie. O la sua amica, Becky. Meglio Jamie: saprà cosa fare. Magari se n'è già accorto. Magari è per questo che voleva assicurarsi a tutti i costi che tornasse a casa sana e salva. In orario. Prima che il padre...
Suo padre.
Una brodaglia orrenda mi allaga lo stomaco. Dovrei andare a chiamare Jamie.
Avrei dovuto.
Se non fossi stata così vicina al suo culo stretto e caldo, così perfetto e invitante. Se non si fosse voltata con le lacrime agli occhi dicendo quel che ha detto. Se non mi avesse chiesto di continuare.
Ti prego non smettere. Continua ti prego.
Ecco cosa ha detto. Giuro. E i suoi occhi, intrisi di tante emozioni contrastanti: paura, colpa, sollievo, desiderio, tutte in lotta per prendere il sopravvento, ma il desiderio era il più bruciante delle altre.
Prendimi, dicevano i suoi occhi, prendimi. Così, con mano gentile. la prendo.
Le sollevo la gonna sui fianchi snelli e le abbasso le mutandine. Metto le mani a conca sulle natiche, due minuscoli globi, e delicatamente le allargo le gambe. Il buchino fulvo nascosto da un velo diafano di peluria rossiccia mi salta agli occhi come un'esplosione vaporosa , perfetto, morbido, troppo bello per penetrarlo. Nemmeno con le mie piccole dita affusolate. Sarebbe ingiusto. Una violazione. Così premo la lingua sulla pelle calda del buco del culo. Avvero l'odore dell'umidità più oltre. pronta a inghiottirmi. lentamente srotolo la lingua dentro di lei, che smette di tirare su col naso e approva mugolando. Affondo di più la lingua e le cerco le labbra della fica. Le tiro dolcemente strofinandole con i polpastrelli, lasciandole sgocciolare sulla mia mano, sulle cosce. La coca ormai ha dissolto ogni incertezza. E' una cosa buona, giusta, naturale, e mentre la mentre la mia lingua serpeggia sulla fica e lappa il buco smanioso, mi abbandono alla depravazione che mi invade. La succhio con ingordigia, affondando il naso dentro di lei, divorandola, annusandola, ingoiando i suoi succhi, con la voglia di entrarle più dentro possibile. Sa di fica adolescente. Di melassa, melassa calda, appiccicosa, incontaminata da sperma e preservativo. Una bellissima fica giovane. Rinfilo la lingua indietro, la passo sul culetto teso, affondandola dinivo nel buco. lo sfintere risucchia come un gorgo e sento un leggero strappo sotto la lingua che si allunga e scava sempre più a fondo. Poi comincio a infilare le dita nella fica, una alla volta, finché non sono tutte dentro tranne il pollice, e inguanto questa fica così stretta e giovane come una marionetta. Così stretta e bagnata. Si muove silenziosa insieme alla mia mano, dondola su e giù, la inghiotte cone fosse la cosa più normale e naturale del mondo. Ed è questo che mi fa impazzire. La mia fica si inonda alla vista di questa giovane sgualdrina, che gode, gode da morire, che mi lascia fare il cazzo che voglio. Ecco cosa mi fa impazzire. Che partecipa, mi lascia fare. Mentre la coca prende il sopravvento i miei pensieri viaggiano verso un luogo oscuro e sordido, e mi ritrovo a pensare alle zampacce di suo padre che la palpano, palpano il bagnato fra le gambe della figlia, inalano l'odore dolce di fica fresca. Comincio a scoparla di brutto, e poco dopo inizia a rabbrividire, le sue viscere si contraggono, mi gherniscono la mano. Viene come una furia, sopra di me, che mi caccio la mano nelle mutandine sature. La coca ha reso insensibili le pareti della fica ma il clitoride è in fiamme. Qualche carezza e, oddio, sto per venire, sto per venire con tutta la mano ancora dentro a questa giovane porca che mi lascia fare, Si lascia fare questo da me.
Il mio orgasmo è smorzato dalle sostanze chimiche, e mi stacco da lei sentendomi vuota e defraudata.
Mi riabbasso il vestito e mi ricordo della macchina fotografica. Devo avere una foto della sua fica bagnata e esausta. Devo rivederla ancora. Parte il flash, la macchinetta ronza e si spegne. Si volta e il suo viso mi toglie di nuovo il fiato. E' stravolta dal terrore, dallo shock, dal dolore. Nasconde la testa fra le gambe e si accascia per terra.
No! le è piaciuto!
Ma si, ha goduto.
L'hai fatta venire. E' venuta. E adesso si sta uccidendo con tutte le armi che può rivogere contro se stessa: senso di colpa, odio, rifiuto. però ha goduto, eccome.


Tratto dal libro "Senza pudore" di Helen Walsh
scritto il
2026-02-02
1 3 4
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Senza pudore/3

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.