Oltre il vetro

di
genere
corna



Ricevimento
Al ricevimento lei era splendida. L’abito aderente sembrava cucito addosso, le curve appena contenute dal tessuto sottile, il seno che spingeva nella scollatura con una misura perfetta, i fianchi che promettevano morbidezza. I sandali dorati, con il cinturino alla caviglia, le facevano ondeggiare le gambe nude con un’eleganza che diventava malizia.
Jacopo le orbitava intorno senza pudore. Non cercava di nascondere la sua fame, né di attenuare i gesti. Le parlava troppo vicino, la sfiorava con la giacca, rideva di battute che non erano affatto spiritose. Poi, in un gesto teatrale, prese per sbaglio il suo bicchiere e bevve un sorso, guardandola negli occhi. Lei sorrise, e non fu l’imbarazzo a colorarle le guance, ma un lampo che sembrava un consenso.
Io osservavo da lontano, incapace di intervenire. Ogni curva di Sandra era sotto i suoi occhi e io non potevo fare nulla. Sentivo un nodo alla gola che saliva: eccitazione e umiliazione insieme, un bruciore che mi serrava lo stomaco e mi lasciava senza fiato.

Viaggio premio in Sri Lanka
Qualche giorno dopo, l’aereo ci portò lontano da Venezia. Quando le ruote si staccarono dalla pista, mi resi conto che anche le regole si erano staccate con noi.
Sandra era seduta accanto a Jacopo. Le ginocchia si toccavano appena, ma nessuno dei due si ritraeva. Lei rideva piano, con la voce abbassata, e i suoi sandali penzolavano dalla punta del piede, oscillando in modo ipnotico. Io, due file più indietro, osservavo quella complicità crescere. L’osceno era già lì, anche senza nudo né contatto evidente: era nelle pause, negli sguardi, nei gesti che scivolavano un attimo più in là del consentito.
Il resort era un paradiso: bungalow in legno, palme e mare ovunque. Quella sera cenammo sulla terrazza illuminata dalle fiaccole. Jacopo le versò da bere e quando le sfiorò la mano lei non ritrasse le dita. Abbassò lo sguardo, sorridendo appena. Poi lui propose una passeggiata sulla spiaggia.
Lei si alzò subito, senza esitazione. Io rimasi seduto, il bicchiere in mano, a guardarli allontanarsi sotto la luna. Sentii dentro di me che la linea era stata oltrepassata, e che nulla sarebbe più tornato come prima.

Dietro il vetro
Quella notte non riuscii a dormire. Il desiderio e la paura si intrecciavano in me fino a spingermi verso il bungalow di Jacopo. Era immerso nella vegetazione, ma la grande vetrata dava sul giardino. Protetto dall’ombra, mi avvicinai fino a distinguere tutto.
Li vidi. Jacopo la baciava con voracità, le mani già sotto l’abito, i seni stretti tra le dita con forza. Lei ansimava, il volto arrossato, le labbra socchiuse. Quando lui la spinse a inginocchiarsi, Sandra obbedì con naturalezza, come se fosse sempre stato quel posto il suo destino.
La bocca lo accolse lenta, con precisione. Io vidi la sua lingua scorrere, la saliva colare, il mento lucido. I capelli tirati all’indietro, la gola che si tendeva a ogni affondo. Lei non subiva soltanto: guidava il ritmo, alternava succhiate e morsi, sapeva esattamente come tenerlo sul filo.
Dall’altra parte del vetro io immaginavo le frasi che lui poteva starle sussurrando, parole sporche che la inchiodavano al suo ruolo: “Ti piace che tuo marito ti guardi così?” — “L’ho capito che eri una puttana travestita da signora.”
Il suo viso, il suo corpo, erano il messaggio. Lei sapeva che io ero lì. E continuava.

Schiacciata contro il vetro
All’improvviso Jacopo la sollevò e la girò, schiacciandola con forza contro il vetro. Io trattenni il fiato. Il suo corpo era a pochi centimetri dal mio, separato solo da quella lastra trasparente.
I seni si spiaccicavano contro il cristallo, si appiattivano e rimbalzavano a ogni colpo. La bocca di Sandra era spalancata in un grido che io non potevo udire, ma che vedevo nel tremore delle labbra, nel respiro che appannava il vetro davanti al mio volto. I piedi nudi battevano sul tappeto, i sandali erano scivolati di lato come gusci abbandonati.
Le mani di Jacopo affondavano nei suoi glutei, spingendola a incontrare ogni affondo. La sua pelle brillava di sudore, rivoli le scendevano lungo la schiena fino ai fianchi. Ogni colpo faceva vibrare il vetro, e io mi sentivo parte di quella scossa.
Non udivo nulla, ma vedevo tutto: il tremore delle gambe, la tensione dei polsi, la schiena arcuata, il sesso che lo accoglieva in un ritmo selvaggio. Era un amplesso furioso, reale, carnale, e io ero costretto a fissarlo, impotente.
Quando lei venne, tremando e stravolta, io lo lessi nei suoi occhi chiusi, nella bocca aperta in un’estasi senza freni. E quando Jacopo esplose dentro di lei, stringendola contro il vetro, i loro corpi fusi vibrarono a pochi centimetri dal mio volto.
Io restai immobile, divorato da eccitazione e umiliazione, marchiato per sempre da quella visione.

Risveglio
Mi svegliai con il cuore martellante. Il sole filtrava tra le tende leggere della stanza. Sandra dormiva accanto a me. I capelli sciolti sul cuscino, le labbra semiaperte, le gambe piegate con naturalezza. Il respiro lento e profondo. Sembrava innocente.
Per un attimo pensai che fosse stato solo un incubo di gelosia, una fantasia sporca. Ma poi lo vidi: un rivolo lucido che le scivolava tra le cosce, colando piano fino al lenzuolo. Per un attimo pensai che fosse stato tutto un incubo, un’allucinazione del desiderio. Ma poi lo vidi: un rivolo lucido che scivolava piano tra le sue cosce, fino a sporcare il lenzuolo.
Il sangue mi ronzava nelle orecchie. Era mio? Un resto della notte che non ricordavo? Oppure il segno lasciato da un altro, dal corpo che avevo visto fonderla al vetro? Lei si mosse leggermente, le dita che accarezzarono il lenzuolo, quasi a proteggere quella traccia. Le labbra si incurvarono in un sorriso inconsapevole, un sorriso che pareva custodire un segreto.
Io rimasi lì, sospeso, intrappolato tra sogno e realtà.
scritto il
2025-08-28
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