La matrona 10

di
genere
feticismo

VOLONTA' (10)


I giorni seguenti furono un vero disastro emotivo: avevo perso il mio ragazzo, il mio futuro, mio padre… ma soprattutto me stessa.

Alice fu indirizzata ad intraprendere gli stessi studi di giurisprudenza da me abbandonati, e mentre lei seguiva le sue prima lezioni universitarie, e la Matrona era in un ufficio con mio padre, io ero a casa ad occuparmi delle faccende domestiche nell’attesa che tornassero.

Quel giorno, come solitamente accadeva, fu Amalia a tornare per prima.
Si sedette sul divano e poggiò i piedi sul tavolino che mi madre teneva come un tesoro. Mi fece cenno con la mano di avvicinarmi e mi misi in ginocchio dinanzi ai suoi piedi vestiti degli stivaletti che mio padre gli aveva regalato.

Si accese una sigaretta e mi degnò di uno sguardo.

-Devo dirti sempre tutto? Pulisci.

Cominciai così a leccare quegli stivaletti a partire dalle suola. E quello proprio non mi piaceva. Oltre ad essere dannatamente umiliante era frustrante essere costretta a pulirle le suola non sapendo nemmeno dove aveva messo piede.

-Tuo padre lavora molto per garantirci questi standard. Questi stivali sono frutto del suo sudore ed amore per me.

Cercai di non ascoltare quanto diceva. Poi mi ordinò di sfilarglieli. Un odore incessante pervase le mie narici, indossava ai piedi dei fantasmini bianchi.

Mise poi i suoi stivaletti sotto il mio naso, e fumandomi in faccia disse:

-Questo è invece il profumo del sudore della persona da cui dipendi e per cui faresti tutto. Per te annusare questo significa essere in paradiso. Il tuo posto è sotto i miei piedi e sotto il mio volere.
Le sfilai i calzini e mi piazzò i suoi piedi in volto, strofinandomeli per bene.

-Voglio che questo diventi il profumo della tuo viso.
Cominciai a baciarle le piante e lei rise.

Leccai allora dal tallone all’alluce in un’unica volta ricoprendo la mia lingua della sua “fatica”. Qualcuno poi bussò al campanello, e mi precipitai ad aprire. Doveva essere Alice.
Aprii, e poi feci per ritornare verso Amalia.

-Caruccia, dove vai? – mi interruppe Alice.
Tornai così da lei, mi fece mettere a quattro zampe e mi piazzò la sua solita ballerina in testa.

-Credi mi sia dimenticata il modo in cui ti sei sottomessa ieri sera? Non credo tu voglia che tutto finisca lì. Toglimi la scarpa.

Non avevo dimenticato ciò che era successo, ma speravo almeno che quell’umiliazione restasse un fatto privato e solitario.

Le sfilai così la ballerina. Mi fece aprire la bocca, ed anche lei come la madre prima mi fece succhiare il sudore tra le dita.

-La vita universitaria è dura, ma tu cosa vuoi che ne sappia ora. Le gerarchie sono chiare, pecora. Vammi a prendere le pantofole e prepara da mangiare.

Mentre eravamo intente a mangiare in cucina, Alice fece cadere la sua fetta di pane sotto il tavolo.

-Prendila.

Mi chinai così a raccoglierla me nel farlo, la matrona poggio i suoi piedi sulla mia schiena.

-Non ti muovere. Sono molto più comoda così.

Lo stesso fece Alice, e fui costretta a fare da poggiapiedi mentre pranzavano.

-Stasera verranno Rossella e le figlie.- disse Amalia rivolgendosi alla figlia

-Ma dai! Io ho appuntamento con Marco!

-Non mi interessa. E’ tanto che non le vediamo.

Arrivò il pomeriggio e Rossella bussò alla porta. Accolsi così la professoressa “so tutto io”, e le sue viziate figlia, Serena e Valentina.

Serena aveva 17 anni, Valentina 15. Erano entrambe magre e piuttosto carucce come la madre: una mora, l’altra bionda. Indossavano delle tute di una scuola di danza del paese con Sneakers ai piedi.

-Oh Amalia! Come va? Sono appena andata a prendere Serena e Vale, e mi sono precipitata qui da te. Ho tante cose da raccontarti.

-Ehy Rossella. Accomodati pure in salotto. Ti faccio preparare un caffè.

Rispose Amalia riferendosi a me. Andai così in cucina a preparare quanto mi fu detto, mentre
ascoltavo i pettegolezzi di quelle signore in salotto che si sbellicavano dalle risate.

Pronto il caffè, presi cinque tazze e mi recai con il vassoio in salotto.

-La quinta tazzina per chi è? Lo prende anche lei il caffè, Amalia?

Stuzzicò quella vipera di Rossella.

-Oh no. E’ per Alice, è di sopra. Portaglielo in camera.
Il che fu in un certo modo un sollievo liberarmi per qualche minuto dei loro sguardi.

Mi precipitai in camera di Alice, che era sdraiata sul letto intenta a messaggiare, probabilmente con Marco.

Posai la tazzina sul comodino, senza che la mi sorellastra mi degnasse di una parola o uno sguardo.
Aspettai qualche minuto in piedi, fino a che non mi sdraiai ai piedi del letto, col volto diretto verso i piedi di Alice. Aveva le gambe incrociate, e muoveva le dita. Senza che mi dicesse nulla mi avvicinai sempre più e misi il mio naso tra i suoi piedi.

Ormai senza più nulla da perdere avevo deciso di lasciarmi andare alle mie pulsioni.
Ero come un cagnolino ai piedi della sua padrona.

Alice inarcava e distendeva tutte e cinque le dita ed io iniziai a leccargliele. Mi piaceva molto il gusto dei suoi piedi, soprattutto quando aveva indossato a lungo le sue scarpe.

Alice rise.

-Finalmente hai trovato il tuo posto nel mondo. Dovrebbe vederti tua madre. Ai piedi della figlia dell’amante di suo marito, mentre gode a leccarle i piedi… che più sono sudati e puzzolenti più le fanno piacere.

Iniziò poi ad allungare solo l’alluce ed io risposi cominciando a succhiarle solo quello.

-Aspetta, aspetta. No, dico continua imbecille.
Mi fece una foto mentre avevo il suo dito in bocca.

-Questa la mando a Marco.

Rise ancora, ma io continuai a leccarle i piedi. Mi poggiò poi la sua gamba sinistra sulla mia testa.
Avevo metà del mio volto sul letto, con la faccia rivolta verso la pianta del suo piede, intenta a leccargliela.

Una voce interruppe però quel paradiso di piacere, perché la Matrona voleva scendessi giù.

-Vai giù. Ti stanno chiamando.
Disse Alice dandomi un calcetto in faccia.

-Avrai altre occasioni tranquilla. Questi piedi non li lavo per un po’.

Scesi così nuovamente al piano di sotto.
-Martina, siediti qui.

Si rivolse a me Rossella, indicandomi di sedermi tra Valentina e Serena.

-Marta.
La corressi.

-Sì, non ha importanza questo. Perché non mostri a Serena e Valentina quanto sei brava nei massaggi?

Neanche il tempo di sedermi che le viziate figlie della maestrina mi piazzarono i loro piedi in grembo.

-Non abbiamo fatto la doccia di proposito.
Ecco le prime parole di Serena da quando l’avevo conosciuta.

Tolsi ad entrambe le scarpe e cominciai a massaggiare i piedi velati di Valentina mentre l’altra mi stuzzicava accarezzandomi con un piede, mentre l’altro me lo porgeva sotto il naso.


Feci lo stesso con Serena, mentre Valentina voleva che le baciassi le estremità.

Sfilai poi ad entrambe le calze color carne. Mi offrirono i loro piedi in volto.

-Inspira forte. Più forte. Devi inalare.

La madre doveva avergli fatto una “buona scuola” su come comportarsi.

Mentre annusavo i piedi delle ”ballerine” , Amalia fece un cenno a Rossella. Quest’ultima tolse anche lei gli stivali. Si sedette sulla spalliera del divano dietro di me e con una gamba sulla mia spalla mi mise il suo piede in bocca, che cominciai a succhiare.

-Mamma, perché non ne prendiamo una anche noi?

Chiese Valentina alla madre.

-Sono certa che Martina si trasferirebbe volentieri qualche volta ad adorarci a casa… di sua volontà.
Mentre pronunciava quelle parole sentì tirarmi la coda dei miei lunghi capelli, e quella strega con delle forbici me la portò via. Ecco cosa significava il cenno della Matrona.
scritto il
2025-08-28
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