La matrona 9

di
genere
feticismo

LA PRESA DELLA BASTIGLIA(9)


Il risveglio fu traumatico. Prendeva sempre più corpo in me l’idea di quello status all’interno della famiglia. Quando mi alzai era come se sentissi ancora gli odori, il sapore e le risate della sera prima. In più Marco non rispondeva ai messaggi e l’aria soddisfatta di Alice mi fece temere il peggio.

Per fortuna quella mattina sarebbe tornato mio padre, e quella riduzione a serva si sarebbe dovuta attenuare.
Intanto la Matrona mi mise a lavoro già dalle 6 di mattina: dovetti stirare un ammasso di panni appena lavati e subito dopo preparare una colazione abbondante per lei ed Alice.

Fatte le 11 mio padre bussò alla porta, e fui felice di vederlo finché non aprii bocca.

-Cosa ci fai qui? Hai deciso di porre fine alla tua vacanza e tornare alla vita reale? Ti sembra un comportamento accettabile sparire per tre mesi?

Prima che potessi però dare la mia versione dei fatti la Matrona gli si avvicinò baciandolo appassionatamente, come se non fossi in stanza.

-Amore, cosa mi hai portato?

Fu così che mio padre diede lei due buste, dovevano essere dei regali per lei ed Alice. Non so se il fatto che per me non avesse nulla dipendesse dalla mia prolungata assenza o fu volontaria negligenza… in ogni caso non cercò giustificazioni.

Per Alice la sorpresa fu relativa. Scartò il pacchetto contenente una collanina in oro e in realtà nemmeno ringraziò mio padre.

Amalia invece fu molto contenta del suo regalo che saziava il suo feticismo nell’indossare milioni di scarpe: erano degli stivaletti Louis Vuitton in preziosa pelle di pitone che dovevano costare più di 2000 euro.

-Su Marta dammi una mano. Fammeli provare.

Fu così che mi costrinse ad inginocchiarmi al suo cospetto dinanzi a mio padre, a sfilarle le pantofole e i suoi soliti calzini in spugna che avevo ormai perso il conto da quanti giorni indossasse e a calzarle quegli stivaletti che erano un insulto all’Uomo che credevo fosse mio padre.

Il tempo che si allontanò in cucina e quella Strega schiacciò la mia testa al pavimento con i suoi nuovi stivaletti.

-Questi dovrai pulirli con la lingua.



La giornata trascorse nella noia totale ed apprensione per via del fatto che Marco non rispondeva ancora ai miei messaggi.

Ad un certo punto però Alice mi rivolse la parole.

-Perché non inviti Marco a cena?

Perché voleva invitassi il mio ragazzo a cena? Cosa poteva interessarle?

-Non risponde ai messaggi. Non so cosa gli sia successo e sono preoccupata.

-Sei così stupida che non lo hai chiamato?

Effettivamente, con mia grande sorpresa quella volta Marco rispose al telefono, accettando di venire a cenare a casa. L’idea di avere il mio ragazzo a tavola con La Donna di cui curavo i capricci e sua figlia non mi entusiasmava, in più mio padre era diventato un vero e proprio fantasma per me.

Dovetti così preparare una cena per 5 persone, ed ebbi appena il tempo di farmi una doccia e vestirmi… in modo molto casual e comodo.

Chi invece si acchittò per bene fu Alice che sotto ad un toppino indossava una minigonna e delle autoreggenti con ballerine, un’accoppiata che personalmente non mi faceva impazzire ma ingelosire terribilmente.

Durante la cena i discorsi non furono molti a parte quelli riguardanti il concerto della sera prima che mi facevano imbestialire.

Ad un certo punto però, si ripetette la scena di mesi fa… quando ancora non ero finita ai piedi della Matrona.
Questa volta fu però quest’ultima a gettare appositamente la mia forchetta a terra e a raccoglierla dalla parte dei denti con le sue dita scalze. Mi chinai a prenderla. Amalia sapeva benissimo dove colpire e quella volta fui “costretta” a mangiare con quell’arnese.

Impietrita vidi che mio padre aveva assistito alla scena e pregai che non dicesse nulla, ma…

-Marta, è caduta a terra.

-…Sì papà, tran…quillo… ho lavato oggi.

-Sì, ha lavato poco tempo fa.- Intervenne La Matrona.

-Ma gliel’hai raccolta … con i piedi- insistette mio padre.

-Ha lavato anche quelli.

Disse Amalia facendo scoppiare a ridere Alice. Diventai rossa dall’imbarazzo, e per fortuna quella scomoda scenetta si concluse lì.

Dopo aver lavato i piatti decidemmo di vedere un film nel salotto tutti insieme e finalmente Marco mi rassicurò per quanto accaduto, o meglio non accaduto al concerto e mi riempì di coccole.

-Andiamo in camera?- mi sussurrò all’orecchio.

Necessitavo di un po’ di intimità ed accettai.

Chiudemmo la porta ci sdraiammo. Cominciammo a baciarci appassionatamente, qualche carezza, qualche dolce parolina e i classici baci sul collo che adoravo.

Iniziammo poi a spogliarci, e mi convinsi che quella sarebbe stata la volta giusta per la nostra prima volta.
Marco mi tolse infine il reggiseno e le mutandine e… stava per accadere.

Mentre però tentava di penetrarmi la sua erezione non era soddisfacente, ma la mia paralisi fu determinata nel momento in cui Alice aprì la porta chiudendola successivamente a chiave.

Si sedette così sul letto, e mentre restavo imbambolata per via di quella situazione, Marco fece finta di non accorgersi di nulla continuando a baciarmi.

Alice cominciò a spogliarsi, si tolse la maglia, il reggiseno e la minigonna. Si sfilò infine le ballerine avvicinandosi minacciosa, fino a che non me le mise sotto al naso.

-Annusa, lurida. Inspira forte, voglio sentirti.

Mantenni allora le sue ballerine vicino al naso ed inspirai forte, e il mio grado di eccitazione crebbe.

Nel contempo con una mano spostò il volto di Marco verso Lei e cominciarono a limonare davanti ai miei occhi. Mi spinse così ai piedi del letto mentre il mio ragazzo giaceva sul suo corpo vestito delle sole calze.

-Tro*a toglimi le autoreggenti.

Ai suoi piedi, le sfilai così le calze con la bocca.

Si avvicinò.

-Apri la bocca. Ecco da brava. Succhia tutto questo nettare e tieni la bocca chiusa.- fece scalciandomi giù dal letto.

Si mise così a pecorina, e quello che reputavo il “mio ragazzo” cominciò a penetrarla…questa volta la sua erezione era totale, mentre Lei gemeva dal piacere.

-Lo… vedi… come si … fa a … far godere… un uomo, lurida…puuutt***!!!

Alternando parole a versi.

Cominciò intanto ad urlare sempre di più, ed anche Marco gradiva particolarmente.

-Diglielo Marco, diglielo che mi ami.

-Si… ti amo Alice, ti amo! Sei una bestia.

Il tutto mentre quella bagascia continuava a compiacersi e godere ad alta voce.

-Vieni, vieni al miei piedi.

Strinsi così il mio volto alle sue estremità, che continuava a piegare per il piacere.

Ad un certo punto qualcuno bussò alla porta.

-Marta! Apri subito questa porta!

Era mio padre. Mi sentì rabbrividire. Quello della sera prima si trasformò in un bellissimo sogno rispetto a ciò che stavo vivendo in quel momento.

Alice però non si fermò e continuava ad urlare senza contegno.

-Marta! Ti ho detto apri immediatamente questa porta prima la butti giù!

A quel punto i versi della mia sorellastra si attutirono, e Marco venne sui miei capelli.

“Il mio ragazzo” si sdraiò così sul letto con Alice al suo fianco.

-Vammi a lavare le calze, e portaci una cioccolata calda.

Mi vestii ed uscii dalla stanza per fare quanto detto, con mio padre lì fuori che aveva creduto che quei gemiti fossero i miei.

Mi era stato tolto tutto davvero quella volta, anche la dignità.
scritto il
2025-08-28
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