La matrona 8
di
serva pantofolina
genere
feticismo
BRUSCO RISVEGLIO(8)
I mesi seguenti li passai lontani dalla mia famiglia. Trascorsi l’estate nella casa in montagna di Marco. Già. Non so se eravamo proprio una coppia ormai, ma devo dire che riuscì a risollevarmi totalmente.
Dissi a mio padre di dover ritrovare me stessa e che quei mesi con una nuova “madre” ed una nuova “sorella” erano stati parecchio destabilizzanti. Mi presi anche una pausa dall’Università, per capire cosa effettivamente volessi dalla mia vita. A Luca non dissi nulla… non volevo si preoccupasse più del dovuto.
Purtroppo arrivò Settembre e dopo tre mesi era arrivato il momento di tornare a casa. Non ero proprio in vena di rivedere Amalia ed Alice, e d’altronde non sapevo come mi avrebbero accolto.
Arrivammo finalmente sotto casa, e nonostante Marco insistesse per salire decisi che non era il caso di portarlo nella tana del lupo.
Bussai al campanello ma nessuno rispose. Aspettai qualche secondo e ritentai.
Dopo qualche minuto fuori la porta, qualcuno decise di aprirmi.
Era Alice e devo dire che la trovai molto in forma. Aveva perso i 4-5 kg che la facevano apparire piuttosto rotondetta e le era sparito l’acne che le copriva il viso. Aveva deciso evidentemente anche di tagliare i capelli, e con quel caschetto appariva molto graziosa… fin quando non apriva bocca.
-Oh che cazzo. Sei tornata. Entra… c’è molto da fare.
C’è molto da fare? Cosa intendeva dire?
Noncurante entrai… eravamo solo io ed Alice. Decisi così di salire di sopra a disfare la valigia.
Piegai i panni sul letto ed aprii l’armadio con l’intento di sistemare tutto alla svelta ma nel mentre alla mia vista apparve la Matrona.
Mi posizionò un sandalo con zeppa vicino il naso e l’odore era inconfondibile per me, nonostante non ne avessi avuto contatto per qualche mese.
-Queste zeppe le ho indossate tutta l’estate. Ho camminato tanto, devo dire che qualche volta mi sono stancata e avrei tanto desiderato un massaggio. Per fortuna tuo padre ha deciso di regalarci una meritata vacanza.. mai avrei tanto voluto una schiava che mi pulisse i piedi quando tornavo dalla spiaggia. Quelle borse erano così pesanti e tuo padre da solo ha fatto una gran fatica a trascinarle per me. Sospetto che per lui non sia stata una vera vacanza… ma qualcuno doveva pur accontentare i capricci miei e di mia figlia, e in assenza della mia schiava chi poteva? Hai fatto la cattiva, e ti aspetta un duro lavoro. Ma adesso mostrami che non puoi fare ancora a meno dei miei odori e del sudore dei miei piedoni.
Leccai così quel sandalo ripulendolo da tutto ciò che i suoi piedi avevano prodotto.
Rise soddisfatta.
-Brava la mia ancella, sei così doviziosa. Tuo padre starà via per un po’, ed hai tanto da farti perdonare.
Quel pomeriggio lo passai a pulire casa, riordinare le stanze e lavare la biancheria, rigorosamente a mano, come da ossessione di Amalia.
Dovetti cucinare loro per cena, e subito dopo pulire la cucina. Non fu certo il ritorno a casa sperato… non avevano dimenticato come trattarmi.
Preparai il salotto, quella sera avevano deciso fosse “una serata da film” e le dovetti accontentarle con uno di quei film scialbi e insignificanti che piacevano loro.
Ad un certo punto si illuminò lo schermo del mio display, era un messaggio di Marco.
“Amore ho comprato i biglietti per il concerto dei Coldplay di domani sera. Sei contenta?”
“Sono senza parole! Come hai fatto? Ti adoroo” gli risposi.
Ero estasiata: potevo godermi il concerto dei sogni col ragazzo dei sogni!
Purtroppo il mio entusiasmo fu subito scalfito dalle parole della Matrona.
-Domani ho bisogno di una pedicure. Te ne occuperai tu. Ho invitato anche delle amiche.
-Cosa? No domani non posso… e non voglio fare la pedicure alle tue amiche.
-Non sei nella posizione per decide. Cosa hai da fare domani?
-Marco ha comprato i biglietti per il concerto dei Coldplay. Ti prego le farò la pedicure dopodomani, è davvero importante per me.
-Nella vita ci sono delle priorità mia cara e la cura del mio corpo deve essere una di queste. Domani resterai a casa.
-No, la prego Amalia. Marco ha già comprato due biglietti… e non posso dargli buca.
-Digli che lo accompagno io.- intervenne Alice facendomi sobbalzare all’idea di mandare il mio ragazzo al concerto dei miei sogni con la mia peggior nemica.
-Sì. Digli che andrà Alice… il problema è risolto. Credo che mi hai fatto perdere già troppo tempo.
-N..non….
-Non cosa?- riprese Alice inarcando una sopracciglia.
-Non so se .. lui…- cercai di trovare un giusto motivo per non far in modo che il mio sogno si
trasformasse in un incubo.
-Oh, io scommetto di sì.
Fui così costretta a riprendere il cellulare a riscrivere a Marco.
“Amore, non mi sento davvero bene… credo che domani sia impossibile che venga con te al concerto.”
“Cosa? Così all’improvviso? Che significa?”
“Sì credo che il pesce di ieri sera mi abbia fatto male e sto davvero a pezzi. Mi è salita anche la febbre… mi spiace davvero.”
“E adesso io che faccio coi biglietti?”
“…Potresti andare con Alice, lei adora i Coldplay”
“Davvero vuoi che vada al concerto con Alice?”
“Sì… non voglio che tu stia a casa… e va bene per me che tu vada con lei”.
Ognuno è artefice del proprio destino, ed il mio si stava trasformando in un terribile incubo.
Ricordo il giorno seguente come uno dei peggiori della mia vita. Non solo fui costretta ad occuparmi di tutte le faccende domestiche ma la Matrona mi aveva ordinato di aiutare Alice per l’appuntamento di quella sera.
Prima dovetti smaltarle le unghie, poi mi chiese un consiglio su cosa indossare.
-Non so, è un concerto… qualcosa di comodo.
-Veni qui. Su, dai muoviti, vieni qui.
Mi avvicinai.
-Annusa- fece avvicinandomi un piede al naso-Dai, annusa.
Così annusai il suo piede.
-Allora?
-Allora cosa?- le chiesi ancora non capendo dove volesse arrivare.
-Allora puzza, rimbambita? Non voglio che noti questo piccolo difettuccio di famiglia.
-Sì Alice, puzza. Da quanto tempo non li lavi? Dovresti farlo, sai?
-Sì, dovresti farlo. Andiamo in bagno.
Così dovetti anche aiutarla nel suo bagno lavandole i piedi. Dopo di che le piastrai i capelli.
-Oh ecco Marco. Levati dalle palle. Mamma, non aspettarmi sveglia. Ciao.
Uscii così di casa e restammo solo io ed Amalia in attesa che arrivasse quel circolo di donne pettegole in crisi di mezza età.
-Non voglio che tu mi faccia fare brutte figure. Ne pagheresti le conseguenze sgualdrina.
Davvero non mi interessava. Ero solo sconvolta, mentre io ero a casa ad occuparmi dei piedi di quattro rimbambite, il mio ragazzo era al concerto con una ragazza che non fossi io.
Dopo qualche minuto arrivarono le amiche della Padrona: Rossella, Annalisa e Deborah.
La signora Rossella era una donna sulla cinquantina, professoressa di Inglese in un Liceo. Aveva sposato un ricco imprenditore ed aveva due figlie. Era castana, piuttosto minuta… molto magra per i miei gusti e di media altezza. Indossava degli stivaletti invernali, il che già mi faceva pensare al momento in cui mi sarei dovuta occupare dei suoi piedi. Pregai indossasse almeno dei calzini.
La signora Annalisa… beh… una casalinga frustrata in cerca anche lei di un pollo da spennare come era avvenuto ad Amalia. Scommetto che si sarebbe divertita nel vedermi prostata ai suoi piedi. Doveva andare per la sessantina, i suoi capelli erano biondi, ma in realtà credo li avesse tinti. Era in carne, e piuttosto tozza. Anche qui il mio sguardo cadde ai suoi piedi… ed erano conciati davvero male, ci sarebbe voluto un miracolo.
Deborah era invece la più giovane del gruppo. Non aveva più di trent’anni , neolaureata in Economia e devo dire che era davvero una bella donna. I suoi capelli rame rendevano il suo viso ancor più grazioso. Vestiva sportivo, ai piedi aveva delle Converse.
-Oh eccovi ragazze. Finalmente siete arrivate! Non vi ho sentito entrare
-Ciao amica mia! Ci ha aperto la ragazza, deve essere la tua cameriera- fece Rossella
-Oh no, è la mia figliastra. La pecorella nera della famiglia- rispose quella serpe pizzicandomi la guancia.
Già sghignazzavano dalle risate.
-E Alice? E’ di sopra?- chiese Deborah
-Oh no, Alice è uscita con un ragazzo. Le ha regalo i biglietti del concerto dei “godblei”
-I ColdPlay!- la corresse Deborah- Oh, te lo ruberanno quel fiorellino.
-Marta prepara l’attrezzatura. Dai su, iniziamo il trattamento.
Mi cimentai così nel preparare una bacinella d’acqua per lavare i piedi, più tutta l’attrezzatura per la pedicure.
Si sedettero al divano con le scarpe sul tavolino.
Quando fui pronta per iniziare…
-Iniziamo con un bel massaggino per rompere il ghiaccio? Dai Marta, veloce.
Merda. Avrei davvero dovuto massaggiare i loro piedi.
-Oh nono. Ci penserà Marta a togliervi le scarpe. Rilassatevi.
Le tre donne si guardavano confuse, ma fecero quanto detto da Amalia.
Inizia da Rossella, donna altezzosa e superba da come mi era stato detto dalla Matrona. Per lei era normale avere qualcuno inginocchiato dinanzi ai suoi piedi.
Le sfilai il primo stivaletto. Cazzo. Non indossava i calzini.
Cominciai a massaggiarle i piedi con la giusta intensità . I suoi piedi erano morbidi e curati, non indossava alcuno smalto. Erano piuttosto puliti…ma sudati e puzzolenti, e non sembrava essere un problema per lei farsi massaggiare i piedi. Quella puzza era davvero strana, molto diversa da quella di Amalia.
Rossella si godeva il momento, guardandomi soddisfatta.
-Come mai utilizzi lei per questo genere di trattamenti?- domandò incuriosita alla Matrona.
-E’ un ragazza piuttosto strana. Lo studio non fa per lei e le sto insegnando ad occuparsi a faccende un po’ più alla sua altezza… se non fosse per me questa ragazza sarebbe davvero spacciata e senza futuro.
Andai allora da Annalisa, avrei volentieri fatto a meno di passare sotto le sue grinfie.
Le tolsi i sandali e lo spettacolo fu disgustoso. I suoi piedi erano orribili, ed in più aveva le piante sporche ed appiccicose. Si divertiva a trattarmi da pezza
-Eeeeh!!! Massaggia meglio! Che stai toccando della merda?! I clienti li fai scappare così! Sorridi! Devi sorridere quando sei a piedi delle clienti, deve essere un onore per te lavorare!
-Dai su, lasciala stare, sarà alle prime armi- la riprese correndo in mio aiuto Deborah.
Fu il turno di Deborah. Prima le slacciai le converse, dopo di che le tolsi i calzini. Quella donna era davvero di classe. Elegante nelle movenze e negli atteggiamenti. Sembrava una principessa. Mi sentivo davvero bene con lei, e avrei proseguito a lungo nel massaggiare i suoi soffici piedi smaltati di nero. Anche questi profumavano…l’avrei immaginata più di questo stampo la donna di mio padre.
Ecco che infine dovetti soccombere ad Amalia. Già tremavo all’idea di come mi avrebbe umiliato. Le sfilai le scarpe da ginnastica ed i suoi soliti calzini di spugna davvero terribili.
-Li ho lasciati proprio come piacciono a te. Odorosi e sudaticci.
Mi poggiò un piede sulla spalla e l’altro nelle mie mani. Cominciai a massaggiare, ormai conoscevo piuttosto bene come farle provare piacere.
-E’ così che si inizia?
Mi allungò il suo piede in volto. Voleva che glielo baciassi. Baciai così quel piede, ed ecco che tornavano in mente i ricordi di quella sera di sottomissione.
Purtroppo aveva ragione e quei piedi mi mandavano davvero in confusione.
Cominciò a strusciarmeli in faccia, sotto gli occhi delle amiche sbalordite.
Io annusavo profondamente e nel mentre davo qualche leccata togliendole il sudore dalle piante.
-Ma dai, davvero la figlia di tuo marito si prostra in questo modo?- chiese incuriosita Rossella
-Ti ripeto. Fondamentalmente è una buona a nulla- fece Amalia continuando a strusciarmi i piedi sul viso-… e lei lo sa bene che certe cose non fanno per lei. Vuole rendersi utile in qualche modo.
-Se la vedesse la madre!- esclamò a mia sorpresa Annalisa.
“Mia madre? Cosa c’entra mia madre?”.
In quel momento mi si bloccò il cuore. Se davvero mia madre mi avesse visto in quelle condizioni, ai piedi della futura donna di suo marito credo si sarebbe vergognata di me più di ogni altra cosa al mondo.
-Dai, delizia un po’ anche le nostre amiche.- mi ordinò la Matrona.
-N…no… Amalia io…
Ma subito un attimo dopo quello obbrobrio umano di Annalisa mi prese per i capelli.
-Hai sentito la tua Signora? Delizia anche le sue amiche!
Si mise così in ginocchio sul divano, rivolgendomi le sue piante sporche e puzzolenti.
-E muoviti!
Con estrema violenza spinse la mia faccia tra i suoi piedi ed io fui costretta a leccare.
-Dai Annalisa, sii più gentile- cercò di aiutarmi Deborah che si rivelò ancora la più carina tra quelle vipere.
-Guarda come ama i miei piedi callosi.
Baciai così con passione quei piedi fingendo non fossero di quella Donna, facendomeli in qualche modo piacere
-Bacia, bacia. Te li faccio mangiare questi calli- incalzò ridendo.
-Dai passamela un po’.
Mi misi così in ginocchio dinanzi Rossella. Non sopportavo il modo in cui mi guardava. Credeva davvero che quello fosse il mio posto davanti a lei. In realtà era convinta che un po’ tutti le fossero inferiori. Mi poggiò un piede in testa e uno in faccia: fu mio compito adorarlo.
-Dovrei farle un video e mostrarlo ai miei alunni. E’ così che si finisce quando non si ha voglia di far nulla nella vita.
Quelle parole finirono per eccitarmi. Non era vero: ero sempre stata una studentessa modello, con tanta voglia di imparare e di fare. Probabilmente ero molto più intelligente della stessa Rossella che si sopravvalutava, ma mi piaceva farla sentire più grande di quanto in realtà non fosse.
Allargò le dita e mostrò quanto vi era. In quei mesi capii che non tutti amavano pulirsi tra le dita dei piedi. Così tolsi tutto con la lingua e per quanto fossi eccitata, la signora Rossella mi parve esserlo tanto quanto la sottoscritta nel vedere qualcuno inchinato in quel modo dinanzi ai suoi piedi, probabilmente era il sogno della sua vita e io lo stavo realizzando.
Fu il turno di Deborah e la sua delicatezza si mostrò anche nel sottomettermi. Mi accarezzava la testa con un piede, ogni tanto le carezze le destinava anche al il mio viso. Aveva un piede davvero perfetto, delle dita abbastanza lunghe, doveva aver fatto danza dalle movenze. Fu lei a dettare i miei movimenti con la lingua. Mi faceva impazzire. Ogni tanto allontanava il suo piede per vedere la mia reazione, ed io la seguivo mentre sorrideva maliziosa. Capitava che muovesse il piede circolarmente e il mio sguardo non si staccava da quei movimenti, quasi a volermi ipnotizzare.
-Va bene…basta, basta. Lavaci i piedi.- interruppe la Matrona quasi gelosa.
Presi così quattro bacinelle e lavai loro le estremità.
-Vacci a prendere da bere ora.
Corsi così in cucina e versai loro dell’acqua.
-E tu? Non hai sete?- si rivolse Amalia mostrando un briciolo di umanità.
-S..sì… ma berrò dopo.
-Oh no. Tu berrai da queste bacinelle- guardandomi incattivita e soddisfatta.
-Però voglio essere gentile. Deciderai da quale non bere. Quella più disgustosa te la risparmio.
-…La prego… devo per forza?- cercai un minimo di compassione da quella Donna spietata.
-Non fare domande del cazzo! Lo sai che devi, e che vuoi.
-…No..n voglio bere… dalla bacinella della signora Anna…Annalisa.
Risero. Risero tanto e non mi spiegavo il perché… o forse sì.
-Stupidina, berrai proprio da quella.
La signora Annalisa prese la mia nuca con un piede e affondò il mio viso in quella soluzione di acqua, sudore e sporcizia. Fui così costretta ad ingerire la totalità di quanto assorbito dalla bacinella… il tutto mentre quella viscida casalinga era davvero convinta mi piacesse stare ai suoi servigi.
Dopo quell’umiliazione che posso definire la peggiore della mi vita, la Matrona mi fece sdraiare sul pavimento.
Avevo un piede della signora Rossella in bocca, quelli di Deborah e della Matrona sotto al naso… il tutto condito dalla signora Annalisa che continuava a palparmi il seno con le sue estremità malcurate.
Fu così che trascorsi la serata del concerto.
I mesi seguenti li passai lontani dalla mia famiglia. Trascorsi l’estate nella casa in montagna di Marco. Già. Non so se eravamo proprio una coppia ormai, ma devo dire che riuscì a risollevarmi totalmente.
Dissi a mio padre di dover ritrovare me stessa e che quei mesi con una nuova “madre” ed una nuova “sorella” erano stati parecchio destabilizzanti. Mi presi anche una pausa dall’Università, per capire cosa effettivamente volessi dalla mia vita. A Luca non dissi nulla… non volevo si preoccupasse più del dovuto.
Purtroppo arrivò Settembre e dopo tre mesi era arrivato il momento di tornare a casa. Non ero proprio in vena di rivedere Amalia ed Alice, e d’altronde non sapevo come mi avrebbero accolto.
Arrivammo finalmente sotto casa, e nonostante Marco insistesse per salire decisi che non era il caso di portarlo nella tana del lupo.
Bussai al campanello ma nessuno rispose. Aspettai qualche secondo e ritentai.
Dopo qualche minuto fuori la porta, qualcuno decise di aprirmi.
Era Alice e devo dire che la trovai molto in forma. Aveva perso i 4-5 kg che la facevano apparire piuttosto rotondetta e le era sparito l’acne che le copriva il viso. Aveva deciso evidentemente anche di tagliare i capelli, e con quel caschetto appariva molto graziosa… fin quando non apriva bocca.
-Oh che cazzo. Sei tornata. Entra… c’è molto da fare.
C’è molto da fare? Cosa intendeva dire?
Noncurante entrai… eravamo solo io ed Alice. Decisi così di salire di sopra a disfare la valigia.
Piegai i panni sul letto ed aprii l’armadio con l’intento di sistemare tutto alla svelta ma nel mentre alla mia vista apparve la Matrona.
Mi posizionò un sandalo con zeppa vicino il naso e l’odore era inconfondibile per me, nonostante non ne avessi avuto contatto per qualche mese.
-Queste zeppe le ho indossate tutta l’estate. Ho camminato tanto, devo dire che qualche volta mi sono stancata e avrei tanto desiderato un massaggio. Per fortuna tuo padre ha deciso di regalarci una meritata vacanza.. mai avrei tanto voluto una schiava che mi pulisse i piedi quando tornavo dalla spiaggia. Quelle borse erano così pesanti e tuo padre da solo ha fatto una gran fatica a trascinarle per me. Sospetto che per lui non sia stata una vera vacanza… ma qualcuno doveva pur accontentare i capricci miei e di mia figlia, e in assenza della mia schiava chi poteva? Hai fatto la cattiva, e ti aspetta un duro lavoro. Ma adesso mostrami che non puoi fare ancora a meno dei miei odori e del sudore dei miei piedoni.
Leccai così quel sandalo ripulendolo da tutto ciò che i suoi piedi avevano prodotto.
Rise soddisfatta.
-Brava la mia ancella, sei così doviziosa. Tuo padre starà via per un po’, ed hai tanto da farti perdonare.
Quel pomeriggio lo passai a pulire casa, riordinare le stanze e lavare la biancheria, rigorosamente a mano, come da ossessione di Amalia.
Dovetti cucinare loro per cena, e subito dopo pulire la cucina. Non fu certo il ritorno a casa sperato… non avevano dimenticato come trattarmi.
Preparai il salotto, quella sera avevano deciso fosse “una serata da film” e le dovetti accontentarle con uno di quei film scialbi e insignificanti che piacevano loro.
Ad un certo punto si illuminò lo schermo del mio display, era un messaggio di Marco.
“Amore ho comprato i biglietti per il concerto dei Coldplay di domani sera. Sei contenta?”
“Sono senza parole! Come hai fatto? Ti adoroo” gli risposi.
Ero estasiata: potevo godermi il concerto dei sogni col ragazzo dei sogni!
Purtroppo il mio entusiasmo fu subito scalfito dalle parole della Matrona.
-Domani ho bisogno di una pedicure. Te ne occuperai tu. Ho invitato anche delle amiche.
-Cosa? No domani non posso… e non voglio fare la pedicure alle tue amiche.
-Non sei nella posizione per decide. Cosa hai da fare domani?
-Marco ha comprato i biglietti per il concerto dei Coldplay. Ti prego le farò la pedicure dopodomani, è davvero importante per me.
-Nella vita ci sono delle priorità mia cara e la cura del mio corpo deve essere una di queste. Domani resterai a casa.
-No, la prego Amalia. Marco ha già comprato due biglietti… e non posso dargli buca.
-Digli che lo accompagno io.- intervenne Alice facendomi sobbalzare all’idea di mandare il mio ragazzo al concerto dei miei sogni con la mia peggior nemica.
-Sì. Digli che andrà Alice… il problema è risolto. Credo che mi hai fatto perdere già troppo tempo.
-N..non….
-Non cosa?- riprese Alice inarcando una sopracciglia.
-Non so se .. lui…- cercai di trovare un giusto motivo per non far in modo che il mio sogno si
trasformasse in un incubo.
-Oh, io scommetto di sì.
Fui così costretta a riprendere il cellulare a riscrivere a Marco.
“Amore, non mi sento davvero bene… credo che domani sia impossibile che venga con te al concerto.”
“Cosa? Così all’improvviso? Che significa?”
“Sì credo che il pesce di ieri sera mi abbia fatto male e sto davvero a pezzi. Mi è salita anche la febbre… mi spiace davvero.”
“E adesso io che faccio coi biglietti?”
“…Potresti andare con Alice, lei adora i Coldplay”
“Davvero vuoi che vada al concerto con Alice?”
“Sì… non voglio che tu stia a casa… e va bene per me che tu vada con lei”.
Ognuno è artefice del proprio destino, ed il mio si stava trasformando in un terribile incubo.
Ricordo il giorno seguente come uno dei peggiori della mia vita. Non solo fui costretta ad occuparmi di tutte le faccende domestiche ma la Matrona mi aveva ordinato di aiutare Alice per l’appuntamento di quella sera.
Prima dovetti smaltarle le unghie, poi mi chiese un consiglio su cosa indossare.
-Non so, è un concerto… qualcosa di comodo.
-Veni qui. Su, dai muoviti, vieni qui.
Mi avvicinai.
-Annusa- fece avvicinandomi un piede al naso-Dai, annusa.
Così annusai il suo piede.
-Allora?
-Allora cosa?- le chiesi ancora non capendo dove volesse arrivare.
-Allora puzza, rimbambita? Non voglio che noti questo piccolo difettuccio di famiglia.
-Sì Alice, puzza. Da quanto tempo non li lavi? Dovresti farlo, sai?
-Sì, dovresti farlo. Andiamo in bagno.
Così dovetti anche aiutarla nel suo bagno lavandole i piedi. Dopo di che le piastrai i capelli.
-Oh ecco Marco. Levati dalle palle. Mamma, non aspettarmi sveglia. Ciao.
Uscii così di casa e restammo solo io ed Amalia in attesa che arrivasse quel circolo di donne pettegole in crisi di mezza età.
-Non voglio che tu mi faccia fare brutte figure. Ne pagheresti le conseguenze sgualdrina.
Davvero non mi interessava. Ero solo sconvolta, mentre io ero a casa ad occuparmi dei piedi di quattro rimbambite, il mio ragazzo era al concerto con una ragazza che non fossi io.
Dopo qualche minuto arrivarono le amiche della Padrona: Rossella, Annalisa e Deborah.
La signora Rossella era una donna sulla cinquantina, professoressa di Inglese in un Liceo. Aveva sposato un ricco imprenditore ed aveva due figlie. Era castana, piuttosto minuta… molto magra per i miei gusti e di media altezza. Indossava degli stivaletti invernali, il che già mi faceva pensare al momento in cui mi sarei dovuta occupare dei suoi piedi. Pregai indossasse almeno dei calzini.
La signora Annalisa… beh… una casalinga frustrata in cerca anche lei di un pollo da spennare come era avvenuto ad Amalia. Scommetto che si sarebbe divertita nel vedermi prostata ai suoi piedi. Doveva andare per la sessantina, i suoi capelli erano biondi, ma in realtà credo li avesse tinti. Era in carne, e piuttosto tozza. Anche qui il mio sguardo cadde ai suoi piedi… ed erano conciati davvero male, ci sarebbe voluto un miracolo.
Deborah era invece la più giovane del gruppo. Non aveva più di trent’anni , neolaureata in Economia e devo dire che era davvero una bella donna. I suoi capelli rame rendevano il suo viso ancor più grazioso. Vestiva sportivo, ai piedi aveva delle Converse.
-Oh eccovi ragazze. Finalmente siete arrivate! Non vi ho sentito entrare
-Ciao amica mia! Ci ha aperto la ragazza, deve essere la tua cameriera- fece Rossella
-Oh no, è la mia figliastra. La pecorella nera della famiglia- rispose quella serpe pizzicandomi la guancia.
Già sghignazzavano dalle risate.
-E Alice? E’ di sopra?- chiese Deborah
-Oh no, Alice è uscita con un ragazzo. Le ha regalo i biglietti del concerto dei “godblei”
-I ColdPlay!- la corresse Deborah- Oh, te lo ruberanno quel fiorellino.
-Marta prepara l’attrezzatura. Dai su, iniziamo il trattamento.
Mi cimentai così nel preparare una bacinella d’acqua per lavare i piedi, più tutta l’attrezzatura per la pedicure.
Si sedettero al divano con le scarpe sul tavolino.
Quando fui pronta per iniziare…
-Iniziamo con un bel massaggino per rompere il ghiaccio? Dai Marta, veloce.
Merda. Avrei davvero dovuto massaggiare i loro piedi.
-Oh nono. Ci penserà Marta a togliervi le scarpe. Rilassatevi.
Le tre donne si guardavano confuse, ma fecero quanto detto da Amalia.
Inizia da Rossella, donna altezzosa e superba da come mi era stato detto dalla Matrona. Per lei era normale avere qualcuno inginocchiato dinanzi ai suoi piedi.
Le sfilai il primo stivaletto. Cazzo. Non indossava i calzini.
Cominciai a massaggiarle i piedi con la giusta intensità . I suoi piedi erano morbidi e curati, non indossava alcuno smalto. Erano piuttosto puliti…ma sudati e puzzolenti, e non sembrava essere un problema per lei farsi massaggiare i piedi. Quella puzza era davvero strana, molto diversa da quella di Amalia.
Rossella si godeva il momento, guardandomi soddisfatta.
-Come mai utilizzi lei per questo genere di trattamenti?- domandò incuriosita alla Matrona.
-E’ un ragazza piuttosto strana. Lo studio non fa per lei e le sto insegnando ad occuparsi a faccende un po’ più alla sua altezza… se non fosse per me questa ragazza sarebbe davvero spacciata e senza futuro.
Andai allora da Annalisa, avrei volentieri fatto a meno di passare sotto le sue grinfie.
Le tolsi i sandali e lo spettacolo fu disgustoso. I suoi piedi erano orribili, ed in più aveva le piante sporche ed appiccicose. Si divertiva a trattarmi da pezza
-Eeeeh!!! Massaggia meglio! Che stai toccando della merda?! I clienti li fai scappare così! Sorridi! Devi sorridere quando sei a piedi delle clienti, deve essere un onore per te lavorare!
-Dai su, lasciala stare, sarà alle prime armi- la riprese correndo in mio aiuto Deborah.
Fu il turno di Deborah. Prima le slacciai le converse, dopo di che le tolsi i calzini. Quella donna era davvero di classe. Elegante nelle movenze e negli atteggiamenti. Sembrava una principessa. Mi sentivo davvero bene con lei, e avrei proseguito a lungo nel massaggiare i suoi soffici piedi smaltati di nero. Anche questi profumavano…l’avrei immaginata più di questo stampo la donna di mio padre.
Ecco che infine dovetti soccombere ad Amalia. Già tremavo all’idea di come mi avrebbe umiliato. Le sfilai le scarpe da ginnastica ed i suoi soliti calzini di spugna davvero terribili.
-Li ho lasciati proprio come piacciono a te. Odorosi e sudaticci.
Mi poggiò un piede sulla spalla e l’altro nelle mie mani. Cominciai a massaggiare, ormai conoscevo piuttosto bene come farle provare piacere.
-E’ così che si inizia?
Mi allungò il suo piede in volto. Voleva che glielo baciassi. Baciai così quel piede, ed ecco che tornavano in mente i ricordi di quella sera di sottomissione.
Purtroppo aveva ragione e quei piedi mi mandavano davvero in confusione.
Cominciò a strusciarmeli in faccia, sotto gli occhi delle amiche sbalordite.
Io annusavo profondamente e nel mentre davo qualche leccata togliendole il sudore dalle piante.
-Ma dai, davvero la figlia di tuo marito si prostra in questo modo?- chiese incuriosita Rossella
-Ti ripeto. Fondamentalmente è una buona a nulla- fece Amalia continuando a strusciarmi i piedi sul viso-… e lei lo sa bene che certe cose non fanno per lei. Vuole rendersi utile in qualche modo.
-Se la vedesse la madre!- esclamò a mia sorpresa Annalisa.
“Mia madre? Cosa c’entra mia madre?”.
In quel momento mi si bloccò il cuore. Se davvero mia madre mi avesse visto in quelle condizioni, ai piedi della futura donna di suo marito credo si sarebbe vergognata di me più di ogni altra cosa al mondo.
-Dai, delizia un po’ anche le nostre amiche.- mi ordinò la Matrona.
-N…no… Amalia io…
Ma subito un attimo dopo quello obbrobrio umano di Annalisa mi prese per i capelli.
-Hai sentito la tua Signora? Delizia anche le sue amiche!
Si mise così in ginocchio sul divano, rivolgendomi le sue piante sporche e puzzolenti.
-E muoviti!
Con estrema violenza spinse la mia faccia tra i suoi piedi ed io fui costretta a leccare.
-Dai Annalisa, sii più gentile- cercò di aiutarmi Deborah che si rivelò ancora la più carina tra quelle vipere.
-Guarda come ama i miei piedi callosi.
Baciai così con passione quei piedi fingendo non fossero di quella Donna, facendomeli in qualche modo piacere
-Bacia, bacia. Te li faccio mangiare questi calli- incalzò ridendo.
-Dai passamela un po’.
Mi misi così in ginocchio dinanzi Rossella. Non sopportavo il modo in cui mi guardava. Credeva davvero che quello fosse il mio posto davanti a lei. In realtà era convinta che un po’ tutti le fossero inferiori. Mi poggiò un piede in testa e uno in faccia: fu mio compito adorarlo.
-Dovrei farle un video e mostrarlo ai miei alunni. E’ così che si finisce quando non si ha voglia di far nulla nella vita.
Quelle parole finirono per eccitarmi. Non era vero: ero sempre stata una studentessa modello, con tanta voglia di imparare e di fare. Probabilmente ero molto più intelligente della stessa Rossella che si sopravvalutava, ma mi piaceva farla sentire più grande di quanto in realtà non fosse.
Allargò le dita e mostrò quanto vi era. In quei mesi capii che non tutti amavano pulirsi tra le dita dei piedi. Così tolsi tutto con la lingua e per quanto fossi eccitata, la signora Rossella mi parve esserlo tanto quanto la sottoscritta nel vedere qualcuno inchinato in quel modo dinanzi ai suoi piedi, probabilmente era il sogno della sua vita e io lo stavo realizzando.
Fu il turno di Deborah e la sua delicatezza si mostrò anche nel sottomettermi. Mi accarezzava la testa con un piede, ogni tanto le carezze le destinava anche al il mio viso. Aveva un piede davvero perfetto, delle dita abbastanza lunghe, doveva aver fatto danza dalle movenze. Fu lei a dettare i miei movimenti con la lingua. Mi faceva impazzire. Ogni tanto allontanava il suo piede per vedere la mia reazione, ed io la seguivo mentre sorrideva maliziosa. Capitava che muovesse il piede circolarmente e il mio sguardo non si staccava da quei movimenti, quasi a volermi ipnotizzare.
-Va bene…basta, basta. Lavaci i piedi.- interruppe la Matrona quasi gelosa.
Presi così quattro bacinelle e lavai loro le estremità.
-Vacci a prendere da bere ora.
Corsi così in cucina e versai loro dell’acqua.
-E tu? Non hai sete?- si rivolse Amalia mostrando un briciolo di umanità.
-S..sì… ma berrò dopo.
-Oh no. Tu berrai da queste bacinelle- guardandomi incattivita e soddisfatta.
-Però voglio essere gentile. Deciderai da quale non bere. Quella più disgustosa te la risparmio.
-…La prego… devo per forza?- cercai un minimo di compassione da quella Donna spietata.
-Non fare domande del cazzo! Lo sai che devi, e che vuoi.
-…No..n voglio bere… dalla bacinella della signora Anna…Annalisa.
Risero. Risero tanto e non mi spiegavo il perché… o forse sì.
-Stupidina, berrai proprio da quella.
La signora Annalisa prese la mia nuca con un piede e affondò il mio viso in quella soluzione di acqua, sudore e sporcizia. Fui così costretta ad ingerire la totalità di quanto assorbito dalla bacinella… il tutto mentre quella viscida casalinga era davvero convinta mi piacesse stare ai suoi servigi.
Dopo quell’umiliazione che posso definire la peggiore della mi vita, la Matrona mi fece sdraiare sul pavimento.
Avevo un piede della signora Rossella in bocca, quelli di Deborah e della Matrona sotto al naso… il tutto condito dalla signora Annalisa che continuava a palparmi il seno con le sue estremità malcurate.
Fu così che trascorsi la serata del concerto.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
La matrona 7racconto sucessivo
La matrona 9
Commenti dei lettori al racconto erotico