Pigmei - commercio di schiave (parte 17)

di
genere
sadomaso

Chanel ebbe un sospiro di sollievo quando vide che la schiava dai capelli rossi restò immobile ai piedi del pigmeo, ceduta schiava di quell’uomo e, di fatto, consegnata ad un altro mondo, decisamente più terribile di quello al quale era stata consegnata dallo zio.
Anche lui l’aveva frustata per piacere prima di scoparla, o per punirla se non serviva bene a tavola. Tuttavia quei pochi colpi, più leggeri di quelli cui lo zio e la Padrona l’avevano abituata, avevano un sapore ben diverso, più pieno, di condanna, di risolutezza, di schiavitù vera più che di manifestazione di forza.
Restò a terra ai piedi di quell’uomo terribile, di quel mondo terribile.
Osservò gli occhi della schiava tappeto e si spaventò ulteriormente in quanto in essi vide lei stessa tra qualche mese, rassegnata alla schiavitù più completa, una rassegnazione data dall’impossibilità dell’alternativa.
Ripensò alle schiave da soma o alle schiave cavalle, rivide le ragazze nella buca e, quindi, sé stessa in tutte quelle circostanze.
Sentiva la voce di Chanel ma non ne capiva il significato e, così, si chiuse in sé stessa, come se fosse immersa in un liquido che la teneva sospesa mentre il cuore le batteva come se dovesse uscirle dal petto.
In quel momento, proveniente dall’ambiente celato dalla tenda che Chanel conosceva, apparve una donna pigmea, evidentemente la moglie del capo. Incuriosita anch’essa sia dai nuovi venuti sia dal dono.
Per assistere al colloquio andò a sedersi sull’amaca umana.
Antonio osservò il momento in cui si appoggiò e si sistemò, procurando dolore alle schiave le quali, però, restarono ferme, affidando alle espressioni l’unico sfogo per quanto stavano provavano, come un mobilio umano da usare a piacimento.
La donna, presa comoda posizione, appoggiò i piedi sulle loro facce e osservò, invitando gli ospiti a proseguire.
Chanel non sapeva come avrebbe dovuto comportarsi e, così, si era zittita da quando la pigmea era entrata a quando aveva preso posto sull’amaca. Si era limitata a guardarla e a rivolgerle un cenno di saluto.
Il dono aveva ben impressionato il capo villaggio e la presenza della moglie aveva fatto capire agli ospiti che ormai non erano più temuti, come se l’ambiente si fosse rasserenato.
L’uomo disse qualcosa all’altro pigmeo alla sua destra, il quale uscì e rientrò poco dopo tenendo al guinzaglio due giovani schiave bianche.
Non ci fu bisogno di ulteriori ordini del capo e l’uomo le fece sistemare, rannicchiate, appena dietro a Chanel e ad Antonio i quali si rilassarono e si sedettero sulle sedie umane.
Chanel capì l’importanza di quel gesto.
Il capo tribù non li aveva invitati a sedersi per terra, in evidente segno di differenza di rango.
Li aveva rispettati, facendoli sedere sul mobilio umano, facendo loro capire che erano quasi sullo stesso piano o, almeno, il divario non era eccessivo.
I due soci si sedettero volentieri. Inizialmente sollevati per il significato di quell’offerta e, poi, traendo comunque piacere dal fatto di stare seduti su due ragazze, nonostante la situazione nella quale la tensione non aveva abbandonato il loro animo.
Si sistemarono comodamente. Chanel cominciava a sentirsi a suo agio e, di riflesso, anche Antonio sembrava avesse abbandonato la sensazione che lo aveva colto appena entrato. Era più presente, quanto meno come espressione, non capendo, ovviamente, la conversazione che stava avvenendo alla sua presenza.
Le schiave erano abituate a reggere i pigmei, molto leggeri.
Il peso degli occidentali, soprattutto di Antonio, stava procurando loro molto dolore in quella posizione scomoda.
Chanel sapeva che la cosa non avrebbe avuto importanza alcuna e avrebbero resistito finché non si fossero alzati.
Antonio non si era mai seduto su una sedia umana. Non aveva mai usato le schiave come mobilio ma sempre per farsi servire, per divertirsi con la loro umiliazione e godere.
Trovò molto piacevole quella posizione. Si sistemò meglio. Avvertì il dolore della donna sotto di lui e ne trasse piacere, avendo anch’egli capito che la condizione di schiavitù profonda di quelle ragazze avrebbe portato la sua sedia a servirlo a qualsiasi costo.
Ne avvertiva il respiro affannato a causa della posizione rannicchiata, capiva che la ragazza stava soffrendo ma che non accennava affatto a lamentarsi o a cercare di trarre sollievo muovendosi appena.
Nonostante la situazione, sentì l’eccitazione farsi strada nel suo cazzo.
La rilassatezza nell’aria lo portò a pensieri diversi ed immaginò la qualità della schiavitù ed il valore della merce che avrebbero potuto vendere, sperando che una volta giunte in occidente non si fossero ribellate, avendo il mondo “normale” più vicino, oltre la porta il cancello di casa del Padrone. Qui, in questa terra, il mondo normale era quello nel quale erano schiave, senza possibilità di fuga.
In ogni caso, erano sicuramente più abituate ad eseguire ogni ordine.
di
scritto il
2024-06-04
1 . 2 K
visite
1 1
voti
valutazione
8
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.