Pagamento in natura
di
minkanku91
genere
gay
Avevo passato il pomeriggio con le mani sporche di grasso sulla macchina di Gennaro. C’era un problema serio ai freni, roba che se non ci avessi messo le mani io, rischiava di finire fuori strada alla prima curva. Eravamo stati a casa sua mentre finivo il lavoro; lui si era fatto la doccia e poi io ero tornato a casa mia per lavarmi via la fatica e lo sporco dell'officina. Dovevamo uscire insieme più tardi, anche se non eravamo esattamente amici, ma c’era una questione in sospeso: Gennaro non poteva pagarmi il lavoro in contanti. Eravamo rimasti d'accordo che mi avrebbe saldato il debito in natura.
Mentre ero sotto il getto dell'acqua calda, ho sentito la porta di casa aprirsi. Gennaro era arrivato in anticipo. Quando sono uscito dal bagno, con l'accappatoio ancora umido addosso, l'ho trovato seduto sul mio letto. Tra le mani stringeva un vecchio giornaletto porno che avevo lasciato lì, uno di quelli espliciti con soli ragazzi che si scopavano. Lo sfogliava con uno sguardo concentrato, carico di una tensione che rendeva l'aria della stanza pesante e d’un tratto caldissima.
Mi sono fermato davanti a lui. Senza dire una parola, ho lasciato scivolare l'accappatoio a terra, restando completamente nudo. Mi sono inchinato lentamente per aprire un cassetto del comò, offrendogli deliberatamente la visuale del mio culetto, sapendo che era l'esca perfetta.
Gennaro non ha resistito un secondo di più. Ha lanciato il giornaletto sul materasso e si è alzato di scatto, con il respiro corto. "Prima il giornaletto per farmi eccitare, poi tu tutto nudo... ecco il pagamento che meriti," ha ringhiato. Ha tirato fuori il cazzo, già duro e pulsante, pronto a incassare il credito.
Mi ha quasi spinto verso la finestra. Per darmi stabilità e non cadere, mi sono ancorato con forza al marmo freddo del davanzale. Le mie dita stringevano la pietra gelata mentre sentivo il suo calore premere con prepotenza contro la mia pelle ancora fresca di doccia. Senza troppi preamboli, Gennaro ha dato una spinta secca, decisa. Il suo cazzo è entrato colmando ogni spazio, proprio come doveva fare. Sentivo il marmo freddo sotto i palmi e il suo bacino che batteva violentemente contro di me ad ogni colpo, un ritmo spietato che cancellava ogni centesimo di quel debito.
Quando tutto è finito, Gennaro è rimasto un attimo appoggiato alla mia schiena, ansimando. Si è staccato lentamente, convinto di aver saldato il conto una volta per tutte, e si è riseduto sul bordo del letto per ricomporsi.
Mi sono voltato, appoggiandomi allo stipite della porta con un sorriso sornione. "Siamo pari ora, Gennaro," ho esordito con un tono quasi professionale. Lui ha annuito, convinto di aver fatto l'affare della vita risparmiando sulla manodopera. Ma io non avevo finito: "Però, sai... ho dato un'occhiata anche al resto. I freni ora sono sicuri, ma un cambio d'olio si può sempre fare, no? Non vorrai mica rischiare di grippare il motore proprio adesso che va così bene."
Gennaro si è bloccato con la fibbia della cintura in mano. Ha alzato lo sguardo, incontrando il mio, e ha capito subito che quel "cambio d'olio" sarebbe avvenuto molto presto, e sempre con la stessa tariffa. Ha accennato un sorriso sporco, passandomi di nuovo quel giornaletto come se fosse un manuale d'istruzioni. Sapevamo entrambi che quella macchina avrebbe iniziato a consumare olio molto, molto spesso.
Mentre ero sotto il getto dell'acqua calda, ho sentito la porta di casa aprirsi. Gennaro era arrivato in anticipo. Quando sono uscito dal bagno, con l'accappatoio ancora umido addosso, l'ho trovato seduto sul mio letto. Tra le mani stringeva un vecchio giornaletto porno che avevo lasciato lì, uno di quelli espliciti con soli ragazzi che si scopavano. Lo sfogliava con uno sguardo concentrato, carico di una tensione che rendeva l'aria della stanza pesante e d’un tratto caldissima.
Mi sono fermato davanti a lui. Senza dire una parola, ho lasciato scivolare l'accappatoio a terra, restando completamente nudo. Mi sono inchinato lentamente per aprire un cassetto del comò, offrendogli deliberatamente la visuale del mio culetto, sapendo che era l'esca perfetta.
Gennaro non ha resistito un secondo di più. Ha lanciato il giornaletto sul materasso e si è alzato di scatto, con il respiro corto. "Prima il giornaletto per farmi eccitare, poi tu tutto nudo... ecco il pagamento che meriti," ha ringhiato. Ha tirato fuori il cazzo, già duro e pulsante, pronto a incassare il credito.
Mi ha quasi spinto verso la finestra. Per darmi stabilità e non cadere, mi sono ancorato con forza al marmo freddo del davanzale. Le mie dita stringevano la pietra gelata mentre sentivo il suo calore premere con prepotenza contro la mia pelle ancora fresca di doccia. Senza troppi preamboli, Gennaro ha dato una spinta secca, decisa. Il suo cazzo è entrato colmando ogni spazio, proprio come doveva fare. Sentivo il marmo freddo sotto i palmi e il suo bacino che batteva violentemente contro di me ad ogni colpo, un ritmo spietato che cancellava ogni centesimo di quel debito.
Quando tutto è finito, Gennaro è rimasto un attimo appoggiato alla mia schiena, ansimando. Si è staccato lentamente, convinto di aver saldato il conto una volta per tutte, e si è riseduto sul bordo del letto per ricomporsi.
Mi sono voltato, appoggiandomi allo stipite della porta con un sorriso sornione. "Siamo pari ora, Gennaro," ho esordito con un tono quasi professionale. Lui ha annuito, convinto di aver fatto l'affare della vita risparmiando sulla manodopera. Ma io non avevo finito: "Però, sai... ho dato un'occhiata anche al resto. I freni ora sono sicuri, ma un cambio d'olio si può sempre fare, no? Non vorrai mica rischiare di grippare il motore proprio adesso che va così bene."
Gennaro si è bloccato con la fibbia della cintura in mano. Ha alzato lo sguardo, incontrando il mio, e ha capito subito che quel "cambio d'olio" sarebbe avvenuto molto presto, e sempre con la stessa tariffa. Ha accennato un sorriso sporco, passandomi di nuovo quel giornaletto come se fosse un manuale d'istruzioni. Sapevamo entrambi che quella macchina avrebbe iniziato a consumare olio molto, molto spesso.
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