Il papà di Mattia 6 - La paglietta da cucina

di
genere
dominazione

Per tre giorni non ho visto né sentito Walter, avevo paura di aver esagerato, ma il venerdì mi ha chiamata e mi ha regalato un weekend folle che erano dieci anni che non facevo. Il venerdì sera mi portava sempre in una pizzeria di egiziani dall'altra parte della città dove non c'era rischio d'incontrare nessuno. Quella volta però mi aveva detto cosa mettermi, voleva i leggings neri, quelli attillatissimi che gli piacevano, mi voleva bellissima, dovevo far girare la testa a tutti come una troietta. Gonna e tacchi alti non lo facevano impazzire, troppo seri diceva. Non aspettavo altro, con lui mi sentivo bella come una volta.
Ho scelto il mio finto moncler arancione corto in vita e gli anfibi neri, avevo il culo spettacolare, e sotto un top nero col pancino nudo e ombelico a vista. Sono scesa nei garage dove mi aspettava sempre già in auto, nessuno doveva sapere, ma l'ho trovato in piedi fuori dall'auto. Sei davvero figa, piccolina mia, mi ha detto sorridendo, S'è guardato attorno e mi ha massaggiato pesante il monte di venere. Mmm la serata cominciava bene.
'Che ne dici se mettiamo questa?'
Aveva nella manona una paglietta da cucina, d'acciaio per sfregare le teglie, era una di quelle piccole a ciambella. M'ha tirato l'elastico dei pants e me l'ha infilata sotto le mutandine. Era gelida e grattava da paura.
'Si vede troppo?' Mi ha chiesto
Me la sono centrata da sola sistemandola e ho tirato benei leggings su in vita. Una roba da capogiro, mi pareva di avere le formiche negli slip. L'ho baciato di lingua mentre mi abbracciava il culo. Per me il preserata poteva finire qui!
Era una pizzeria poco frequentata, di fianco ad un supermercato chiuso ma la pizza la facevano bene ed era un posto tranquillo. Non potevo star ferma, Walter mi raccontava di quando faceva il vigile del fuoco, chiacchieravamo di viaggi o mi parlava di cinema, gli era sempre piaciuto andare al cinema e mi chiedeva se avevo mai visto questo o quel film, a me piace il cinema, ho un sacco di film che rivedo tutte le volte, ma non potevo seguirlo. Era come essersi messe gli slip che tirano quando hai la ricrescita, non stringevo le cosce, in ogni istante sentivo di avere la figa, tutta Fede era lì. Quella paglietta nelle mutandine era peggio e meglio dei plug anali e degli ovetti telecomandati di tanti altri preserata.
Sono andata alla toilette per prendere aria e soprattutto perché avevo paura di essermi macchiata i pants. Alzarmi è stato anche peggio, credevo di camminare strana e che tutti sapevano.
Quando sono tornata al tavolo Walter mi fissava il pube e mi ha chiesto se me l'ero rimessa.
Finito di mangiare ha spostato il piatto come faceva sempre e s'è appoggiato coi gomiti al tavolino. 'Domani accendi le telecamere, voglio vedere come ti sbatte tuo cognato. Chiamalo.'
Mi s'è chiuso lo stomaco. 'Come faccio? Non posso.' Ho guardato l'ora, erano le dieci e mezza. 'A quest'ora non posso, Marino è con mia sorella e poi non lo chiamo mai!'
'Non m'importa, datti prima una bella grattatina e mandagli un messaggio.'
Gli ho ubbidito, ho infilato la mano sotto la tovaglia e l'ho poggiata sul pube, avevo le cosce larghe, le avevo tenute aperte per tutta la cena.
'Brava, sfregati per benino e poi scrivigli.'
Ero sudata marcia, anche i capelli. Gli ho scritto: Chiamami. Ti voglio.
'Visto? Non può rispondere.'
'Aspettiamo, non essere impaziente.'
Siamo rimasti muti cinque minuti a fissare il cellulare. Friggevo, la figa mi bruciava da farmi impazzire e sentivo la faccia rossa. Poi è arrivato il bipbip di whatsapp.
'Cazzo. Nn posso chiamare lo sai.'
'Bene' ha detto Walter e mi ha preso il cell con la sua manona. 'Questo ora lo lasci a me, và in bagno a rinfrescarti.'
'No, non voglio.'
'Fidati di papà'.
Ci sono andata per la seconda volta in venti minuti, cercavo di camminare normalmente, mille formiche mi mordevano in fica, vedevo appannato ed ho urtato il cameriere. In bagno ho pisciato dicendo che ero cretina, mi sono fatta impacchi con la carta igienica ma poi pensando che quel porco aveva il mio cellulare mi sono fatta un ditalino dei miei.
Era felice soddisfatto. 'Viene domani mattina alle nove, porta le bimbe dai nonni e passa a trombarti. È stato facile, tua sorella è a scuola, non mi avevi detto che è un'insegnante.'
'Credevo di avertelo detto.' Mi sono seduta.
'Te la sei rimessa vero?'
'Sì'
'Hai fatto colpo, il cameriere non schioda gli occhi dal tuo culo.'
Mi ha ridato il telefono. Ho letto velocemente la chat e mi son sentita mancare. Avevo scritto a mio cognato, il marito di mia sorella che dopo Natale pensavo solo al suo cazzo, che ne avevo bisogno lo volevo ancora, non resistevo più, lo imploravo di venire domani, che ero in calore, poteva sbattermi in culo e poteva pisciarmi in bocca. Marino la cosa più carina che mi ha scritto era: Cagna, t'inculo a sangue. Mi son sentita mancare.
Walter mi ha carezzato la guancia con un pizzicotto. 'Perché? Non ho scritto quello che volevi?'
Ho riso, gli ho stretto la manona e mi sono sfregata la guancia.
'Mi raccomando, non dirgli niente delle telecamere, è un nostro segreto.'

Finalmente ha chiesto il conto.
Il cameriere è arrivato col Pos. 'Grazie, se volete vi porto un amaro o limoncello?' Era un ragazzo marocchino, alto in camicia bianca, venti o venticinque anni, dal volto non si capiva.
'Un amaro, grazie.'
No, ancora! Non ce la facevo più. Walter lo sapeva.
'Hai fretta? Sei eccitata?'
'Da morire.'
'Dillo meglio. Sei eccitata come una cagnetta in calore?'
'Sì, papà, sono eccitata come una cagnetta in calore.'
'Cosa vuoi fare?'
'Voglio ciucciarti il cazzo.
Ha riso. 'Questo lo so. Ma che ne dici se finiamo questa serata in bellezza? Ti fidi di papà?
Ho fatto su è giù con la testa, avevo un nodo in gola e rischiavo di colare fuori dagli slip.
'Cerca su internet un luogo d'incontro per scambisti qui vicino.'
'Cosa?'
'Hai capito. Cerca.'
Avevo il fumo nel cervello. L'ho fatto senza crederci ma appena ho digitato ho ho trovato subito, c'era anche la piantina. 'Ce né uno a sei chilometri, dietro al cimitero di ***'
Non ha toccato l'amaro e si è rimesso il giaccone. Walter è di un altro tempo, mi ha aiutata a infilarmi il finto moncler ma poi mi ha stretto il braccio: 'Fà la gentile col cameriere, magari la prossima volta ti faccio sbattere da lui.'
Uscendo si è fermato a parlare col pizzaiolo. Avevo il cameriere di fianco, l'ho guardato sorridendogli e mi sono appoggiata al bancone con lo stomaco, Mi si è avvicinato dietro, con la mano bassa gli ho preso il cazzo, era barzotto, una bella bestia. Tre secondi dopo una mano mi palpata come mi fa sciogliere, sotto il culo, alzandomelo e infilandosi tra le cosce strette per toccarmi la figa. Avevo la paglietta, gli ho tirato via la mano.
'Ci vediamo venerdì, grazie di tutto.' Walter ha salutato e mi ha portata via a braccetto. Mi piace con lui, è alto e grosso, mi sentivo protetta. Il cameriere ci ha accompagnati per aprirci la porta, Walter gli ha messo la mano sulla spalla. 'Ti piace, vero ragazzo? Oggi non possiamo, ma venerdì prossimo te la faccio chiavare.'

Ero rintronata, camminavamo verso l'auto, pensavo solo al cazzo e glielo stringevo. Arrivati mi ha spinto con la sua manona contro la portiera, mi ha palpato le tette e poi mi ha tirato l'elastico dei legging e infilato la mano. Mi ha levato la maledetta paglietta, l'ha annusata e gettata. 'Cos'hai in borsa?'
Ho cercato il tubetto della crema lubrificante e gliel'ho spremuta sulle dita mentre mi teneva l'elastico aperto. Mi ha massaggiata a mano aperta, con calma, un sollievo infinito, io incollata alla sua bocca il cazzo stretto in mano.
“Ti voglio.'
Mi ha abbassato i pants e gli slip, la portiera era ghiacciata sulle natiche, me l'ha ficcato dal basso sollevandomi, su e giù contro la portiera bagnata, abbracciata al suo collo, le gambe legate dagli slip.
Eravamo nascosti tra le auto. Vedevo la testa del cameriere che ci guardava.
scritto il
2024-02-09
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