Il papà di Mattia 2

di
genere
incesti

Mi teneva la mano premuta sul cazzo.
Ho qui io il cazzo giusto per te. Ti piace il cazzo di papà?
Ha tentato di baciarmi. Non mi sono ribellata ma non ho aperto le labbra. Avevo paura, ero eccitata, dovevo spingerlo fuori casa, avrei dovuto, era il padre di Mattia, non potevo con suo padre e non mi era mai piaciuto, era il vicino che evitavo, il porco che e mi guardava il culo quando lo incrociavo. Aveva la barba dura, con la lingua cercava di aprirmi la bocca, mi teneva per i capelli. Era un uomo forte e autoritario, nella mia vita incasinata ho conosciuto fin troppo bene il tipo. Mi sono tirata indietro.
No, non voglio, vattene, non possiamo, ho detto.
Ha storto la bocca come se per prendermi in giro.
E allora perché mi tieni il cazzo?
Mi aveva lasciato andare la mano e io lo stavo ancora toccando, non avevo tirato via la mia mano. Indossava una giaccavento slacciata su una tuta nera, era grosso, alto come Mattia ma con le ossa grosse, era pelato con la testa abbronzata, il collo era corto e muscoloso. Il cazzo ce l'aveva che puntava a sinistra, sotto doveva avere boxer elasticizzati che glielo tenevano alto, lo sentivo tutto, un cazzo leggermente incurvato e largo. Un cazzo grosso e duro. Mi sono trattenuta, volevo toccargli anche i coglioni.
Mi ha sfiorato la mano.
Ho i coglioni pieni per te, ha detto, mi leggeva in testa.
Ho tolto la mano di scatto. No vattene, l'ho spinto indietro.
Ha tirato fuori di tasca le mie chiavi e me le ha fatte ballare davanti gli occhi. Queste però non te le ridò.
Mi ha sfiorato le labbra con la chiave, me la premeva di piatto sul labbro per abbassarmelo. Ho aperto appena i denti e l'ho leccauta con la punta della lingua, una sensazione da troia mai provata prima e quando me l'ha data l'ho succhiata. Ero in trance, era l'uomo che mi portava dove voleva, ero già sua. Succhiavo la chiave che avevo dato a suo figlio per entrare a scoparmi, la succhiavo a occhi bassi con vergogna, lo stavo eccitando, cosa aspettava a prendermi e scoparmi come si deve?
Mi guardava con disgusto, scuoteva l testone.
Sei una cagna schifosa. Ti fai sbattere da Mattia peggio di una cagna.
Lo volevo, con la mano bassa gli ho toccato i coglioni. E allora perché sei venuto?
Perché meriti una bella lezione, ha risposto sorridendo da porco e mi la premuto la mano per farmi sentire bene come ce li aveva grossi.
Ti piace toccarmi?
Sì.
Lo sapevo, vuoi fare la puttanella in calore, a te piace fare la troiettina di papà.
Mi ha preso un brivido, Walter mi leggeva in testa, mi conosceva come Salvo, quello che è stato il mio padrone per due anni. Aveva ragione, con lui mi sentivo giovane e desiderabile come ai tempi della scuola quando Lele gli veniva duro per me. Con Mattia era diverso, fingevo, ci scopavo fingendo d'avere vent'anni ma lo sapevo che per lui ero solo una troia che poteva trombarsi. Invece per Walter ero davvero una puttanella
Mi ha messo le mani sui fianchi, sui pantaloni leggeri del pigiama.
Sei un po' troppo secca per me, mi piacciono più in carne, hai però delle belle tette, falle vedere a tuo papà.
Mi sono sfilata maglione e maglietta e gli ho mostrato le tette. Me le ha chiuse nelle sue mani enormi, dure e calde, e mi ha palpata massaggiandomele e poi ha chinato la testa per succhiarmele. Morivo, lo stringevo al collo, gli stingevo la nuca muscolosa e gli davo i seni in bocca. Mi ha spinta contro la portala mano è scesa sotto l'elastico dei pantaloni e nelle mutandine inzuppate. Sì sì toccami gli ho detto, lui mi ha infilato il medio senza smettere di grattugiarmi la figa. Ho piegato indietro la testa ed aperto le labbra. Mi ha spinto la lingua in bocca e il dito tutto in fica, la sua mano dura mi grattugiava da togliermi il respiro. Non mi controllavo più e mi è scattato un orgasmo tra le gambe, non in testa, l'ho sentito solo nel ventre e ho squirtato sulla sua mano. Mi sono sciolta in calore, ero imbarazzata, guardavo la macchia scura sui leggings grigi che mi arrivava fino alle ginocchia.
Walter s'è messo a ridere.
Poi non ricordo bene, è successo tutto insieme. Lo avevo sopra fra le gambe pesante come un toro, mi soffocava con tutto il peso e mi spingeva la lingua in bocca. Per calmarlo lo stringevo con le gambe, aveva i bacino largo, gli toccavo le natiche muscolose mentre mi spingeva il cazzo dentro. Gli piaceva parlare, mi chiedeva se godevo, se mi piaceva il suo cazzo, che ero una troia e io dovevo rispondergli, s'incazzava e mi dava colpi maledetti se non lo chiamavo papà. Scopami, sono la tua cagna papà, fammi godere, mi piace il tuo cazzo papà e godevo davvero. È venuto in fretta spingendomelo tutto per mettermi incinta ma poi mi ha fatto venire da paura leccandomela, un orgasmo che mi ha presa tutta, aggrappata al suo testone tra le cosce.
Mi voleva nuda sul letto, mi teneva la mano sul capo per indicarmi dove voleva essere baciato. Io leccavo mentre mi spingeva le dita in fica e culo, era peloso come un maschio, sapeva di uomo. Aveva la pelle era dura ed era muscoloso, era stato vigile del fuoco, ora lavorava in ufficio mi raccontava mentre gli succhiavo le dita dei piedi o gli leccavo le ascelle. Mi sono stesa sul suo petto, gli stringevo il cazzo fra le cosce e lo sfregavo contro la figa.
Mi ecciti papà.
L'ho baciato con la lingua.
Anche tu mi ecciti, mai trovato una puttana così.
Mattia me lo mette in culo.
Gli ho chiuso ancora la bocca con la lingua. Lo sentivo sotto me eccitarsi da esplodere. Lo baciavo per non farlo parlare e perché mi eccitava troppo il suo cazzone stretto tra le cosce.
Devi punirmi papà, mi piace troppo Mattia, m'incula e mi violenta e io godo, sono puttana, lo voglio in culo, voglio essere tua.
scritto il
2024-02-04
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