Pensieri di una sub 3 - Gioco innocente

di
genere
sadomaso

Abbiamo fatto sadomaso da subito e il nostro primo gioco è stata una cazzatina divertentissima che però ha creato un legame fortissimo tra noi e è diventata una routine nel nostro rapporto. Era la domenica mattina del nostro primo incontro ma dopo due giorni chiusa in casa con lui non sapevo più che giorno era, faceva freddo, pioveva e io avevo il mio uomo, non potevo essere più felice, per me quel weekend non doveva finire mai. Avevo fretta, volevo recuperare gli anni senza lui, gli ho raccontato tutto di me, ogni cosa, anche le vacanze che facevo da piccola e la mia professoressa di matematica, cosa mangiavo e cosa odiavo. Avevo paura di non vederlo più, ma lui mi spiava in ogni mossa, mi faceva ridere per vedere come ridevo, voleva vedere le mie vecchie foto, cercava tra i cumuli dei miei vestiti e nell'armadio e mi faceva provare ogni cosa, rideva e diceva che ero figa ma un po' troppo cacciatrice di cazzi. Mi sentivo bella, fin da ragazza avevo la fissa di somigliare a Jessica Alba di Honey, dolce e innocente, ma aveva ragione lui, non avevo certo la sua classe ed il suo viso. Sfilavo sculettando e mi saltava addosso, m'impalava tre colpi contro lo specchio dell'armadio e mi diceva di provare altro. Sul divano gli raccontavo le mie storie e quando mi raccontava le sue donne io lo violentavo gelosa. Sabato pomeriggio m ha cucinato con quello che avevo, una pasta buonissima con salmone e zucchine, nudo con indosso solo un mio grembiule mai messo, non ho mai riso tanto.
In ogni momento gli chiedevo da scema se gli piacevo davvero e se mi voleva, ero insicura, era troppo per me, e lui mi prendeva in giro, facevamo la lotta sul divano, mi pizzicava e faceva il solletico, diceva che ero troppo troia per lui, che avevo preso troppi cazzi, che ero solo un'adorabile cagnetta ma poi me lo premeva dentro, tremava, mi diceva che glielo facevo scoppiare come nessun'altra e mi baciava da strapparmi le labbra.
Era domenica mattina, Salvo era steso nudo e io me lo potevo godere tutto con mani e lingua. Un corpo che ho adorato, all'università aveva fatto nuoto agonistico, aveva i muscoli giusti che mi mandano in palla, non gonfi ma ben definiti sotto la pelle liscia e dura, senza peli, si radeva il torace. Al mare quando era nero mi pareva di leccare cuoio e quando aveva la ricrescita mi bagnavo sfregandogliela sui pettorali o mi masturbavo a cavallo della sua coscia. Aveva le cosce larghe e muscolose con una leggera peluria dura all'interno e dietro, non se le depilava, era maschio al mille per cento ma era ordinato e pulito. Mi piaceva il suo odore di maschio, lo annusavo come una cagna.
Voleva dormire, io ero stesa fra le sue cosce aperte, gli leccavo i coglioni sotto il cazzo abbandonato sul ventre, glieli massaggiavo con la lingua uno per volta, li prendevo in bocca poggiandoli sulla lingua, ciucciavo piano e gli davo leccate dall'ano fino a tutto il cazzo in riposo. Aveva le palle troppo lisce e morbide. 'Qui ti fai la ceretta, vero?'
L'ho già scritto, io mi vergognavo, non mi sentivo adeguata, ero in disordine, erano più di tre mesi che non mi facevo la ceretta, ero appena rimasta senza uomo ed ero decisa di non volerne un altro, mi ero anche ammalata, era un periodo negativo e non mi sognavo certo di farmi due giorni con la figa in bocca al miglior uomo della mia vita. Ero agitata, io mi sono sempre depilata inguine ed ascelle, non mi sento a posto se no. Braccia e gambe non ne ho bisogno.
Mi sono stesa accanto a lui, m'aveva preso una botta d'insicurezza e mi sono scusata. 'Sono troppo lunghi, ormai da sola non riesco, ma domani vado dall'estetista, non mi piaccio, scusami.'
'Perché? Te la faccio io.'
Mi ha spiazzata, ho fatto fatica a capire quello che mi aveva detto, l'ho buttata sul ridere. 'Nono, amore, non sarai mica un sadico.'
Ma Salvo non scherzava. 'Se non hai in casa la roba facciamo un salto al centro commerciale.'
Non ricordo bene, ero tutta confusa, mi ricordo la vergogna di girare per casa con lui dietro in cerca di crema, spatole e scaldacera elettrico, allora ero disordinatissima, è Salvo che mi ha insegnato l'ordine, tanto per dire piatti e bicchieri della cenetta erano già nella lavastoviglie. Gli avevo passato una tuta del mio ex, per lui troppo stretta e corta, io ero nuda con una felpa indosso. Mi ha detto di andare a farmi un lungo bidet caldo, intanto lui preparava. Ogni tanto entrava per prendere teli doccia e asciugamani.
Aveva preparato sul tavolo in cucina. È l'appartamento che mi ha regalato mio padre, era del nonno, ci vivevo da un anno, ha camere minuscole e un corridoio terribile ma la cucina è abitabile con un bel tavolo a sei posti, Salvo ci aveva steso sopra asciugamani e cuscino. Sotto quel tavolo ci sono ancora i sei grossi anelli d'acciaio che Salvo ha avvitato per legarmi, ma è successo dopo, forse racconterò. Non li ho mai levati. Quando l'ho chiamato per farlo tornare da me, nel lungo periodo che ci abbiamo messo per chiudere la nostra relazione tossica, quando tentavamo e ritentavamo di disintossicarci, gli ho detto che c'erano ancora, di correre da me, che volevo essere legata al tavolo.
Ho fatto per levarmi la felpa. 'No, ci vuol tempo, prenderai freddo.' Mi ha fatta stendere sul tavolo a gambe lunghe e la testa sul cuscino e per la prima volta mi ha bendata. Mi ha annodato un foulard dietro la testa e mi ha sfiorato le labbra con un bacio, non poteva farmi regalo più bello. Poi è stato bellissimo, mi pareva di vedermi con i suoi occhi. Lo sentivo tastarmi da esperto per decidere da dove cominciare, poi la spatolina che stendeva la cera tiepida su pochi centimetri, le sue dita che picchiettavano per sentire se aveva aderito bene, se s'era indurita e poi trattenevo il fiato, due, tre dieci secondi. Lo strappo era improvviso e decisissimo, un bruciore che mi strappava un gemito solo perché volevo io, passava subito e mi sentivo fresca e pulita. Non fiatavo, faceva tutto con una lentezza e precisione esagerate e ad ogni strappo si avvicinava sempre di più. Con le dita mi scostava le labbra mentre stendeva la cera con la spatolina, prima mi ha ripulita a destra con tre piccoli strappi. Ero bendata e eccitatissima in testa, mi tremavano le cosce.
'Non fare la cagnetta, sto lavorando.'
'È colpa tua, sei troppo bravo.'
'Dici?'
Le dita mi hanno scostato le labbra e la spatolina ha steso una lunga striscia fino al monte di venere. Mi picchiettava e premeva col palmo, ero in ansia. Me l'ha strappata via dal basso con tre strappi indecisi che mi hanno fatta smadonnare dal male. Mi sono alzata seduta ed ho buttato via il foulard. Stava ridendo, m'ha abbracciata e baciata e promesso che non l'avrebbe fatto più, che ero la sua piccolina. Ha finito il lavoro con la solita calma ma non mi ha rimesso la benda e lo potevo vedere che si chinava per controllare com'era venuta, se doveva ripassarmela, e con la pinzetta cercava i peletti dimenticati. Infine mi ha fatta voltare. Mi sentivo figa ginocchioni sul tavolo, mi passava i polpastrelli tra le natiche aperte e attorno al buchetto a caccia di peli e intanto mi diceva le porcate che mi piaceva sentire. Non serviva ma mi ha fatto comunque la ceretta attorno all'ano, io spingevo in alto il culo e tendevo i muscoli, mi spiaceva che stava finendo.
Ondeggiavo il culo mentre mi rinfrescava con l'olio, un piacere pazzesco.
'Non sai che ti farei, Fede.'
'Leccami, mi hai fatto male.'
scritto il
2024-03-25
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