Il papà di Mattia

di
genere
incesti

Per un anno sono stata la troia dei miei vicini.
Nella mia vita incasinata ho collezionato una serie di relazioni tossiche una peggio dell'altra ma ad un certo punto credevo di essermi regolarizzata, da oltre un anno Paolo si era trasferito a casa mia e la cosa sembrava funzionare, ero felice e soddisfatta di avere una vita normale anche se un po' spenta. Però due anni fa a settembre è venuto ad abitare Walter, un cinquantenne separato con figlio ventitreenne, proprio nell'appartamento sopra al mio. Paolo, il mio compagno, ha insistito che dovevamo essere gentili e mi ha obbligata a salire con lui per salutare i nuovi vicini, io non volevo era come se avessi un presentimento. Infatti Walter non mi è piaciuto da subito, era un omone abbronzato con la testa pelata che mi ha salutata sorridendo come un porco e non mi lasciava andare la mano mentre mi fissava valutandomi. Ci ha ringraziati della visita scusandosi di non poterci offrire nulla perché stavano ancora sistemando i mobili e ha fatto l'occhiolino a Paolo complimentandosi per la bella mogliettina. Stavo per esplodere quando è apparso, suo figlio, a torso nudo con pantaloni della tuta e mi ha sconvolta.
Tutte noi abbiamo il nostro ideale di maschio, non dico l'ideale di uomo da amare ma di maschio per scopare. È quello che ci sogniamo masturbandoci ed è diverso per ognuna di noi, è il tipo che ti fa scattare qualcosa dentro e ti trasforma nella cagna peggiore. Se lo incontri diventi la più cretina del mondo e ti vergogni e ti penti ma non puoi smettere di pensare al sesso con lui. Non è solo attrazione fisica è una roba da animali e dopo i trenta sai che è meglio star lontane dal tuo maschio ideale, non puoi certo innamorarti o viverci, è il maschio per una botta di testa, una notte folle o una vacanza di sesso ma poi basta se no ti prende la vita e te la rovina.
Da giovani è diverso, ci innamoriamo degli stronzi. Io ho fatto piangere mia madre quando m'ero messa con Lele, un coatto di trent'anni, mi diceva che non potevo essere così scema da mettermi con un coglione simile, che era uno buono solo per quello, che mi avrebbe fatto soffrire, era troppo grande per me, che dovevo lasciarlo subito. Ma io ero innamorata cotta e troppo giovane per capirlo e sono stata con Lele sei mesi, giravo conciata peggio di una troia e mi sono fatta anche il piercing alla lingua per farlo godere di più. Gli stavo sempre attaccata, passavamo il tempo in una birreria coi suoi amici, io per lui ero solo la sua figa da portarsi dietro come una cagnetta e per premio me lo dava da ciucciuare. Lele era violento e trombava da maledetto. Piangevo tutte le notti ma ero messa peggio di una drogata, volevo solo il suo corpo. Per me Lele era bellissimo e mi faceva impazzire la sua V sotto gli addominali, quella piega che scende dalle anche fino al pube. Mi bastava potergliela leccare, seguirla con la lingua fino all'attaccatura del cazzo per far pace con lui e sopportare ogni sua vigliaccata. È sempre stata una mia strana fissa, io nei maschi guardo praticamente solo questo particolare, mi scioglie più del toccare pettorali e cazzi e se è perfetta come quella di Lele non posso resisterci.
E dopo diciotto anni mi becco nel mio stesso palazzo un coatto palestrato e tatuato più bello di Lele e il ricordo di quei mesi mi ha investita come uno tsunami. Ero in tilt, guardavo Mattia il figlio di Walter e mi pareva d'essere tornata la troietta di Lele e mi aspettavo di venir ribaltata sul divano come faceva lui. Mattia era a torso nudo con i pantaloni della tuta bassi in vita, non potevo staccargli gli occhi di dosso, fissavo la sua maledetta V ancor più eccitante perché ne vedevo solo la parte alta che scompariva sotto l'elastico della tuta ma che io immaginavo scendere fino al cazzo. Ho resistito non so come all'impulso d'inginocchiarmi e leccarla. Non se n'è accorto nessuno, spero. Quella sera a letto ho stupito Paolo, non mi riconosceva più, pensavo a Lele e a Mattia.
L'ho detto, io mi metto sempre nei casini. Dopo tre giorni l'ho incontrato come per caso sulle scale e gli ho chiesto come si trovava nel nuovo appartamento e se voleva entrare a vedere il mio e prendere un caffè. Gli sono saltata addosso e l'ho spogliato con i denti, leccandolo e baciandolo dove mi fa impazzire. Mattia rideva, cazzo che troia sei mi diceva e m'ha scopata in gola e poi a novanta tenendomi per i fianchi e sbattendomi da paura. Ero già pentita della cazzata e non vedevo l'ora che veniva ma lui ha continuato per venti minuti sconvolgendomi. Sono scappata in bagno e appena mi sono toccata ho scatenato un orgasmo da uccidermi. Quando sono uscita Mattia se n'era andato..
L'ho avuto due giorni in testa e nelle mutandine, pensavo sempre a lui e mi è calata la paranoia, ero vecchia per Mattia, sono una donna non sono più la ragazzina di Lele, anche se posso infilarmi ancora gli shorts che mettevo per lui. Ma mi piacevo ancora, forse sono troppo magra ma tre anni fa mi sono regalata una terza piena di seno per uscire da una delle mie relazioni tossiche. Dovevo dimenticarmi Mattia, ero patetica se gli correvo dietro. Invece tornando dal lavoro ho trovato Mattia che mi aspettava in strada e mi ha accompagnato sulle scale spingendomi due dita nel culo come faceva Lele quando mi portava in camera, io gli ho poggiato la mano sul cazzo come voleva Lele. Se mi fai entrare ti violento, m'ha detto. E l'ha fatto. Erano almeno dieci anni che non facevo sesso così forsennato, due ore che m'hanno demolita e pensavo di non poter camminare più. Mattia mi ha sodomizzata da bruto, senza chiedermelo o prepararmi prima, mi si è steso sulla schiena e m'ha scopata in culo tenendomi bloccate le mani come aveva fatto Lele quando mi ha sverginata dietro.
Ero rincoglionita al cento per cento, pensavo di poter gestire la situazione ed ero gasata che un ventitreenne con un fisico perfetto mi volesse sempre ad ogni ora del giorno ed anche più volte al giorno per mettermelo in bocca o scoparmi a pi greco mezzi. E quando non mi cercava lui lo cercavo io. Ci incontravamo da me ma se Paolo era a casa, era sempre in trasferta per lavoro, salivo io da Mattia per una sveltina nell'ingresso. Con Paolo le cose si sono raffreddate per forza e facevo l'amore con lui solo al buio per vergogna e per paura che scoprisse i segni chi m'aveva lasciato Mattia. Non mi piace vivere nel tradimento e dopo due settimane ci siamo allontanati per prenderci il classico periodo di riflessione.
Nemmeno quando mi sono ritrovata sola mi son resa conto del casino che m'ero cacciata. Ero felice, mi risentivo giovane e desiderabile, ho ripreso con la palestra, mi facevo la ceretta inguinale in modo ossessivo, andavo più spesso farmi i capelli ed ho ricominciato a mettermi jeans attillati e pantacollant. Anche le mie colleghe si sono accorte di qualcosa e mi chiedevano curiose. Ma Mattia era il mio segreto, facevamo tutto di nascosto e a lui stava bene così. Mi disprezzava, lo sapevo, per Mattia ero solo una ninfomane trentacinquenne affamata di cazzo, ma io gratificavo il suo lato esibizionista, gli piaceva troppo mostrarsi nudo ed avere una innamorata cotta dei suoi muscoli perfetti. Era uno stronzo, un bastardello egoista, un idiota che non capiva un cazzo, così coglione che non potevi parlare di nulla, aveva in mente solo il suo cazzo e i suoi addominali ma io lo volevo ancor più stronzo e bastardo, volevo che mi umiliava e che mi faceva male, gli scrivevo che avevo voglia di lui, che dovevo succhiarglielo, che volevo essere violentata ancora.
Gli avevo dato le chiavi di casa per non far insospettire il palazzo perché si attaccava da coglione al campanello finché non gli aprivo. É stato il mio più grande errore. Era diventata casa sua, entrava in ogni momento ma non dormiva mai con me. Quando rientrava alle due di notte passava da me, mi svegliava premendomelo sulle labbra. A volte tornando dal lavoro lo trovavo sul divano nudo già col cazzo in mano, nemmeno un ciao, mi spogliavo inginocchiata con la testa bloccata dalle sue mani e poi mi lasciavo sbattere come voleva, maledicendomi e odiandolo. Ma se non lo trovavo entrando in casa ero persa, mi facevo mille domande, mi guardavo allo specchio e mi dicevo che ero una puttana, che dovevo guarire e che dovevo scaricare quel coglione. Il terzo pomeriggio però lo inondavo di messaggi finché non arrivava di corsa e mi violentava lasciandomi mezzamorta sul letto col culo che mi pulsava e bruciava per un'ora ancora. Piangevo come ai tempi con Lele.
Poi a fine novembre le cose sono cambiate ed ho creduto di uscirne. Mattia aveva trovato un lavoro a tempo determinato e m'ha detto che ora aveva una ragazza. Una ragazza vera aveva specificato per spiegarmi che non era una troia come me. Ero felice per lui e per me. Ma se vuoi vengo lo stesso, mi ha detto come per farmi un favore. Lo baciato sulla guancia, non ci baciavamo mai, non preoccuparti per me, gli ho risposto, se mi vuoi ancora sono qui. Non mi ha ridato le chiavi.
Mi sentivo molto meglio, non avevo più una relazione tossica con un ventenne iperattivo. Ero lucida, ero libera ed avevo la casa tutta per me. Ma ero gelosa, non mi vergogno di dirlo, Mattia non correva più da me quando ce l'aveva che gli scoppiava.
Ho aspettato tredici giorni poi gli ho mandato le foto dei giochi che tenevo nascosti sotto il letto, quelli che usava Salvo, il mio ultimo amante tossico. È stata in assoluto la mia relazione peggiore che mi aveva portata sull'orlo dell'anoressia e ho dovuto andare dalla psicoterapeuta. Non avevo mai buttato via quei giochi come mi aveva detto di fare ma non li avevo mai tirati fuori con Mattia, troppo giovane e inesperto. Una dopo l'altra mentre era al lavoro gli ho mandato le foto di manette, frustini, plug, ball gag, catene, in tutto sedici foto. Mi ha chiamata subito, era stordito. Li usi davvero? Ti aspetto sabato pomeriggio.
Mi è costata cara questa soddisfazione, molto cara, ma si erano ribaltate le parti, l'avevo drogato e ora non ero più io a dipendere da Mattia ma lui da me. Mattia non era certo Lele che mi aveva sputato in faccia quando mi aveva scaricata. Per avermi ancora legata mi ubbidiva come un cagnolino e entrava in casa solo quando glielo permettevo. Lo facevo soffrire una o due settimane e poi gli regalavo il sesso che non aveva coraggio di fare con la sua ragazza, quella vera
Eravamo arrivati sotto Natale, per le vacanze sarei andata in montagna con un'amica, ma a me quando le cose cominciano ad andare un pochino meglio mi piomba addosso un casino peggiore. Stavo passando l'aspirapolvere di domenica mattina in tenuta da lavoro, pantaloni del pigiama e un maglione di lana pesante pieno di buchi vecchio di vent'anni quando vedo la porta aprirsi lentamente. Spengo immediatamente l'aspirapolvere. Mattia non entrava più senza permesso, sorrido soddisfatta e vado ad aprirla del tutto pronta ad essere assalita da Mattia in preda a un raptus da stupratore. Non ci credo, mi trovo suo padre con le mie chiavi in mano!
Mi domandavo proprio di chi erano queste chiavi, mi fa sorridendo da porco ed entra. Sono paralizzata. Indietreggio. Lui mi viene vicino. È più alto di Mattia, molto più grosso di lui ma ha i suoi occhi. Non riuscivo a parlare. Intreccia due dita nei miei capelli. Sono passato a salutarti, mi spiace sapere che sei sempre tutta sola.
Sono malata, io sono malata! Sono più eccitata che con Mattia. Mi prende la mano, glielo lascio fare e mi fa sentire il cazzo duro. Mi sa che tu hai bisogno di un bel cazzo.
Questa è la parte della storia per me più difficile da raccontare.
scritto il
2024-01-31
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