Il papà di Mattia 5 - La telecamera sul letto

di
genere
incesti

Ho fatto installare due telecamere in camera da letto.
Farmi riprendere da Mattia e rivedermi sul cellulare mi aveva devastata, con lui era stato tutto molto più intenso e rivedermi sul cellulare mi si torcevano le budelle. Mi piacevo, ero ancora bella, potevo avere venticinque anni e non i miei maledetti trentacinque, per me era come una rivincita. L'ho fatto d'impulso, quella notte stessa ho cercato su internet telecamere di sicurezza. Ho scelto il sistema migliore, quello con telecamere ad alta definizione, potevo permettermi un bel regalo ma ho dovuto aspettare una settimana per farmele installare, non appena ho potuto pendermi un pomeriggio libero.
Il tecnico non ci ha messo un'ora a installarmele. Era un quarantenne allegrone con sacca degli attrezzi in spalla e jeans che gli cadevano sul culo. Era sovrappeso con le dita grassocce, la barba malfatta e il volto sudato.
'La prima la installerei qui nell'ingresso rivolta verso la porta.'
'No le voglio mettere in camera.'
A capito tutto in un lampo. 'Certo, dove desidera.'
La prima era un ovetto nero e l'ho fatta sistemare di fianco al letto su una mensola poco più in alto del materasso, l'unico casino è stato nascondere il cavo di alimentazione, l'avrei poi nascosta io tra peluche e ricordi di viaggi. L'altra telecamera era un disco bianco mascherato da sensore dei fumi, ha dovuto prendere la scaletta e forare il controsoffitto. Era invisibile.
Le ha connesse in wifi e regolato le inquadrature guardando direttamente nel televisore a parete di fronte al letto. Mi si è chiuso lo stomaco nel vedere il mio letto dall'alto. Gli ho detto con voce professionale come doveva orientarmela ed ho voluto che zoommasse al massimo fino a quando nello schermo si vedeva solo il materasso. Il tipo sulla scaletta era imbarazzato, parlava da allegrone ma ce l'aveva duro, io mi stavo bagnando, avevo fretta di mandarlo via.
Ha installato la centralina in tinello e spiegato velocemente come si usava ma c'era già tutto scritto sul manualetto.
'È semplice, ma se ci sono problemi deve chiamare questo numero. Io allora ho finito.' Non se ne andava.
Il coglione sperava fossi abbastanza troia da inaugurare il sistema con lui, ma io avevo in mente altro. Ciao grazie.
Sono tornata in camera, col telecomando passavo da una telecamera all'altra, mi sono calata i jeans e levato il maglioncino, mi rigiravo in mutandine sul materasso, ho acceso spento e provato tutte le combinazioni di luci, ho abbassato la tapparella per vedere com'era di notte. Ci voleva una luce più forte, ma quando ho provato a mettere una maglietta rossa sulla lampada mi è venuta una vampata. Mi guardavo dall'alto stesa sul materasso braccia e gambe larghe, vedevo una ragazzina felice, bellissima coi seni pieni e m'immaginavo le natiche grosse e muscolose di Walter che mi pompavano. Mi sono masturbata di furia sfregandomi forte le mutandine da bruciarmi la figa e sono venuta subito attorcigliando le gambe nel lenzuolo.
La prima telefona è stata a Mattia. Finiva alle sei. 'Ti prego, solo un minuto, ho preso un altro gioco per noi, devi venire.'
La seconda è stata a suo padre. Era scocciato, non lo avevo mai chiamato in ufficio. Gli ho raccontato cosa avevo fatto.
'Non so, a me non serve ma se piace a te a me va bene.' Probabilmente era vicino a colleghi che sentivano.
'Voglio collegarle anche al tuo cellulare. Posso? Vuoi?'
'Certo, mi interessa.'
Gli ho spiegato come scaricare l'app e gli ho inviato il codice.
'Alle sei viene Mattia, puoi vedere se funzionano.'
Non ha parlato per cinque secondi, credevo che era caduta la linea. 'Non so, forse lo rivedo stasera.'
'Non registrano, funzionano solo in diretta.' Gli ho mentito.

Non stavo nella pelle, ero eccitata come quando aspettavo Lele, il mio primo vero uomo, io ero una ragazzina innamorata sempre con le mutandine umide. Passava a prendermi e io montavo sulla sua moto, lo abbracciavo forte schiacciandogli le tettine contro la schiena, erano il mio tormento da ragazza, non mi sentivo abbastanza femminile. Mi hanno fatta soffrire fino a quando non mi sono regalata una terza piena, di più sarebbe stata sproporzionata su di me. Ma a Lele piacevo lo stesso, mettevo shorts inguinali e mi portava in giro in moto, io tenevo ben alto il culetto per far vedere a tutti che ero la ragazza di Lele. Ero scema forte.
Mi sono docciata e ho provato e riprovato cosa mettermi davanti alla telecamera ma potevo mettermi figa quanto volevo, con Mattia i vestiti duravano solo tre secondi. Ho finito per mettermi la mia solita felpa corta all'ombelico e gli slippini bianchi che mi sostenevano bene il culo. Ed ho preparato per bene il letto, ho steso sotto il lenzuolo quattro tappetini igienici per cani come mi aveva insegnato Salvo per non rovinare il materasso, io squirto senza preavviso e non posso controllarmi. Il lettone che ho in camera è fatto apposta per me, è un regalo di Salvo, negli angoli ci sono nascoste quattro catene con i moschettoni per agganciare le manette. Le ho tirate fuori dai quattro angoli e sul cuscino ho disposto le manette di gomma per polsi e caviglie, mi facevo legare solo con queste da mattia, sono finte e me le posso sganciare da sola.
Finalmente ho sentito girare la chiave. Gli sono andata incontro, m'ha afferrata per il collo e strattonata giù in ginocchio spingendomelo in gola. Non respiravo, mi bloccava la testa e mi scopava furioso, riuscivo appena ad inclinare la testa per non farmi rompere il naso. Mi sono liberata, aspetta, vieni di là a vedere, gli ho detto e mi ha seguita in camera incollato a me, le mani sotto la felpa e il cazzo che mi spingeva. Col telecomando ho acceso la tv e Mattia è rimasto paralizzato.
'Sei bellissimo, fatti vedere.' L'ho spogliato lentamente, prima in piedi e poi sul letto. Col telecomando passava da una telecamera all'altro, rideva, giocavamo come fidanzatini, era impaziente, me lo ficcava appena poteva, ma poi ha ceduto e si è lasciato stendere sul letto. Era bellissimo, si guardava in tv mentre lo leccavo e baciavo tutto. 'Oggi ti faccio impazzire io' gli ho detto e l'ho ammanettato nudo polsi e caviglie ai quattro angoli del letto. Nella mano inclinata aveva il telecomando. Era mio, gli ho messo il cock ring e gli ho lavorato il bel cazzo come una puttana, lo lisciavo di lingua dai coglioni fino alla cappella, lo mordicchiavo come una gatta, m'impalavo cavalcioni su di lui e gli proibivo di spingere, doveva lasciar fare a me, lo pompavo di figa e culo ma smettevo subito e gli regalavo un sessantanove che nemmeno la sua ragazza gli faceva.
Un gioco che lo faceva impazzire, strattonava le catene, voleva essere liberato, in realtà poteva liberarsi da solo. Io allora mi inginocchiavo sui suoi bicipiti e me la facevo leccare tenendolo per il ciuffo sulla fronte. 'Liberami e t'inculo.' L'ho liberato.
Si è rivestito guardandosi nello schermo, era bellissimo, io ero ancora rannicchiata culo in aria e viso sprofondato nel cuscino. Sei una troia, m'ha detto ma questa volta mi ha baciata la guancia sudata.
“Non chiudere Mattia, chiudo io col chiavistello.'
Ha riso. “Hai paura che torno stanotte?'
Mi sono allungata sul letto ed ho aspettato. Ho sentito la porta aprirsi e richiudersi col lucchetto. Walter è entrato in camera, ha guardato lo schermo e mi ha lanciato la felpa sul viso. Lo sentivo spogliarsi, Walter fa tutto con calma, e poi il materasso ha ondeggiato prima a sinistra poi a destra, era cavalcioni sopra di me. Ho sollevato appena il culetto e il suo cazzone mi è sceso in culo fino ai coglioni con tutto il suo peso. Mi ha tirata indietro per le spalle e mi ha incappucciata con la mia felpa e me l'ha stretta forte arrotolandomela dietro la nuca, strappandomi i capelli, facendomela aderire al volto come una calza. Non vedevo, respiravo con la bocca attraverso il tessuto, il mio alito era rovente. Walter mi tirava indietro, inarcavo la schiena col suo cazzo piantato in culo, e con l'altra mano mi sfiorava il viso, gli occhi, il naso e la bocca aperta, io cercavo di leccargli le dita. Mi ha pompata così, non è arrivato a quindici botte, ha sborrato aggrappato al mio volto, piegata indietro che sentivo la schiena rompersi e la pelle che mi si tirava dai seni alla figa.
Se né andato anche lui. Non mi sono mossa, ero pancia in giù, nel retto avevo lo sperma di papà e figlio. Ero tutta sbagliata. Con la mano ho trovato il telecomando e ho spento le telecamere. Mi sono incasinata, era la prima volta, ma finalmente son riuscita a tornare indietro e sullo schermo è apparso il bel corpo nudo di Mattia, la mia testa gli nascondeva il cazzo.
Ho allargato le gambe ed ho spinto piano, sentivo la sborra sgocciolarmi dall'ano. Mi sono rialzata sulle mani, mi facevano male le spalle e ho gattonato indietro di due passi fino alla chiazza di sborra. L'ho leccata, mi sono bagnata il naso, ho succhiato il lenzuolo, ero tutta sbagliata.
scritto il
2024-02-07
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