Pensieri di una sub - 2 Il mio cazzo

di
genere
dominazione

Ho provato a leggere qualcosa qui e ho conosciuto degli esperti della dominazione e del sadomaso, ma per noi era diverso e ancora adesso mi metto a ridere se mi chiedono se Salvo era il mio padrone e io la sua schiava. Abbiamo fatto le porcate peggiori e l'ho seguito in tutto ma io non mi sono mai sognata di chiamarlo Padrone o Mio Signore e non l'ho mai ringraziato dopo che mi aveva fatto un male cane come raccontano che deve fare una brava schiava riconoscente. Salvo mi metteva la ball gag perché se no gli urlavo bestemmie tutto il tempo e gli sputavo in faccia. Noi due insieme eravamo pericolosi, volevamo provare tutto tra noi ed era solo per capire fin dove potevamo spingerci che Salvo leggeva i blog sadomaso e mi ha portata due volte in un club a Zurigo. A noi interessava il sesso intenso, l'eccitazione lunga e ce ne fregavamo delle cazzate padrone-schiava, le regolette stupide come il rispetto della schiava per il padrone e come, quando e perché doveva punirmi se non ero stata servizievole con lui o avevo goduto troppo. Noi facevamo sesso estremo ed io ero sicuramente sub e masochista, ho scoperto con lui quanto potevo essere masochista, e lui era sicuramente peggio di un padrone per me, mi era nel cervello come mai nessun altro e mi scopriva pulsioni e desideri che non sapevo nemmeno di avere. Non so spiegare, noi due eravamo in sintonia, ci amavamo, eravamo una copia fantastica, litigavamo e facevamo la pace come tutte le coppie, eravamo sempre allegri, con lui ho sempre riso un sacco e eravamo tutti e due gelosi, io più di lui, ma quando facevamo sesso, quello serio, la nostra intesa era pazzesca, io smettevo di vedere con i miei occhi e mi vedevo con i suoi, sentivo i suoi pensieri, il suo cuore, lo avevo in testa.
Ero sua, totalmente sua, ogni mio centimetro di pelle fuori e dentro era suo, non ricordo una volta di essermi tirata indietro e di essermi negata, nemmeno quando ha voluto rimettermi l'ago nei capezzoli. No, non è stato il dolore più forte che ho provato, molto peggio le mollette d'acciaio e altre cose, ma gli aghi nei capezzoli mi avevano terrorizzata e non ne ho voluto più sapere per mesi, ma quando ha ritirato fuori la scatoletta ho avuto una scarica e ho sofferto come una cagna a fissare le sue mani lentissime che mi disinfettavano, aprivano la confezione, sfoderavano con cura gli aghi, mi tiravano la punta del capezzolo e me lo trapassavano da parte a parte. Fitte che mi parevano insopportabili, le sentivo molto più forti di quello che erano, ma io ero sudata e bagnata perché mi ronzava in testa il racconto di un master che avevamo conosciuto in un club, uno di Pavia che andava a caccia di cinghiali sull'appennino. Era un tipo che metteva i brividi con la sua calma, uno che non raccontava palle, diceva che usava il pungolo per stordire i maiali e ci aveva raccontato che un master gli aveva portato la sua schiavetta da punire, una bella ragazza, e gli aveva fatto cucire la figa dopo aver spuntato l'ago. Ero sul tavolo della cucina, ball gag e due aghi a croce per capezzolo, Salvo mi leggeva in testa, mi ha mostrato un ago e l'ha battuto di punta contro un barattolo di vetro. Mi sono stesa sulla schiena e ho allargato le gambe, una sola fitta pazzesca e ho squirtato facendogli la doccia. Solo una, Salvo sapeva controllarsi e non mi ha mai ceduta al cacciatore anche se in segreto l'avrei voluto e mi masturbavo eccitata immaginandomi Salvo che mi portava da lui.
Ma sto correndo, queste cose succedevano gli ultimi tempi, quando ero ridotta peggio di una drogata in astinenza. Prima era tutto più leggero.
Con Salvo ho vissuto due anni più altri tre a tentare di mollarlo. Avevo ancora ventiquattro anni e stavo uscendo da un brutto periodo quando l'ho conosciuto ad una pizzata della palestra. Mai visto prima, era venuto con due suoi amici che conoscevo, mi ha presa all'istante. Bello, alto, curato, calmo e simpatico, aveva trent'anni e mi pareva superiore a tutti, ma non perché ero già cotta bollita di lui, Salvo ha davvero la capacità di dominare ogni situazione, è come se gli altri aspettano sempre quel che ha da dire lui e la prova definitiva l'ho avuta quando mi aveva accompagnata alla riunione condominiale per dei lavori nei garage, la riunione è durata quaranta minuti e poi ci si è fermati tutti a chiacchierare come ad una festa di un battesimo.
Incontrare Salvo alla pizzata mi ha fatta rinascere, ero una merda, a capodanno avevo chiuso con un coglione e a febbraio mi ero beccata pure una polmonite, due giorni di ospedale, tre giorni che ho tossito anche l'anima e un mese che non mettevo quasi il muso fuori di casa. Mi risentivo bella e ho flirtato con lui, ma non come facevo con gli altri, Salvo è diverso da tutti, mettere in mostra culetto e tette e fare le moine mi pareva di prenderlo in giro. Ci siamo spostati in un bar a chiacchierare fino alle due, parlavo solo io, avevo paura che mi potesse dire qualcosa che rovinava tutto, che era sposato, che era gay, che ero solo una troia che gli faceva pena. Mi sono spaventata quando ha detto che non era di Milano, ma mi sono sentita baciata dalla fortuna quando ha detto che ci lavorava e stava cercando un alloggio. Avvertivo un'elettricità fortissima tra noi e sentivo che Salvo era l'uomo della mia vita. In strada ci siamo un po' toccati e ho riso come una scema, il mio uomo aveva anche un cazzo che mi tagliava le ginocchia!
Ecco, io non avrei potuto essere quella che sono stata con lui, fare quel che ho fatto e subire quel che ho subito senza il cazzo di Salvo. Ce l'aveva grosso che non ci chiudevo la mano alla base, circonciso con la cappella sempre libera, nodoso e leggermente incurvato verso l'alto che mi scavava da svenire. Se mai sono stata la schiava di qualcuno la sono stata del suo cazzo, per il suo cazzo duro ero pronta a tutto, ero felice e angosciata dentro, ancora adesso lo vedo davanti gli occhi e mi si chiude lo stomaco. Glielo baciavo e leccavo mentre dormiva, quando era caldo e morbido dopo essermi entrato dentro, dopo avermi scavata e svuotata, glielo ciucciavo moscio col ventre devastato. Era il mio cazzo, Salvo lasciava che gli poggiavo la mano per sentirlo ingrossarsi e pulsare, glielo tenevo in mano appena potevano e sapevo quando gli veniva duro anche se era in un'altra stanza, giuro, lo sentivo eccitato e non sbagliavo mai. Andavo in cameretta, Salvo era seduto a pc, glielo toccavo e ce l'aveva duro stretto nei pantaloni, litigavamo per finta, Salvo diceva che indovinavo perché ce l'aveva sempre duro con me, io gli dicevo che era un porco depravato e non facevamo l'amore, mi sedevo sulle sue gambe prendendomelo tutto dentro, era mio, e Salvo cercava di lavorare. Gli infilavo il cock ring, lo volevo duro per ore dentro me. Mangiavamo, parlavamo delle vacanze, dei nostri lavori, delle nostre famiglie, guardavamo la tv e ci addormentavano sempre incastrati, il suo cazzone tutto infilato che mi possedeva.
Ma sto di nuovo correndo.
L'intesa tra noi è stata subito speciale. È venuto da me, era venerdì notte, un bellissimo weekend che ci ha travolti, ci siamo spezzati di risate e di giochi da cretini, un'esplosione di passione, per tre giorni ho pomiciato con lui e col suo cazzo. Eppure non ero a mio agio, avevo vergogna, era successo tutto così all'improvviso e in fretta che non ero pronta e mi ritraevo quando mi leccava. Mi sentivo in colpa, mi ero lasciata andare ed erano tre mesi con non mi depilavo, quella sera pensavo di finirla nell'auto di Carlo, ogni tanto scopavamo, non mi sognavo certo che mi aspettavano due giorni di sesso totale, la figa in bocca. Salvo invece era perfetto, i bei coglioni lisci, nei sessantanove mi maledicevo.
Ci siamo addormentati che era mattina, abbiamo parlato tutto il tempo, con Salvo ho sempre parlato di tutto. Mi titillava l'ano e mi infilava dita e lingua, ma io gli sfuggivo, ho rimandato il più possibile non per fare la stronza e farlo soffrire ma perché lo amavo ogni minuto di più e non mi sentivo giusta per lui, ero stata troppo troia con troppi. Ma salvo sapeva tranquillizzarmi e far sembrare tutto normale.
'Lo prendi in culo, ti piace?'
'Ce l'hai troppo grosso, ahah.'
'Lo sapevo.'
Ero seduta sopra lui, il cazzo spinto tutto, mi lisciava le natiche. 'Sapevi che? Guarda che ne ho visti di più grossi.'
'Lo sapevo che te lo mettono in culo, hai un culetto irresistibile, il più bello che ho mai leccato.'
'Scemo.'
'Quando hai preso l'ultimo?'
'Tre mesi fa, a capodanno.'
'Allora te lo ficcherò tutto l'anno.' La sua voce non scherzava. 'Ma devi dirmi chi te lo ha sverginato.' Mi ha tirato giù la testa e abbiamo limonato mordendoci la faccia.
Gli ho detto di Lele, aveva dodici anni più di me, che ero stata la sua troia per quasi un anno, mi scopava e basta, mi aveva sverginata lui, aveva usato l'olio di oliva, aveva un cazzo grosso come il suo. Io ero scema, ero davvero innamorata di lui e mi piaceva sentirmi figa. E gli ho detto del periodo scemo delle festicciole, del toccami il cazzo, prendicelo in bocca, faccela vedere Fede. Ero stata dalla preside due volte, per abbigliamento non appropriato e per una cazzata nei cessi dei maschi.
Ci ribaltavamo sul materasso. Era dietro di me, mi massaggiava, io ero stesa lunga sulla pancia. Ho allargato le gambe a forbice, in spaccata, da aprirmi in due, è la posizione che preferisco, è la più scomoda per il sesso anale, non puoi fare resistenza, lo puoi prendere e basta e non puoi più sfuggire via. Era in ginocchio dietro me, se lo stava ungendo, mi allargava per vedermi il buchetto, me lo massaggiava e ungeva, con le dita sentiva quanto cedeva, lui non ha mai fretta. Finalmente mi ha tenuta per le cosce aperte a squadra e me lo ha spinto di peso in culo. Ho goduto alla stramaledetta, erano anni che non prendevo un cazzo come il suo, tre mesi che non mi scopavano in culo, solo il vibra a candela, piangevo urlavo bestemmiavo e ridevo felice, era il mio cazzo. Mi ha cavalcata da uccidermi, mi spezzava in due, mi saltava sul culo aprendomi, me lo premeva da togliermi il respiro, quando credevo di morire voltavo indietro la testa per baciarlo, una breve sosta col cazzo impalato in culo e poi riprendeva.
S'è svegliato per primo e mi ha svegliata con un bacio. 'Buongiorno, bellissima.' L'ho stretto subito a me. 'Devo prima pisciare, accompagnami.' 'Ma sei scemo?'
Mi ha trascinata fuori dal letto per un braccio, avevo la vista annebbiata e inciampavo, era nudo, io avevo su la felpina del pigiama. S'è fermato davanti alla tazza e me la messo in mano. Ridevo e gli baciavo la spalla, era bellissimo, ce l'aveva duro, glielo tenevo basso e mi tremava tra le dita mentre pisciava fortissimo. Lo sentivo godere per il piacere. Si è girato verso il lavello per sciacquarsi la faccia e io mi sono seduta, non avevo mai fatto pipì davanti a uno. Avevo di fronte le sue natiche muscolose, per abbassarsi teneva le gambe divaricate, l'ho baciato e infilato la mano sotto per prendergli i coglioni in mano. Si è chinato di più, ho spinto il viso in mezzo e gli ho infilato la lingua nell'ano facendolo gemere. Lo succhiavo senza respirare, spingevo la lingua da slogarmi.
Si è girato. Dopo la pisciata gli si era ammosciato un poco e lo teneva sollevato con la mano. Salvo attendeva che finissi, ma a me non veniva seduta sulla tazza davanti a lui. Me l'ha appoggiato in bocca e spinto giù in gola, morbido e grosso. Ho spinto più che potevo ma io sgocciolavo appena confronto a lui e non finiva più.
scritto il
2024-03-21
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