Il papà di Mattia 7 - La monta

di
genere
dominazione

'Andiamo a casa, resta a dormire da me.'
Eravamo al chiuso in auto, Walter ha riso e ha acceso il motore. 'No piccola, il tuo weekend è appena iniziato. Dammi le indicazioni per arrivarci.'
'No, portami a casa, non voglio.'
'Mi hai detto tu che godevi quando il tuo Salvo ti portava al fiume. Dimmi dove devo andare.'
Ho riacceso la mappa. 'Al semaforo a sinistra, poi segui per ***.' Avevo il respiro corto, non capivo che cazzo stavo facendo, avevo in mente Salvo, una vita fa, quando mi portava al fiume o verso i laghi. Avevo 25 anni, mi portava nei privè e avevamo fatto anche una vacanza in un club di Ibiza, ma le monte nei boschetti mi umiliavano che mi lasciavano una merda, peggio di una da marciapiede, rimanevo con un buco nello stomaco per giorni, ma poi mi tornava la voglia e speravo che mi ci portava ancora, ero cretina come nessuna.
'E adesso?'
'Dietro il cimitero, qui dice che c'è una strada sterrata che porta verso l'autostrada.' Arriviamo al viadotto dell'autostrada, c'è uno spiazzo con delle auto parcheggiate fra i cespugli. Una ha luce accesa e vetri appannati.
'Bene, c'è gente, che si fa adesso?
'Non so.'
'Sei tu l'esperta.'
'Fà un giro.'
I fari illuminano piano, ci sono cartacce e immondizia ovunque, vicino ad un pilastro appare un nero che se lo sta menando davanti a due che guardano, la luce si sposta e non vedo più nulla. Walter gira indietro verso la stradina, per un attimo spero che ha cambiato idea, che ce ne andiamo via ma invece parcheggia e spegne. Una vampa mi prende al pube. 'Scendiamo.' Mi dice
Cammino accanto a lui, mi spinge con la mano appoggiata dietro la vita, è alto e grosso, mi sento sicura con lui, mi sento sua. Fa freddo, una notte gelida ma la luna illumina intorno e quando sull'autostrada sopra passa un camion i fari sono dei lampi e trema tutto. Il terreno è molle ma ho gli anfibi. Passiamo davanti ad un furgone bianco da lavoro di quelli col cassone dietro, si apre la porta e la luce mostra che sono su in tre. 'Hey amico, ma che figa ci hai portato?' Un brivido mi parte dalle cosce.
Ci seguono in tre, dall'auto coi vetri appannati esce una donna, si allaccia la cintura del piumone, è nuda, piccolina con una quinta flaccida, l'addome le ricade in pieghe, viene verso di noi su tacchi a spillo e chiama il suo uomo 'Dai, scendiii'
È più bassa di me anche con i tacchi, mi sorride guardandomi invidiosa è truccata peggio della mia vecchia prof di disegno. 'Sei bellissimaaa, non ti ho mai vista, come ti chiami? Io sono la Lella.'
Fede rispondo ma Walter mi porta via. Il nero col cazzo fuori ha forse trent'anni, ha il giaccone aperto, è tracagnotto e sovrappeso con le cosce larghe ma con la mano sostiene una verga impressionante che non gli diventa dura davanti ai due guardoni. Uno di loro chiede a Walter se ciuccio cazzi. In un angolo sotto il viadotto c'è un ragazzo, vedo solo il culo bianco e il giubbetto rosso, l'altro che se lo incula ha i pantaloni abbassati appena sotto le mutande nere.
'No non lo ciuccia e si fa solo col preservativo.' Dice Walter.
Due dita dietro mi premono l'ano. 'Ma la tua figa lo prende almeno in culo?'
'Figa e culo. Col preservativo. Ma non in bocca.' Ridice Walter
Le due dita spingono forte come lo adoro, sento le mutandine infilarsi in culo. 'Peccato te l'avrei ingravidata volentieri in culo mentre ingoia sborra.'
'Che problema c'é, ragazzi?' La Lella è già piegata sui tacchi, le cosce bianche flaccide, tira fuori un cazzo e lo ciuccia con le labbra rosse guardandomi con l'angolo dell'occhio.
Il nero viene avanti. 'Se mi dai trenta euro rompo il culo alla tua troia col mio missile.'
'Solo un coglione s'incula una figa così per soldi.' Risponde quello dietro.
Sono in palla, Walter mi allontana da tutti e con la mano sulla nuca mi piega a squadra, mi punto con le mani alle ginocchia, le gambe dritte appena allargate. Il mio finto moncler arancio mi risale dietro, sotto ho solo il top, l'aria fredda s'infila nella schiena nuda. Walter sa come fare, voleva sempre che gli raccontavo come faceva Salvo al fiume. Mi abbassa i leggings fino alle ginocchia e resto in mutandine bianche, sento l'eccitazione e i porcod*. di tutti. Walter fa scattare un serramanico, infila la lama ghiacciata sotto l'elastico e taglia prima un fianco e poi l'altro, le mutandine cadono, sono con la figa esposta al vento, il freddo mi gela le chiappe, sento il loro sguardo fisso, la luce di un cellulare mi illumina, nascondo il viso contro il moncler, niente foto dice Walter.
Sa come fare, si strizza mezzo tubetto sulle dita e mi lucida la figa per loro, non so quanti sono dietro di me, tengo le gambe rigide e spingo bene indietro, mi massaggia la passerina a mano aperta e poi mi entra in fica e culo, ha la mano calda ma la crema è fredda, mi eccita e una goccia mi scorre giù sulla coscia.
Il primo mi scivola in figa. Sì, finalmente è cominciata mi dico, mi rilasso, la tensione era troppo forte, sono stata troppo cogliona ma ora voglio godere e non pensare. Mi tiene per i fianchi con le sue mani callose, tre colpi lunghi dentro e fuori la figa che mi sciolgono e poi sento che me lo appoggia contro l'ano. Vado indietro io col bacino, piano e me lo impalo tutto in culo fino ai coglioni, una goduria che mi stringe alla gola. 'Cazzo che troia' e mi sbatte furioso facendomi ballare le tette. Mi sbatte a lungo, i guardoni attorno hanno cazzi in mano, qualcuno ride, gemo da cagna, la Lella succhia cazzi e geme più forte di me, ma io ho il cazzo in culo e bestemmio porcate più forte di lei. Fottimi in culo, fammi godere, spingi più forte voglio sentirlo. Il porco mi viene dentro ma ha il condom. Si toglie e subito un altro me lo picchia in fica, mi scopa ridendo, ora ti faccio godere io, lo vuoi il mio cazzo in culo troia? Si mettimelo in culo dico ma uno mi spinge il cazzo in bocca, sa di gomma, lo ciuccio e fingo che mi piace, l'altro mi spacca il culo facendomi sbattere col naso, devo aggrapparmi alle gambe di quello davanti, ho il cazzo tutto in gola, puzza di maschio, vi viene un conato, lo spingo indietro, cado in avanti sulle ginocchia, ho schifo ma devo mettere le mani a terra, sono ginocchioni, curvo la schiena e tengo il culo in alto, il porco mi scende il cazzo in culo e sta fermo, non mi scopa, faccio io su e giù col culo, godo da sciogliermi, un coglione attorno applaude, aumento il ritmo, gli sego il cazzo col culo ma lui mi si sfila, sento l'aria fresca nel buco aperto, si strappa via il condom e me lo strizza sulle chiappe. Sento la sborra calda che cola giù ma resisto all'impulso di voltarmi e pulirgli il cazzo, comunque c'è già la Lella che lo ripulisce.
Sono in palla, fa un freddo cane e qui è una discarica ma mi sembra di essere tornata a Ibiza, dieci anni fa. Mi rialzo in piedi e mi piego in avanti senza flettere le ginocchia, sgancio gli anfibi e appoggiandomi alla spalla di Walter mi sfilo prima un gambale e poi l'altro senza toccare terra, rinfilando subito i piedi negli anfibi. Gli passo i leggings da tenere, sono nuda dalla vita in giù col moncler arancio, mi rimetto a squadra con le mani sopra le ginocchia e ondeggio twerkando la figa. Ora è tutto più calmo, non mi prende nessuna eccitazione, me lo faccio mettere dentro e lascio fare ai maiali, mi sento assente, solo i colpi che m'intontiscono il cervello e i camion che passano facendo tremare tutto. Mi si chiude lo stomaco nel sentire le risate e le bestemmie, c'è puzza d'immondizia e di sperma e se mi brucia il culo sono contenta. Mi fanno sentire i loro cazzi, a turno me li ficcano e li tolgono senza scoparmi, poi mi godono dentro uno dopo l'altro, ma nemmeno il nero che mi ha allargata col suo cazzone, non gli è vento mai duro del tutto e me l'ha spremuto a fatica in culo, nemmeno lui mi ha fatta godere, godo adesso che scrivo. Solo il ragazzo col giubbino rosso mi ha risvegliata, mi ha chiavata in figa col suo amico in culo.

In auto gli ho fatto un pompino da innamorata. Puzzavo da schifo, i leggings infangati, ero aperta come un'arancia e volevo che godeva anche il mio uomo. Non si è parlato fino al garage. Nel sotterraneo mi ha carezzato la guancia anche se ero una merda. 'Sei stata fantastica.' Non gli ho risposto, ero troppo stanca per essere felice. Mi ha accompagnato per le scale, non aveva più paura di farsi scoprire con me. Mi teneva la mano sotto il culo. 'Fatti una doccia e riposati, domani viene tuo cognato.'
'Devo proprio?'
'Certo che devi, sei la puttana di papà.' Mi sciolgo quando dice di essere mio padre, penso subito che mi faccio chiavare anche da Mattia. 'E te lo prometto, domenica pomeriggio, non questa la prossima, ti porto al fiume, dove ti portava Salvo.'
'Non so, non voglio, non sono più la Fede di allora.'
'Hai paura di diventare come la Lella?'
Ho riso. 'Ma se è simpaticissima!'
scritto il
2024-02-12
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