Vacanza sullo yacht (parte 10)

Scritto da , il 2021-11-10, genere sadomaso

Il sole prometteva una calda giornata che, però, veniva mitigata dall’aria che si poteva godere in mare, cullati dall’acqua.
Lo yacht affittato era comodo e confortevole. Un modo diverso di fare e godersi una vacanza.
Enrico svegliò la moglie, Lia, in un’ora diversa da quella solita che caratterizzava la routine dell’anno lavorativo.
“Dai amore, ho fame. Andiamo a fare colazione in coperta”.
Erano sposati da quasi 25 anni ma la loro complicità era ancora molto forte.
Si presero ancora il tempo che la vacanza consente per alzarsi. Servì pochissimo per la vestizione, limitata ad una maglietta ampia che li lasciasse comodi.
La colazione era già servita fuori, protetti dal sole grazie alla tendina.
Il tavolino era ad angolo, così come il divanetto.
La giornata si presentava bella, il mare era splendido e si fermarono ad ammirarlo prima di andare a sedersi sul ventre della giovane coppia sdraiata sui divanetti, per fare comodamente colazione.
Gli schiavi avevano dormito incatenati, a terra, come cani. Enrico si era alzato presto per andare a slegarli in modo che potessero preparare il primo pasto per i Padroni. Poi era tornato a letto.
Come tutte le mattine, mangiarono con calma.
Stettero seduti a lungo e Marta iniziò ad accusare il peso del Padrone che, però, non accennava ad alzarsi e, anzi, si mostrava infastidito dal respiro affannato che la schiava, quindi, cercò di controllare.
Lo schiavo, Andrea, più forte della moglie Marta, non aveva grosse difficoltà a reggere sopra di sé la Padrona, Lia.
Tuttavia riuscirono entrambi a resistere al peso dei Padroni, vista anche la forma tipica di chi ancora deve raggiungere i 30 anni.
In quella circostanza gli schiavi appresero che nella giornata i Padroni avrebbero incontrato alcuni loro amici che sarebbero stati ospiti a bordo.
Fatta eccezione per Marisa, amica intima di Lia, ed una coppia inglese, alla quale erano stati presentati come camerieri, non erano mai stati esposti.
Inoltre l’altra volta erano stati avvisati in anticipo, mentre adesso venivano messi di fronte al fatto compiuto.
Non sapevano se avrebbero avuto il ruolo di camerieri o sarebbero stati presentati come schiavi e, in questo caso, come si sarebbero dovuti relazionare con gli ospiti.
Furono mille i dubbi e le domande coi quali si dovettero confrontare dopo che i Padroni, arrivati in porto, erano scesi per andare ad incontrare i loro amici, lasciando loro l’ordine di preparare la cabina degli ospiti, cambiare gli asciugamani, lavare quelli già usati, mentre la biancheria doveva essere lavata a mano ed in acqua fredda, sistemare la cucina e lavare, sempre a mano, ciò che era stato usato per colazione.
Anche questa era una novità. A casa potevano usare la lavastoviglie. Qui no.
I Padroni non dissero loro che avrebbero potuto vestirsi, quindi era chiaro che sarebbero stati esposti nudi.
Congetture, domande, dubbi, accavallamenti di pensieri, ma anche quella eccitazione che la strana situazione stava loro facendo provare.
Si rendevano sempre più conto che quella vacanza era di fatto un test nel corso del quale sarebbero stati messi sempre più alla prova.
Il motivo appariva chiaramente: la loro sempre più forte schiavitù.
Su questo si concentrarono mentre, senza mai fermarsi, stavano lavorando.
I Padroni li avevano lasciati con un'ulteriore ansia. Avevano dato loro una gran quantità di lavoro da svolgere e non avevano detto per quanto tempo sarebbero stati fuori. Quindi lavoravano il più velocemente possibile senza però trascurare la qualità del lavoro che, se non fosse stata ottimale, avrebbe dato seguito a punizioni.
Mentre lavoravano si rendevano conto che si stavano preparando all’evento senza resistenza alcuna.
“Come sei tra le cosce?”
“Bagnata! A te manco chiedo nulla, ti si vede benissimo”.
Risero anche se, si rendevano conto, erano un po’ tesi.
Scoprirono anche altra cosa.
Quel dubbio, quella non conoscenza di ciò che era programmato, l’essere esposti all’ignoto, il non essere stati informati e l’aver dato per scontato la loro sottomissione in ogni caso, li fece scoprire un ulteriore lato della loro sottomissione.
Venivano trattati sempre più da schiavi e, questo, li faceva conseguentemente sentire schiavi, conformemente alle esigenze della loro sessualità per anni repressa.

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