La finestra
di
Ri.Ma.
genere
esibizionismo
Con Magda c’è un feeling particolare.
“In realtà, forse, preferirei stare noi due stasera. Ti dispiace?”
Facile intuire da queste poche parole altre nostre vicende. Ma non anticipiamo. Torniamo a quella sera.
“A casa?” le chiesi. “O vuoi farti un giro?”
“A casa…” rispose lei, con quel tono che sapeva già di premessa.
Immediati sguardi di complicità tra noi, un’idea condivisa stava prendendo forma, incalzante. Magda aggiunse “sai.. stavo pensando a quel cavalcavia… hai presente a Milano? Ci siamo passati insieme diverse volte. Finestre di case ed uffici ad altezza strada…”. Si affacciò alla portafinestra che dava sul cortile interno del nostro condominio, circondati da diversi appartamenti. Finestre illuminate. Vite in controluce.
“Vorresti attirare l’attenzione?” dissi un po’ per gioco un po’ per seguire la sua idea che colsi al volo. Avvicinandomi a lei, le porsi un calice di nebbiolo, rosso intenso, e mi fermai dietro di lei. Era appena uscita dalla doccia, ancora in accappatoio. Profumava di qualcosa di nuovo. Il mio corpo sulla sua schiena, il mio viso tra i capelli ancora umidi.
“Notato qualcuno?” le sussurrai.
Fuori tutto era così tranquillo, solito. Un uomo in cortile con il suo cane. Un’altra sagoma comparve due piani sopra, dall’altra parte. All’inizio tutto sembrava casuale, poi non più.
Le baciai il collo, dolcemente, scoprendole le spalle lentamente. Sorreggendole il calice, la aiutai a sfilare una manica dell’accappatoio, poi l’altra. Lei rimase così nuda, luminosa, dalla vita in su, con quella biancheria parzialmente legata. Riporgendole il vino, Magda sollevò appena il calice in un brindisi muto verso il cortile. “Dici che qualcuno si sta incuriosendo?” dissi sorridendo. “Vediamo…” rispose lei. “…Aspettiamo” incalzai io, mentre le mie labbra si poggiarono sul collo all’altezza della colonna vertebrale, con labbra umide, scendendo e seguendo quindi la linea tra le sue scapole, fino quasi a metà schiena. Sentii il suo fremito mentre sorseggiava il suo vino. Il mio viso risalì, con la lingua, pregna di saliva, che in un solo gesto arrivò sino alla sua spalla destra. Un morso, tirando un po’ la pelle, giusto per farmi sentire. Lei si contorse ridendo, come per sfuggire.
“Guarda, il tizio che porta fuori il cane...” cercò di distrarmi. Ripetendo lo stesso gesto di prima, con le mani sui suoi fianchi per non farla scappare, finii sulla spalla sinistra, senza dare troppa importanza all’esterno, per però poi chiedere “Che fa? Ti sta guardando?”.
“Così però mi fai di nuovo bagnare, sai…?” mi disse ridendo “comunque non credo. Forse dovremmo…fare qualcosa per richiamare la sua attenzione”.
“Aspettami qui!” dissi lasciandola con il calice in mano, nuda sopra la cinta. Andai in un’altra stanza, fischiai forte. Come allo stadio. Il suono rimbalzò sui muri e l’uomo col cane alzò lo sguardo, cercandone la fonte. “Allora?” le chiesi dall’altra stanza. “Torna pure, Riky” mi disse. Il tizio aveva appena alzato lo sguardo vedendo Magda.
Mi soffermai ancora qualche istante di là, poi tornai e mi nascosi ancora dietro di lei, nuda davanti al vetro freddo, con la pelle che reagiva all’aria stessa, oltre che alla situazione. Non era solo esibizionismo, era un gioco di potere silenzioso. Noi dentro, illuminati. Lui, o loro, nascosti nel buio, o dietro tende socchiuse.
Tornai a baciarle il collo, Magda socchiuse gli occhi. “sta guardando?” le chiesi senza fermarmi, per aver conferma della sua attenzione. “si è spostato…forse per vedere meglio”.
Allungai le mani sui suoi seni, prendendoli ed afferrandoli, in un gesto che sapeva di possesso; le mie labbra sempre piantate sulla sua schiena. Li sentii più gonfi e duri del solito.
Cercai di portare la sua attenzione più in alto “non hai visto che abbiamo altri spettatori?”. Alzò lo sguardo vendendo una sagoma dietro una finestra illuminata, nella palazzina davanti a noi.
Sentii i suoi capezzoli indurirsi sotto i miei palmi. “Oh, hai ragione! Non avevo visto” mi rispose con voce tremante per la mia presa sui seni gonfi e caldi, percependo quel dolore che le è sempre piaciuto.
Allungando una mano verso il suo calice, intinsi due dita nel vino, per portarle sul seno. Sul capezzolo. Particolarmente indurito, lo strinsi tra le dita pregne di rosso, lo bagnai e strizzai, come lei adora. Distolto dall’esterno, il suo sguardo si spostò sulla mia mano. Il suo respirò accelerò di colpo. Premetti ancora un po’, giocando con la punta tramite il polpastrello bagnato, disegnando piccoli cerchi sopra il capezzolo, che si piegò in risposta alla pressione della mia falange. Nel frattempo, l’altra mano slacciò completamente l’accappatoio, facendolo scivolare a terra.
L’uomo in cortile non sembrò capire subito cosa stesse succedendo, mentre quello di fronte era chiaramente fisso su di noi.
Presi il bicchiere dalle tue dita, invitandola, senza alcuna parola, ad appoggiare le mani su quella portafinestra fredda, così da sporgersi in avanti col busto e la schiena inarcata. I suoi capezzoli sfiorarono il vetro, irrigidendosi se possibile ancora di più. Quindi, rovesciai un po’ di vino in quel solco che si era creato lungo la colonna vertebrale, facendolo colare dal collo lungo tutta la schiena. Sentii un suo gemito mentre percepiva quel rosso arrivare fino al fondoschiena e successivamente la mia lingua a pulirla, dal basso verso l’alto, arrivando fino al calice, ancora appoggiato sul collo.
Il mio viso tornò poi nuovamente sul suo bel culo. La mia lingua appoggiata sulla sua pelle, pronta ad accogliere un altro rivolo di vino scivolare lungo tutta la schiena. Io sempre lì, in attesa, e lei lì tesa.
Gustandomi il nebbiolo “…che succede fuori?” chiesi. Magda, distratta, aveva perso di vista l’uomo in cortile, forse tirato dal cane mentre lui voleva continuare a guardare. Notammo però che la sagoma dietro la finestra era scomparsa per un attimo, la luce spenta, per poi riaccendersi più in là, come se avesse cambiato posizione per osservare meglio. Probabilmente non solo osservare, vista l’espressione strana in volto ed un movimento inconsueto. “Interessante!” mormorò lei non appena intuì, mischiando quella immagine alle mie mani che tenevano il contatto tra noi, oltre ai corpi stessi, serrati.
Quello fu il momento perfetto per giustificare il mio precedente soffermarmi di là, dopo i fischi. Dalla tasca posteriore dei miei jeans sfilai il cazzo di gomma, a ventosa, che Magda custodisce nel suo cassetto. Lo allungai verso la sua mano. Si illuminò con un sorriso non appena lo afferrò con forza e desiderio.
“Perché non mostri ai nostri spettatori come sei brava a succhiarlo?” proposi, sapendo che non avrei ricevuto un no, ma solo un gesto affermativo.
La sua lingua bagnò lievemente la ventosa, per poi leccare il resto del cazzo di gomma, prima di attaccarlo al vetro davanti a lei. Nel frattempo, le mie mani presero i suoi fianchi, tirandoli a me, così facendole sporgere il culo contro il mio corpo. Chino, con il viso di nuovo all’altezza del suo fondoschiena, una mia mano si infilò tra le gambe per divaricarle un po’. Il dorso ed il palmo della mano continuarono il gesto, contro l’interno delle cosce per farle aprire ancora di più, diventando quasi degli schiaffi. Il suo profumo era inebriante, un mix tra pulito, vino e sesso.
Il suo sguardo di diresse prima verso l’uomo alla finestra di fronte e poi all’uomo in cortile, che sembrava far finta di non vedere. La mia lingua si allungò proprio contro le sue labbra esposte, carnose. Il mio respiro la attraversò piena di calore. Il mio viso tra le natiche, le mani forti sui fianchi, aiutarono la mia lingua a raggiungerla. Sentii le sue labbra calde, grazie alla punta della lingua irrigidita. Percepii un gemito, mezzo strozzato. Le mie mani vollero farsi sentire più forti, stringendo con vigore le natiche, per allargarle meglio e farmi spazio. La lingua così si insinuò tra le labbra carnose, come a volerla penetrare, percependo il muscolo rigido, leccandolo e facendole calare la tensione. La lingua roteante disegnò piccoli cerchi, diventando delle spirali nel punto più piacevole.
“Oh, sì Riky..”
La lingua, inarcandosi, scavò tra le sue labbra, con una generosa leccata.
“Magda…non stai facendo quello che ti ho chiesto però...” dissi mentre continuai a leccarla, tenendo quel bel culo più aperto possibile.
“Mi hai distratta…” sospirò. Non accettai repliche “…zitta…e succhia!”.
Percepii il suo sorriso, prima che allungasse la lingua tra i denti per toccare la punta del cazzo gommoso davanti al suo viso. La sua lingua si distese per poi ripiegarsi, facendolo dondolare lievemente, sospeso al vetro. La mia lingua salì, fino al suo ano: più vicino, più comodo. Lo leccai con avidità, seguendone la forma. Sentì il suo sospiro poco prima che la sua bocca, schiusa, circondasse il cazzo con le labbra.
Riafferrai il calice poggiato a terra, rovesciando quel poco liquido rimasto tra la mia lingua e il suo ano, per così poterlo leccare con più gusto. Sapevo che adorava vedermi bere tramite il suo corpo, infatti si scostò un attimo, per poi riprendere in bocca il cazzo, iniziando a succhiarlo.
Preso dalla foga di pulirla dal vino, la mia mano si infilò tra le sue cosce, poggiandosi e coprendo la sua figa, sotto la mia mano. Avvolgente. Magda lenta, in modo che i guardoni potessero vedere in modo chiaro, accarezzò con la lingua la superficie gommosa, con le labbra che scorrevano. Un mio schiaffetto colpì e vibrò sulla sua figa “...è bello bagnato il cazzo che stai leccando?”. Lei non rispose, sussultò. “Lo sto riempiendo di saliva, ma non basta. Vuoi aiutarmi tu?” disse poco dopo, rimanendo a pochi centimetri dal cazzo.
Senza ulteriori parole mi alzati, lasciando comunque la mano sulla sua figa. Il mio viso si affiancò al suo, godendomi per qualche istante la tua bocca succhiare e leccare quel cazzo finto. Il suo sguardo fisso sul mio. Le sorrisi, con malizia ed eccitazione. Poi la mia mano si poggiò sulla sua nuca, spingendola a fondo, facendo così sparire quel giocattolo dentro le tue labbra. Le mie dita tra i suoi capelli, strette, spinsero facendole toccare quasi con la punta del naso il vetro davanti a lei. Notai i suoi muscoli del collo diventare più rilassati, così da poter resistere fino in fondo a quella pressione. La saliva colò dalle sue labbra. Solo allora la feci sfilare, vedendola riprendere fiato. Una ragnatela di saliva unì, cadente, le sue labbra ansimanti e la cappella di gomma. Presi quel giocattolo con una mano, una presa forte, tenendo l’altra sempre tra i suoi capelli, mentre mi osservava. Simulai una sega, lenta, per spalmare meglio la saliva tra le vene finte. Spinsi la sua bocca sulla cappella, ma prima sputai sull’asta, colpendo anche la mia stessa mano.
Magda giocò un po’ con la lingua attorno alla punta, per poi sentirsi nuovamente premuta dalla testa verso il cazzo. Un altro sputo, colpendo anche le sue labbra, sempre più vicine alla mia mano. I suoi occhi erano carichi di eccitazione, mentre la incalzai“..era questo l’aiuto che chiedevi?”. Lei annuì con un lieve cenno.
Afferrai il suo mento, stringendolo. Per riflesso lei spalancò la bocca, tirando fuori la lingua. Dall’alto, a mia volta feci colare dalla mia lingua un rivolo di saliva, per finire con uno sputo, mentre staccai la ventosa dal vetro. La cappella finta scese lungo la sua schiena, su tutto il suo corpo, io di fianco a lei, finché non arrivò al suo fondoschiena, lì dove la mia lingua aveva bagnato per bene. Il suo sguardo, il suo sorriso. La sua espressione cambiò quando spinsi il cazzo finto, aprendo bene le natiche con l’altra mano, sia per aiutare che per vedere meglio. Magda sentiva la cappella di gomma premere. Il cazzo, schiacciato, affondò leggermente nel suo culo. Allungai il viso verso quella bella immagine. Un altro sputo carico di saliva uscì dalle mie labbra.
Nuovamente la mia mano prese il suo viso, lasciando colare altra saliva sulla sua lingua, per poi mischiarla con la mia. Mentre ci lasciammo andare ad un bacio, spinsi il cazzo finto più a fondo. Il lieve dolore soffocò tra le nostre lingue. Cominciai a farlo scivolare dentro e fuori. Percepii che ora la sensazione era solo di estremo piacere.
Sempre chinata in avanti, la girai di 180°, per poi spingere il suo fondoschiena verso quella porta finestra sempre esposta al mondo. La ventosa fece di nuovo presa. Il suo culo cominciò a muoversi in autonomia, come se fosse un cazzo vero, godendone a pieno. Un ulteriore bacio, poi mi staccai, portandomi davanti a lei, osservandola. In adorazione per quella scena, per quei movimenti, accarezzai il suo viso con il dorso della mano.
Poi uno schiaffo tuonò sulla sua guancia. Forte. Il rossore le riempì la gota. Mi guardò, con aria di sfida, fermandosi qualche istante. La mia mano avvolse il suo collo: “hai qualcosa da dirmi?” rispondendo così allo sguardo. Nessuna parola, se non il suo corpo che riprese a muoversi in autonomia sul cazzo di gomma.
Poi “..ancora!” Magda implorò. Non esitai, sempre con una mano stretta attorno al suo collo, l’altra si liberò e colpì più forte di prima sul viso. Anche se accusò il colpo, non smise di muoversi, anzi…il corpo si fece più audace contro il giocattolo.
Diedi uno sguardo fuori: l’uomo con il cane, fermo, immobile, rivolto verso di noi. L’altro, beh, l’altro si stava chiaramente masturbando con foga alla nostra vista. “Sei meglio di un film porno per loro questa sera…” dichiarai “..ma anche per me!”. A questa sentenza, il suo viso sorrise.
Un ulteriore mio schiaffo infuriò contro quel gesto di felicità, senza scalfirlo.
Quindi mi piazzai davanti a lei, tirando fuori il cazzo dai jeans, duro, pronto, nella mia mano. Lei non fece in tempo a dire “finalmente...” che la presi per i capelli, sempre china a scoparsi il cazzo di gomma, per farle arrivare un altro schiaffo.
Supplicante “posso toccarmi?” mi chiese. Non risposi, ma il mio consenso era chiaro, con il mio cazzo duro a pochi centimetri da lei. Non esitò: la sua mano sinistra si infilò tra le cosce, con il movimento del corpo sempre dondolante verso la portafinestra. Notai il suo viso cambiare nuovamente espressione ed un nuovo piacere impossessarsi di lei, aumentando l’intensità del gesto. Cominciai a masturbarmi, con foga. Il suo sguardo cominciò a saltare tra i miei occhi e la mia sega.
Un altro schiaffo. Serrai nuovamente le dita sul suo viso. “Lo vuoi in bocca, vero?” le chiesi, duro. “vorrei che mi venissi in bocca…” disse con voce ansimante. Quel suo desiderio mi portò a segarmi con estrema voracità, con i suoi capelli nella mia mano, tirandola un po’ in su, per esporre meglio i suoi seni alla mia vista. Sbattei la mia cappella contro i capezzoli, mentre i nostri occhi non persero il contatto. Lei mi sorrise, con le dita frenetiche sul clitoride, bagnate e precise.
Feci un passo indietro, portando il suo viso, sempre salda dai capelli, nuovamente vicino al mio cazzo. Provò, allungando la lingua, a toccarlo, ma non glielo permisi, continuando la mia sega a poca distanza da lei. La sua bocca si schiuse ancora di più, la lingua esposta. Pronta ad accogliermi.
In adorazione mi segai, se possibile, ancora più forte di prima. Godendo nel guardarla e nel vederla godere.
“sei la mia troia?” chiesi in un impeto di eccitazione. Magda non tardò “Sì, Riccardo. Sono la tua troia...”.
A queste parole seguì la sua foga crescente nel masturbarsi e scoparsi il tuo stesso culo contro il cazzo a ventosa, aumentando la forza e desiderio nella mia sega. Le dita scivolarono veloci, entrambi sui rispettivi sessi.
Poi densi schizzi sporcarono le sue labbra, mentre le sue gambe tremanti ed un urlo resero chiaro il suo orgasmo appena successivo al mio.
Ripresi fiato osservando le sue gambe instabili. Ferma. Marchiata. Restammo un attimo così, a riprendere vigore. Fuori, le sagome si muovevano nell’ombra. Slegai le tende, come un sipario a concludere lo spettacolo.
Ridendo “…vai a farti un’altra doccia”.
“Speravo di farla con te... ma magari trovo quello del palazzo di fronte" prendendomi in giro.
“…scema, non sei stata troppo concentrata su di lui…andiamo"
E mentre ci allontanavamo dal vetro, sapevamo che il vero centro di quella sera non erano stati gli sguardi da fuori, né il rischio, né l’esibizione.
Era quel feeling particolare.
Questo racconto, ideato a quattro mani, nasce col semplice intento di mettersi in gioco e disseminare piacere e fantasia. Per qualsiasi commento, curiosità, suggerimento, scrivete a norvegianwood8@protonmail.com (per chi volesse, ho anche telegram)
“In realtà, forse, preferirei stare noi due stasera. Ti dispiace?”
Facile intuire da queste poche parole altre nostre vicende. Ma non anticipiamo. Torniamo a quella sera.
“A casa?” le chiesi. “O vuoi farti un giro?”
“A casa…” rispose lei, con quel tono che sapeva già di premessa.
Immediati sguardi di complicità tra noi, un’idea condivisa stava prendendo forma, incalzante. Magda aggiunse “sai.. stavo pensando a quel cavalcavia… hai presente a Milano? Ci siamo passati insieme diverse volte. Finestre di case ed uffici ad altezza strada…”. Si affacciò alla portafinestra che dava sul cortile interno del nostro condominio, circondati da diversi appartamenti. Finestre illuminate. Vite in controluce.
“Vorresti attirare l’attenzione?” dissi un po’ per gioco un po’ per seguire la sua idea che colsi al volo. Avvicinandomi a lei, le porsi un calice di nebbiolo, rosso intenso, e mi fermai dietro di lei. Era appena uscita dalla doccia, ancora in accappatoio. Profumava di qualcosa di nuovo. Il mio corpo sulla sua schiena, il mio viso tra i capelli ancora umidi.
“Notato qualcuno?” le sussurrai.
Fuori tutto era così tranquillo, solito. Un uomo in cortile con il suo cane. Un’altra sagoma comparve due piani sopra, dall’altra parte. All’inizio tutto sembrava casuale, poi non più.
Le baciai il collo, dolcemente, scoprendole le spalle lentamente. Sorreggendole il calice, la aiutai a sfilare una manica dell’accappatoio, poi l’altra. Lei rimase così nuda, luminosa, dalla vita in su, con quella biancheria parzialmente legata. Riporgendole il vino, Magda sollevò appena il calice in un brindisi muto verso il cortile. “Dici che qualcuno si sta incuriosendo?” dissi sorridendo. “Vediamo…” rispose lei. “…Aspettiamo” incalzai io, mentre le mie labbra si poggiarono sul collo all’altezza della colonna vertebrale, con labbra umide, scendendo e seguendo quindi la linea tra le sue scapole, fino quasi a metà schiena. Sentii il suo fremito mentre sorseggiava il suo vino. Il mio viso risalì, con la lingua, pregna di saliva, che in un solo gesto arrivò sino alla sua spalla destra. Un morso, tirando un po’ la pelle, giusto per farmi sentire. Lei si contorse ridendo, come per sfuggire.
“Guarda, il tizio che porta fuori il cane...” cercò di distrarmi. Ripetendo lo stesso gesto di prima, con le mani sui suoi fianchi per non farla scappare, finii sulla spalla sinistra, senza dare troppa importanza all’esterno, per però poi chiedere “Che fa? Ti sta guardando?”.
“Così però mi fai di nuovo bagnare, sai…?” mi disse ridendo “comunque non credo. Forse dovremmo…fare qualcosa per richiamare la sua attenzione”.
“Aspettami qui!” dissi lasciandola con il calice in mano, nuda sopra la cinta. Andai in un’altra stanza, fischiai forte. Come allo stadio. Il suono rimbalzò sui muri e l’uomo col cane alzò lo sguardo, cercandone la fonte. “Allora?” le chiesi dall’altra stanza. “Torna pure, Riky” mi disse. Il tizio aveva appena alzato lo sguardo vedendo Magda.
Mi soffermai ancora qualche istante di là, poi tornai e mi nascosi ancora dietro di lei, nuda davanti al vetro freddo, con la pelle che reagiva all’aria stessa, oltre che alla situazione. Non era solo esibizionismo, era un gioco di potere silenzioso. Noi dentro, illuminati. Lui, o loro, nascosti nel buio, o dietro tende socchiuse.
Tornai a baciarle il collo, Magda socchiuse gli occhi. “sta guardando?” le chiesi senza fermarmi, per aver conferma della sua attenzione. “si è spostato…forse per vedere meglio”.
Allungai le mani sui suoi seni, prendendoli ed afferrandoli, in un gesto che sapeva di possesso; le mie labbra sempre piantate sulla sua schiena. Li sentii più gonfi e duri del solito.
Cercai di portare la sua attenzione più in alto “non hai visto che abbiamo altri spettatori?”. Alzò lo sguardo vendendo una sagoma dietro una finestra illuminata, nella palazzina davanti a noi.
Sentii i suoi capezzoli indurirsi sotto i miei palmi. “Oh, hai ragione! Non avevo visto” mi rispose con voce tremante per la mia presa sui seni gonfi e caldi, percependo quel dolore che le è sempre piaciuto.
Allungando una mano verso il suo calice, intinsi due dita nel vino, per portarle sul seno. Sul capezzolo. Particolarmente indurito, lo strinsi tra le dita pregne di rosso, lo bagnai e strizzai, come lei adora. Distolto dall’esterno, il suo sguardo si spostò sulla mia mano. Il suo respirò accelerò di colpo. Premetti ancora un po’, giocando con la punta tramite il polpastrello bagnato, disegnando piccoli cerchi sopra il capezzolo, che si piegò in risposta alla pressione della mia falange. Nel frattempo, l’altra mano slacciò completamente l’accappatoio, facendolo scivolare a terra.
L’uomo in cortile non sembrò capire subito cosa stesse succedendo, mentre quello di fronte era chiaramente fisso su di noi.
Presi il bicchiere dalle tue dita, invitandola, senza alcuna parola, ad appoggiare le mani su quella portafinestra fredda, così da sporgersi in avanti col busto e la schiena inarcata. I suoi capezzoli sfiorarono il vetro, irrigidendosi se possibile ancora di più. Quindi, rovesciai un po’ di vino in quel solco che si era creato lungo la colonna vertebrale, facendolo colare dal collo lungo tutta la schiena. Sentii un suo gemito mentre percepiva quel rosso arrivare fino al fondoschiena e successivamente la mia lingua a pulirla, dal basso verso l’alto, arrivando fino al calice, ancora appoggiato sul collo.
Il mio viso tornò poi nuovamente sul suo bel culo. La mia lingua appoggiata sulla sua pelle, pronta ad accogliere un altro rivolo di vino scivolare lungo tutta la schiena. Io sempre lì, in attesa, e lei lì tesa.
Gustandomi il nebbiolo “…che succede fuori?” chiesi. Magda, distratta, aveva perso di vista l’uomo in cortile, forse tirato dal cane mentre lui voleva continuare a guardare. Notammo però che la sagoma dietro la finestra era scomparsa per un attimo, la luce spenta, per poi riaccendersi più in là, come se avesse cambiato posizione per osservare meglio. Probabilmente non solo osservare, vista l’espressione strana in volto ed un movimento inconsueto. “Interessante!” mormorò lei non appena intuì, mischiando quella immagine alle mie mani che tenevano il contatto tra noi, oltre ai corpi stessi, serrati.
Quello fu il momento perfetto per giustificare il mio precedente soffermarmi di là, dopo i fischi. Dalla tasca posteriore dei miei jeans sfilai il cazzo di gomma, a ventosa, che Magda custodisce nel suo cassetto. Lo allungai verso la sua mano. Si illuminò con un sorriso non appena lo afferrò con forza e desiderio.
“Perché non mostri ai nostri spettatori come sei brava a succhiarlo?” proposi, sapendo che non avrei ricevuto un no, ma solo un gesto affermativo.
La sua lingua bagnò lievemente la ventosa, per poi leccare il resto del cazzo di gomma, prima di attaccarlo al vetro davanti a lei. Nel frattempo, le mie mani presero i suoi fianchi, tirandoli a me, così facendole sporgere il culo contro il mio corpo. Chino, con il viso di nuovo all’altezza del suo fondoschiena, una mia mano si infilò tra le gambe per divaricarle un po’. Il dorso ed il palmo della mano continuarono il gesto, contro l’interno delle cosce per farle aprire ancora di più, diventando quasi degli schiaffi. Il suo profumo era inebriante, un mix tra pulito, vino e sesso.
Il suo sguardo di diresse prima verso l’uomo alla finestra di fronte e poi all’uomo in cortile, che sembrava far finta di non vedere. La mia lingua si allungò proprio contro le sue labbra esposte, carnose. Il mio respiro la attraversò piena di calore. Il mio viso tra le natiche, le mani forti sui fianchi, aiutarono la mia lingua a raggiungerla. Sentii le sue labbra calde, grazie alla punta della lingua irrigidita. Percepii un gemito, mezzo strozzato. Le mie mani vollero farsi sentire più forti, stringendo con vigore le natiche, per allargarle meglio e farmi spazio. La lingua così si insinuò tra le labbra carnose, come a volerla penetrare, percependo il muscolo rigido, leccandolo e facendole calare la tensione. La lingua roteante disegnò piccoli cerchi, diventando delle spirali nel punto più piacevole.
“Oh, sì Riky..”
La lingua, inarcandosi, scavò tra le sue labbra, con una generosa leccata.
“Magda…non stai facendo quello che ti ho chiesto però...” dissi mentre continuai a leccarla, tenendo quel bel culo più aperto possibile.
“Mi hai distratta…” sospirò. Non accettai repliche “…zitta…e succhia!”.
Percepii il suo sorriso, prima che allungasse la lingua tra i denti per toccare la punta del cazzo gommoso davanti al suo viso. La sua lingua si distese per poi ripiegarsi, facendolo dondolare lievemente, sospeso al vetro. La mia lingua salì, fino al suo ano: più vicino, più comodo. Lo leccai con avidità, seguendone la forma. Sentì il suo sospiro poco prima che la sua bocca, schiusa, circondasse il cazzo con le labbra.
Riafferrai il calice poggiato a terra, rovesciando quel poco liquido rimasto tra la mia lingua e il suo ano, per così poterlo leccare con più gusto. Sapevo che adorava vedermi bere tramite il suo corpo, infatti si scostò un attimo, per poi riprendere in bocca il cazzo, iniziando a succhiarlo.
Preso dalla foga di pulirla dal vino, la mia mano si infilò tra le sue cosce, poggiandosi e coprendo la sua figa, sotto la mia mano. Avvolgente. Magda lenta, in modo che i guardoni potessero vedere in modo chiaro, accarezzò con la lingua la superficie gommosa, con le labbra che scorrevano. Un mio schiaffetto colpì e vibrò sulla sua figa “...è bello bagnato il cazzo che stai leccando?”. Lei non rispose, sussultò. “Lo sto riempiendo di saliva, ma non basta. Vuoi aiutarmi tu?” disse poco dopo, rimanendo a pochi centimetri dal cazzo.
Senza ulteriori parole mi alzati, lasciando comunque la mano sulla sua figa. Il mio viso si affiancò al suo, godendomi per qualche istante la tua bocca succhiare e leccare quel cazzo finto. Il suo sguardo fisso sul mio. Le sorrisi, con malizia ed eccitazione. Poi la mia mano si poggiò sulla sua nuca, spingendola a fondo, facendo così sparire quel giocattolo dentro le tue labbra. Le mie dita tra i suoi capelli, strette, spinsero facendole toccare quasi con la punta del naso il vetro davanti a lei. Notai i suoi muscoli del collo diventare più rilassati, così da poter resistere fino in fondo a quella pressione. La saliva colò dalle sue labbra. Solo allora la feci sfilare, vedendola riprendere fiato. Una ragnatela di saliva unì, cadente, le sue labbra ansimanti e la cappella di gomma. Presi quel giocattolo con una mano, una presa forte, tenendo l’altra sempre tra i suoi capelli, mentre mi osservava. Simulai una sega, lenta, per spalmare meglio la saliva tra le vene finte. Spinsi la sua bocca sulla cappella, ma prima sputai sull’asta, colpendo anche la mia stessa mano.
Magda giocò un po’ con la lingua attorno alla punta, per poi sentirsi nuovamente premuta dalla testa verso il cazzo. Un altro sputo, colpendo anche le sue labbra, sempre più vicine alla mia mano. I suoi occhi erano carichi di eccitazione, mentre la incalzai“..era questo l’aiuto che chiedevi?”. Lei annuì con un lieve cenno.
Afferrai il suo mento, stringendolo. Per riflesso lei spalancò la bocca, tirando fuori la lingua. Dall’alto, a mia volta feci colare dalla mia lingua un rivolo di saliva, per finire con uno sputo, mentre staccai la ventosa dal vetro. La cappella finta scese lungo la sua schiena, su tutto il suo corpo, io di fianco a lei, finché non arrivò al suo fondoschiena, lì dove la mia lingua aveva bagnato per bene. Il suo sguardo, il suo sorriso. La sua espressione cambiò quando spinsi il cazzo finto, aprendo bene le natiche con l’altra mano, sia per aiutare che per vedere meglio. Magda sentiva la cappella di gomma premere. Il cazzo, schiacciato, affondò leggermente nel suo culo. Allungai il viso verso quella bella immagine. Un altro sputo carico di saliva uscì dalle mie labbra.
Nuovamente la mia mano prese il suo viso, lasciando colare altra saliva sulla sua lingua, per poi mischiarla con la mia. Mentre ci lasciammo andare ad un bacio, spinsi il cazzo finto più a fondo. Il lieve dolore soffocò tra le nostre lingue. Cominciai a farlo scivolare dentro e fuori. Percepii che ora la sensazione era solo di estremo piacere.
Sempre chinata in avanti, la girai di 180°, per poi spingere il suo fondoschiena verso quella porta finestra sempre esposta al mondo. La ventosa fece di nuovo presa. Il suo culo cominciò a muoversi in autonomia, come se fosse un cazzo vero, godendone a pieno. Un ulteriore bacio, poi mi staccai, portandomi davanti a lei, osservandola. In adorazione per quella scena, per quei movimenti, accarezzai il suo viso con il dorso della mano.
Poi uno schiaffo tuonò sulla sua guancia. Forte. Il rossore le riempì la gota. Mi guardò, con aria di sfida, fermandosi qualche istante. La mia mano avvolse il suo collo: “hai qualcosa da dirmi?” rispondendo così allo sguardo. Nessuna parola, se non il suo corpo che riprese a muoversi in autonomia sul cazzo di gomma.
Poi “..ancora!” Magda implorò. Non esitai, sempre con una mano stretta attorno al suo collo, l’altra si liberò e colpì più forte di prima sul viso. Anche se accusò il colpo, non smise di muoversi, anzi…il corpo si fece più audace contro il giocattolo.
Diedi uno sguardo fuori: l’uomo con il cane, fermo, immobile, rivolto verso di noi. L’altro, beh, l’altro si stava chiaramente masturbando con foga alla nostra vista. “Sei meglio di un film porno per loro questa sera…” dichiarai “..ma anche per me!”. A questa sentenza, il suo viso sorrise.
Un ulteriore mio schiaffo infuriò contro quel gesto di felicità, senza scalfirlo.
Quindi mi piazzai davanti a lei, tirando fuori il cazzo dai jeans, duro, pronto, nella mia mano. Lei non fece in tempo a dire “finalmente...” che la presi per i capelli, sempre china a scoparsi il cazzo di gomma, per farle arrivare un altro schiaffo.
Supplicante “posso toccarmi?” mi chiese. Non risposi, ma il mio consenso era chiaro, con il mio cazzo duro a pochi centimetri da lei. Non esitò: la sua mano sinistra si infilò tra le cosce, con il movimento del corpo sempre dondolante verso la portafinestra. Notai il suo viso cambiare nuovamente espressione ed un nuovo piacere impossessarsi di lei, aumentando l’intensità del gesto. Cominciai a masturbarmi, con foga. Il suo sguardo cominciò a saltare tra i miei occhi e la mia sega.
Un altro schiaffo. Serrai nuovamente le dita sul suo viso. “Lo vuoi in bocca, vero?” le chiesi, duro. “vorrei che mi venissi in bocca…” disse con voce ansimante. Quel suo desiderio mi portò a segarmi con estrema voracità, con i suoi capelli nella mia mano, tirandola un po’ in su, per esporre meglio i suoi seni alla mia vista. Sbattei la mia cappella contro i capezzoli, mentre i nostri occhi non persero il contatto. Lei mi sorrise, con le dita frenetiche sul clitoride, bagnate e precise.
Feci un passo indietro, portando il suo viso, sempre salda dai capelli, nuovamente vicino al mio cazzo. Provò, allungando la lingua, a toccarlo, ma non glielo permisi, continuando la mia sega a poca distanza da lei. La sua bocca si schiuse ancora di più, la lingua esposta. Pronta ad accogliermi.
In adorazione mi segai, se possibile, ancora più forte di prima. Godendo nel guardarla e nel vederla godere.
“sei la mia troia?” chiesi in un impeto di eccitazione. Magda non tardò “Sì, Riccardo. Sono la tua troia...”.
A queste parole seguì la sua foga crescente nel masturbarsi e scoparsi il tuo stesso culo contro il cazzo a ventosa, aumentando la forza e desiderio nella mia sega. Le dita scivolarono veloci, entrambi sui rispettivi sessi.
Poi densi schizzi sporcarono le sue labbra, mentre le sue gambe tremanti ed un urlo resero chiaro il suo orgasmo appena successivo al mio.
Ripresi fiato osservando le sue gambe instabili. Ferma. Marchiata. Restammo un attimo così, a riprendere vigore. Fuori, le sagome si muovevano nell’ombra. Slegai le tende, come un sipario a concludere lo spettacolo.
Ridendo “…vai a farti un’altra doccia”.
“Speravo di farla con te... ma magari trovo quello del palazzo di fronte" prendendomi in giro.
“…scema, non sei stata troppo concentrata su di lui…andiamo"
E mentre ci allontanavamo dal vetro, sapevamo che il vero centro di quella sera non erano stati gli sguardi da fuori, né il rischio, né l’esibizione.
Era quel feeling particolare.
Questo racconto, ideato a quattro mani, nasce col semplice intento di mettersi in gioco e disseminare piacere e fantasia. Per qualsiasi commento, curiosità, suggerimento, scrivete a norvegianwood8@protonmail.com (per chi volesse, ho anche telegram)
0
voti
voti
valutazione
0
0
Commenti dei lettori al racconto erotico