Che cos'è essere troia
di
RunningRiot
genere
etero
Sì, lo so, è normale: ognuna ha la sua versione dei fatti, la sua idea di cosa significhi. Io non pretendo di essere esaustiva, ma vorrei dire come la penso attraverso un racconto di pura fantasia. Chiarisco: sto parlando di una cosa che si sente dentro. Magari cominci a familiarizzarci da sola oppure a giocarci con le amiche dell’adolescenza: “Siamo b&s stasera, eh?”. Bitchy and slutty solo perché hai dei pantaloncini che mostrano un po’ di chiappa e hai messo il push up o non hai proprio messo niente: il tutto abbastanza di nascosto dalla mamma.
Sì, è chiaro. All'inizio sono piccole trasgressioni innocenti, con il piacere di farle ma anche con qualche senso di colpa. Poi piano piano ci arrivi, lo capisci. Vedi che qualche tua amica combina pure più di te. La invidi ma allo stesso tempo sai di avere un quid che loro non hanno o hanno solo in parte. Forse infrangi un tabù, o più di uno, e quella è una cosa che ti dà sempre più soddisfazione. Mi piacerebbe molto, prima o poi, scrivere un racconto su quel paio di momenti che mi hanno regalato questa consapevolezza, ma… ero minorenne, quindi rien a faire. Però un esempio per spiegare cosa è essere troia posso farlo. Non dico che sia proprio un paradigma, ma secondo me va bene.
Con qualche avvertenza. Essere troia è una condizione soggettiva. Lo decido io che lo sono, non i giudizi degli altri. Ne deriva che la scelta se manifestarmi o meno è tutta mia. Il discorso “se sei troia con quello lì, perché non con me?” è una stronzata che persino i boomer si vergognano a pronunciare, ormai. Inoltre: essere troia non significa esserlo h24 e 365/365. Si va molto a momenti, e non si sa nemmeno bene quando arrivino, questi momenti. Quello che ti accade intorno, molto spesso, non è indifferente. Oppure una mattina, come nel caso di questo racconto, ti svegli e ti senti addosso una carica di energia positiva, anche immotivata, ti va di socializzare, stare con la gente. Fai pensieri. È così che comincia. Dentro di te avverti una sensazione e sai che crescerà.
Tipo un ferragosto di pochi anni fa, l’ultimo passato con i miei. In cui avevo voglia di scopare e me ne sono fatta tre. Non male, ok, ma è del primo dei tre che parlerò adesso. Gli altri due incontri, se proprio vi interessa, sono stati a una festa. Banale, in fondo, no? Anche se sarebbe divertente raccontare di una serata in cui sono stata, inaspettatamente e incongruamente, sottona e predatrice al tempo stesso. Magari un'altra volta, però. Concentriamoci su una cosa sola.
Bene, è un po’ che faccio la brava, sono anche reduce dalle mie cose e… da un compleanno se non proprio triste un po’ sotto tono perché mia nonna era malata. Da qualche giorno però sono assalita dal demone. Prima ha conquistato il mio cervello, ora vuole espugnare il mio corpo. So che è inutile cercare di fermarlo, vincerà lui, come sempre. Intendo il demone, eh? Non quello che mi sta puntando.
Il tipo in questione, il suo nome è Vittorio, è peraltro pure un buon conoscente di mio padre. O meglio, è figlio di un suo collega. Ventinove anni e già sposato con un figlio a sua volta. In quella famiglia ci si sposa presto.
Sua moglie all'animazione in spiaggia con il bambino, io che passo al suo hotel. Venti minuti, non uno di più. Godo ancora al pensiero di come mi ha trattata e di come lo abbiamo deciso. Non è che non capiti mai che un ragazzo e una ragazza si mettano d’accordo via dm. Ma per essere due semi sconosciuti siamo stati non solo maiali, ma anche velocissimi.
Lui sostiene che si ricorda di me da quando avevo 10 anni (impossibile, a dieci anni non venivo qui in vacanza) e che vuole scoparmi da quando ne avevo 15 e lui 21. Non impossibile stavolta, ma difficile da credere. Semmai mia sorella, che è figa e ha appena un anno meno di lui. Io, onestamente, so chi è ma non me lo ricordo, né ricordo sguardi o tantomeno avances. Ci siamo visti in barca ieri con suo padre, sua moglie e il bimbo. Io ero con il mio di padre, mia sorella e il suo ragazzo.
Situazione tranquillissima, direte. Ed è vero. Ma sto Vittorio deve essere bello stressato, perché la sua signora dà l’impressione di essere una discreta scassacazzi. Un pompino ti aiuterebbe a rilassarti? Rido tra me e me pensando all’impossibilità della cosa e al fatto che non sono più di tanto interessata a lui, nemmeno da quel punto di vista. Piuttosto penso a chi ci sarà alla festa di domani sera e alla eventualità che ci sia qualcuno da cui valga la pena farsi dare una castigata. Ho già in testa l’outfit e ho già voglia di casino e di ragazzi che ci provano.
Insomma, durante il giro in barca, tra me e questo Vittorio, niente. Diversi scambi di sguardi, soprattutto quando la moglie porta il nanetto ad addormentarsi all’ombra, e nulla più. La sera stessa però mi trova su insta e mi scrive. Molti complimenti per le foto, molti complimenti per le gambe. Lo prendo un po' in giro per via della moglie ma è tutto abbastanza innocente, fino a quando mi gioco il jolly dal nulla ma quasi a botta sicura. "Tu vuoi scoparmi vero?". Riposta sua: "Dalla prima volta che ti ho vista”. “Un pedofilo!”, gli scrivo. So che esagera, a quindici anni non penso che potessi far gola a quelli della sua età. E se poi afferma di conoscermi da quando ne avevo dieci siamo proprio nella tragedia. “Ti confondi con mia sorella”, gli butto lì. So che anche questo è impossibile, siamo diversissime. “Assolutamente no, mi è sempre piaciuto il tuo viso d’angelo”, risponde. “Alla tua collezione di seduttore manca un viso d’angelo?”. “Ahahahah non sono un seduttore”. Da quanto abbia dei progetti su di me, tuttavia, è irrilevante. Ciò che conta è che li ha. Ed anche molto precisi. Ora.
“Tua moglie mi sente se ti mando un vocale?”. “Posso ascoltarlo". Nel messaggio gli dico una cosa un po’ arzigogolata tipo "un ammiratore di lunga data va premiato, e capiti proprio in un momento in cui mi va di distribuire premi". E poi le fotine: “ti piaccio con questo costume? in barca non potevo portarlo”. “E invece così che ne pensi?”: è un selfie stesa sul letto, dall’alto. Capelli biondi, schiena, sedere non più riparato dal peri del costume, già poco coprente di suo. Gambe allargate quel tanto che, se sul display si ingrandisce lo specchio davanti al letto, qualcosa si vede. È un lavoro di una certa difficoltà, sto selfie, non crediate. Si potrebbe fare meglio, è vero, ma sento qualcuno entrare in casa e la pianto con le fotine. Tanto, basta e avanza. Alla nostra chattata mancano solo i suoi commenti (non volgari, anche se avrei preferito qualcosa di più) e i dettagli utili per il giorno successivo.
Per raggiungerlo, con un gommone ci metterei niente, in macchina è uno strazio. Sta in un hotel molto fico, in uno dei cottage a strapiombo sul mare staccati dal corpo principale. Parto alle otto e mezza di mattina dicendo ai miei che vado a provare una spiaggia.
Lo avverto con un wa quando sono lì, non si sa mai. Apre, entrambi sappiamo che il tempo è poco. Gli dico “dammi un bicchiere di acqua fredda, muoio di sete”. Me lo dà, bevo. Fine dei convenevoli. Sono agguantabile, a portata di mano. Vestita da spiaggia, shorts e costume, chiaramente lo stesso della foto. Abbassa una coppa e mi strizza un seno, poi bacia, succhia, morde i miei capezzoli già duri. Gemo abbastanza esplicitamente. Anche di più quando mi tira giù gli shorts e il pezzo di sotto del costume e infila un dito dentro. È da ieri sera che ci penso, ho passato una notte agitata e quando sono scesa dalla macchina pulsavo. Sono strapronta e strabagnata. Lui indossa dei pantaloncini sportivi, è chiaro che non ha le mutande. Il cazzo gli dona il classico effetto-tendone. Lo scopro, lo impugno. In un altro momento gli farei un pompino, ma il tempo è tiranno. Sussurra “Cristo”, glielo stringo e miagolo “ti voglio”. Fine dei preliminari.
Lui in piedi e io in ginocchio su un divano. Una pecorina animale e selvaggia, di quelle che ti fanno ululare per 5 minuti e forse più. Lo sento proprio dilaniarmi anche se non è enorme. Con sculacciata e insulto, entrambi molto graditi. “Ma che zoccola, che zoccola!”. Che gli vuoi dire in un momento come questo? Puoi giusto piagnucolare “sì sono una zoccola!”. E gridare “no!” quando dice che vuole venirmi nel culo. Ma per il resto urlo, vado in loop con i miei “sì, così”, lo incito a fottermi.
Mammamia, davvero mammamia. È una cosa tutta di istinto, fisica, quasi non realizzo cosa succede. Sbrodolo e vengo praticamente due volte in 5 minuti. La prima quasi subito, un fulmine. La seconda più lunga, infinita, squassante, durante la quale mi sbatte con tutta la forza che ha. Nel mezzo tra la prima e la seconda, i suoi colpi di cazzo incessanti, carne che schiocca, ancora urla, ancora insulti. Mi sborra sulla schiena, scema io a non dirgli che poteva svuotarsi dentro, in quei momenti spesso non sei lucida, ma quel caldo sulla pelle ha comunque un suo perché.
Alla fine mi dice scherzando: "Ma sei sempre stata così troia?". E io: "Sì, sono nata così", mentre sono ancora in quella posizione a cercare di riprendermi. Parole folli, come è folle e ancora infoiato il primo pensiero che mi passa per la testa. Tipo fargli un pompino mentre la moglie sta facendo altro, ma comunque nei paraggi, vicina. Non perché la moglie mi abbia fatto qualcosa - con me è stata pure simpatica - ma perché sarebbe molto sporco.
Adesso invece non c’è neanche il tempo di far altro, se non pulirgli velocemente la punta del cazzo ancora mezzo gonfio che rischia di sgocciolare. Mentre lo faccio sento lo sperma che mi cola giù verso l’osso sacro. Meraviglioso. Dovrei ringraziare il Signore di avermi fatta così. Mi faccio passare una salvietta, lo bacio. “Adesso vai”, scappo. Venti minuti, non di più. Forse anche meno.
Subito dopo, a provare quella spiaggia ci vado davvero, non è un granché: troppo piccola, troppa gente. Nemmeno prendo il lettino, stendo il telo sulla sabbia e mi butto in mare. Lavo tutto via. Torno ad asciugarmi al sole, inizio a elaborare ciò che è successo. A partire dai messaggi di ieri sera per finire alla scopata. Non è stata una sveltina, è stato molto di più. Dal primo momento ho deciso di lasciarmi usare e lui mi ha usata, sono stata il suo buco, altro che viso d’angelo. La mia schiena è stata il suo deposito di seme, ma poteva esserlo qualsiasi altra parte del mio corpo. Poteva farlo, volendo. Poteva farmi un sacco di cose. Come avrei fatto ad oppormi davvero? Neanche l’avrei voluto. Santo cielo che puttana che sono stata, che puttana che sono. E’ stata questa la sensazione più forte, e infatti a pensarci mi eccito ancora. Meno male che di bagnato ho anche il costume. È stato fantastico. Lo rivoglio. Va via tra cinque giorni, come me. Il tempo ci sarebbe, l’incognita è se avrò l’occasione.
Domani per esempio potrei proporgli un pompino flash, tipo "servizio troia", e vedere se la situazione evolve. Oppure chiedergli di organizzarsi per una seconda sveltina. Naturalmente una cosa non esclude l'altra. La prospettiva di rivederlo mi diverte da morire, anche perché lui davvero non pensava che fossi così, e che lo fossi quasi da sempre. Vedeva in me la stessa creatura eterea di quando ero ragazzina, che bello, come mi vede tuttora mio padre. Forse dovevo dirgli “sì, vienimi nel culo” quando me l’ha chiesto. Ahahaha chissà che idea si sarebbe fatto di me, a dire il vero adesso un po’ mi andrebbe.
Boh, vedremo. Intanto vediamo cosa succede stasera, alla festa. Anche se ne ho appena fatta una, ho voglia di pazzie.
Sì, è chiaro. All'inizio sono piccole trasgressioni innocenti, con il piacere di farle ma anche con qualche senso di colpa. Poi piano piano ci arrivi, lo capisci. Vedi che qualche tua amica combina pure più di te. La invidi ma allo stesso tempo sai di avere un quid che loro non hanno o hanno solo in parte. Forse infrangi un tabù, o più di uno, e quella è una cosa che ti dà sempre più soddisfazione. Mi piacerebbe molto, prima o poi, scrivere un racconto su quel paio di momenti che mi hanno regalato questa consapevolezza, ma… ero minorenne, quindi rien a faire. Però un esempio per spiegare cosa è essere troia posso farlo. Non dico che sia proprio un paradigma, ma secondo me va bene.
Con qualche avvertenza. Essere troia è una condizione soggettiva. Lo decido io che lo sono, non i giudizi degli altri. Ne deriva che la scelta se manifestarmi o meno è tutta mia. Il discorso “se sei troia con quello lì, perché non con me?” è una stronzata che persino i boomer si vergognano a pronunciare, ormai. Inoltre: essere troia non significa esserlo h24 e 365/365. Si va molto a momenti, e non si sa nemmeno bene quando arrivino, questi momenti. Quello che ti accade intorno, molto spesso, non è indifferente. Oppure una mattina, come nel caso di questo racconto, ti svegli e ti senti addosso una carica di energia positiva, anche immotivata, ti va di socializzare, stare con la gente. Fai pensieri. È così che comincia. Dentro di te avverti una sensazione e sai che crescerà.
Tipo un ferragosto di pochi anni fa, l’ultimo passato con i miei. In cui avevo voglia di scopare e me ne sono fatta tre. Non male, ok, ma è del primo dei tre che parlerò adesso. Gli altri due incontri, se proprio vi interessa, sono stati a una festa. Banale, in fondo, no? Anche se sarebbe divertente raccontare di una serata in cui sono stata, inaspettatamente e incongruamente, sottona e predatrice al tempo stesso. Magari un'altra volta, però. Concentriamoci su una cosa sola.
Bene, è un po’ che faccio la brava, sono anche reduce dalle mie cose e… da un compleanno se non proprio triste un po’ sotto tono perché mia nonna era malata. Da qualche giorno però sono assalita dal demone. Prima ha conquistato il mio cervello, ora vuole espugnare il mio corpo. So che è inutile cercare di fermarlo, vincerà lui, come sempre. Intendo il demone, eh? Non quello che mi sta puntando.
Il tipo in questione, il suo nome è Vittorio, è peraltro pure un buon conoscente di mio padre. O meglio, è figlio di un suo collega. Ventinove anni e già sposato con un figlio a sua volta. In quella famiglia ci si sposa presto.
Sua moglie all'animazione in spiaggia con il bambino, io che passo al suo hotel. Venti minuti, non uno di più. Godo ancora al pensiero di come mi ha trattata e di come lo abbiamo deciso. Non è che non capiti mai che un ragazzo e una ragazza si mettano d’accordo via dm. Ma per essere due semi sconosciuti siamo stati non solo maiali, ma anche velocissimi.
Lui sostiene che si ricorda di me da quando avevo 10 anni (impossibile, a dieci anni non venivo qui in vacanza) e che vuole scoparmi da quando ne avevo 15 e lui 21. Non impossibile stavolta, ma difficile da credere. Semmai mia sorella, che è figa e ha appena un anno meno di lui. Io, onestamente, so chi è ma non me lo ricordo, né ricordo sguardi o tantomeno avances. Ci siamo visti in barca ieri con suo padre, sua moglie e il bimbo. Io ero con il mio di padre, mia sorella e il suo ragazzo.
Situazione tranquillissima, direte. Ed è vero. Ma sto Vittorio deve essere bello stressato, perché la sua signora dà l’impressione di essere una discreta scassacazzi. Un pompino ti aiuterebbe a rilassarti? Rido tra me e me pensando all’impossibilità della cosa e al fatto che non sono più di tanto interessata a lui, nemmeno da quel punto di vista. Piuttosto penso a chi ci sarà alla festa di domani sera e alla eventualità che ci sia qualcuno da cui valga la pena farsi dare una castigata. Ho già in testa l’outfit e ho già voglia di casino e di ragazzi che ci provano.
Insomma, durante il giro in barca, tra me e questo Vittorio, niente. Diversi scambi di sguardi, soprattutto quando la moglie porta il nanetto ad addormentarsi all’ombra, e nulla più. La sera stessa però mi trova su insta e mi scrive. Molti complimenti per le foto, molti complimenti per le gambe. Lo prendo un po' in giro per via della moglie ma è tutto abbastanza innocente, fino a quando mi gioco il jolly dal nulla ma quasi a botta sicura. "Tu vuoi scoparmi vero?". Riposta sua: "Dalla prima volta che ti ho vista”. “Un pedofilo!”, gli scrivo. So che esagera, a quindici anni non penso che potessi far gola a quelli della sua età. E se poi afferma di conoscermi da quando ne avevo dieci siamo proprio nella tragedia. “Ti confondi con mia sorella”, gli butto lì. So che anche questo è impossibile, siamo diversissime. “Assolutamente no, mi è sempre piaciuto il tuo viso d’angelo”, risponde. “Alla tua collezione di seduttore manca un viso d’angelo?”. “Ahahahah non sono un seduttore”. Da quanto abbia dei progetti su di me, tuttavia, è irrilevante. Ciò che conta è che li ha. Ed anche molto precisi. Ora.
“Tua moglie mi sente se ti mando un vocale?”. “Posso ascoltarlo". Nel messaggio gli dico una cosa un po’ arzigogolata tipo "un ammiratore di lunga data va premiato, e capiti proprio in un momento in cui mi va di distribuire premi". E poi le fotine: “ti piaccio con questo costume? in barca non potevo portarlo”. “E invece così che ne pensi?”: è un selfie stesa sul letto, dall’alto. Capelli biondi, schiena, sedere non più riparato dal peri del costume, già poco coprente di suo. Gambe allargate quel tanto che, se sul display si ingrandisce lo specchio davanti al letto, qualcosa si vede. È un lavoro di una certa difficoltà, sto selfie, non crediate. Si potrebbe fare meglio, è vero, ma sento qualcuno entrare in casa e la pianto con le fotine. Tanto, basta e avanza. Alla nostra chattata mancano solo i suoi commenti (non volgari, anche se avrei preferito qualcosa di più) e i dettagli utili per il giorno successivo.
Per raggiungerlo, con un gommone ci metterei niente, in macchina è uno strazio. Sta in un hotel molto fico, in uno dei cottage a strapiombo sul mare staccati dal corpo principale. Parto alle otto e mezza di mattina dicendo ai miei che vado a provare una spiaggia.
Lo avverto con un wa quando sono lì, non si sa mai. Apre, entrambi sappiamo che il tempo è poco. Gli dico “dammi un bicchiere di acqua fredda, muoio di sete”. Me lo dà, bevo. Fine dei convenevoli. Sono agguantabile, a portata di mano. Vestita da spiaggia, shorts e costume, chiaramente lo stesso della foto. Abbassa una coppa e mi strizza un seno, poi bacia, succhia, morde i miei capezzoli già duri. Gemo abbastanza esplicitamente. Anche di più quando mi tira giù gli shorts e il pezzo di sotto del costume e infila un dito dentro. È da ieri sera che ci penso, ho passato una notte agitata e quando sono scesa dalla macchina pulsavo. Sono strapronta e strabagnata. Lui indossa dei pantaloncini sportivi, è chiaro che non ha le mutande. Il cazzo gli dona il classico effetto-tendone. Lo scopro, lo impugno. In un altro momento gli farei un pompino, ma il tempo è tiranno. Sussurra “Cristo”, glielo stringo e miagolo “ti voglio”. Fine dei preliminari.
Lui in piedi e io in ginocchio su un divano. Una pecorina animale e selvaggia, di quelle che ti fanno ululare per 5 minuti e forse più. Lo sento proprio dilaniarmi anche se non è enorme. Con sculacciata e insulto, entrambi molto graditi. “Ma che zoccola, che zoccola!”. Che gli vuoi dire in un momento come questo? Puoi giusto piagnucolare “sì sono una zoccola!”. E gridare “no!” quando dice che vuole venirmi nel culo. Ma per il resto urlo, vado in loop con i miei “sì, così”, lo incito a fottermi.
Mammamia, davvero mammamia. È una cosa tutta di istinto, fisica, quasi non realizzo cosa succede. Sbrodolo e vengo praticamente due volte in 5 minuti. La prima quasi subito, un fulmine. La seconda più lunga, infinita, squassante, durante la quale mi sbatte con tutta la forza che ha. Nel mezzo tra la prima e la seconda, i suoi colpi di cazzo incessanti, carne che schiocca, ancora urla, ancora insulti. Mi sborra sulla schiena, scema io a non dirgli che poteva svuotarsi dentro, in quei momenti spesso non sei lucida, ma quel caldo sulla pelle ha comunque un suo perché.
Alla fine mi dice scherzando: "Ma sei sempre stata così troia?". E io: "Sì, sono nata così", mentre sono ancora in quella posizione a cercare di riprendermi. Parole folli, come è folle e ancora infoiato il primo pensiero che mi passa per la testa. Tipo fargli un pompino mentre la moglie sta facendo altro, ma comunque nei paraggi, vicina. Non perché la moglie mi abbia fatto qualcosa - con me è stata pure simpatica - ma perché sarebbe molto sporco.
Adesso invece non c’è neanche il tempo di far altro, se non pulirgli velocemente la punta del cazzo ancora mezzo gonfio che rischia di sgocciolare. Mentre lo faccio sento lo sperma che mi cola giù verso l’osso sacro. Meraviglioso. Dovrei ringraziare il Signore di avermi fatta così. Mi faccio passare una salvietta, lo bacio. “Adesso vai”, scappo. Venti minuti, non di più. Forse anche meno.
Subito dopo, a provare quella spiaggia ci vado davvero, non è un granché: troppo piccola, troppa gente. Nemmeno prendo il lettino, stendo il telo sulla sabbia e mi butto in mare. Lavo tutto via. Torno ad asciugarmi al sole, inizio a elaborare ciò che è successo. A partire dai messaggi di ieri sera per finire alla scopata. Non è stata una sveltina, è stato molto di più. Dal primo momento ho deciso di lasciarmi usare e lui mi ha usata, sono stata il suo buco, altro che viso d’angelo. La mia schiena è stata il suo deposito di seme, ma poteva esserlo qualsiasi altra parte del mio corpo. Poteva farlo, volendo. Poteva farmi un sacco di cose. Come avrei fatto ad oppormi davvero? Neanche l’avrei voluto. Santo cielo che puttana che sono stata, che puttana che sono. E’ stata questa la sensazione più forte, e infatti a pensarci mi eccito ancora. Meno male che di bagnato ho anche il costume. È stato fantastico. Lo rivoglio. Va via tra cinque giorni, come me. Il tempo ci sarebbe, l’incognita è se avrò l’occasione.
Domani per esempio potrei proporgli un pompino flash, tipo "servizio troia", e vedere se la situazione evolve. Oppure chiedergli di organizzarsi per una seconda sveltina. Naturalmente una cosa non esclude l'altra. La prospettiva di rivederlo mi diverte da morire, anche perché lui davvero non pensava che fossi così, e che lo fossi quasi da sempre. Vedeva in me la stessa creatura eterea di quando ero ragazzina, che bello, come mi vede tuttora mio padre. Forse dovevo dirgli “sì, vienimi nel culo” quando me l’ha chiesto. Ahahaha chissà che idea si sarebbe fatto di me, a dire il vero adesso un po’ mi andrebbe.
Boh, vedremo. Intanto vediamo cosa succede stasera, alla festa. Anche se ne ho appena fatta una, ho voglia di pazzie.
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