Tutti quei ragazzi (e quelle ragazze) - Marta

di
genere
etero

Ogni volta che me la racconto, la storia parte sempre dal momento in cui siamo scese da un taxi poco prima dell'alba, davanti alla sua casa ai margini di Kensington. Completamente sfatte, imbottite di sonno, alcol e stanchezza, sigarette illegali.

Pagare il tassista è stata un'impresa, anche se penso che la vera impresa sia stata non vomitargli in macchina. Trovare le chiavi nella borsa, pure quello è stato un bel problema. Non ci siamo messe a letto, ci siamo svenute sopra.

*****

Più olfatto che vista, profumo di verbena. Bagno in penombra, click, luce. Cazzo, spot troppo forti, click, di nuovo penombra. La prima cosa che faccio è curiosare sui flaconi sopra il lavandino. Colluttorio, pipì, carta igienica, sciacquone, sputare il colluttorio. No, un attimo. Specchio: sono seminuda. Ma…?

Torno in camera, resto in piedi a guardarla mentre si sveglia. Sbadiglia e si stiracchia come una gatta. “Mornin’…”, “Ehi”, “Che ore sono?”, “Boh”. Cazzo, sembra finta. Ho la testa che è un pallone, passerà. Forse dovrei farmi viva con i miei...

Mi inginocchio sul materasso, la osservo, mi distendo. Avrei giurato che anche lei si fosse addormentata vestita. Ha un coordinato bellissimo e, volendo pensare a queste cose, anche molto sexy. "Che fine hanno fatto i miei vestiti?". Si mette a ridere, le domando con gli occhi "perché ridi?", lei crolla sul cuscino.

*****

Non c'era un preciso dress code, però era pur sempre una festa. Diciamo che i miei pantaloni di tela bianca e soprattutto la maglietta del Tottenham di tre taglie più larga hanno destato più di una curiosità, ma forse qui non conoscono l'outfit da gelataia. Sembravo un “angelo bianco sponsorizzato”, mi ha detto un tizio che provava a rimorchiarmi. Era un po' viscido.

*****

Marta si è riaddormentata, respira a bocca aperta e le sue unghie decorate sembrano grattare il lenzuolo. La seguo a ruota nel regno di Morfeo.

*****

C'è una cosa che le dovrei chiedere, ma non mi viene in mente. Restiamo per un po’ in silenzio così, in attesa che i nostri cervelli carichino le app, se non proprio tutte, almeno buona parte.

*****

"E quindi? - le domando d'un tratto - a sto punto qual è la strategia?". C'è da concludere un discorso iniziato stanotte e che eravamo troppo fuori per portare a termine, chissà se lei se lo ricorda. Mi fa "eh?" e direi che no, non se lo ricorda. "Il tipo", aggiungo. "Ah... nessuna strategia, non mi pare interessato". Sì, questo me l'aveva già detto, vabbè.

*****

La conoscevo solo da un paio d'ore, ma avevo comunque accettato di accompagnarla a un party. Non avevo programmi e, soprattutto, preferivo di gran lunga la sua compagnia a quella dei miei compagni di corso. Quella sera eravamo in gruppo e lei era solo una delle tante e dei tanti, ma anche se non ci avevo parlato granché percepivo una bella intesa. Ci teneva a quel party perché, mi aveva poi confessato, ci sarebbe stato un ragazzo che le piace molto (come avrete capito, le è andata buca) ma non voleva andarci da sola.

*****

Dopo la versione “good girl”, verso la fine della festa ho conosciuto la sua versione “zombie”. A essere oneste, era un po’ come guardare in uno specchio. Ma nessuna delle due trovava la forza di dire all'altra "basta, voglio andar via". Alla fine mi sono decisa e le ho chiesto se le andava di dividere un taxi. Il tassista ha fatto storie ma ci ha prese. Dopo un po' lei ha tirato fuori un semplice "vieni da me?". Pur di trovare un letto l'avrei seguita all'inferno. Credo di non averle nemmeno risposto "sì", solo un assonnato segno di assenso.

*****

Durante un breve risveglio si è spogliata, mi ha spogliata: “Forse dovevo darti una maglietta". La mia, a quanto pare, puzzava. O forse è tifosa del Chelsea, chi lo sa. Dubito che se mi avesse dato qualcosa da mettere addosso sarei stata in grado di infilarmela. Non provo imbarazzo a stare così davanti a lei, ho passato una vita negli spogliatoi. Semmai ne provo quando mi sorprendo a guardarle le tette. In quel bra sono davvero strepitose, wow.

“Mah, figurati, dormo nuda…”, rispondo. Immediatamente dopo mi morderei la lingua per la confidenza non richiesta. “Allora ti potevo pure togliere queste ahahah", mi fa tendendo e poi lasciando andare l’elastico delle mie M&S. Mi dico che dovrei smetterla di lanciare occhiate clandestine alle sue tette e che lei se ne sarà sicuramente accorta, come ce ne accorgiamo tutte.

*****

In un angolo della cucina cerco qualche biscotto, arriva avvolta in un asciugamano enorme, i suoi piedi lasciano orme umide sul pavimento di legno e i suoi capelli sono raccolti in un turbante di spugna. Le domando scusa, senza pensarci ho usato l'accappatoio che ho trovato in bagno. Fa spallucce e sorride, dice che tanto usa sempre questo, indicando il telo che la copre fino alle cosce. Mi fa "Annalisa? Prima volevo dirti una cosa, credo che te la dirò adesso". Parla come se avesse preso la rincorsa. Le rivolgo uno sguardo interrogativo, ma la mia parte animale ha già intuito e il battito accelera un po'. "Annalisa io ti voglio", dice con lo stesso sorriso, anche se non posso fare a meno di notare come la voce si rompa un po' e lei si stringa ancor di più nell'asciugamano. Sono dettagli che raccontano di lei molto più di quanto possano fare le sue parole, i suoi occhi, il suo sorriso. Non ha detto "mi piaci", ha detto "ti voglio". C'è una tensione in lei che è visibile a occhio nudo, palpabile. Una tensione che mi attira. E c'è anche una decisione da prendere.

 *****

“Amica di Marta… italiana anche tu?”. Questo semplice approccio ieri sera mi ha fatto correre un brivido lungo la schiena. Sui 35-40 e con un sorriso freddo come il ghiaccio. Se non proprio la classica mano sul fuoco, qualcosa ci avrei scommesso: les integralista, più che integrale. Ho recitato la parte della svampita e ho fatto perdere le mie tracce. 

*****

Ci sono delle ragazze - tre, massimo quattro, Marta tra queste - cui non sarei mai stata capace di dire di no, neanche sotto tortura. Non so perché, ma è come se un impulso allo stesso tempo fisico e mentale mi abbia spinta tra le loro braccia. Con Marta, più che altro, la costante è stata quella di consegnarmi, anche la prima volta.

La prima volta però non sapevo nulla del perfetto contrasto tra quella voce così aggraziata e la risolutezza con cui ha lasciato scivolare giù l'asciugamano e ha mosso il primo passo. Non mi aspettavo niente di tutto questo, vederla avanzare nuda verso di me è stato un piccolo shock.

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È così vicina che posso vedere le piccole striature rosse nei suoi occhi nocciola. Sono di sasso, afasica e con mezzo biscotto in mano. Mi è capitato di proporre o chiedere sesso così, d'impulso. Ma quando succede a me resto sempre un po’ spiazzata. Ripete "ti voglio" - stavolta lo sussurra - e si toglie l'asciugamano dalla testa scuotendo i capelli, sorride. Guardo la sua bocca, quel sorriso. A un certo punto vedo solo il suo sorriso, sembra il gatto del Cheshire. Improvvisamente si fa seria: "Tu mi vuoi?". Non è una domanda che attende risposta, anzi. Il mio accappatoio crolla a terra come uno slip dress il sabato sera, la sua mano con le unghie decorate si accarezza il seno e subito dopo è già sul mio fianco prima che possa dire qualsiasi cosa. Accolgo le sue labbra sulle mie, mi bacia piano.

*****

Devo fare qualcosa, non posso cedere così. Devo parlare. Balbetto un "non so che dire...". Niente male per una che se ne sta lì con mezzo biscotto in mano, no? Se dicevo "credo che fuori sia una bella giornata" era lo stesso. Ci aggiungo anche una risatina da scema, come se ci fosse da ridere. Marta risponde "nemmeno io" e penso che la fase dialogata si possa chiudere qui. Però lei quello che doveva dire l'ha detto. Mi sembra di essere in iperventilazione, ma anche lei non è da meno, il suo seno si alza e si abbassa. Particolare interessante: non faccio nemmeno una mezza mossa per ristabilire le distanze tra noi.

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Tutto il resto è caos: dita, asciugamani, labbra, accappatoio, cosce, respiro. Il cuore mi batte in mezzo alle gambe, il mondo diventa viscido. Nulla è al suo posto finché non mi bacia sul serio. Ultimo sussulto di razionalità: mi sembra che tutta Londra ci guardi, nude, attraverso le finestre senza tende. Se ne accorge, sorride, "non ti preoccupare...", il suo dito è lì. Poi, senza alcun indugio né riguardo, entra. Ma con una leggerezza mai provata prima: ah… Conosco perfettamente l’esaltazione che deve darle il mio vagito. È la stessa che provo quando affondo il colpo e ospito il cazzo di uno sconosciuto nella gola: quel rantolo e quell'abbandono, mi danno un senso di vittoria. Molto spesso tengono gli occhi chiusi, come li ho io adesso. Prendimi, Marta, stavolta quella che ha vinto sei tu.

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A conti fatti, la nostra prima volta è stata veloce e travolgente. Io la ricordo così: le briciole del mezzo biscotto sotto un piede mentre mi portava sul divano, le dita che le serravano i capelli per tenerla lì, con la bocca sul mio collo, poi sul mio seno. Quando labbra e lingua hanno cominciato a scivolare verso il basso ho perso cognizione di tutto il resto.

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Un'immagine vivida: noi due riflesse nel 42", lei inginocchiata tra le mie gambe e io che ansimo con le braccia aperte come Cristo in croce e che cerco di aggrapparmi allo schienale del divano.

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Resteranno nella memoria la precisione chirurgica delle sue labbra, della sua lingua e del suo dito che fanno centro ad ogni colpo. La sua voce che mi fa “ti piace anche così, vero?” quando un secondo dito slitta dentro il mio lato B. La certezza assoluta che nei dintorni ci sia qualcuno che si domanda “chi è sta pazza che strilla ‘Marta’?”. E infine lei che commenta "wow" osservando il mio sfacelo, lei che domanda se mi è piaciuto: “Più o meno di Lewis?”.

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Mi aveva invitata a un concerto dalle sue parti, decisamente decentrate. Come sarebbe andata a finire l'ho capito quando prima dei bis ci siamo seduti per terra con due birre in mano. Lui contro il muro e io tra le sue gambe, appoggiata con la schiena al suo petto. Mi ha cinta e io mi sono lasciata andare. Da quel momento in poi non è stato più speriamo-che-mi-ospiti-e-magari-ci-scopo. Da quel momento in poi è stato io-questo-me-lo-scopo-senza-se-e-senza-ma. Ha capito il segnale e non ha nemmeno avuto bisogno di chiedermi se volessi restare a dormire da lui (cosa su cui in effetti contavo, non ero molto sicura su come tornare a casa, tanto che mi ero portata il cambio nello zainetto). È stato al tempo stesso tutto molto naturale e spontaneo da una parte e molto wham bam dall'altra: lingue in gola e mani sulle chiappe ancor prima di chiudere la porta di casa, messa a sedere su un tavolo con la chiarissima intenzione di farmi là sopra. Io con il giubbotto e il vestitino ancora addosso e il mio poco convinto "spogliamoci"; lui con la goffa fretta di un maschio arrapato che ti prende al volo, è subito tutto dentro e ti costringe a urlare. Per tutta la notte l'ho supplicato di fottermi, ma non ce n'era tanto bisogno: se io avevo voglia, lui ne aveva anche di più. Lewis non è uno che ti dà tante opportunità di scelta, ti gira e ti rigira, ti si fa con foga. Almeno con me è stato così e mi è piaciuto un sacco.

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Sostengo lo sguardo di Marta a metà tra l'ironico e il malizioso, anzi glielo restituisco e rido. Nei vocabolari delle risate, la definizione del mio "ahahahahah" è "ok, ci ho scopato". Nei vocabolari degli sguardi, invece, il suo significa "a che serve negare, e poi che male c'è". Non ci voleva molto, avevo disseminato troppi indizi. A partire dalla maglietta del Tottenham.

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È una cosa che ho in mente da quando siamo tornate a stenderci sul letto: le infilo il filtro della sigaretta nella fica e lo bagno. Sì tesoro, lo so che può dare fastidio. La accendo, incurante del fatto che a lei non piace che in casa si fumi. Attende che espiri la prima boccata e poi mi fa "sei una lurida troia" prima di infilarmi la lingua nell'esofago e piazzarmi la mano su una tetta. Per la verità traduco "lurida troia" quello che potrebbe essere anche "stronza di merda", è la prima volta che vengo definita "lousy bitch" e ammetto che mi dà un brivido. Mi esalta invece dirle che la "bitch" adesso vuole fumare aromatizzato e che lei, se proprio ci tiene, può leccarmela. La Annalisa-dom è una rarità, peccato che Marta non lo sappia.

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Avevo messo in programma una lunghissima esplorazione fronte/retro del suo corpo. Eseguo. Quando finisco non c’è millimetro di pelle che non abbia baciato, toccato e leccato. I suoi sapori mi hanno infradiciata. I suoi affanni, le sue contorsioni e il suo orgasmo finale mi hanno esaltata e stra-eccitata. Conosco il mio corpo, ecco perché conosco il suo meglio di qualsiasi altro maschio passato, presente e futuro. È così ovvio, in fondo.

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La parte dolce è durata un'infinità. Ora c'è la parte selvaggia e neanche quella dura poco. Qui capisco come questa ragazza morbida e aggraziata riesca ad essere al tempo stesso succube e indomabile. E assolutamente irrefrenabile quando oltrepassa un certo limite. Ci baciamo, penetriamo, supplichiamo, mordiamo, lecchiamo, insultiamo. Strusciamo i sessi, tiriamo i capelli, graffiamo schiene e tette. Obbedendo e costringendo a obbedire. Siamo languide e violente, ci facciamo anche male pur di provare piacere. Non avrei mai pensato di poter fare tutto questo con una ragazza né di poter dire e sentirmi dire tanti “sì!”, “fammi tutto”, “sono tua”.

*****

Le domando come si sarebbe comportata se le avessi detto no, risponde che era certa che non l'avrei fatto. Così però è troppo facile, la cosa più ovvia che mi viene in mente è che non avesse un piano B e che abbia agito di impulso. Però non glielo dico e lei, quasi voglia cambiare discorso, aggiunge che prima di venire a Londra aveva giusto mezzo pomiciato una volta con una sua amica. Mi racconta di una compagna di università che le ha bisbigliato all'orecchio "would you kiss a girl?" e di un'altra che, accorgendosi della sua faccia stupefatta, commentò quasi sarcastica "the magic of a whisper in the ear". Quella sera si era ritrovata nel letto proprio di questa seconda ragazza ripetendosi - piuttosto banalmente, è lei stessa ad ammetterlo - "ma perché non l’ho fatto prima".

Invece non è curiosa di conoscere la mia esperienza. Strano, mi dico, ma a volte siamo tutte egoriferite.

*****

Lo sfioramento dei nostri capezzoli è fortuito, però è elettrico. Marta lo rende volontario e ostentato: si prende il seno in mano e lo guida nello struscio. Non me l’hanno mai fatto, quegli scontri tra le nostre piccole sporgenze così sensibili diventano rapidamente travolgenti. Vorrei  finalmente dirle “hai delle tette bellissime” ma mi anticipa, sussurrandomelo tutta concentrata. Entrambe guardiamo là, al punto di contatto. Mi sostengo sulle braccia per consentirle di continuare mentre piagnucolo su quanto sia fantastico tutto ciò.
 
*****

- Perché vuoi parlare di Lewis?
- Perché credo che tu mi voglia dire qualcosa - rispondo.

Quando dice “l’altra sera un po’ me lo immaginavo che ci saresti finita a letto” non so interpretare né il suo sorriso ironico né il suo sguardo malizioso. Ma in fondo non mi interessa che lei lo sappia, ciò che semmai mi piacerebbe capire è perché abbia deciso di farmelo sapere. È stato tutto troppo sfacciato per essere casuale.

- Non era nei miei piani, ma tornando dal concerto ci siamo fatti prendere dalla passione... - le racconto facendo un po’ la vaga.
- Una cosa molto “ah-ah-ah”?
- Sì, esatto - rido.
- E dopo un po' "AH-AH-AH!", vero?

Non è quello che dice, è COME lo dice. Vuole che lo sappia, me lo sta rivelando. Non c’è neanche bisogno di chiederle "anche tu..?". Sì, anche lei, e probabilmente buona parte di quelle che erano con noi l'altra sera, mi rende noto. Non so dire se sia un’iperbole, comunque ne parla placida e senza tradire emozioni. In effetti, ripensandoci, mentre flirtavo con Lewis, un paio che mi guardavano male c'erano.

- Ti secca? - le domando.
- Cosa?
- Che ho scopato con Lewis?
- Sei matta?

Mi osserva sempre con quel sorrisino e con quell'aria inappuntabile che deve venirle naturale ovunque, qui a letto nude come nelle austere aule della London School of Economics. Poi di colpo diventa meno inappuntabile.

- È circonciso... - ridacchia.
- Ho notato...
- Bello selvaggio, eh?
- Abbastanza...
- Soprattutto quando te lo mette dietro…

Non ho avuto questo brivido. In compenso, se il suo “bello selvaggio” mi ha sorpresa e anche un po' divertita, la postilla così intima mi lascia sbigottita.

*****

Orario inglese ma cena italiana, e Dio sa se ne avevamo bisogno. Parla dopo una lunga masticazione di una forchettata aglio e olio, infrangendo di colpo una conversazione sulle nostre vite, sui nostri studi, sulle nostre passioni: “Una cosa mi ha fatta impazzire”. Le rivolgo un “uh?” e attendo. “Quando hai messo i talloni sul divano e ti sei aperta le ginocchia con le mani”. Ah sì? E io dov’ero? Però è vero che viviamo anche di questi piccoli-grandi particolari. Come quando si mordeva l’indice ripiegato su se stesso mentre mi concentravo sul suo grilletto, con uno sguardo che non si capiva se volesse ridere o trattenersi. Poi, di colpo, all’ennesimo colpo di lingua è scattata e si è lasciata andare. Ecco, quello ha fatto impazzire me, se lo vuoi sapere.

*****

Le chiedo se avrebbe mai pensato che tra noi sarebbe andata così, perché voglio sapere se… sì, insomma, quando ha cominciato a farci un pensierino. Dice di no, ma dice anche: “Ieri mattina a letto mi sono fatta un ditalino pensando a te. E vuoi sapere una cosa? Immaginavo che scopavamo esattamente lì, sul divano”. Rido, alla faccia della sincerità: “E io? Sono stata come immaginavi?”. “Anche di più”. Quando stamattina mi ha spogliata e si è spogliata non ha pensato nulla, assicura, era troppo cotta. Però mi racconta che, mentre facevo la doccia, sapermi nuda sotto l'acqua e che le sarebbe bastato aprire la porta del bagno, beh ... "Un po' mi sono toccata, dovevo farlo".

*****

Lei in piedi sul materasso, io inginocchiata che le bacio la pancia e il seno, la mia mano che fa il giro e la afferra in mezzo alle gambe. Non la penetro, voglio solo dirle che in questo momento è mia.

Sa di buono, sa di pulito, sa di voglia. La sua mano sui miei capelli, non emette un suono, dondola impercettibilmente, di tanto in tanto stringe. La mia lingua è bagnata di lei.

Geme piano con le mie labbra sul seno, geme più forte quando le succhio il capezzolo. Un urletto quando lo mordo. Mollo la presa, me lo porge come a dire "ancora".

Seduta sulla sua pancia, il braccio proteso all'indietro per portare la mano tra le sue gambe e penetrarla. Ha la testa reclinata all'indietro e gli occhi chiusi, le braccia protese entrambe per afferrare i miei seni. È abbandonata in una bellezza che non riesco a raccontare. Dondolo su di lei e spingo il bacino come se stessi prendendo cazzo, cerco meccanicamente il piacere nello sfregamento ma non più di tanto. Sono concentrata sulle reazioni del suo volto, sul suono che producono le mie dita nella sua cavità, persino sul dolore che mi provocano le sue mani. Ansima, Marta, ansima, gemi ogni volta che il mio doppio uncino affonda, agita le gambe, fammi vedere i tuoi occhi sbarrati. E stringi, fammi male.

La mia lingua che risale viscida: vagina, ano, colonna vertebrale, collo. Andata e ritorno, andata e ritorno. Chissà se anche a lei eccita quando ci sputano sopra. Le mie labbra sul suo orecchio sussurrano "ora ti sodomizzo". Faccio piano, all'ingresso del secondo dito lei emette un suono acuto e prolungato, come quello di un allarme o di una sirena, un suono che mi trapana il cervello. "È come il cazzo di Lewis?". Volta la testa per baciarmi e soffiare singhiozzi e sospiri nella mia bocca.

Un'altra new entry, scomposta. Ci precipitiamo dentro nemmeno io so come: il suo piede sulla mia faccia, il mio piede accanto alla sua. Le teste agli antipodi, le fiche in una forbice disperata, i corpi che si contorcono. Troppo lontane per baciarci o anche solo per tirarci i capelli. Ma adesso non conta, non è il momento di dare, è il momento di prendere. Siamo entrambe perse nella ricerca spasmodica ed egoista di quel piacere che ci fa vibrare e che ci manda in frantumi.

*****

- Con chi sei venuta la prima volta?- Con un ragazzo, su un pullman - risponde - un ditalino… Tu?- La prima volta con una ragazza. Sarebbe stata la seconda, se quel coglione su cui mi strusciavo non si fosse sborrato nei calzoni…- Ahahah, poveraccio. - Non chiamarlo così, era uno stronzo. 
Almeno adesso sa perché non le ho detto no.

*****

- Stanotte, dopo che ti sei addormentata, ti ho dato un bacio su un capezzolo, hai sorriso.

Ridacchia e si solleva dal materasso: quanti baci ci saremo date, mille? Da quelli che solo due ragazze si possono dare a quelli che nemmeno se una delle due fosse un satiro infoiato. Eppure, capisco che dentro di sé conserverà il ricordo di quel bacio sul mio capezzolo. Abbiamo tutte un cassetto segreto e chiuso a chiave dove tenere i ricordi migliori.

*****

Prima che lasciassi casa sua non ha voluto rinunciare all'ultima battuta: “Sei una puttana che va a lezione senza niente sotto… non metterti a scopare nei bagni ahahah”. Avevo declinato l'offerta di un paio di mutandine ma accettato una generosa spruzzata di deodorante sulla maglietta del Tottenham. E soprattutto avevo dovuto fermare la sua mano: "Ti prego, sono in ritardissimo...". Adesso, sulla metro, me la immagino chiusa con un'altra in un bagno dell'università. Considerata la solennità della LSE, forse è una follia. Ma pensandoci bene nemmeno poi tanto: io nei bagni dell'università un paio di bocchini li ho fatti e non è che la Sapienza sia la succursale di Sodoma e Gomorra. Arriva il crampetto. Mi alzo dal mio posto perché ho paura di bagnare la tela bianca e leggera dei pantaloni. È vero che faccio un errore ad andare a lezione così, devo calmarmi, speriamo bene.

*****

Sola, seduta sul mio letto, nuda dopo la doccia, con l'aria condizionata troppo alta che mi dà la pelle d'oca e mi indurisce i capezzoli. Chissà perché ho edulcorato, perché non le ho raccontato che un po’ ci contavo sin dall'inizio di restare da Lewis e magari finirci a letto. È un particolare da nulla, ma l'ho tenuto apposta per me. Ho sempre riservato la mia gelosia per cose più importanti, ma non sono mai riuscita a cancellare la mia competitività. Ogni tanto me ne vergogno, come adesso. Sei molto diversa da come ti immaginavo, Marta, ma in fondo sei come me. Entrambe graziose, brillanti e beneducate. Zoccole fino al midollo. Non l'avrei mai detto, ma probabilmente tu pensi lo stesso di me. Mia madre che chiama da Roma mi becca nell'istante esatto in cui appoggio sul grilletto il mio dito bagnato di saliva.

*****

Stasera sono uscita con Marta. È stata una specie di scusa un po' ipocrita per non finire subito a letto, anche se l'attrazione tra noi è arrivata a tal punto che dopo un po' avremmo potuto scopare in mezzo alla strada. Era senza bra e si notava, era un richiamo a mio beneficio esclusivo. Mi sono pure scoperta magnetizzata dal suo modo di ancheggiare e muovere le spalle. Quando l'ho conosciuta non ci avevo proprio fatto caso. Evidentemente, se ve le siete lappate e sforbiciate, le cose cambiano. L'altro giorno mi ha chiesto se usassi sex toys, le ho detto che è capitato ma non da sola. Non ne ho, al massimo ricorro a cose più artigianali ma nemmeno tanto spesso. Mi ha detto che per lei era lo stesso ma che avrebbe voluto usarlo con me, che pensava di comprarne uno. Non lo ha fatto. Non è che ci contassi molto e non è che la mancanza di un sex toy mi tolga qualcosa, però un pochino mi dispiace.

*****

Sola, seduta sul mio letto, nuda dopo la doccia, ma stavolta ho abbassato l'aria condizionata. Dovrei cominciare a prepararmi perché ho un'uscita con la mia classe, ma non riesco a non pensare alla notte scorsa. Non ho voglie particolari anzi, detto tra noi, sono anche abbastanza distrutta. Gliel'ho detto anche stamattina, prima di uscire per andare a lezione. Ho detto proprio "no, sono distrutta" per farle capire che non ne avevo più. Ha risposto ridendo "stavolta non scappi". Si è inginocchiata nuda davanti a me, una mano tra le mie gambe e l'altra tra le sue. Mi sono appoggiata al muro e ho chiuso gli occhi, ho sentito le mutandine scendere alle caviglie. Un altro ditalino, un'altra mangiata di fica, un altro orgasmo. Mi girava la testa, però non era vero che non ne avevo più. "Ci ho pensato, saresti perfetta per un quickie lesbo in un cesso". Ha sorriso.

È quel suo modo di fare che mi disorienta: ogni tanto mite e ogni tanto furia, ogni tanto indecisa e ogni tanto determinata in modo feroce. Mi disorienta e allo stesso tempo mi eccita. C'è stato un momento in cui mi si è fatta proprio come se fosse un maschio, con la stessa cattiveria e con la stessa voracità. E poi, prima di tornare dolce e arrendevole, si è vendicata della sodomia che le ho inferto obbligandomi a dire quanto mi piacessero le mie stesse lacrime.

*****

Mando un messaggio a Lewis e gli chiedo se domani sera vuole dormire con me. Mi soffermo sorridendo sull'ipocrisia di quel "dormire". Nell'attesa mi bagno, inzuppo il dito e lo succhio, ho un buon sapore. La risposta arriva quasi in contemporanea con un messaggio di Marta. Apro prima quello di Lewis.

*****

Faccio così perché mi piace e perché mi riesce benissimo dai tempi delle case senza genitori o dei parchi ormai deserti dove inginocchiarmi. Il suo cazzo in bocca, la sua consistenza e quel sapore così particolare. La mia lingua sulle palle di Lewis. La mano sulla nuca forse troppo presto, le sue spinte. Vorrei che mi serrasse i capelli tra le dita e li usasse come il filo di uno yo-yo, è una cosa che ho sempre adorato. 

Abbiamo cenato in un pub. Abbiamo camminato verso casa sua mano nella mano, senza il furore della prima notte. Adesso ci beviamo anche un’altra birra, con tutta calma. Ho voglia di scopare con un maschio. Anzi, essere scopata. Per dirla in francese: voglio sentire il cazzo, ma anche le mani e la forza. Allo stesso tempo però sono romantica, perché sono vestita esattamente come la prima notte, eccezion fatta per le mutandine. Ne ho solo un paio con me e sono nello zainetto. Sapevo che sarebbe arrivato quell'istante in cui avrei goduto più per la sua espressione sorpresa che per la sua mano tra le cosce, me lo pregustavo. 

*****

Lewis che interrompe la mia dolce cavalcata lingua in bocca e mi ribalta a pecora. Lewis che mi scopa con una violenza che mi mette paura e mi eccita e, chissà dove l’ha imparato, mi dà degli schiaffetti sulle chiappe che mi fanno godere quasi quanto l’avanti e indietro del suo schlong. Lewis che mi afferra per i capelli. Io che gli dico che è così che lo voglio. Io che avverto in fretta le contrazioni, io che supplico "sborrami dentro" giusto un momento prima di non capire più un cazzo. Sembra che mentre ti scopa gli salga il crimine, sta cosa mi manda fuori come un terrazzino, perdo letteralmente il lume della ragione.

*****

So che se ci provasse mi ribellerei e da parte mia ho troppa paura di chiederglielo, però vorrei proprio che mi inculasse ora, come ha inculato lei. Ho questo folle desiderio di subire quel dolore umiliante, quella prepotente prevaricazione. Di essere costretta a offrire la mia sottomissione più sconcia. Di pensare, come faccio sempre, "quanto sono troia", strillarglielo persino. Con Marta non l’ho fatto, è stata una cosa diversa. Sono stata piagnucolosa e remissiva, ma non mi sono sentita espropriata di me stessa.

*****

Dormo tra le sue braccia, lui non dorme. Una masturbazione nel sonno: un dito, due, un’altra anteprima del suo cazzo. You're shaking, you're so wet. Bagnata in modo indecente, aperta in modo osceno. Shag shag shag, come mi ha insegnato Marta. Scopare e riscopare ancora. Anzi, farmi scopare e riscopare ancora. Ogni tanto esce e me lo dà in bocca. Sì, cazzo, ho proprio un buon sapore. E anche lui. Non so se preferire che mi scopi la testa o la fica, ma per fortuna non devo decidere io, lascio che lo faccia lui, voglio che lo faccia lui. E lui decide sempre fica. Mi fa pure un po' male ma, Dio mio, sono nata per questo. Se anziché domandarmi se mi piace mi insultasse appena un po' sarebbe perfetto.

Cazzo duro e troppe sborrate alle spalle per arrivare in fretta. Si è preso il suo piacere più volte, tuttavia, come ogni ragazzo mediamente sano e arrapato, spinge per averne ancora. Ascolto il suo respiro pesante, vedo il suo sudore, ho gli occhi piantati nei suoi. Mi sta dando un godimento enorme e prolungato. Ha una determinazione feroce.

*****

E poi all'improvviso, come se fossi un'osservatrice esterna, la nitida visione di Marta al posto mio. La sua passività invece della mia, le sue cosce aperte e le sue gambe ripiegate invece delle mie. I suoi gemiti, ora delicati ora animaleschi, invece della mia lagna fastidiosa. Come se fosse la sua fica a essere dolorante e espugnata anziché la mia. Un miraggio, un ectoplasma. Qualcosa di incredibilmente vivo e reale.

È una nemesi, una vendetta del destino. Oppure, più semplicemente, un temporaneo intervallo di lucidità nella mia mente obnubilata. Qualunque cosa sia, la visione di Marta mostra in modo sintetico, brutale e insopportabile una cosa: lei non è qui e io stessa non sono dove vorrei essere.

*****

“Resta un altro po’ ", dice con una carezza. Lewis è capace di essere superdolce, altroché. Lo adoro. “Vorrei - mento - ma faccio tardi, devo andare a prendere le mie cose e portarle a casa di Marta”.

scritto il
2026-07-09
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