NY 1/2
di
RunningRiot
genere
etero
Sono con Phil e Vicky in un posto "giusto" a Seaport. Lei non la conosco bene, è la mia coinquilina ma mi sono trasferita a casa sua solo ieri sera. È qui per la stessa mia ragione, la scuola. È norvegese, una ragazzona. Io sono alta, lei lo è di più. Ed è pure bella piazzata e carina. Se vi piacciono le bonone, lei vi piace di sicuro. Phil invece non lo conosco per nulla, è proprio la prima volta che lo vedo. È un ragazzo che avrà un anno meno o un anno più di trenta, è il suo padrone di casa e da ieri sera anche il mio. È pure un bel ragazzo, con lo sguardo che ogni tanto si fa un po' triste o comunque malinconico. È quello che definiresti al volo un tipo gentile (lo è, infatti) e sensibile. Forse è un po' moscio, ma tutt'altro che un cretino. Uno a modo, come si dice. Con Vicky si conoscono, lei è qui già da un po', forse con me ci tiene a essere molto empatico perché mi vede per la prima volta. O forse è proprio fatto così. Però, anche se non fa nulla ma proprio nulla per darlo a vedere, chiunque si accorgerebbe da lontano un miglio che Vicky gli piace, e pure parecchio. Una ragazza se ne accorge e Vicky sono certa che se ne sia accorta.
Come al solito, il mio primo gin tonic finisce troppo presto. Mi alzo e vado al banco a chiederne un altro sorridendo al bartender e agitando il bicchiere. Lui sorride a sua volta e ammicca un po' come a dire "vedo che ti è piaciuto". Accanto a me c'è uno seduto su un trespolo che si gode la scena. Ha un completo da businessman, di quelli che vedi nei film. Ma poi, vallo a sapere. Ricambio lo sguardo per un attimo, non lo definirei eccessivamente figo, ecco, non da potersi permettere occhiate del genere.
Di colpo, senza nemmeno una scusa, tende la mano: "Ciao, io sono Seth". Cazzo, che voce. Non so che razza di sorriso gli rivolgo ma mi sento intimidita e come obbligata a rispondere. Molto più di quanto mi obblighi la semplice buona educazione: "Ciao, io sono Annalisa".
- Bell'inglese, non sei americana, vero?
- Italiana, Roma.
Stavolta mi dà un'occhiata mooolto strana, quasi scettica. Poi di colpo, e di nuovo senza nemmeno una scusa: "Pago io per lei e per i suoi amici", dice rivolto al bartender. Nello stesso momento: mano sul fianco. Una specie di scossa. Si può raccontare qualcosa di una mano su un fianco? Sì, si può raccontare tanto. Prima di tutto, è quella di uno sconosciuto, quella che teoricamente dovresti allontanare protestando e che invece lasci restare lì. In secondo luogo, anche se non stringe, è una di quelle prese che ti fanno pensare a un patito della fitness, della cura maniacale del proprio corpo, cosa che mentre è seduto non si vede ma che trasmette. Terzo, un'enorme sicurezza, enorme, trasmette anche quella. La sicurezza di uno che paga per te e i tuoi amici senza neanche chiederti "posso offrire?". Un altro si beccherebbe un sacrosanto “cazzo vuoi, giù le mani”, lui no. Per qualche istante respiro a fatica. By the way, un gin tonic 35 dollari, sono pazzi.
Mi fa sesso? No, molto peggio. Sono ormai rassegnata al fatto che quelli così mi mandano in demolizione il cervello, mi fanno sbroccare, mi fanno venire l'istinto di dirgli "ecco, queste sono le chiavi di Annalisa, facci quello che ti pare". È una cosa che avviene molto prima del sesso. Il sesso semmai è una delle opzioni, nemmeno la principale. Mi spiego: lo so perfettamente che il sesso è la SUA opzione principale, direi l'unica. Non sono mica scema, e poi conosco bene certe dinamiche. Però non è una di quelle sere al club, quando sono brilla o fatta e sulla fronte mi si accende il display "non c'è nessuno che mi mette a posto?". Eccheccazzo, ho preso solo un gin tonic, alcolemicamente parlando sono lucidissima. E non è nemmeno una di quelle sere in cui, che ne so, mi preparo prima di uscire e penso "stasera chissà chi mi mette le mani addosso". Lui le mani addosso me le ha già messe, se è per questo, ma la mia prima reazione è tutto tranne che fisica. Se vogliamo, ho anche un po' di paura: non che possa succedermi chissà cosa, qui dentro, la mia paura nasce dalla consapevolezza che con quelli come lui perdo il controllo delle mie azioni e dei miei pensieri, non è sempre una bella sensazione. Prima di riprendere in mano le redini di me stessa passano almeno un paio di minuti, e lui intanto...
Viene a sedersi con noi e mi guarda negli occhi tutto il tempo. Chiede, risponde, parla, è affabile con Vicky e Phil senza adulare, e ogni volta torna a puntare lo sguardo su di me. Niente di plateale, niente fuochi d'artificio, non ne ha bisogno. Traduco tra me e me il modo in cui si è presentato dal nulla: "Ciao io sono Seth". In realtà ha detto: "Ciao io sono Seth, sei mia anche se non lo sai, lascia i tuoi amici al più presto". Ecco, ora sono tornata in me e, almeno in linea teorica, la decisione spetterebbe a me. In realtà ho già deciso, anche se sarebbe più giusto dire che ha deciso lui al posto mio. Due sere prima di partire ho scopato, sesso occasionale e non particolarmente brillante, avevo promesso a me stessa che me ne sarei stata buona, niente genuflessioni davanti a una chiusura lampo, niente gambe spalancate dopo aver detto “però solo se hai un condom”. Ora invece mi riconosco espugnata dalle sue intenzioni, mai dichiarate ma evidentissime. Ora sì che mi fa sesso. Le sue parole sul più e sul meno mi fanno un sesso che nessuna frase da corteggiamento, per quanto diretta, farebbe mai. Quella mano sul fianco mi fa sesso più di qualunque mano tra le gambe. Era tutto già scritto nel momento in cui ha mosso quella mano e l’ha piazzata lì. Lui lo sapeva.
A CHE PIANO SIAMO? Non sono io ad andarmene via con lui, sono Vicky e Phil che chiamano un Uber e ci lasciano. Sotto lo sguardo di Seth dico loro "rimango a bere ancora uno". Se non sono scemi hanno capito... Parliamo, e parliamo abbastanza. Il tempo del secondo gin tonic e di un terzo. Ma non è il tipico la-troia-prima-falla-bere, e non è nemmeno la sua ora del pavone. Non ce n'è bisogno, entrambi sappiamo perfettamente come andrà a finire. Lui anzi parla poco di sé - quarantadue anni, origini irlandesi da parte di padre, famiglia che intuisco MOLTO agiata - e vuole sapere parecchio di me. È un gioco sottile di presa di possesso. O meglio, quella c'è già stata, adesso mi sta mostrando come si può esercitare il possesso senza arroganza ma con gentile fermezza. Come quando dice "andiamo". Dire che è una botta è poco, è un'esplosione: "let us get out of here", boom! Provateci voi a chiedere "dove?" quando siete un mucchietto di macerie fumanti.
In strada però mi investe la para di ciò che la gente può pensare osservandoci, cosa può pensare di me. Strano, non me ne frega mai un cazzo. È vero che ho degli shorts un po' sdruciti, ma ho delle scarpe di pregio, una borsa di pregio, persino una bellissima e asimmetrica maglietta di pregio. Non sono diversa da tante ragazze in giro, anzi – momento italian proud - sono pure abbinata meglio. Eppure, per qualche secondo mi sento una escort. È ovvio che non c'è nessun motivo valido se non le mie elucubrazioni, ma è così. Dio, pensandoci bene, e da sobria, è tutto talmente immorale... Se questa sensazione passa in fretta è solo grazie al suo modo di tenermi accanto, alla sua gestualità moderata e al suo parlare tranquillo e assertivo come se fosse, che ne so, il mio relatore della tesi. Persino il suo modo di cedermi il passo al portone trasuda controllo e correttezza formale, anche se non ci credo nemmeno per un attimo che l'impassibile portiere non sappia come stanno le cose. Il primo bacio arriva mentre si chiudono le porte dell'ascensore e quasi subito lo segue un dito che si fa strada nel cavallo degli shorts: scosta le mutandine e mi infilza. Veloce, sorprendente, spietato, come se davvero mi avesse comprata e il mio corpo fosse nella sua disponibilità totale. Chissà, magari c’è abituato. Ripeto: non sono scema ed è tutt'altro che la prima volta. Sapevo che sarebbe successo, magari non così in fretta, ed ero la prima a volerlo. Ma comunque la mia resa è assoluta, è proprio un crollo. Se ne accorgerebbe anche un ragazzino, figuriamoci lui quando ha sentito il suo dito slittarmi dentro senza nessunissimo problema. Potrebbe farmi qualsiasi cosa lì dentro. Lo vorrei, quasi. Quando apre la porta di casa lo vorrei anche di più.
Che Seth abbia il pieno comando della situazione lo dimostra, al contrario, la sua assoluta mancanza di fretta. Mi dice di accomodarmi e che torna subito. Mi riprendo, anche se mi sento l'umido tra le gambe e lo specchio mi conferma che il mondo, in questo momento, sa che non indosso il reggiseno, sotto la mia CK ho i capezzoli rampanti.
Poso la borsa ma non mi siedo, preferisco guardarmi intorno. La casa a una prima occhiata non è grandissima ma, avrò modo di rendermene conto, ha un bagno ENORME e un openspace vista su East River e Brooklin Bridge. Sarà il 40-50esimo piano, non saprei. La corsa in ascensore è stata molto lunga ma io ero, come dire, un po’ troppo fuori di testa per vedere cosa ha schiacciato. È uno spettacolo. Per qualche motivo ho l’impressione che non viva qui perché non c’è tantissima roba e, anche questo lo saprò dopo, ho ragione. Conosco il genere, uno scannatoio. Di extra-mega lusso, ma uno scannatoio.
Seth fa ritorno e con il suo "ne vuoi un po'?" me la offre come se fosse Coca Cola. Sono un po' indecisa, non dovrei, ma accetto, più che altro per sentirmi all'altezza. Prepara e mi porge una cannuccia, aspiro. Mentre lui fa altrettanto torno a concentrarmi sul posto in cui stiamo e su cosa siamo venuti a fare. Come sempre avviene in queste situazioni, mi eccito a pensare chissà quante se ne è portate qui e il basso ventre mi notifica una contrazione micidiale. Torno a piazzarmi davanti all'ampia vetrata e credo che la mia faccia parli da sola: non c’è bisogno che gli dica che tutto ciò che vedo è bellissimo né quali sono le mie voglie. Lui invece mi osserva con un sorrisino.
- Pensavo che fossi una prostituta…
- Non lo sono - gli rispondo di getto prima di lanciare un sospiro che sembra sia la prima volta che butto fuori l'aria da quando siamo entrati in casa.
- Lo so, l’ho capito quasi subito.
- Quando?
- Quando siamo andati a sederci con i tuoi amici.
- Perché?
- Eri troppo nervosa.
Sul dossier-escort non avevo tutti i torti, dunque. Impazzisco. L'idea che quella mano sul fianco e il tono delle sue parole dipendessero dal fatto che all'inizio mi considerava una puttana mi fa sbroccare ancora una volta. Il fatto che si sia reso conto dell'errore e che sia andato avanti lo stesso... beh, anche peggio. È evidente che siamo qui per scopare, ma a questo punto, se per qualche motivo imponderabile ciò non dovesse avvenire, credo che mi metterei a urlare. E quindi ok, non sarò una prostituta, ma la troia la so fare benissimo. Allento gli shorts e li lascio andare giù, senza sfilarli. Ci tengo che mi restino alle caviglie, è molto da zoccola che mi scopi con gli shorts alle caviglie. Ci tengo che mi si faccia in piedi, da dietro, è molto da bitch del sabato sera. Che sia la parete del cesso di una disco o la vetrata di un tower luxury apartment non cambia molto. Ci tengo. È molto da me, soprattutto se lo chiedo con questi shorts abbassati su scarpe da cinquecento euro. Non so se sia anche il suo, ma di sicuro è il mio playground, è così che desidero essere trattata.
Seth si avvicina e mi sfila la maglietta.
- Sei bellissima, hai un corpo perfetto.- Non è vero, è troppo magro.
- Allora diciamo che hai un corpo perfetto per me.
Altra scarica elettrica lì in basso, le mutandine sono andate e vorrei tanto togliermi anche quelle. Più forte è però il desiderio che lo faccia lui. Mi tende la mano, immagino per portarmi su un letto o su un divano. La ignoro e gli sorrido. Giro su me stessa e appoggio le mani sul vetro, volto la faccia e gli sorrido ancora. Qui, Seth, qui, è l'unica richiesta che ti faccio. Prima di ricominciare a guardare fuori, l'ultima cosa che vedo di lui è che si toglie la giacca e la lascia cadere sul pavimento. Apprezzo molto la calma con cui si avvicina, l'eccitante delicatezza con cui mi bacia sulla schiena, mi sfiora il seno, mi abbassa le mutandine. Eccolo, il vero momento del pieno possesso: senza esserselo neanche tirato fuori mi sta già penetrando. Lo so, lo sento, non ho neanche la voglia di domandarmi come ce l'ha o la curiosità di sapere chissà come mi scopa. Lo sta già facendo. La sua lentezza mi dà il tempo di rabbrividire, gonfiarmi del desiderio della sua carne, godermi ancora una volta il panorama. La vista è davvero fantastica, aaah...! Delicato ma tutto dentro alla prima spinta. Cazzo, sapevo di essere aperta e pronta, ma non così.
CLUBBING. A casa ci torno verso le dieci e mezza, Vicky non c'è. Lo specchio del bagno mi rimanda l'immagine di una faccia un po' stanca e di una ciocca ribelle impiastricciata di sperma. Dopo la seconda "nevicata" c'è stata la seconda volta, ed è in quel modo che ha finito di giustiziarmi, per il suo volere e per il mio piacere: spunk shower. Petto, guancia e capelli, però pensavo di essermi sciacquata meglio. Ho fatto tutto il viaggio in metropolitana così, chissà se qualcuno ci ha fatto caso. Lavo via l'ultima traccia fisica di Seth, quello che non riesco a cacciare via sono il suo corpo, le sue mani, il suo cazzo. E i suoi apprezzamenti. Quelli più gentili gonfiano il mio ego, quelli più volgari mi ronzano ancora nelle orecchie come i rantoli di un maschio che ti innaffia. Non sarò una prostituta ma sono una troia, Seth, piaciuto il bocchino? No, le italiane non sono tutte così.
La mattina dopo trovo Vicky in cucina già pronta per andare a lezione. Io comincio fra tre giorni, tre giorni da turista.
- Che hai fatto ieri sera? Sei tornata presto - domanda.- Siamo rimasti lì a bere, ho bevuto troppo e mangiato niente.
- Siete rimasti lì?
- Sì, tu che hai fatto, sei uscita con Phil?
- Con Phil e... altre due amiche, una la conoscerai, è della scuola. Che strano tipo quello, vero?
- Mi ha detto che lavora nella finanza, deve avere miliardi di dollari.
- Ci ha provato?
- No, credo che gli bastasse esibire quanto è figo, e lo è...
- Stasera andiamo a ballare, tu lo rivedi?
- Non lo so, potrebbe pure chiamarmi per stasera, mi ha detto che era libero.
- È libero?
- Non in quel senso, credo, non escludo sia sposato o robe così.
- Non ti importa?
- Se mi invita a cena, no.
- Giusto. Fatti portare in un posto extra cool ahahahah.
- Vediamo prima se mi chiama…
- Da quanto non fai sesso?
- Eh?
- Ho detto: da quanto non fai sesso.
- Ahahahah… oh, beh, quattro mesi, forse cinque.
- Un recap non fa mai male.
Le ho mentito su tutta la linea, non solo su Seth, del quale comunque non mi va di parlarle. Le ho mentito perché sono rimasta spiazzata dal suo tono un po’ “aggressive”, nonostante mi domandasse le cose con il sorriso. Non mi sono ancora fatta un’idea su Vicky, forse è solo estroversa, forse… boh.
Attendo tutto il giorno, ma l'invito per il posto extra cool non arriva. Un po' sono delusa, un po' mi dico che vabbè, sticazzi, se non altro mi sono fatta una scopata di due ore in un appartamento da urlo. Il club in cui mi portano non è proprio come mi aspettavo ma è comunque un posto notevole. Dopo avere rotto gli argini con Seth commetto imprudenze che non dovrei commettere, cedo all’euforia del contesto: mi faccio tantissimo e accetto tutto quello che, con circospezione ossessiva, mi viene offerto. Diventa ben presto una serata-devasto, di quelle in cui normalmente combino roba. Dopo tempo immemore, invece, stavolta non succede niente, anche se mi bacio con un ragazzo e con un altro ci infiliamo le mani dentro la biancheria intima. Potrebbe essere l'inizio di un Grande Amore ma vengo spinta via ridendo da Chantal, un'amica di Vicky, quella che frequenta la nostra stessa scuola. Non so se lo fa per evitare guai o perché aveva lei la precedenza. Non farà roba nemmeno lei, comunque, ma passiamo la notte a farci scherzi, giochi provocatorii da zoccolette e a sghignazzare come matte. Non ho nemmeno idea di come torno a casa e di chi mi ci riporta, ma qualche anima pia lo fa. Verso l'alba, credo.
CONTINUA
Come al solito, il mio primo gin tonic finisce troppo presto. Mi alzo e vado al banco a chiederne un altro sorridendo al bartender e agitando il bicchiere. Lui sorride a sua volta e ammicca un po' come a dire "vedo che ti è piaciuto". Accanto a me c'è uno seduto su un trespolo che si gode la scena. Ha un completo da businessman, di quelli che vedi nei film. Ma poi, vallo a sapere. Ricambio lo sguardo per un attimo, non lo definirei eccessivamente figo, ecco, non da potersi permettere occhiate del genere.
Di colpo, senza nemmeno una scusa, tende la mano: "Ciao, io sono Seth". Cazzo, che voce. Non so che razza di sorriso gli rivolgo ma mi sento intimidita e come obbligata a rispondere. Molto più di quanto mi obblighi la semplice buona educazione: "Ciao, io sono Annalisa".
- Bell'inglese, non sei americana, vero?
- Italiana, Roma.
Stavolta mi dà un'occhiata mooolto strana, quasi scettica. Poi di colpo, e di nuovo senza nemmeno una scusa: "Pago io per lei e per i suoi amici", dice rivolto al bartender. Nello stesso momento: mano sul fianco. Una specie di scossa. Si può raccontare qualcosa di una mano su un fianco? Sì, si può raccontare tanto. Prima di tutto, è quella di uno sconosciuto, quella che teoricamente dovresti allontanare protestando e che invece lasci restare lì. In secondo luogo, anche se non stringe, è una di quelle prese che ti fanno pensare a un patito della fitness, della cura maniacale del proprio corpo, cosa che mentre è seduto non si vede ma che trasmette. Terzo, un'enorme sicurezza, enorme, trasmette anche quella. La sicurezza di uno che paga per te e i tuoi amici senza neanche chiederti "posso offrire?". Un altro si beccherebbe un sacrosanto “cazzo vuoi, giù le mani”, lui no. Per qualche istante respiro a fatica. By the way, un gin tonic 35 dollari, sono pazzi.
Mi fa sesso? No, molto peggio. Sono ormai rassegnata al fatto che quelli così mi mandano in demolizione il cervello, mi fanno sbroccare, mi fanno venire l'istinto di dirgli "ecco, queste sono le chiavi di Annalisa, facci quello che ti pare". È una cosa che avviene molto prima del sesso. Il sesso semmai è una delle opzioni, nemmeno la principale. Mi spiego: lo so perfettamente che il sesso è la SUA opzione principale, direi l'unica. Non sono mica scema, e poi conosco bene certe dinamiche. Però non è una di quelle sere al club, quando sono brilla o fatta e sulla fronte mi si accende il display "non c'è nessuno che mi mette a posto?". Eccheccazzo, ho preso solo un gin tonic, alcolemicamente parlando sono lucidissima. E non è nemmeno una di quelle sere in cui, che ne so, mi preparo prima di uscire e penso "stasera chissà chi mi mette le mani addosso". Lui le mani addosso me le ha già messe, se è per questo, ma la mia prima reazione è tutto tranne che fisica. Se vogliamo, ho anche un po' di paura: non che possa succedermi chissà cosa, qui dentro, la mia paura nasce dalla consapevolezza che con quelli come lui perdo il controllo delle mie azioni e dei miei pensieri, non è sempre una bella sensazione. Prima di riprendere in mano le redini di me stessa passano almeno un paio di minuti, e lui intanto...
Viene a sedersi con noi e mi guarda negli occhi tutto il tempo. Chiede, risponde, parla, è affabile con Vicky e Phil senza adulare, e ogni volta torna a puntare lo sguardo su di me. Niente di plateale, niente fuochi d'artificio, non ne ha bisogno. Traduco tra me e me il modo in cui si è presentato dal nulla: "Ciao io sono Seth". In realtà ha detto: "Ciao io sono Seth, sei mia anche se non lo sai, lascia i tuoi amici al più presto". Ecco, ora sono tornata in me e, almeno in linea teorica, la decisione spetterebbe a me. In realtà ho già deciso, anche se sarebbe più giusto dire che ha deciso lui al posto mio. Due sere prima di partire ho scopato, sesso occasionale e non particolarmente brillante, avevo promesso a me stessa che me ne sarei stata buona, niente genuflessioni davanti a una chiusura lampo, niente gambe spalancate dopo aver detto “però solo se hai un condom”. Ora invece mi riconosco espugnata dalle sue intenzioni, mai dichiarate ma evidentissime. Ora sì che mi fa sesso. Le sue parole sul più e sul meno mi fanno un sesso che nessuna frase da corteggiamento, per quanto diretta, farebbe mai. Quella mano sul fianco mi fa sesso più di qualunque mano tra le gambe. Era tutto già scritto nel momento in cui ha mosso quella mano e l’ha piazzata lì. Lui lo sapeva.
A CHE PIANO SIAMO? Non sono io ad andarmene via con lui, sono Vicky e Phil che chiamano un Uber e ci lasciano. Sotto lo sguardo di Seth dico loro "rimango a bere ancora uno". Se non sono scemi hanno capito... Parliamo, e parliamo abbastanza. Il tempo del secondo gin tonic e di un terzo. Ma non è il tipico la-troia-prima-falla-bere, e non è nemmeno la sua ora del pavone. Non ce n'è bisogno, entrambi sappiamo perfettamente come andrà a finire. Lui anzi parla poco di sé - quarantadue anni, origini irlandesi da parte di padre, famiglia che intuisco MOLTO agiata - e vuole sapere parecchio di me. È un gioco sottile di presa di possesso. O meglio, quella c'è già stata, adesso mi sta mostrando come si può esercitare il possesso senza arroganza ma con gentile fermezza. Come quando dice "andiamo". Dire che è una botta è poco, è un'esplosione: "let us get out of here", boom! Provateci voi a chiedere "dove?" quando siete un mucchietto di macerie fumanti.
In strada però mi investe la para di ciò che la gente può pensare osservandoci, cosa può pensare di me. Strano, non me ne frega mai un cazzo. È vero che ho degli shorts un po' sdruciti, ma ho delle scarpe di pregio, una borsa di pregio, persino una bellissima e asimmetrica maglietta di pregio. Non sono diversa da tante ragazze in giro, anzi – momento italian proud - sono pure abbinata meglio. Eppure, per qualche secondo mi sento una escort. È ovvio che non c'è nessun motivo valido se non le mie elucubrazioni, ma è così. Dio, pensandoci bene, e da sobria, è tutto talmente immorale... Se questa sensazione passa in fretta è solo grazie al suo modo di tenermi accanto, alla sua gestualità moderata e al suo parlare tranquillo e assertivo come se fosse, che ne so, il mio relatore della tesi. Persino il suo modo di cedermi il passo al portone trasuda controllo e correttezza formale, anche se non ci credo nemmeno per un attimo che l'impassibile portiere non sappia come stanno le cose. Il primo bacio arriva mentre si chiudono le porte dell'ascensore e quasi subito lo segue un dito che si fa strada nel cavallo degli shorts: scosta le mutandine e mi infilza. Veloce, sorprendente, spietato, come se davvero mi avesse comprata e il mio corpo fosse nella sua disponibilità totale. Chissà, magari c’è abituato. Ripeto: non sono scema ed è tutt'altro che la prima volta. Sapevo che sarebbe successo, magari non così in fretta, ed ero la prima a volerlo. Ma comunque la mia resa è assoluta, è proprio un crollo. Se ne accorgerebbe anche un ragazzino, figuriamoci lui quando ha sentito il suo dito slittarmi dentro senza nessunissimo problema. Potrebbe farmi qualsiasi cosa lì dentro. Lo vorrei, quasi. Quando apre la porta di casa lo vorrei anche di più.
Che Seth abbia il pieno comando della situazione lo dimostra, al contrario, la sua assoluta mancanza di fretta. Mi dice di accomodarmi e che torna subito. Mi riprendo, anche se mi sento l'umido tra le gambe e lo specchio mi conferma che il mondo, in questo momento, sa che non indosso il reggiseno, sotto la mia CK ho i capezzoli rampanti.
Poso la borsa ma non mi siedo, preferisco guardarmi intorno. La casa a una prima occhiata non è grandissima ma, avrò modo di rendermene conto, ha un bagno ENORME e un openspace vista su East River e Brooklin Bridge. Sarà il 40-50esimo piano, non saprei. La corsa in ascensore è stata molto lunga ma io ero, come dire, un po’ troppo fuori di testa per vedere cosa ha schiacciato. È uno spettacolo. Per qualche motivo ho l’impressione che non viva qui perché non c’è tantissima roba e, anche questo lo saprò dopo, ho ragione. Conosco il genere, uno scannatoio. Di extra-mega lusso, ma uno scannatoio.
Seth fa ritorno e con il suo "ne vuoi un po'?" me la offre come se fosse Coca Cola. Sono un po' indecisa, non dovrei, ma accetto, più che altro per sentirmi all'altezza. Prepara e mi porge una cannuccia, aspiro. Mentre lui fa altrettanto torno a concentrarmi sul posto in cui stiamo e su cosa siamo venuti a fare. Come sempre avviene in queste situazioni, mi eccito a pensare chissà quante se ne è portate qui e il basso ventre mi notifica una contrazione micidiale. Torno a piazzarmi davanti all'ampia vetrata e credo che la mia faccia parli da sola: non c’è bisogno che gli dica che tutto ciò che vedo è bellissimo né quali sono le mie voglie. Lui invece mi osserva con un sorrisino.
- Pensavo che fossi una prostituta…
- Non lo sono - gli rispondo di getto prima di lanciare un sospiro che sembra sia la prima volta che butto fuori l'aria da quando siamo entrati in casa.
- Lo so, l’ho capito quasi subito.
- Quando?
- Quando siamo andati a sederci con i tuoi amici.
- Perché?
- Eri troppo nervosa.
Sul dossier-escort non avevo tutti i torti, dunque. Impazzisco. L'idea che quella mano sul fianco e il tono delle sue parole dipendessero dal fatto che all'inizio mi considerava una puttana mi fa sbroccare ancora una volta. Il fatto che si sia reso conto dell'errore e che sia andato avanti lo stesso... beh, anche peggio. È evidente che siamo qui per scopare, ma a questo punto, se per qualche motivo imponderabile ciò non dovesse avvenire, credo che mi metterei a urlare. E quindi ok, non sarò una prostituta, ma la troia la so fare benissimo. Allento gli shorts e li lascio andare giù, senza sfilarli. Ci tengo che mi restino alle caviglie, è molto da zoccola che mi scopi con gli shorts alle caviglie. Ci tengo che mi si faccia in piedi, da dietro, è molto da bitch del sabato sera. Che sia la parete del cesso di una disco o la vetrata di un tower luxury apartment non cambia molto. Ci tengo. È molto da me, soprattutto se lo chiedo con questi shorts abbassati su scarpe da cinquecento euro. Non so se sia anche il suo, ma di sicuro è il mio playground, è così che desidero essere trattata.
Seth si avvicina e mi sfila la maglietta.
- Sei bellissima, hai un corpo perfetto.- Non è vero, è troppo magro.
- Allora diciamo che hai un corpo perfetto per me.
Altra scarica elettrica lì in basso, le mutandine sono andate e vorrei tanto togliermi anche quelle. Più forte è però il desiderio che lo faccia lui. Mi tende la mano, immagino per portarmi su un letto o su un divano. La ignoro e gli sorrido. Giro su me stessa e appoggio le mani sul vetro, volto la faccia e gli sorrido ancora. Qui, Seth, qui, è l'unica richiesta che ti faccio. Prima di ricominciare a guardare fuori, l'ultima cosa che vedo di lui è che si toglie la giacca e la lascia cadere sul pavimento. Apprezzo molto la calma con cui si avvicina, l'eccitante delicatezza con cui mi bacia sulla schiena, mi sfiora il seno, mi abbassa le mutandine. Eccolo, il vero momento del pieno possesso: senza esserselo neanche tirato fuori mi sta già penetrando. Lo so, lo sento, non ho neanche la voglia di domandarmi come ce l'ha o la curiosità di sapere chissà come mi scopa. Lo sta già facendo. La sua lentezza mi dà il tempo di rabbrividire, gonfiarmi del desiderio della sua carne, godermi ancora una volta il panorama. La vista è davvero fantastica, aaah...! Delicato ma tutto dentro alla prima spinta. Cazzo, sapevo di essere aperta e pronta, ma non così.
CLUBBING. A casa ci torno verso le dieci e mezza, Vicky non c'è. Lo specchio del bagno mi rimanda l'immagine di una faccia un po' stanca e di una ciocca ribelle impiastricciata di sperma. Dopo la seconda "nevicata" c'è stata la seconda volta, ed è in quel modo che ha finito di giustiziarmi, per il suo volere e per il mio piacere: spunk shower. Petto, guancia e capelli, però pensavo di essermi sciacquata meglio. Ho fatto tutto il viaggio in metropolitana così, chissà se qualcuno ci ha fatto caso. Lavo via l'ultima traccia fisica di Seth, quello che non riesco a cacciare via sono il suo corpo, le sue mani, il suo cazzo. E i suoi apprezzamenti. Quelli più gentili gonfiano il mio ego, quelli più volgari mi ronzano ancora nelle orecchie come i rantoli di un maschio che ti innaffia. Non sarò una prostituta ma sono una troia, Seth, piaciuto il bocchino? No, le italiane non sono tutte così.
La mattina dopo trovo Vicky in cucina già pronta per andare a lezione. Io comincio fra tre giorni, tre giorni da turista.
- Che hai fatto ieri sera? Sei tornata presto - domanda.- Siamo rimasti lì a bere, ho bevuto troppo e mangiato niente.
- Siete rimasti lì?
- Sì, tu che hai fatto, sei uscita con Phil?
- Con Phil e... altre due amiche, una la conoscerai, è della scuola. Che strano tipo quello, vero?
- Mi ha detto che lavora nella finanza, deve avere miliardi di dollari.
- Ci ha provato?
- No, credo che gli bastasse esibire quanto è figo, e lo è...
- Stasera andiamo a ballare, tu lo rivedi?
- Non lo so, potrebbe pure chiamarmi per stasera, mi ha detto che era libero.
- È libero?
- Non in quel senso, credo, non escludo sia sposato o robe così.
- Non ti importa?
- Se mi invita a cena, no.
- Giusto. Fatti portare in un posto extra cool ahahahah.
- Vediamo prima se mi chiama…
- Da quanto non fai sesso?
- Eh?
- Ho detto: da quanto non fai sesso.
- Ahahahah… oh, beh, quattro mesi, forse cinque.
- Un recap non fa mai male.
Le ho mentito su tutta la linea, non solo su Seth, del quale comunque non mi va di parlarle. Le ho mentito perché sono rimasta spiazzata dal suo tono un po’ “aggressive”, nonostante mi domandasse le cose con il sorriso. Non mi sono ancora fatta un’idea su Vicky, forse è solo estroversa, forse… boh.
Attendo tutto il giorno, ma l'invito per il posto extra cool non arriva. Un po' sono delusa, un po' mi dico che vabbè, sticazzi, se non altro mi sono fatta una scopata di due ore in un appartamento da urlo. Il club in cui mi portano non è proprio come mi aspettavo ma è comunque un posto notevole. Dopo avere rotto gli argini con Seth commetto imprudenze che non dovrei commettere, cedo all’euforia del contesto: mi faccio tantissimo e accetto tutto quello che, con circospezione ossessiva, mi viene offerto. Diventa ben presto una serata-devasto, di quelle in cui normalmente combino roba. Dopo tempo immemore, invece, stavolta non succede niente, anche se mi bacio con un ragazzo e con un altro ci infiliamo le mani dentro la biancheria intima. Potrebbe essere l'inizio di un Grande Amore ma vengo spinta via ridendo da Chantal, un'amica di Vicky, quella che frequenta la nostra stessa scuola. Non so se lo fa per evitare guai o perché aveva lei la precedenza. Non farà roba nemmeno lei, comunque, ma passiamo la notte a farci scherzi, giochi provocatorii da zoccolette e a sghignazzare come matte. Non ho nemmeno idea di come torno a casa e di chi mi ci riporta, ma qualche anima pia lo fa. Verso l'alba, credo.
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