Due terzi di devasto

di
genere
etero

D’accordo, mi sono lasciata un po’ andare e ho permesso a qualcuno di allungare le mani, ma niente di che. Ho ridacchiato per battute a doppio senso anche parecchio idiote, se vogliamo. E ho fatto diversi pensieri sconci. Questo sì. Lo ammetto, molto sconci. Ma all’atto pratico, se proprio andiamo a vedere, di mia iniziativa ho dato qualche bacio e ho sfiorato un pacco facendo finta di nulla, e del resto lui mi aveva appena smanacciato le tette e stretto il sedere in una morsa. Tutto qui, giuro. Molto sotto il minimo sindacale per una serata che, come avevo promesso a Gaia, doveva essere distruttiva.

Ma in un certo senso lo è stata lo stesso.

Beh, la storia comincia con un Lui che l’ha lasciata. Mi piange al telefono. Solo in un secondo momento mi domando "perché proprio a me?", è strano. Gaia la conosco da tanto, ma non sono certo nella top five delle sue amicizie, per molto tempo anzi non ci siamo proprio frequentate.

"Ho bisogno di vederti", "ho bisogno di non pensarci", "ho bisogno di ubriacarmi", "andiamo allo Shari", "anzi, prima ci ubriachiamo e poi andiamo allo Shari". Appelli di questo tipo, un po' scomposti. Chi non ha mai fronteggiato una crisi isterica? (btw, io la riconosco una crisi isterica, sono stata da tutte e due le parti della barricata).

Calma.

Anche in queste situazioni un minimo di preparazione è necessaria. Anzi, soprattutto in queste situazioni. Come tutte quelle che vengono mollate inaspettatamente, anche lei è andata in frantumi. E in questi casi, la prima cosa da fare è ricostruire morale e autostima, oltre a una certa percezione di sé.

Per cui:

a) La mattina la passiamo dal mio parrucchiere, dove sono riuscita ad infilarla grazie a un cristallino colpo di culo (ero proprio lì quando mi ha telefonato), una bella scaletta e via; sicura di non avere bisogno di qualcosa di più... uh, intimo? No, da quel punto di vista è a posto, dice.
b) La prima parte del pomeriggio la dedichiamo invece a un sacrosanto (per lei) shopping, ovvero il pronto intervento rapido contro la depressione. Dentro il suo rapporto di coppia apparentemente indistruttibile, Gaia era scivolata in una specie di tunnel dell'anonimato, e l'outfit non faceva eccezione. Capita a tutte. Fortunatamente per lei, il suo arsenale di antidepressivi è molto ben fornito, visto che nella sua famiglia i soldi compensano una certa strutturale anaffettività (con una figlia a pezzi, per dire, i suoi si sono presi un bel weekend lungo non so dove). Se opportunamente istigata, e io sono qui per questo, Gaia può tranquillamente permettersi di osare in materia di abbigliamento, sia nel camerino prove che quando va alla cassa.

In questo arco di tempo, mi racconta quello che so già. Ok, non i dettagli, ma tanto queste storie sono più o meno tutte uguali. E in fin dei conti facciamo tutte la figura delle sceme.

La botta le è arrivata con una frase tipo meglio-se-per-un-po'-non-ci-vediamo-ma-ti-amo. Chiaro, come no… Ovvio che è una cazzata, che cosa ti aspettavi? Avrei dovuto chiederglielo, ma non l'ho fatto. Era già demolita di suo e, nonostante tutto, un po' la capivo. Qualche anno fa ero molto meno comprensiva di oggi, e anche parecchio dura con quelle che si piangevano addosso per una delusione sentimentale. Con lei, Gaia, non ci sono mai riuscita, non so perché. Eppure era esattamente come le altre, aveva fatto esattamente le stesse idiozie. Anche peggio. Si era messa con un ragazzo di poco più grande di noi: carino, simpatico, non stronzo ma un po’ fijo de ‘na mignotta, se capite cosa intendo dire. Secondo me glielo si leggeva in faccia sin dal principio, però vabbè.... Per stare con lui aveva cambiato non solo facoltà ma persino università, trasferendosi armi e bagagli a Perugia. Noi tutte a dirle che questa sindrome ancillare era una stronzata, non c'è stato verso.

È pur vero che a venti anni queste brusche rotture sono frequenti e che è normale voler dare un'occhiata in giro. L’ha fatto lui ma avrebbe potuto benissimo farlo lei. Anche questo a Gaia non l’ho voluto dire: una cosa del genere mi è capitata con il mio primo ragazzo (in quel momento e per molto tempo, l'unica relazione sentimentale che avessi avuto, peraltro) e nonostante la mia fosse una storia completamente differente, non lo era così tanto da non sapere come ci si sente quando un'altra viene preferita a te. Solo a quel punto ti accorgi - se te ne accorgi - che tenere da parte un certo amor proprio (ma se volete chiamatela anche "piccola dose di egoismo") è necessario, se non indispensabile.

Stasera queste considerazioni e questi racconti li chiudiamo a chiave in un cassetto, le dico, però anche tu devi metterci un po' di buona volontà. Annuisce, sorride, speriamo bene.

Prima di prepararci per la serata usciamo per un aperitivo, lei indossa uno degli abiti a cui ha appena staccato il cartellino del prezzo. È in modalità "mi sono vestita così perché vorrei che vi voltaste a guardarmi il culo". Missione compiuta, direi, anche se torniamo a casa un po' più brille di quanto avremmo immaginato: quando dei ragazzi si fanno avanti per offrirti da bere non puoi rifiutare, soprattutto se sei lì per quello. Ci chiacchieri, ridi, magari li trovi pure simpatici (uno in particolare) e con un minimo di rammarico gli fai capire che non è cosa. Però intanto un paio di giri se ne sono andati e tu sei più allegra di quando ti sei seduta al tavolino. Sia per l'alcol che per il tentativo di rimorchio, senza contare che hai un paio di contatti in più nel telefono.

La prova dell'outfit è invece più delicata. Davanti allo specchio, il suo commento finale è un po' sulla difensiva: "Sembriamo davvero due troie". La rassicuro dicendole che no, non è vero, al massimo siamo due che zoccoleggiano. La differenza non saprei spiegarla nemmeno io, ma funziona. Quando saliamo sul taxi, sotto lo spolverino lei indossa un miniabito davvero mini, generosamente scollato, e dei tacchi da sublussazione; io una gonna cortissima e un crop top molto ridotto sotto una camicia di foggia fintamente maschile.

Arriviamo, c'è un gruppo di ragazzi e ragazze che conosco di vista e che mi stupisco di incontrare qui. Ci aggreghiamo ma solo per essere più tranquille nelle solite operazioni preliminari di targeting. Tra una sala e l’altra mi ritrovo ad annusarmi e poi a limonare senza troppo impegno con uno che, al di fuori del tempo folle e sospeso dei sabato sera, deve essere parecchio stronzo. Qui dentro, ovviamente, i valori si ribaltano e lui è un figo della madonna in un outfit da, boh, mille euro. A un certo punto sento qualcuno che me lo strappa letteralmente di dosso ed è lei, Gaia, che per qualche secondo se lo bacia ai limiti della pomiciata mentre resto a guardare. Quando finisce scoppiamo a ridere e simuliamo una lesbicata al ritmo di un remix di Rihanna, le labbra restano distanti ma i nostri corpi si strusciano eccome. Rispetto alla depressa di stamattina è un'altra persona, ma magari è anche merito dell'alcol e della torcia che ci siamo sparate prima di uscire.

È solo l'inizio, perché mollato lo stronzo ci avventuriamo con un numero indefinito di ragazzi che cercano di infilare le mani sotto le gonne. Non è difficile perché i locali non sono tanto grandi e c'è una bella calca. Mi spiace fare un esempio che rimanda alle tristi vicende di questi giorni, ma è proprio come un'ondata di droni: le difese li neutralizzano quasi tutti, un paio passano. Dei due, il più ardito è uno che dopo nemmeno cinque minuti che lo conosco mi domanda se gli faccio una pompa. Proprio così, eh? "Bionda, me la fai 'na pompa?". Un new romantic. Ora, è vero che qui i tempi del corteggiamento sono per forza di cose concentrati, ma cinque minuti... Lo mollo al suo destino perché, boh, non mi piace abbastanza, oppure è ancora troppo presto, non so. Però è anche grazie a tipi come lui che certe voglie ti vengono in mente, tipo quella di un ditino che fruga dentro di me quando e dove non si può. Sì, esatto, qualcuno che mi faccia un ditale in mezzo ai laser impazziti.

Mentre ci penso, Gaia mi recupera quasi di corsa con la faccia di chi deve dirmi al più presto qualcosa: "Guarda che ho rimediato...", dice aprendo la mano. Wow. Ci inguattiamo eludendo svariate tastate di chiappe e ce la facciamo dopo averla stesa sullo schermo dell'iPhone, mi dice di averla pagata con un bacio e un numero di telefono. Mi mostra pure la chiamata del tipo, aggiungendo che ancora non si capacita come certi possano essere così imbecilli. Noi invece ridiamo come sceme, siamo su di giri e tra breve lo saremo ancora di più. L'unica nota negativa, racconta, è che a parte lo sprovveduto pusher (comunque nulla di che) finora ha beccato solo tipi che l'unica cosa che ti fanno venire in mente è qualche gel vaginale tipo Clomeval. Commento forse un po' eccessivo, ma rido. Anche perché riderei di tutto, ormai, e perché tutto sta diventando eccessivo. Mi getta le braccia al collo e avvicina mooolto il suo viso al mio, per un attimo ho l'impressione che voglia baciarmi. Io non ho mai avuto nemmeno la fantasia di farlo e non penso che lei lo abbia mai fatto con un’altra. Ok, mi sono inginocchiata tra le gambe di coetanee molto meno carine di lei, oppure ho lasciato che lo facessero (i quickie lesbici alle feste sono un mondo a parte, nel sesso, un mix esplosivo di complicità e foia che può esaurirsi in cinque minuti) ma con Gaia non mi ci vedo proprio, è bella ma non mi ha mai fatto particolarmente sesso. E per capirci: se ora me lo chiedesse esplicitamente le risponderei che ha bevuto troppo, o almeno credo.

Ma comunque no, non succede niente di ciò che avevo immaginato. Forse succede di peggio, o di meglio, anche se ancora oggi non ho ben deciso. Di sicuro succede una cosa che mai avrei messo in conto.

Con tono complice, mi ricorda che una volta le ho raccontato... Aspetto, ma non parla, si limita a sorridermi a tre centimetri dal mio naso. Dopo un tempo infinito mi sussurra all'orecchio "what's the magic number?". Resto perplessa, poi capisco. Una sera, ero abbastanza brilla, le avevo raccontato una cosa. Non mi ricordo bene come ci arrivammo ma di sicuro cominciò lei parlando di tradimenti. Ricordo invece benissimo il fastidio di Stefy che conosceva la storia e non l'approvava. Non scesi in particolari, anche da ubriaca non è mia abitudine e semmai me li riservo per i racconti, ma un'altra immagine che mi è rimasta impressa sono le facce di Gaia e di un'altra nostra amica, Carlotta, che restarono per un po' a bocca aperta appena pronunciate le fatidiche parole: "Il mio primo threesome".

Di quei tre ero l'unica ragazza, mentre quello che adesso Gaia mi propone è... beh, sì, di rimorchiare qualcuno e scoparcelo. Non sono proprio certa di volerlo fare, anche se riconosco che, in quanto a scopare, arrivata a sto punto mi farei scopare volentieri. “Solo, ti prego, non un coattone”, si raccomanda prima ancora che le abbia detto sì.

Qui dei coattoni che dice lei non ce n'è. Gente di merda sì, però, e io non ho voglia di altre volgarità, non importa quante carte di credito nascondano nel portatessere. In un certo senso lo faccio anche per lei, che forse su queste cose ha meno occhio e di sicuro meno allenamento. Un pensiero da sorella maggiore, è vero, un po' mi ci sento. Sì, una sorella maggiore un po' troia, vero anche questo.

Due come noi, quando tornano a ballare e a fare le sceme, non hanno bisogno di salire sui banconi, si fanno notare lo stesso. Che poi è esattamente ciò che vogliamo. Perché il punto è proprio questo: ora sappiamo ciò che vogliamo. E se Gaia non è abituata a questo tipo di caccia, io lo sono. Bisogna solo trovare la preda giusta, una preda convinta di essere un cacciatore.

Scartare cafoni e arroganti è facile. Persino paradossale, visto che in altre occasioni avrei dato loro delle chance. Con altri vado a intuito soprattutto quando si tratta di depennarli al volo dalla lista. Vedo Gaia abbandonarsi all'ennesimo blando limone con un tipo che è chiaramente out of target, appena riesco a intercettare il suo sguardo le faccio un deciso segno di no con la testa.

Più o meno nello stesso momento, trovo il candidato: "Non mi va di bere da solo, che ne dici?". Qualcosa mi fa capire che è lui. Aspetto fisico a parte, che comunque conta, è quel sorriso particolare unito ad un mix di educazione e decisione che mi fa intuire che è lui. Come al solito, la stretta salda e gentile sul mio fianco mentre mi aiuta a fendere la folla dice tanto.

Vic, qualche anno più di noi, romagnolo e, questo è evidente, alla ricerca di un divertimento senza impegno. Rapido nelle sue mosse ma per nulla aggressivo e, soprattutto, è uno che capisce al volo quando gli dico che sono qui con un'amica e che "mi voglio divertire" anche io. Fronte contro fronte, risate composte e occhi che si scansionano per mettersi sulla stessa lunghezza d'onda del tipo di divertimento, basta un attimo. Primo esame superato: bacia bene, lo fa anche prima che gli chieda di imboscarci per permettermi di fumare. Lo dicevo io che è un tipo sveglio.

Al terzo bacio ha già una mano sul mio seno e con l'altra mi stringe una chiappa. Poiché mi piace correre con i pensieri, mi sorprendo a pensare a lui che mi sveste con la voglia che gli cresce nei boxer e mi racconta all'orecchio fantasie perverse sussurrando "se te lo chiedessi mi daresti tutto?". Gli risponderei con finta nonchalance che quando sono nuda non mi piace soddisfare le richieste ma che eseguo volentieri qualche piccolo comando. Sarei curiosa di vedere la sua reazione di fronte a una risposta così sfrontata.

È chiaro che per le fantasie perverse è ancora troppo presto. Tuttavia, davanti a questo dialogo del tutto immaginario ho comunque un crampetto e sento la schiusa: tra un po' sarò indecentemente zuppa e a lui basterebbe solo sfiorarmi per rendersene conto. Anzi, se insistesse un po' credo proprio che verrei qui, su questo divanetto. Qualcosa sotto i suoi pantaloni si sta già preparando, me lo dice il dorso della mia mano che quasi accidentalmente, diciamo così, lo sfiora.

Gaia arriva sorridente esclamando un "che fate?" che, in un altro momento, entrerebbe di diritto nella mia personale playlist delle dieci domande più idiote di tutti i tempi. Il disappunto negli occhi di Vic diventa fastidio quando le dico "siediti con noi". Lui ha uno sguardo che attende una risposta, e io l’ho già in serbo da un po'... Per dire certe cose la faccia tosta non basta, bisogna anche prepararsele e poi saperle dire: "Non devi scegliere tra dolce e salato, puoi averli tutti e due", gli faccio.

Con una intraprendenza che si spiega in gran parte con l'additivo che ci siamo fatte, Gaia ride, gli volta il viso verso di sé e lo bacia. Lo fa con una lascivia di cui non l'avrei creduta capace, spalanca la bocca implorando per una lingua, accavalla una gamba sopra le sue. Per un po' vedo Vic vacillare nelle sue certezze, ma lei lo pomicia imperterrita finché finalmente non si dà una mossa e le allunga una mano sulla coscia, poi sotto il vestito. Adesso è la natica di Gaia ad essere in suo possesso, ho appena fatto conoscenza con quella stretta e credo che non smanierei così tanto come fa lei, però la capisco.

La mia decisione la prendo più o meno in quel momento. Poi mi ci vuole un altro minuto per elaborare i miei piani mentre li osservo, scegliere il migliore o almeno il più plausibile. Ma la decisione vera e propria me la detta l’istinto: “Potremmo anche andare - propongo - faccio solo un salto alla toilette”. È forse un po’ presto per filare, ma neanche loro mi sembra che abbiano intenzione di trattenersi.

Mi allontano giusto cinque minuti e, nel frattempo, mi gratifico facendomi un altro film con Vic nella parte di protagonista maschile. Stavolta la sceneggiatura riguarda la scansione dei prossimi eventi, che mi piace immaginare scandalosi e fuori da ogni logica: sedermi in macchina accanto a lui, dirgli di non avere tanta fretta di mettere in moto. La mia mano sulla sua, il sorriso che, a saperlo leggere, è molto più che malizioso, lo sguardo da troia, il desiderio anche un po' stronzo ma umanissimo di comunicare a Gaia "guarda e impara". Poi appoggiare sul suo pacco la stessa mano che l'ha fermato, sentirlo crescere mentre lo bacio, andare giù con la testa come se dovessi prendermi un premio per averlo trovato in mezzo alla folla. Consapevole che Gaia ci osserva e si bagna, ma senza toccarsi. Cinque minuti, forse meno, del bocchino perfetto. Iniziato tra le proteste di Vic, proseguito con la resa di Vic, concluso dopo che Vic finalmente capisce che deve prendere il comando, ossia quando sussurra "così vengo" e che io anziché rallentare accelero. Mano sulla testa, spinte, gorgoglii. E quando tutto è finito mi rialzo, incrocio lo sguardo febbrile di Gaia e incollo le mie labbra alle sue per il più clamoroso cum swapping che abbia mai fatto. Tutto tuo, sister, ho cercato di ingoiare il meno possibile.

Avviene tutto nella mia mente, è ovvio. Tanto per cominciare, perché anche se ha parcheggiato in chissà quale vicoletto non è prudente fare pompini nel centro della Capitale. E poi perché alla macchina non li accompagno neanche e tanto meno ci salirò.

Torno dalla toilette e li trovo che si stanno strusciando ai limiti del codice penale. Molto bene, penso, gettarla tra le braccia di qualcuno non era obbligatorio però era uno degli epiloghi possibili. Non la risolleverà dalle pene d’amore ma almeno farà crescere la considerazione che ha di sé. Spero.

"Raga, non so come dirvelo, maaa... ho un problema, andate voi, vi spiace?". La delusione nei loro sguardi l'avevo messa in conto, forse non mi aspettavo che quella più delusa fosse lei. Ma ho già preparato ogni contromossa per giustificare tutto ed evitare che si tiri indietro. Sì certo, perché la sua prima reazione è, naturalmente, “vengo con te”. Domanda cosa succede, le sussurro imbarazzata “hai un assorbente?”. “Davvero?”, “Sì, scusami, non dovevano, non avevo segnali”. Non lo so se sono credibile, conto sul fatto che lei sia poco lucida (e arrapata, of course) e soprattutto sul mio innato talento di sparacazzate e sulla mia capacità di sostenerle all’infinito. La sento irrigidita, devo dileguarmi il prima possibile: un abbraccio sensuale e forte - chissà dove ha lasciato il reggiseno sta zoccolina - un bacio a sfioro sulle sue labbra. "Non ci pensare due volte e non avere paura". Giro i tacchi e me ne vado, tenendo comicamente in mano il volatile che mi ha passato senza farsi vedere da Vic e di cui non ho bisogno.

Quello di cui ho bisogno ora è, nell’ordine: un taxi; il mio letto.

In taxi faccio una fatica immane per tenere le mani a posto.

Sotto le coperte invece mi tocco piano, penso alla carezza sul pacco di Vic anche se in realtà non penso solo a lui. Penso a lui che verosimilmente a quest’ora si scopa Gaia, me li vedo davanti. Ma li penso nei modi e nelle pose in cui avrei voluto che Vic scopasse me: appena entrati in casa e senza preliminari, a novanta da qualche parte, con lui che trova la determinazione che sono sicura che abbia e la fa sua; e lei che si sente presa da quella determinazione che entra nel suo ventre come un cazzo inesorabile, ride e piange di felicità mentre viene usata, si sente morire ad ogni singolo affondo e lo supplica di andare avanti, gli offre corpo e mente: “Fammi tutto”. Chissà se poi va davvero così, non credo, sticazzi. In fondo è un video porno di cui sono regista e spettatrice. Comunque, sulla fantasia di possesso totale che certi maschi riescono a trasmetterti, vengo. Mi addormento rilassata, anche se con un po' di rammarico: essere messa al mio posto da qualcuno, in questo momento, non mi dispiacerebbe proprio.

Al risveglio trovo due messaggi di Gaia. Nel primo mi informa che se l'è portato a casa e mi dice "grazie". Da quel “grazie” capisco che ha capito. Nel secondo, mandato dieci minuti e qualche scrupolo dopo, mi scrive: "Non credevo di essere così troia, ci volevi tu". Non so se sia un complimento ma, nel contesto generale, probabilmente sì. Le rispondo: "Chissà cosa racconterà agli amici", perché questa delle confidenze tra maschi, dopo, è proprio una mia fissa, una delle mie fantasie preferite. Sempre che Vic racconti qualcosa a qualcuno, è chiaro. Ma a me piace pensare di sì. Magari dirà semplicemente che si è fatto una tipa conosciuta in disco ieri sera e non gli crederanno. E lui, per vincere lo scetticismo, aggiungerà di essere stato sfortunato perché avrebbe potuto farsi anche la sua amica, anzi tutt'e due insieme, ma... "Peccato - vorrei che aggiungesse - perché quella davvero troia era l'altra".

Oh sì, Vic, quella davvero troia era l’altra, non sai che ti sei perso. Gli occhi si chiudono, la mia mano sinistra afferra un seno. La destra è lì, tra le mie gambe, la mia fica è già bagnata e rintocca il suo bisogno, il grilletto implora "sono qui per questo".

Mi sono addormentata con un ditale e con un ditale comincio ciò che resta della domenica. Certe volte ci vuole proprio.

scritto il
2026-03-17
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