Dizionario sexy di signorine perbene
di
RunningRiot
genere
guide
Alcune di queste “voci” le ho tenute da parte per un’eternità, in certi casi avrei potuto scriverci un racconto a parte, un paio le ho adoperate qua e là nei miei racconti. Ma non è tutta roba mia, né potrebbe esserlo. In realtà volevo farne una cosa un po’ più corposa, ma le “fonti”, almeno per il momento, si sono inaridite. Forse la categoria "Guide" non è quella che si addice al cento per cento a questo scritto, ma è la migliore che ho trovato. Perciò… eccoci qua. Buona lettura.
CERTIFICAZIONE. Con scarsa fantasia avevamo soprannominato la stanza di Tiziana "il confessionale". Ebbene sì, il Grande Fratello lo guardavamo anche noi. Ci incontravamo da lei perché, semplicemente, aveva la casa più libera. E sua madre, che è sempre stata abbastanza insopportabile, a me riservava attenzioni speciali. Tipo che sapeva che ero ghiotta di un certo tipo di biscotti e li comprava apposta. Per molta parte del liceo, e anche un po’ dopo, la stanza di Titti è stato il luogo dove io, lei e Stefania ci siamo confidate segreti e abbiamo condiviso emozioni, sogni, desideri e speranze. E da un certo punto in avanti anche esperienze, ovviamente. Sto parlando di ragazzi, altrettanto ovviamente, e per quanto mi riguarda anche qualche ragazza. Ognuna sapeva tutto delle altre due, più o meno. Il “meno” riguarda soprattutto le ragazze, perché la prima su cui ho avuto delle fantasie è stata proprio Stefania e mi capirete se vi dico che non mi sembrava il caso…
In questo ambiente profumato, ovattato, e per tanti aspetti ancora postadolescenziale, convivevano poster alle pareti, un paio di peluches sul letto, il computer che serviva più per vedere i porno che per altro e, in modo del tutto clandestino, la prima lingerie vagamente sexy nascosta in un sacchetto dietro il vocabolario di greco.
Tra noi veniva spontaneo parlare "pulito", con un certo understatement, senza ricorrere a immagini o parole spinte che magari, quando eravamo in gruppo, usavamo per sentirci un po' più fighe o un po' più grandi. Però ci raccontavamo proprio tutto, edulcorando nel linguaggio fatti in sé del tutto naturali ma abbastanza crudi. Stefania, per esempio, che è stata la prima di noi a farlo, non ci disse che "aveva scopato" per la prima volta, ma si presentò con un sorrisino dicendo "voilà, non sono più vergine" prima di addentrarsi nel racconto. Io stessa, la prima volta che mi capitò, non dissi alle mie amiche "mi ha dato della troia e mi sono eccitata", dissi "ho scoperto che mi piace essere insultata, non lo trovate strano?".
Non è che non conoscessimo quelle parole, è chiaro, e non è che non usassimo mai "pompino", "cazzo" o "sborrare". Ma in quella stanza non lo facevamo oppure lo facevamo pochissimo. Finché un pomeriggio... l'apoteosi.
Stefy parlava del più e del meno mentre io mi facevo di tè e Osvego. A un certo punto Tiziana, che fino a quel momento era stata a parlare con la madre, entrò e chiuse piano la porta. E con un'espressione che non dimenticherò mai e una voce vellutata ma nemmeno tanto bassa disse: "È ufficiale, mi piace essere presa dietro". Stop. Cioè, stop mica tanto. Se vi interessa, le due cose che succedono un attimo dopo sono: io che scoppio sputando dappertutto briciole di biscotti e poi dico "scusa scusa scusa, pulisco tutto"; Stefania che si porta una mano alla faccia come per nascondersi e che per un po' non si capisce se voglia ridere, piangere o cos'altro. A raccontarlo oggi viene da ridere anche a me, ma allora fu un po' uno shock. Insomma, ci sembrava una cosa un po' fortina, a dir poco, anche senza ricorrere al verbo "inculare" nelle sue varie declinazioni.
Piccola postilla: solo molto tempo più tardi seppi che quel format cui era ricorsa Titti e che mi aveva incuriosita ("è ufficiale ecc ecc") era stato addirittura usato da Berlusconi per dileggiare un suo avversario politico e che da allora era entrato nel linguaggio corrente. Quello che me lo raccontò non ha mai capito cosa ci trovassi tanto da ridere.
GIOCHIAMO A MONOPOLI. Il fatto è che, sicuramente a causa dei suoi connotati osceni e tabù, è quasi inevitabile che quando si parla di sesso anale il discorso scivoli spontaneamente nell'allegoria, nella metafora. Questa è della mia amica Stefania, che cominciando con un onesto "l'abbiamo fatto dietro" aggiunse, dopo un attimo di pausa, "senza passare dal via". Come le sia venuto di paragonare la vagina alla casella zero del Monopoli non lo so, ma è una descrizione che ho sempre trovato geniale e che qualche volta devo avere anche usato nei miei racconti.
ODONTOIATRIA APPLICATA. Normalmente si chiama devitalizzazione ma, cito da un sito specializzato, la cura canalare consiste nella pulizia in profondità dei canali di un dente per curare un'infezione. Per farla si utilizzano degli aghetti che penetrano i canali del dente allo scopo di rimuoverne la polpa. Un’amica mi rivelò che una nostra comune conoscente si era messa da poco con un ragazzo, aspirante dentista, che già al primo appuntamento le aveva praticato una "cura canalare". Non sapendo cosa fosse, chiesi spiegazioni. Da principio non capii ma, ancor prima che la spiegazione si facesse più esplicita e terra terra, ci arrivai. Giuro però che non mi è mai più capitato di sentire una definizione più criptica di quella e, a pensarci bene, più volgare. Non ho mai avuto bisogno di una cura canalare vera e propria. Ma qualche volta, quando sono dal dentista, ci penso.
GEOMETRIA DESCRITTIVA. È una fissa in gran parte maschile e in realtà - a meno di non avere a che fare con qualche matta esibizionista - era un argomento di cui all’inizio si parlava un po' en passant e con un certo ritegno, sempre ammesso che se ne parlasse (tuttavia con il tempo ci si scioglie un po’). La conversazione era tra due ragazze né matte né esibizioniste, che però avevano un po' esagerato con i vodka tonic. Quindi la risposta dell'una alla domanda dell'altra non mi stupì per niente data la sua sincerità, come dire, un po' sopra le righe. La domanda era qualcosa tipo un finto-innocente "ah, perciò era ben messo?". La risposta non me la cancellerò mai dalla memoria, tono di voce e sguardo compresi: "No, guarda, quello è uno che ti allarga le prospettive". Che il sesso femminile potesse essere considerato sotto un profilo geometrico-matematico non mi era mai venuto in mente, ma in effetti...
MISTER SIMPATIA. Con il tempo, dicevo, ci si scioglie un po’. E anche certi ritegni scoloriscono. Perciò di certe cose si comincia a parlare liberamente. Per esempio: una volta Stefania accettò l’invito a un evento/mostra da parte di un tipo che conosceva poco, e che io conoscevo ancor meno, ma con cui avevamo a che fare addirittura dai tempi dei Pcto al liceo. Lui lavorava all’organizzazione di manifestazioni artistiche (anche di un certo livello) e, ogni tanto, ci segnalava via mail qualche evento. Noi, ogni tanto, ci andavamo. L’invito era insospettabile e pure interessante, lei si organizzò mentre io non ebbi assolutamente modo di andare. Peccato, perché ci si prospettava un accesso al backstage. Perciò rimasi abbastanza basita quando Stefy mi raccontò che non solo aveva conosciuto di persona il tipo e ci aveva fatto amicizia, ma anche che era uscita da casa sua alle quattro di notte e che, adesso sì, comprendeva il mio punto di vista quando le dicevo che scoparsi un ragazzo e scoparsi uno che poteva avere più o meno il doppio dei tuoi anni erano due cose profondamente diverse (voglio chiarire: non meglio o peggio, diverso). La sorpresa più grande, e anche più divertente, fu però proprio all’inizio, quando totalmente all’oscuro di tutto le chiesi come era andata, come era il tipo e se era simpatico.
Con il suo classico sorrisetto beffardo rispose placidamente “simpatico e con una mazza così”, distanziando tra loro le mani in un modo forse eccessivo ma che rendeva bene l’idea.
Inutile dire che, nel tempo, questa battuta me la sono rivenduta un paio di volte e proprio con lei. E sono sicura di averne anche parlato in un racconto citando correttamente la fonte.
BAGAGLIO IN STIVA. Sempre sullo stesso argomento, ma visto dalla parte maschile, non si contano le vanterie, le ossessioni, le mitomanie.
- Voi alla fine cercate il big dick, e io ce l'ho.
- Ma quanto big? Tipo che quando vai in aereo lo devi imbarcare?
(Confesso che questa è presa da una canzone di una punk band di russi completamente pazzi - credo anche clinicamente pazzi - e che dopo averla sentita non vedevo l’ora di usarla, non ho dovuto aspettare molto perché di tipi ridicoli e sbruffoni è pieno il mondo).
RISTRUTTURAZIONI. Uno degli incubi di chi studia è il rumore che proviene dai lavori di ristrutturazione di un appartamento nel condominio. Ore e ore di fracasso che molto spesso ti spingono a prendere libri e laptop e trasferirti in un altrove qualsiasi. Tipo biblioteca, ad esempio, anche se persino i tavolini di un bar vanno bene. Ma rumore può fare rima con cattivo umore, soprattutto quando per la testa e tra le gambe si aggirano certi pensieri: "È terribile, perché ogni volta che sono sola in casa c'è qualcuno che deve trapanare qualcosa e quel qualcosa non sono mai io?".
FIRE SQUAD. Mi rendo conto che nel Mediterraneo esistono posti dal sapore più esotico. Ibiza, Pag, Mykonos... ma per una romana l'isola di Ponza è lì a due passi. Volendo, si trova anche un certo ambiente internazionale. Io ho beccato un ragazzo carino, non ricordo bene di dove, uno di quegli stati del centroamerica. Guatemala, Costarica, Honduras o che cazzo ne so io. La verità è che non me lo ricordo, così come non ricordo il nome, ma questo è un classico. Comunque, quando dico carino intendo carino a tutto tondo. Simpatico, educato, gentile. Chiaro che anche lui era interessato a vedere come se la cavano le ragazze italiane, ma non era il solito coatto. Tra l'altro mi sa che è vera questa cosa che il ritmo ce l'hanno nel sangue: ballava benissimo. Oltre che ballare benissimo baciava pure benissimo. Mi dico wow, mi sa che quello di stasera è lui. Ci allontaniamo un po' e mi pomicia benissimo, mi fa un ditalino da Dio. Quindi che fai in quel caso? Pensi non solo che ti va di ringraziarlo, ma che se lo merita proprio! Insomma, "quiero chuparte" e gli do la bocca. Ora, lo sappiamo tutte che il prodotto interno lordo dei maschi è variabile, no? Personalmente da tre shot in su mi ritengo abbastanza soddisfatta, ma più è meglio è. Questo qui invece non la smette letteralmente mai, MAI! non riesco a starci dietro, mi devo staccare e cercare di deglutire sennò mi strozzo. Quando ci riesco gli dico "basta basta" ridendo come una scema. Immaginate la scena: io rido e questo mi schizza ancora addosso. Ripeto: carino e gentile, si offre di restare con me e aiutarmi a pulirmi, non è uno di quelli che se lo rimettono dentro le mutande e se ne vanno. Però è meglio cercare un bagno, anche se penso di avere un po' aggiustato le cose. Col cavolo: un disastro! sono sporca ovunque, si fa prima a dire quali sono le parti pulite. Chiaramente bisogna essere cecate per non capire cosa ho fatto, ma tanto a certi sguardi ci sono abituata. Dietro di me passa una ragazza e si mette al lavandino accanto al mio. È bellissima, una top model, tutta anelli e orecchini, truccatissima e con una flap che se non è Gucci è imitata alla grande. Mi guarda e, senza proprio scomporsi minimamente, mi fa con la calata burina di quelle parti: "E che c'aveva, 'n'eshdindoo'rè?" (faccio del mio meglio, ma è impossibile da rendere per iscritto la storpiatura di "estintore"). Mi si sono piegate le gambe dalle risate. Nei miei ricordi, la più grande eiaculazione di tutti i tempi viene soppiantata da quella specie di Adriana Lima che, IM-PAS-SI-BI-LE, mi dice "eshdindoo're". Definitivo.
LIMITI DELLA COSMESI. "L'arte del make up" è un libro che non ho letto ma che esiste e descrive gli strumenti del trucco, le sequenze, l'intervento sui colori, le caratteristiche della pelle ecc. Un lavorone, insomma, se volete truccarvi in modo perfetto. Tuttavia c'è una frase che fa giustizia di tutto:
"se ti sai fare l'eyeliner ma non sai fare i pompini hai un problema".
Non l'ho detta io, semmai credo di averla usata in qualche racconto, ma considerate le mie skills orali e il mio scarso amore per il make up avrebbe potuto benissimo essere mia. In ogni caso, c'è tanta materia di riflessione.
DOLOMITI SKIPASS. Questa invece, più che per me, vale in particolare per chi adora passare qualche giorno dell'anno a scivolare sulla neve e a crogiolarsi la sera al caldo della stube tra risate, grappa e canzoni. I "canederli" del maestro di sci, se riuscite ad assicurarveli, sono un classico e i classici non vanno mai fuori moda. Così mi dicono (ma non mi riferisco ai classici).
SOTTO TERAPIA.
- Stasera voglio succhiarlo a tre ragazzi diversi.
- Tu non stai bene.
- Perché non l'ho ancora fatto, vedrai che dopo starò meglio.
AMORE & INTROSPEZIONE. "Se un ragazzo ti ama, l'unico modo veramente sincero per scavare dentro di te è il fisting". Onestamente non so se sia vero, non mi sono mai sognata di farmi fare fisting (i ditalini non li considero tali), ma ammetto che bisogna essere parecchio open minded, e non solo minded.
Invece la frase "il suo cazzo sa meglio di chiunque altro come sono fatta dentro" è divertente, ma mi rendo conto che qui scivoliamo un po' nella volgarità.
VOLGARITÀ. Se però anziché scivolarci vogliamo proprio entrarci con tutti e due i piedi vi lascio due esempi. Il primo è una tipica lamentela sui fidanzati che ti mollano per andare a giocare a calcetto proprio quella sera in cui speravi che... Il secondo non ha bisogno di un contesto particolare e, purtroppo, è farina del sacco della sottoscritta leggermente under influence.
"Sempre lì a giocare con le palle invece di farsele svuotare".
"Sei timida, per caso?","Mai stata", "Peccato, le ragazze timide sono quelle che poi vogliono essere prese per il collo", "Odio le mani sul collo, ma se hai un bel cazzo puoi provare a soffocarmi con quello".
CERTIFICAZIONE. Con scarsa fantasia avevamo soprannominato la stanza di Tiziana "il confessionale". Ebbene sì, il Grande Fratello lo guardavamo anche noi. Ci incontravamo da lei perché, semplicemente, aveva la casa più libera. E sua madre, che è sempre stata abbastanza insopportabile, a me riservava attenzioni speciali. Tipo che sapeva che ero ghiotta di un certo tipo di biscotti e li comprava apposta. Per molta parte del liceo, e anche un po’ dopo, la stanza di Titti è stato il luogo dove io, lei e Stefania ci siamo confidate segreti e abbiamo condiviso emozioni, sogni, desideri e speranze. E da un certo punto in avanti anche esperienze, ovviamente. Sto parlando di ragazzi, altrettanto ovviamente, e per quanto mi riguarda anche qualche ragazza. Ognuna sapeva tutto delle altre due, più o meno. Il “meno” riguarda soprattutto le ragazze, perché la prima su cui ho avuto delle fantasie è stata proprio Stefania e mi capirete se vi dico che non mi sembrava il caso…
In questo ambiente profumato, ovattato, e per tanti aspetti ancora postadolescenziale, convivevano poster alle pareti, un paio di peluches sul letto, il computer che serviva più per vedere i porno che per altro e, in modo del tutto clandestino, la prima lingerie vagamente sexy nascosta in un sacchetto dietro il vocabolario di greco.
Tra noi veniva spontaneo parlare "pulito", con un certo understatement, senza ricorrere a immagini o parole spinte che magari, quando eravamo in gruppo, usavamo per sentirci un po' più fighe o un po' più grandi. Però ci raccontavamo proprio tutto, edulcorando nel linguaggio fatti in sé del tutto naturali ma abbastanza crudi. Stefania, per esempio, che è stata la prima di noi a farlo, non ci disse che "aveva scopato" per la prima volta, ma si presentò con un sorrisino dicendo "voilà, non sono più vergine" prima di addentrarsi nel racconto. Io stessa, la prima volta che mi capitò, non dissi alle mie amiche "mi ha dato della troia e mi sono eccitata", dissi "ho scoperto che mi piace essere insultata, non lo trovate strano?".
Non è che non conoscessimo quelle parole, è chiaro, e non è che non usassimo mai "pompino", "cazzo" o "sborrare". Ma in quella stanza non lo facevamo oppure lo facevamo pochissimo. Finché un pomeriggio... l'apoteosi.
Stefy parlava del più e del meno mentre io mi facevo di tè e Osvego. A un certo punto Tiziana, che fino a quel momento era stata a parlare con la madre, entrò e chiuse piano la porta. E con un'espressione che non dimenticherò mai e una voce vellutata ma nemmeno tanto bassa disse: "È ufficiale, mi piace essere presa dietro". Stop. Cioè, stop mica tanto. Se vi interessa, le due cose che succedono un attimo dopo sono: io che scoppio sputando dappertutto briciole di biscotti e poi dico "scusa scusa scusa, pulisco tutto"; Stefania che si porta una mano alla faccia come per nascondersi e che per un po' non si capisce se voglia ridere, piangere o cos'altro. A raccontarlo oggi viene da ridere anche a me, ma allora fu un po' uno shock. Insomma, ci sembrava una cosa un po' fortina, a dir poco, anche senza ricorrere al verbo "inculare" nelle sue varie declinazioni.
Piccola postilla: solo molto tempo più tardi seppi che quel format cui era ricorsa Titti e che mi aveva incuriosita ("è ufficiale ecc ecc") era stato addirittura usato da Berlusconi per dileggiare un suo avversario politico e che da allora era entrato nel linguaggio corrente. Quello che me lo raccontò non ha mai capito cosa ci trovassi tanto da ridere.
GIOCHIAMO A MONOPOLI. Il fatto è che, sicuramente a causa dei suoi connotati osceni e tabù, è quasi inevitabile che quando si parla di sesso anale il discorso scivoli spontaneamente nell'allegoria, nella metafora. Questa è della mia amica Stefania, che cominciando con un onesto "l'abbiamo fatto dietro" aggiunse, dopo un attimo di pausa, "senza passare dal via". Come le sia venuto di paragonare la vagina alla casella zero del Monopoli non lo so, ma è una descrizione che ho sempre trovato geniale e che qualche volta devo avere anche usato nei miei racconti.
ODONTOIATRIA APPLICATA. Normalmente si chiama devitalizzazione ma, cito da un sito specializzato, la cura canalare consiste nella pulizia in profondità dei canali di un dente per curare un'infezione. Per farla si utilizzano degli aghetti che penetrano i canali del dente allo scopo di rimuoverne la polpa. Un’amica mi rivelò che una nostra comune conoscente si era messa da poco con un ragazzo, aspirante dentista, che già al primo appuntamento le aveva praticato una "cura canalare". Non sapendo cosa fosse, chiesi spiegazioni. Da principio non capii ma, ancor prima che la spiegazione si facesse più esplicita e terra terra, ci arrivai. Giuro però che non mi è mai più capitato di sentire una definizione più criptica di quella e, a pensarci bene, più volgare. Non ho mai avuto bisogno di una cura canalare vera e propria. Ma qualche volta, quando sono dal dentista, ci penso.
GEOMETRIA DESCRITTIVA. È una fissa in gran parte maschile e in realtà - a meno di non avere a che fare con qualche matta esibizionista - era un argomento di cui all’inizio si parlava un po' en passant e con un certo ritegno, sempre ammesso che se ne parlasse (tuttavia con il tempo ci si scioglie un po’). La conversazione era tra due ragazze né matte né esibizioniste, che però avevano un po' esagerato con i vodka tonic. Quindi la risposta dell'una alla domanda dell'altra non mi stupì per niente data la sua sincerità, come dire, un po' sopra le righe. La domanda era qualcosa tipo un finto-innocente "ah, perciò era ben messo?". La risposta non me la cancellerò mai dalla memoria, tono di voce e sguardo compresi: "No, guarda, quello è uno che ti allarga le prospettive". Che il sesso femminile potesse essere considerato sotto un profilo geometrico-matematico non mi era mai venuto in mente, ma in effetti...
MISTER SIMPATIA. Con il tempo, dicevo, ci si scioglie un po’. E anche certi ritegni scoloriscono. Perciò di certe cose si comincia a parlare liberamente. Per esempio: una volta Stefania accettò l’invito a un evento/mostra da parte di un tipo che conosceva poco, e che io conoscevo ancor meno, ma con cui avevamo a che fare addirittura dai tempi dei Pcto al liceo. Lui lavorava all’organizzazione di manifestazioni artistiche (anche di un certo livello) e, ogni tanto, ci segnalava via mail qualche evento. Noi, ogni tanto, ci andavamo. L’invito era insospettabile e pure interessante, lei si organizzò mentre io non ebbi assolutamente modo di andare. Peccato, perché ci si prospettava un accesso al backstage. Perciò rimasi abbastanza basita quando Stefy mi raccontò che non solo aveva conosciuto di persona il tipo e ci aveva fatto amicizia, ma anche che era uscita da casa sua alle quattro di notte e che, adesso sì, comprendeva il mio punto di vista quando le dicevo che scoparsi un ragazzo e scoparsi uno che poteva avere più o meno il doppio dei tuoi anni erano due cose profondamente diverse (voglio chiarire: non meglio o peggio, diverso). La sorpresa più grande, e anche più divertente, fu però proprio all’inizio, quando totalmente all’oscuro di tutto le chiesi come era andata, come era il tipo e se era simpatico.
Con il suo classico sorrisetto beffardo rispose placidamente “simpatico e con una mazza così”, distanziando tra loro le mani in un modo forse eccessivo ma che rendeva bene l’idea.
Inutile dire che, nel tempo, questa battuta me la sono rivenduta un paio di volte e proprio con lei. E sono sicura di averne anche parlato in un racconto citando correttamente la fonte.
BAGAGLIO IN STIVA. Sempre sullo stesso argomento, ma visto dalla parte maschile, non si contano le vanterie, le ossessioni, le mitomanie.
- Voi alla fine cercate il big dick, e io ce l'ho.
- Ma quanto big? Tipo che quando vai in aereo lo devi imbarcare?
(Confesso che questa è presa da una canzone di una punk band di russi completamente pazzi - credo anche clinicamente pazzi - e che dopo averla sentita non vedevo l’ora di usarla, non ho dovuto aspettare molto perché di tipi ridicoli e sbruffoni è pieno il mondo).
RISTRUTTURAZIONI. Uno degli incubi di chi studia è il rumore che proviene dai lavori di ristrutturazione di un appartamento nel condominio. Ore e ore di fracasso che molto spesso ti spingono a prendere libri e laptop e trasferirti in un altrove qualsiasi. Tipo biblioteca, ad esempio, anche se persino i tavolini di un bar vanno bene. Ma rumore può fare rima con cattivo umore, soprattutto quando per la testa e tra le gambe si aggirano certi pensieri: "È terribile, perché ogni volta che sono sola in casa c'è qualcuno che deve trapanare qualcosa e quel qualcosa non sono mai io?".
FIRE SQUAD. Mi rendo conto che nel Mediterraneo esistono posti dal sapore più esotico. Ibiza, Pag, Mykonos... ma per una romana l'isola di Ponza è lì a due passi. Volendo, si trova anche un certo ambiente internazionale. Io ho beccato un ragazzo carino, non ricordo bene di dove, uno di quegli stati del centroamerica. Guatemala, Costarica, Honduras o che cazzo ne so io. La verità è che non me lo ricordo, così come non ricordo il nome, ma questo è un classico. Comunque, quando dico carino intendo carino a tutto tondo. Simpatico, educato, gentile. Chiaro che anche lui era interessato a vedere come se la cavano le ragazze italiane, ma non era il solito coatto. Tra l'altro mi sa che è vera questa cosa che il ritmo ce l'hanno nel sangue: ballava benissimo. Oltre che ballare benissimo baciava pure benissimo. Mi dico wow, mi sa che quello di stasera è lui. Ci allontaniamo un po' e mi pomicia benissimo, mi fa un ditalino da Dio. Quindi che fai in quel caso? Pensi non solo che ti va di ringraziarlo, ma che se lo merita proprio! Insomma, "quiero chuparte" e gli do la bocca. Ora, lo sappiamo tutte che il prodotto interno lordo dei maschi è variabile, no? Personalmente da tre shot in su mi ritengo abbastanza soddisfatta, ma più è meglio è. Questo qui invece non la smette letteralmente mai, MAI! non riesco a starci dietro, mi devo staccare e cercare di deglutire sennò mi strozzo. Quando ci riesco gli dico "basta basta" ridendo come una scema. Immaginate la scena: io rido e questo mi schizza ancora addosso. Ripeto: carino e gentile, si offre di restare con me e aiutarmi a pulirmi, non è uno di quelli che se lo rimettono dentro le mutande e se ne vanno. Però è meglio cercare un bagno, anche se penso di avere un po' aggiustato le cose. Col cavolo: un disastro! sono sporca ovunque, si fa prima a dire quali sono le parti pulite. Chiaramente bisogna essere cecate per non capire cosa ho fatto, ma tanto a certi sguardi ci sono abituata. Dietro di me passa una ragazza e si mette al lavandino accanto al mio. È bellissima, una top model, tutta anelli e orecchini, truccatissima e con una flap che se non è Gucci è imitata alla grande. Mi guarda e, senza proprio scomporsi minimamente, mi fa con la calata burina di quelle parti: "E che c'aveva, 'n'eshdindoo'rè?" (faccio del mio meglio, ma è impossibile da rendere per iscritto la storpiatura di "estintore"). Mi si sono piegate le gambe dalle risate. Nei miei ricordi, la più grande eiaculazione di tutti i tempi viene soppiantata da quella specie di Adriana Lima che, IM-PAS-SI-BI-LE, mi dice "eshdindoo're". Definitivo.
LIMITI DELLA COSMESI. "L'arte del make up" è un libro che non ho letto ma che esiste e descrive gli strumenti del trucco, le sequenze, l'intervento sui colori, le caratteristiche della pelle ecc. Un lavorone, insomma, se volete truccarvi in modo perfetto. Tuttavia c'è una frase che fa giustizia di tutto:
"se ti sai fare l'eyeliner ma non sai fare i pompini hai un problema".
Non l'ho detta io, semmai credo di averla usata in qualche racconto, ma considerate le mie skills orali e il mio scarso amore per il make up avrebbe potuto benissimo essere mia. In ogni caso, c'è tanta materia di riflessione.
DOLOMITI SKIPASS. Questa invece, più che per me, vale in particolare per chi adora passare qualche giorno dell'anno a scivolare sulla neve e a crogiolarsi la sera al caldo della stube tra risate, grappa e canzoni. I "canederli" del maestro di sci, se riuscite ad assicurarveli, sono un classico e i classici non vanno mai fuori moda. Così mi dicono (ma non mi riferisco ai classici).
SOTTO TERAPIA.
- Stasera voglio succhiarlo a tre ragazzi diversi.
- Tu non stai bene.
- Perché non l'ho ancora fatto, vedrai che dopo starò meglio.
AMORE & INTROSPEZIONE. "Se un ragazzo ti ama, l'unico modo veramente sincero per scavare dentro di te è il fisting". Onestamente non so se sia vero, non mi sono mai sognata di farmi fare fisting (i ditalini non li considero tali), ma ammetto che bisogna essere parecchio open minded, e non solo minded.
Invece la frase "il suo cazzo sa meglio di chiunque altro come sono fatta dentro" è divertente, ma mi rendo conto che qui scivoliamo un po' nella volgarità.
VOLGARITÀ. Se però anziché scivolarci vogliamo proprio entrarci con tutti e due i piedi vi lascio due esempi. Il primo è una tipica lamentela sui fidanzati che ti mollano per andare a giocare a calcetto proprio quella sera in cui speravi che... Il secondo non ha bisogno di un contesto particolare e, purtroppo, è farina del sacco della sottoscritta leggermente under influence.
"Sempre lì a giocare con le palle invece di farsele svuotare".
"Sei timida, per caso?","Mai stata", "Peccato, le ragazze timide sono quelle che poi vogliono essere prese per il collo", "Odio le mani sul collo, ma se hai un bel cazzo puoi provare a soffocarmi con quello".
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