Battente e incessante

di
genere
etero

Mi sono svegliata così, con questo rumore fuori dalla finestra. Battente e incessante. Terzo giorno di pioggia. Senza tregua. Al massimo una pausa di un quarto d’ora poi riparte. Faccio colazione in cucina guardando il telefono, sempre con questo scroscio in sottofondo. Solo per poco un altro scroscio, quello della doccia, si sovrappone, roba di qualche minuto. Chiudo l’acqua e mi asciugo, spengo il termoventilatore, a rompere il silenzio della casa c’è solo la tempesta di gocce al di là dei doppi vetri.

Pioggia,acquazzone, temporale, nubifragio. L’acqua che cade dal cielo si declina in tutte le sue possibilità, diventa la colonna sonora della mia mattinata. Battente e incessante. 

Cinque gennaio, sarei in ferie. Ma mi hanno rotto il cazzo chiedendomi di verificare un lavoro. Ho rimandato e rimandato, adesso mi tocca. Mi siedo rassegnata al tavolo del salone.

Non l’ho sentito arrivare, ma sento il suo bacio sulla nuca e il suo “buongiorno amore” mentre sto aprendo il laptop. Dal suo corpo il calore di chi è appena sgusciato da sotto il piumone.
 
Lo scambio di sguardi è di quelli che in silenzio dicono “Che rottura di coglioni, eh?”, “Già…”. Però gli sorrido.

-Il caffè te lo fai da solo?
-Farò questo sforzo…

Il fatto è che a me piace farglielo e maledico la pigrizia che mi impedisce di alzarmi dalla sedia. Ma perché? Non ho nessuna fretta di mettermi al lavoro.
 
Il computer si avvia mentre di là ronza la Nespresso, parla al telefono. Non ho sentito nessuna suoneria, quel suo maledetto vizio di silenziarla. Apro la mail aziendale nel momento esatto in cui spiega a un assistito che il fascicolo che lo riguarda è a studio e che riapriranno solo il sette. 

Un piccolo “vaffanculo” di invidia mi attraversa la mente. Molto più sentito è il “vattelapijànderculo, così impari” riferito all’assistito. Tra l’altro,quella che riaprono il sette è una cazzata.

Il rumore della doccia che arriva dal bagno pareggia quello che entra dalla finestra, prima di immergermi nel lavoro faccio in tempo a chiedermi come mai non è rimasto a letto.

La sua voce alle spalle mi domanda “sei in call?”. Scuoto la testa per accompagnare il mio “no no” e dopo un secondo la sua mano si poggia sulla mia spalla. Qualcosa di morbido mi accarezza una guancia, ha ancora addosso l’accappatoio, il profumo del bagnoschiuma mi entra nelle narici, due dita mi abbassano la zip della felpa.

Se non lo conoscessi, direi che lo fa per fare un tentativo o per scherzare. 

Se non mi conoscessi, direi che sta perdendo il suo tempo. 

Sì, perché dovrei bloccarlo con qualcosa tipo “ehi, fermo”, ma non mi viene di farlo. La sua mano si impossessa del mio seno da sopra la maglietta, la reazione del capezzolo è quasi istantanea. Invece di protestare, ridacchio. L’altro capezzolo reclama le stesse attenzioni. Per quanto piccolo, credo che se non fosse coperto dalla felpa si vedrebbe molto bene.

Bacio sul collo, brivido. Mi abbandono sullo schienale della sedia reclinando la testa all’indietro, gli sorrido ancora e lo guardo. Una stretta più forte sul seno mi fa chiudere gli occhi e smetto di guardarlo.

Mi fa alzare, mi forza a non voltarmi verso di lui. Mi ero distratta, ma in questo momento sospeso mi accorgo che la pioggia è aumentata di intensità, ora siamo in modalità-nubifragio. Senza lampi e senza tuoni, non so perché questo particolare mi venga in mente adesso e in modo così lucido. È una semplice cascata d’acqua, battente e incessante. Gli indirizzo un divertito e sommesso “che testa di cazzo”. Nel nostro codice significa che mi sono arresa senza combattere.

La spinta che mi fa piegare sul tavolo è ruvida, mi strappa un goffo sospiro seguito dalla solita risatina semi isterica.

A contatto con il legno, mi domando se si è svegliato con il cazzo duro pensando a questo, o se l’idea gli è venuta non trovandomi nel letto accanto a lui. O sotto la doccia. Magari se l’è anche segato un po’. L’immagine di lui che se lo mena accompagna i miei pensieri e, cazzo, adesso sì che mi bagno.

Afferra il bordo dei miei pantaloni della tuta e li accompagna alle caviglie, poco dopo anche le mie mutandine compiono lo stesso tragitto. Da come lo fa capisco che si è inginocchiato dietro di me. E capisco anche che deve essersi tolto l’accappatoio, sento la pelle delle sue braccia su quella delle mie gambe.

Curioso, è la seconda volta in pochi giorni che lo fa. La prima è stata a Capodanno, dopo essere tornati a casa ubriachi alle quattro e mezza. Ma allora mi ha tuffata sul letto, sollevando un abito abbastanza corto da sollevarsi da solo e abbassando i collant. Non succede molto spesso perché, anche se per essere un maschio è abbastanza bravino, sa che ricevere un preliminare orale non rientra esattamente nella mia top ten.

Eppure, adesso è lì inginocchiato che me la lecca da dietro. Ok, ammetto che nella vita c’è di peggio, e poi non c’è nulla di male a miagolare un po’ per gratificare il tuo ragazzo. E non sto fingendo, non vorrei che pensaste male.

Piuttosto, mi chiedo come gli vada ancora. In questi giorni non ci siamo fatti mancare niente, mi pare. E anche se molto spesso l’appetito viene mangiando, riconosco che stamattina questa era l’ultima cosa che mi sarebbe passata per la testa.

Però ormai è tardi per fare certi ragionamenti. Il treno è partito e ci siamo saliti tutti e due.

Sparo l’ultima cartuccia di ironia, presa a prestito dal diluvio che si accanisce di fuori.

-Sei come sta pioggia, non smetti mai!
-E ti dispiace?

La mia risposta è un doppio strilletto, per lo schiaffo sul culo e per il cazzo che mi infilza. In genere mi piace rough, ma stavolta avrei preferito un po’più di grazia. 

Però strillo ancora quando mi chiede se voglio che smetta: “No!”.

Il solito stronzetto arrogante.

Poi a coprire la pioggia arriva una sequenza di urletti, mugolii, “sì, cazzo sì”, manate sulle chiappe e ciac-ciac-ciac.

Vagina invasa e allargata, tette che strusciano sul tavolo fino a farmi quasi male.

Un affondo di cazzo dopo l’altro, una percussione ostinata. Battente e incessante. 

Impazzisco, mi abbandono, non posso quasi muovermi ma lo assecondo come ogni ragazza che vuole essere giustiziata sa assecondare il suo ragazzo in quella posizione.

Il suo ragazzo battente e incessante.

***

L’ho mandato a fare la spesa. Ma a tutto penso tranne che a rimettermi al lavoro, aspetteranno. Leggo un paio di racconti su ER, commento. Giro per casa come una scema combattendo contro la voglia di tornare a letto.

E nel frattempo non posso smettere di ascoltare la percussione ostinata della pioggia che precipita. Goccia dopo goccia, battente e incessante.
scritto il
2026-01-07
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