Il Palio di Bugliano
di
Prozac1999
genere
comici
Il Premio “Miss Maglietta Ubriaca” era giunto alla quinta edizione, da quando, nell’anno post covid, l’assessore allo sport del paesino di Bugliano l’aveva fatto inserire nella settimana settembrina del Palio dei Rioni.
Era nato come gioco valido per la classifica finale dei rioni, ma di contorno nella serata finale, quella in cui si svolgeva il Palio vero e proprio in cui i quattro rioni del paese si sfidavano nella secolare sfida del palmento, la gigantesca vasca di pietra serena in cui venivano spremuti i grappoli d’uva con i piedi da parte delle squadre partecipanti.
Il primo anno c’era stata molta curiosità attorno a Miss Maglietta Ubriaca, ma il successo finale era stato limitato: le quattro ragazze rappresentanti non avevano le forme ideali per far scatenare il pubblico, e nonostante il vino bianco in cui erano state immerse e con il quale erano state spruzzate continuamente le avesse rese fradicie, alticce e infreddolite, i piccoli capezzoli induriti e adesi alle T-Shirt bianche erano sembrati ben poca cosa rispetto alle attese.
Alla fine, nella mediocrità generale, i giudici avevano comunque assegnato la vittoria a Immacolata Diddio, una sedicenne pienotta e brufolosa obbligata dal moroso a partecipare pur di raggranellare qualche punto per Porta Sghemba, il rione storicamente più sfigato.
Aveva, a onor del vero, i capezzoli più duri e sporgenti delle concorrenti, ma l’estintore portato in piazza dal servizio antincendio aveva una carica erotica di molto superiore.
Tutto però era cambiato dalla scorsa edizione, quando al premio era stato dato un valore in punti maggiore, che poteva “confermare o ribbaltare” l’esito finale del Palio di Bugliano; i consigli rionali si erano quindi industriati per trovare candidate degne di chiamarsi tali.
Le strategie erano state svariate: dal puntare tutto sulla taglia a discapito del resto del corpo, con il rione VentiLance che aveva presentato la pettoruta 62enne zia Tinuccia (da tutti detta Cantinuccia) a focalizzarsi sul fisico snello e attraente della prof di ginnastica delle medie, Stella Splendente, labbra gonfiate a 3 bar e dal sedere tanto tonico da poter essere usato come schiaccianoci, ma dal fisico cosi’ palestrato che i capezzoli sembravano due nei in rilievo.
Il rione Trepalle aveva fatto entrare la proria candidata in mezzo ai fumogeni, sulla colonna sonora della Carmina Burana, una vacca Frisona in allattamento e in astinenza da mungitura da due giorni, con le mammelle enormi coperte da una maglietta legata alla bell’e meglio.
Ma sopra ogni follia vi era stata la scelta azzardatissima del rione Torre di Rocco che aveva candidato una bambola gonfiabile realizzata artigianalmente nelle cantine segrete e inaccessibili del rione.
Molti, ubriachi fino al midollo, si erano accorti della boutade soltanto alla fine, quando il Sommo Giudice aveva provato a applicare la spilla d’argento al petto della bambola, facendola esplodere nel tripudio generale di una folla che con il passare degli anni si era fatta man mano più numerosa.
Il Gran Giurì, riunito d’urgenza visto il degenerare della cosa, aveva stabilito che dall’anno successivo le candidate avrebbero dovuto essere rigorosamente: donne, maggiorenni, senza precedenti interventi di chirurgia estetica (previo controllo del medico competente) e residenti nel rione per il quale avrebbero gareggiato.
Per motivi di ordine pubblico, il Sindaco aveva disposto che il Premio venisse assegnato nello stadio di Bugliano, per poter contenere tutti gli spettatori, e non nella consueta piazza medievale del paese nella quale si erano svolte le precedenti 478 edizioni del Palio del Palmento.
Il momento catartico giunse alle 22:30 di quel sabato 15 settembre; il prato, la pista d’atletica e gli spalti erano gremiti in ogni ordine di posto: la pioggia caduta in giornata non aveva abbassato la temperatura percepita, che si stava alzando molto in fretta.
Famiglie con bambini, anziani, frotte di giovani provenienti dai dintorni, intere ditte edili, vendemmiatori a cottimo, corrieri Amazon, i frati del vicino convento dell’Accesa Fiamma e le consorelle della Compagnia delle povere Indie...tutti si spintonavano per accaparrarsi i posti migliori per lo spettacolo, che i consigli rionali avevano promesso come “ineguagliabile”.
Non si era badato a spese, le quattro ragazze sarebbero state immerse in vasche di vino sotto la passerella, per poi essere elevate una ad una sino al palco dove si sarebbero esibite al palo che sosteneva la doccia da cui sgorgava il celebre Bianco di Bugliano.
“Signore e signori, ladies and gentlemen” disse l’assessore al decoro urbano prendendo la parola.
“E’ con infinita trepidazione che apro la busta, sigillata, con i nomi delle concorrenti! Soltanto quando l’ultima ragazza avrà iniziato a esibirsi, suonerà la campana del Duomo e le votazioni si apriranno”.
Il borbottio della folla crebbe, le luci dello stadio si spensero e si accesero i fari circolari puntati sulle quattro docce, ancora vuote.
“La candidata del rione Porta Sghemba, è...” il silenzio si fece liquido al punto che lo strappo della busta fu udito da tutti.
“Lisa...” iniziò gridando lo speaker per poi incepparsi, deglutendo a fatica incerto di star leggendo bene “Dalluso! Lisa Dalluso! Eccola!!!!”
Dalla vasca uscì una donna dai capelli nerissimi e dal fisico conturbante: piuttosto bassa aveva una quinta di seno che sembrava esplodere nel corpo di una bambolina con il vitino da vespa. La maglietta bianchissima e fradicia era tirata al punto da apparire trasparente, i rosoni da manza circondavano due capezzoli d’acciaio.
Iniziò a muoversi in modo provocante e subito dall’ala dei suoi sostenitori si levò il grido “Lisa! Lisa !Lisa”.
Gli avversari rimasero un attimo sbigottiti, poi si coalizzarono tre voci in un distinto “Puttana! Puttana! Puttana” ben ritmato.
“E adesso la candidata del rione Torre di Rocco” gridò a squarciagola l’assessore per superare i cori da stadio.
“E’ con noi...Valkiria Kartoffel!!!”. Solo pochi tra i presenti, nel boato generale, si accorsero che lo speaker si era rivolto al suo assistente dicendo “Ma che cazzo di nome sarebbe?” dimenticandosi di spegnere il microfono.
Dalla vasca uscì una figura gigantesca, biondissima alta almeno un metro e novanta, capelli radunati in due trecce fino al sedere e due seni perfetti, non enormi ma che parevano disegnati da Giotto. Indossava un completo bianco aderentissimo, talmente aderente e bagnato che anche la zona inguinale non lasciava niente da immaginare.
Completamente glabra, le grandi labbra erano divaricate come la galleria del Frejus e ben più del seno, comunque rispettabile, questo dettaglio mandò in estasi lo stadio.
Alcune madri si affrettarono a coprire gli occhi dei bambini incuriositi, mentre le consorelle si portarono le mani alla bocca, per poi staccarne subito una da portare dietro al sedere, dove i frati stavano spingendo in avanti con imbarazzanti erezioni.
“Sale ora sul palco, per il rione VentiLance...” lo speaker esitò, tramortito egli stesso dallo spettacolo a cui stava assistendo. “Gioia Nera!!!!!! Eccola sul palco”
Per un attimo sembrò non apparire nessuno, anche il tecnico delle luci faticò a capire cosa stesse accadendo.
Poi la ragazza, di cui si intuiva la presenza, apri’ gli occhi e le sue sclere bianchissime ne rivelarono il volto; getto’ via il mantello nero in cui era avvolta e tutti la videro.
Era una statua dalla pelle nerissima, le cui forme si intuivano soltanto per la maglietta e il gonnellino candido.
Apri’ la bocca simulando un ruggito e trentadue denti bianchissimi dettero la sensazione della leonessa pronta a sbranarti.
Dal gruppo dei suoi sostenitori si elevò un corò prepotente e nostalgico: “Faccetta neraaaa, bell’abissina, aspetta e spera che quell’ora si avvicina!”
Ma subito una bordata di fischi li sommerse, a favore di un più goliardico: “Nuda! Nuda! Nuda!”
“Piano, piano, cosa sono queste volgarità miei concittadini” gridò l’assessore al decoro. “Questa è una festa per tutti, grandi e piccini...” ma neppure lui riusciva a staccare gli occhi dalle tre ragazze che con fare provocante avevano iniziato a danzare ai pali delle docce.
“Abbiamo l’ultima candidata, dopo si apriranno le votazioni! Sale sul palco, per il rione Trepalle...” la pausa fu snervante: “Fernanda Joao Torreira!!!!”
La sonorità esotica del nome fece staccare gli occhi di tutti dalle tre ragazze già sul palco per dirigerli verso colei che il meccanismo tecnologico (una semplice pala di trattore) stava portando all’altezza del palco.
Non apparve una semplice donna: tutti avrebbero giurato che stesse apparendo un sogno: era di spalle al pubblico, dalla pelle color caffelatte, che si intravedeva nei pochi spacchi di un abito bianchissimo di tulle, quasi da sposa.
I capelli erano raccolti in uno chignon sotto un velo lunghissimo.
Sollevò le braccia di lato, fasciate da manicotti e guanti; strappo’ via il velo gettandolo di lato, e con una rapida mossa sciolse i capelli che caddero in una cascata infinita.
Poi si voltò, lentamente, immersa nell’ “Ohhhh” trepidante del pubblico.
Si portò le mani al costato, e stringendo forte in una mossa da Hulk strappo’ via l’abito dilaniandolo.
Per un attimo tutti furono rapiti dal suo viso fiabesco, un sorriso dolcissimo dipinto e contornato da labbra rosee.
Ma un attimo dopo lo sguardo di tutti scese lungo il suo corpo, prima sul corpetto bianco riempito da una sesta atomica con due rosoni grandi come piste di atterraggio elicotteri.
Poi, scendendo oltre l’ombelico da Venere, impreziosito da un piercing con diamante, arrivarono sui pantaloncini altrettanto bianchi e attillati, farciti da una presenza ingombrante e cilindrica che pochi faticarono a comprendere.
Si videro anziane signore svenire, le suore si coprirono anche gli occhi cercando mani aggiuntive, mentre i frati allargavano il cordone per evitare che le erezioni dessero al saio la forma di un attaccapanni. Molte coppie di fidanzati si ruppero a causa della catatonia che impediva ai maschi di staccare gli occhi dal palco. Il giorno dopo qualcuno avrebbe anche raccontato di aver visto gli invalidi in sedia a rotelle posti in prima fila alzarsi e correre verso le contendenti.
Di certo si udirono alcuni bambini chiedere ai propri padri: “Ma quella donna ha il pisellino come me?”
Ma di pisellino non aveva nulla: era un cilindro di carne costipato da un pantaloncino di almeno tre taglie inferiore al dovuto. Un cazzo che rendeva un corpo da fata una perfetta macchina da guerra sessuale, un cannone per annientare ogni nemico guidato da una bambolina che tutti avrebbero desiderato come fidanzata, cognata, nuora...
La folla esplose, iniziarono a volare gli insulti, le offese reciproche e le accuse di aver imbrogliato.
“Altro che Trepalle, voi c’avete la mazza da baseball”.
“La Valkiria fa la spogliarellista all’Excelsior di Firenze!”
“ E tu come cazzo lo sai? E comunque anche Lisa Dalluso ha migliaia di follower su Only Fans! Siete dei cazzo di imbrgolioni”
E man mano che i toni si alzavano, le distanze tra gli ultras diminuivano; le transenne divisorie caddero e i contendenti si trovarono viso a viso: iniziarono a volare le mani, gli sputi e i calci.
In breve duemila persone si riversarono in contemporanea verso il palco, senza un motivo valido se non quello di avvicinarsi a quelle quattro divinità che incuranti del caos stavano continuando a danzare sotto la doccia sfoggiando corpi da urlo.
I due unici vigili urbani di Bugliano provarono a fermare la folla: fu come fermare la piena del Nilo con gli stecchini da denti, furono travolti e malmenati senza pietà, forse per qualche multa emessa in passato con troppo zelo.
Dovette salire il sindaco in persona sul palco, e aiutandosi con un megafono dichiarò la contesa annullata per evidenti irregolarità e violazioni al regolamento da parte di tutti i rioni.
Tutti i contradaioli si affrettarono a mettere in salvo le loro candidate, scortandole fuori dalla folla in cui molti allungavano le mani pur di riuscire a toccare almeno un brandello di quel ben di Dio di carne e ormoni impazziti.
Poi, come in ogni temporale estivo, tutto si placò e vennero le stelle, le tacite stelle.
E iniziarono i preparativi per la sesta edizione.
Era nato come gioco valido per la classifica finale dei rioni, ma di contorno nella serata finale, quella in cui si svolgeva il Palio vero e proprio in cui i quattro rioni del paese si sfidavano nella secolare sfida del palmento, la gigantesca vasca di pietra serena in cui venivano spremuti i grappoli d’uva con i piedi da parte delle squadre partecipanti.
Il primo anno c’era stata molta curiosità attorno a Miss Maglietta Ubriaca, ma il successo finale era stato limitato: le quattro ragazze rappresentanti non avevano le forme ideali per far scatenare il pubblico, e nonostante il vino bianco in cui erano state immerse e con il quale erano state spruzzate continuamente le avesse rese fradicie, alticce e infreddolite, i piccoli capezzoli induriti e adesi alle T-Shirt bianche erano sembrati ben poca cosa rispetto alle attese.
Alla fine, nella mediocrità generale, i giudici avevano comunque assegnato la vittoria a Immacolata Diddio, una sedicenne pienotta e brufolosa obbligata dal moroso a partecipare pur di raggranellare qualche punto per Porta Sghemba, il rione storicamente più sfigato.
Aveva, a onor del vero, i capezzoli più duri e sporgenti delle concorrenti, ma l’estintore portato in piazza dal servizio antincendio aveva una carica erotica di molto superiore.
Tutto però era cambiato dalla scorsa edizione, quando al premio era stato dato un valore in punti maggiore, che poteva “confermare o ribbaltare” l’esito finale del Palio di Bugliano; i consigli rionali si erano quindi industriati per trovare candidate degne di chiamarsi tali.
Le strategie erano state svariate: dal puntare tutto sulla taglia a discapito del resto del corpo, con il rione VentiLance che aveva presentato la pettoruta 62enne zia Tinuccia (da tutti detta Cantinuccia) a focalizzarsi sul fisico snello e attraente della prof di ginnastica delle medie, Stella Splendente, labbra gonfiate a 3 bar e dal sedere tanto tonico da poter essere usato come schiaccianoci, ma dal fisico cosi’ palestrato che i capezzoli sembravano due nei in rilievo.
Il rione Trepalle aveva fatto entrare la proria candidata in mezzo ai fumogeni, sulla colonna sonora della Carmina Burana, una vacca Frisona in allattamento e in astinenza da mungitura da due giorni, con le mammelle enormi coperte da una maglietta legata alla bell’e meglio.
Ma sopra ogni follia vi era stata la scelta azzardatissima del rione Torre di Rocco che aveva candidato una bambola gonfiabile realizzata artigianalmente nelle cantine segrete e inaccessibili del rione.
Molti, ubriachi fino al midollo, si erano accorti della boutade soltanto alla fine, quando il Sommo Giudice aveva provato a applicare la spilla d’argento al petto della bambola, facendola esplodere nel tripudio generale di una folla che con il passare degli anni si era fatta man mano più numerosa.
Il Gran Giurì, riunito d’urgenza visto il degenerare della cosa, aveva stabilito che dall’anno successivo le candidate avrebbero dovuto essere rigorosamente: donne, maggiorenni, senza precedenti interventi di chirurgia estetica (previo controllo del medico competente) e residenti nel rione per il quale avrebbero gareggiato.
Per motivi di ordine pubblico, il Sindaco aveva disposto che il Premio venisse assegnato nello stadio di Bugliano, per poter contenere tutti gli spettatori, e non nella consueta piazza medievale del paese nella quale si erano svolte le precedenti 478 edizioni del Palio del Palmento.
Il momento catartico giunse alle 22:30 di quel sabato 15 settembre; il prato, la pista d’atletica e gli spalti erano gremiti in ogni ordine di posto: la pioggia caduta in giornata non aveva abbassato la temperatura percepita, che si stava alzando molto in fretta.
Famiglie con bambini, anziani, frotte di giovani provenienti dai dintorni, intere ditte edili, vendemmiatori a cottimo, corrieri Amazon, i frati del vicino convento dell’Accesa Fiamma e le consorelle della Compagnia delle povere Indie...tutti si spintonavano per accaparrarsi i posti migliori per lo spettacolo, che i consigli rionali avevano promesso come “ineguagliabile”.
Non si era badato a spese, le quattro ragazze sarebbero state immerse in vasche di vino sotto la passerella, per poi essere elevate una ad una sino al palco dove si sarebbero esibite al palo che sosteneva la doccia da cui sgorgava il celebre Bianco di Bugliano.
“Signore e signori, ladies and gentlemen” disse l’assessore al decoro urbano prendendo la parola.
“E’ con infinita trepidazione che apro la busta, sigillata, con i nomi delle concorrenti! Soltanto quando l’ultima ragazza avrà iniziato a esibirsi, suonerà la campana del Duomo e le votazioni si apriranno”.
Il borbottio della folla crebbe, le luci dello stadio si spensero e si accesero i fari circolari puntati sulle quattro docce, ancora vuote.
“La candidata del rione Porta Sghemba, è...” il silenzio si fece liquido al punto che lo strappo della busta fu udito da tutti.
“Lisa...” iniziò gridando lo speaker per poi incepparsi, deglutendo a fatica incerto di star leggendo bene “Dalluso! Lisa Dalluso! Eccola!!!!”
Dalla vasca uscì una donna dai capelli nerissimi e dal fisico conturbante: piuttosto bassa aveva una quinta di seno che sembrava esplodere nel corpo di una bambolina con il vitino da vespa. La maglietta bianchissima e fradicia era tirata al punto da apparire trasparente, i rosoni da manza circondavano due capezzoli d’acciaio.
Iniziò a muoversi in modo provocante e subito dall’ala dei suoi sostenitori si levò il grido “Lisa! Lisa !Lisa”.
Gli avversari rimasero un attimo sbigottiti, poi si coalizzarono tre voci in un distinto “Puttana! Puttana! Puttana” ben ritmato.
“E adesso la candidata del rione Torre di Rocco” gridò a squarciagola l’assessore per superare i cori da stadio.
“E’ con noi...Valkiria Kartoffel!!!”. Solo pochi tra i presenti, nel boato generale, si accorsero che lo speaker si era rivolto al suo assistente dicendo “Ma che cazzo di nome sarebbe?” dimenticandosi di spegnere il microfono.
Dalla vasca uscì una figura gigantesca, biondissima alta almeno un metro e novanta, capelli radunati in due trecce fino al sedere e due seni perfetti, non enormi ma che parevano disegnati da Giotto. Indossava un completo bianco aderentissimo, talmente aderente e bagnato che anche la zona inguinale non lasciava niente da immaginare.
Completamente glabra, le grandi labbra erano divaricate come la galleria del Frejus e ben più del seno, comunque rispettabile, questo dettaglio mandò in estasi lo stadio.
Alcune madri si affrettarono a coprire gli occhi dei bambini incuriositi, mentre le consorelle si portarono le mani alla bocca, per poi staccarne subito una da portare dietro al sedere, dove i frati stavano spingendo in avanti con imbarazzanti erezioni.
“Sale ora sul palco, per il rione VentiLance...” lo speaker esitò, tramortito egli stesso dallo spettacolo a cui stava assistendo. “Gioia Nera!!!!!! Eccola sul palco”
Per un attimo sembrò non apparire nessuno, anche il tecnico delle luci faticò a capire cosa stesse accadendo.
Poi la ragazza, di cui si intuiva la presenza, apri’ gli occhi e le sue sclere bianchissime ne rivelarono il volto; getto’ via il mantello nero in cui era avvolta e tutti la videro.
Era una statua dalla pelle nerissima, le cui forme si intuivano soltanto per la maglietta e il gonnellino candido.
Apri’ la bocca simulando un ruggito e trentadue denti bianchissimi dettero la sensazione della leonessa pronta a sbranarti.
Dal gruppo dei suoi sostenitori si elevò un corò prepotente e nostalgico: “Faccetta neraaaa, bell’abissina, aspetta e spera che quell’ora si avvicina!”
Ma subito una bordata di fischi li sommerse, a favore di un più goliardico: “Nuda! Nuda! Nuda!”
“Piano, piano, cosa sono queste volgarità miei concittadini” gridò l’assessore al decoro. “Questa è una festa per tutti, grandi e piccini...” ma neppure lui riusciva a staccare gli occhi dalle tre ragazze che con fare provocante avevano iniziato a danzare ai pali delle docce.
“Abbiamo l’ultima candidata, dopo si apriranno le votazioni! Sale sul palco, per il rione Trepalle...” la pausa fu snervante: “Fernanda Joao Torreira!!!!”
La sonorità esotica del nome fece staccare gli occhi di tutti dalle tre ragazze già sul palco per dirigerli verso colei che il meccanismo tecnologico (una semplice pala di trattore) stava portando all’altezza del palco.
Non apparve una semplice donna: tutti avrebbero giurato che stesse apparendo un sogno: era di spalle al pubblico, dalla pelle color caffelatte, che si intravedeva nei pochi spacchi di un abito bianchissimo di tulle, quasi da sposa.
I capelli erano raccolti in uno chignon sotto un velo lunghissimo.
Sollevò le braccia di lato, fasciate da manicotti e guanti; strappo’ via il velo gettandolo di lato, e con una rapida mossa sciolse i capelli che caddero in una cascata infinita.
Poi si voltò, lentamente, immersa nell’ “Ohhhh” trepidante del pubblico.
Si portò le mani al costato, e stringendo forte in una mossa da Hulk strappo’ via l’abito dilaniandolo.
Per un attimo tutti furono rapiti dal suo viso fiabesco, un sorriso dolcissimo dipinto e contornato da labbra rosee.
Ma un attimo dopo lo sguardo di tutti scese lungo il suo corpo, prima sul corpetto bianco riempito da una sesta atomica con due rosoni grandi come piste di atterraggio elicotteri.
Poi, scendendo oltre l’ombelico da Venere, impreziosito da un piercing con diamante, arrivarono sui pantaloncini altrettanto bianchi e attillati, farciti da una presenza ingombrante e cilindrica che pochi faticarono a comprendere.
Si videro anziane signore svenire, le suore si coprirono anche gli occhi cercando mani aggiuntive, mentre i frati allargavano il cordone per evitare che le erezioni dessero al saio la forma di un attaccapanni. Molte coppie di fidanzati si ruppero a causa della catatonia che impediva ai maschi di staccare gli occhi dal palco. Il giorno dopo qualcuno avrebbe anche raccontato di aver visto gli invalidi in sedia a rotelle posti in prima fila alzarsi e correre verso le contendenti.
Di certo si udirono alcuni bambini chiedere ai propri padri: “Ma quella donna ha il pisellino come me?”
Ma di pisellino non aveva nulla: era un cilindro di carne costipato da un pantaloncino di almeno tre taglie inferiore al dovuto. Un cazzo che rendeva un corpo da fata una perfetta macchina da guerra sessuale, un cannone per annientare ogni nemico guidato da una bambolina che tutti avrebbero desiderato come fidanzata, cognata, nuora...
La folla esplose, iniziarono a volare gli insulti, le offese reciproche e le accuse di aver imbrogliato.
“Altro che Trepalle, voi c’avete la mazza da baseball”.
“La Valkiria fa la spogliarellista all’Excelsior di Firenze!”
“ E tu come cazzo lo sai? E comunque anche Lisa Dalluso ha migliaia di follower su Only Fans! Siete dei cazzo di imbrgolioni”
E man mano che i toni si alzavano, le distanze tra gli ultras diminuivano; le transenne divisorie caddero e i contendenti si trovarono viso a viso: iniziarono a volare le mani, gli sputi e i calci.
In breve duemila persone si riversarono in contemporanea verso il palco, senza un motivo valido se non quello di avvicinarsi a quelle quattro divinità che incuranti del caos stavano continuando a danzare sotto la doccia sfoggiando corpi da urlo.
I due unici vigili urbani di Bugliano provarono a fermare la folla: fu come fermare la piena del Nilo con gli stecchini da denti, furono travolti e malmenati senza pietà, forse per qualche multa emessa in passato con troppo zelo.
Dovette salire il sindaco in persona sul palco, e aiutandosi con un megafono dichiarò la contesa annullata per evidenti irregolarità e violazioni al regolamento da parte di tutti i rioni.
Tutti i contradaioli si affrettarono a mettere in salvo le loro candidate, scortandole fuori dalla folla in cui molti allungavano le mani pur di riuscire a toccare almeno un brandello di quel ben di Dio di carne e ormoni impazziti.
Poi, come in ogni temporale estivo, tutto si placò e vennero le stelle, le tacite stelle.
E iniziarono i preparativi per la sesta edizione.
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