25 dicembre 2020

Scritto da , il 2020-12-24, genere etero

25 dicembre 2020
Mi alzo un poco prima. In punta di piedi mi allontano dal lettone ed esco in corridoio.
L'olandese dorme profondamente ed oggi voglio festeggiarlo con una sorpresa.
Doccia con fragranze orientali.
Depilazione ascelle.
Nessun profumo artificiale. Il profumo sarà l'odore della mia pelle.
Accurato trucco agli occhi, spolverata di mascara nero allungante, solo qualche colpetto di scovolino per non farsi troppo notare, matita indaco alla palpebra inferiore.
Solo un accenno di matita per le labbra, giusto per il contorno.
Collo, tette e ventre vanno bene così.
Un'occhiata ai peli del pube, se c'è qualcosa in disordine, ma la natura mi ha dotata di un ciuffetto circoscritto al monte di Venere e nessun accenno ad ammutinamento con peletti fuori posto.
Cosce tutto ok. Smalto sulle unghie dei piedi, ovviamente rosso vermiglio.
Esco nuda dal bagno. Jos sta ancora ronfando.
Stivali in pelle nera, modello Malena N, guarniti con un improbabile corona di pelushino bianco sopra uno strato di vellutino rosso vermiglio (fatto la sera prima).
Cappellino da babbo Natale, rosso acceso, con voluminoso pompon bianco.
Con un bel nastro rosso metallizzato mi avvolgo la vita. Un grande fiocco dello stesso materiale trova posto sotto il mio ombelico, giusto a coprire la topa.
Nessun altro indumento, solo la mia pelle ed i capelli che, belli vaporosi, emergono dal cappellino e mi scivolano mielosamente sulla spalla.
Sveglio il fidanzato che russa in modo indecoroso.
Un immeritato bacio sulla bocca.
Il tulipano accenna ad un roco ruggito.
“Vieni di là in soggiorno, ma NON ENTRARE finchè non te lo dico io!”
Prima che apra gli occhietti suini scappo furtivamente dalla stanza e raggiungo il locale, dove un bell'albero di Natale ben addobbato e profumato di resina, rende convincente testimonianza della festività.
La porta è chiusa alle mie spalle.
Scuoto il flacone della panna.
Jos graffia alla porta.
Due abbondanti ciuffi di panna montata sui capezzoli, come due gardenie ad addobbare il mio seno.
“Vieni amore!”
Lui entra ed io sono lì.
Sdraiata sotto l'albero, sul tappeto, le cosce accavallate, la testa adagiata sul palmo di una mano, il braccio appoggiato a terra con il gomito.
Resta impietrito, mentre l'orgoglio mi rende raggiante.
Sorride, non trova le parole.
Lo adoro quando fa così.
Cioè, non quando sta zitto e non fa nulla, ma quando gli si legge in volto un vocabolario intero di parole, che non riesce neanche ad esprimere, ma che trapela con una precisione chirurgica dai suoi occhi e dall'espressione del volto.
“Yuko...”
Dice solo, e in quel momento realizzo che è la cosa migliore che potesse dirmi, forse anche l'unica.
Mi si avvicina e sembra che voglia mangiarmi con gli occhi. Si inginocchia davanti a me e resta in beata adorazione.
“La panna” gli sussurro.
Lui non capisce.
“La panna!” gli ripeto con tonalità di urgenza, accennando con gli occhi al mio seno.
I ciuffetti di panna montata, al calore del mio corpo, si sono un poco sciolti e stanno scivolando dai capezzoli. Le areole scure ne emergono con accattivante contrasto.
Un esplicito richiamo ad entrare in azione.
Lui, imprevedibilmente perspicace, si avvicina e raccoglie con la lingua i due piccoli ghiacciai sospesi che stanno subendo la gravità.
Sussulto di piacere al contatto con la lingua calda.
Lui assapora la panna.
Poi assapora me.

“Merii Kurisumas, Jos”
“Vrolijk kerstfeest, Yuko”
Il resto... lo potete solo immaginare, anche se, in verità, non è difficile.
Solo per noi.

メリークリスマス

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