Quartz-2. Capitolo 18. Patologie spaziali e affari di cuore.

di
genere
fantascienza

Capitolo 18

Mentre il rover era in viaggio dalla Amy-2, Yuko e Mei, tenendosi per mano, si avvicinarono all'ingresso della Emerald.
-Sono Nikura, sto rientrando alla base. Chiedo autorizzazione ad accedere dalla Amethyst.-
-Permesso accordato, ti apro.- Rispose Wolff.
-Un momento, Yuko; non sei da sola.- Intervenne il comandante che aveva visto le due figure al monitor.
-No, Jeremia, sono con Mei, una autoctona di Quartz-2. L'ho convinta a sottoporsi a delle analisi sperimentali.- Spiegò la ricercatrice accingendosi a entrare.
-Ferma, Yuko. Permesso negato.- Intimò il comandante.
-Ma che ti prende Morr? Dai fammi entrare.- La dottoressa cercò invano di muovere la maniglia che restava bloccata.
-Permesso negato, Nikura. Non puoi entrare con quell'aliena.-
-Ma sei impazzito, Jeremia? Come ti permetti di trattarla così? Mei è del tutto amichevole e dobbiamo socializzare, anche a scopo di ricerca. Per favore evitiamo questi atteggiamenti razzisti. Aprimi e facci entrare.-
-Mi dispiace, Yuko.- Stavolta era Nielsen a parlare: il vice comandante sembrava sincero. -Abbiamo delle procedure da rispettare. Le regole già stabilite anche con Vandal sono molto chiare. Chiedi alla quartziana di aspettare. Tu entra e ne parliamo.-
La dottoressa sbuffò incollerita. Disse poche parole all'amica che, dopo lo scambio verbale, si mise ad aspettare a distanza, ed entrò.
La biologa affrontò di petto il comandante. -Cos'è questa novità, Morr? Dobbiamo solo ammazzare e sparare agli abitanti di questo pianeta? Noi umani non riusciamo proprio ad avere atteggiamenti pacifici?-
Mentre il tedesco restava immobile, le mandibole serrate e i pugni chiusi per l'alterco, Wolff si mise in mezzo ai due. -Abbi pazienza, Yuko. Non è una novità, questa. Ti ricordi? Abbiamo già discusso di questa cosa quando la copia di Jason ha iniziato a voler ritornare nell'astronave. È una regola già condivisa.-
La giapponese sbuffò infelice: lo svedese aveva ragione. Ciononostante rivolse uno sguardo pieno di ira al responsabile della spedizione. -Non avevamo deciso che potevo continuare a fare qualche ricerca?-
Morr voltò le spalle agli altri due e si allontanò a testa bassa, visibilmente irritato.
-Ma certo, Yuko, ma vienici incontro.- Continuò la contrattazione lo scandinavo. -Capisci anche tu che non possiamo andare subito contro le regole, così, d'emblée. Dai ne parliamo. Probabilmente possiamo riallestire il laboratorio sulla Amy-3 e potrai fare le tue ricerche con la quartziana in quel posto, va bene?-
L'orientale spense l'espressione ostile del suo volto. Annuì lievemente e uscì ancora per comunicare le disposizioni all'amica, quando dalla sua radio, come pure dalla radio di bordo, giunsero segnali di allarme.
-Attenzione, emergenza, emergenza! Sono Sugiton, sul rover. Sto rientrando con Vandal dalla Amy-2. Ochoa è gravemente ferito.-
Lo stato di allerta scattò immediatamente. La dottoressa congedò l'autoctona e si portò subito nei moduli di atterraggio dove era accorso anche Andrei.
Poco dopo dopo apparve l'astromobile. Due cosmonauti trasportarono un corpo rigido e immobile all'interno dell'astronave, dove la dottoressa era già pronta a fornire il primo soccorso medico.
Ochoa era immobile, ma vigile. Si guardava intorno terrorizzato quando incontrò gli occhi della asiatica.
-Hodei, come stai?- Gli chiese la specialista in patologie dello spazio.
-Male, Yuko. Molto male.- Rispose il chimico, con un filo di voce.
-Cosa c'è che non va? Spiegami bene.- Continuò il medico, tastandogli il polso, mentre Mauro gli allentava la tuta per favorire la visita.
-Faccio fatica a respirare, a espandere il petto. Mi sento tutto rigido, non riesco quasi a muovermi.-
Lo spagnolo fu spogliato dei suoi indumenti e trasportato su un lettino, vicino alla strumentazione di ricerca medica sulla Emerald.
La nipponica gli prelevò un campione di sangue che Mauro, tecnico di laboratorio, portò subito ad analizzare. Furono misurati i parametri vitali.
-Pressione 180 su 110, frequenza cardiaca 38 battiti per minuto, saturazione 85% in aria ambiente.- Dettava la dottoressa ad alta voce, mentre Krasnyj prendeva nota sulla cartella clinica.
Come temuto le indagini ecografiche risultarono impossibili. Uno strato di roccia silicea impediva agli ultrasuoni di esplorare le strutture corporee. Il chimico iberico fu subito sottoposto a una TAC total body. Tutto l'equipaggio assisteva agli accertamenti. Wolff aveva già comunicato al centro operazioni nel Sistema Solare l'incidente. Blue e Mauro raccontarono le circostanze dell'accaduto, sotto lo sguardo critico della scienziata orientale.
La dottoressa somministrò farmaci per abbassare la pressione e incrementare la frequenza cardiaca, con beneficio solo parziale, e fu somministrato ossigeno.
L'esame del sangue non mostrava grosse alterazioni, con una percentuale di silicio intorno al 10-12%, globuli rossi funzionanti e normali concentrazioni di sodio e potassio, ma la TAC evidenziò una più cospicua infiltrazione di silicio con addensamenti a zolle compatte della muscolatura anteriore del tronco, mentre in altre zone risultava un'imbibizione più diffusa.
Il processo di magnetoelettroforesi era stato arrestato quando la sostituzione degli atomi di carbonio da parte di quelli di silicio era ancora frammentaria e disomogenea. Le zone di contatto più stretto, soprattutto le regioni anteriori del petto, dell'addome e della muscolatura degli arti mostravano una percentuale di silicio fino anche al 43-45%, con interessamento significativo del cuore, dei polmoni e del fegato, mentre il capo, il cervello, i reni e l'intestino sembravano meno colpiti. Lo stesso era avvenuto per il sangue. Le parti in cui il silicio erano penetrate in misura maggiore erano rigide e poco mobili: per questo motivo lo spagnolo non riusciva quasi a muoversi e a respirare e il cuore aveva rallentato la frequenza dei battiti.
Come riuscire a risolvere la situazione costituiva un mistero cui iniziarono ad arrovellare i pensieri la dottoressa e il chimico russo. Ovviamente non era disponibile alcun tipo di farmaco che potesse far regredire la massiccia sostituzione da parte del silicio.
Ochoa fu messo sotto monitoraggio continuo dei parametri vitali e della traccia elettrocardiografica, e in terapia con ossigeno in maschera.
Mentre Sugiton e Vandal si trovavano in una situazione di shock sentendosi responsabili della situazione, Morr e Wolff presero da parte la giapponese e il russo, allontanandosi dalla stanza dello spagnolo.
-Yuko, come ti sembra la situazione?- Iniziò a interrogarli il comandante.
-Molto, molto brutta Jeremia.- Fu il verdetto iniziale della specialista di clinica dello spazio. -Al di là dei muscoli delle gambe e delle braccia, quasi completamente immobilizzati dai cristalli di silicati-, proseguì il medico, -quello che mi preoccupa di più è l'infiltrazione dei muscoli del petto, dei polmoni e del cuore. Hodei non riesce a espandere la cassa toracica per respirare e il suo cuore è irrigidito e fatica a contrarsi. Gli ho somministrato l'ossigeno, con qualche miglioramento, ma la pressione molto alta e il battito rallentato in pratica non rispondono ai farmaci.-
-Non abbiamo qualche flebo da dargli?- Chiese il comandante in seconda.
-Il problema, Nielsen-, rispose Krasnyj, -è che non abbiamo nessuna sostanza chimica in grado di spiazzare il silicio e rimettere il carbonio al suo posto. È una reazione che non esiste neanche, sulla Terra. Non c'è in natura. Non da noi, in tutto il Sistema Solare, almeno.-
-E poi-, aggiunse il medico, -il sangue tutto sommato starebbe anche bene. Non siamo di fronte ad alterazioni degli ioni ematici che possiamo correggere con le nostre soluzioni saline. Cioè, la composizione di potassio, sodio, cloro e magnesio è quasi normale. C'è ben poco da correggere con delle flebo.-
-E come è potuto accadere, allora?- Chiese Morr.
-È stata la MEF.- Rispose Andrei; così avevano iniziato a chiamare il processo della magnetoelettroforesi, per facilitare le comunicazioni a riguardo. -Un processo di sostituzione degli atomi con forze elettriche e magnetiche. Forse tu, Jeremia, potresti farti venire qualche idea. È una trasformazione operata con meccanismi dipendenti dalla fisica, non dalla chimica né dalla biologia. Tu hai qualche suggerimento?-
-Non ne ho assolutamente idea.- Rispose il tedesco allargando le braccia. -Posso provare a parlarne con Blue, ma anche applicando campi magnetici molto potenti non credo di riuscire a sostituire i due tipi di atomi. È una tecnologia che non conosciamo per nulla, di cui non abbiamo alcuna conoscenza né esperienza.-
-Yuko, perchè non chiedi alla tua amica?- Chiese il russo, a sorpresa.
-Che amica?- La nipponica si scosse, come colpita da scarica elettrica.
-Non hai detto che hai fatto amicizia con una delle donne quartziane?-
-Be', sì, insomma.-
-Loro di sicuro sanno molto bene come funziona e come mettere in atto la MEF.- Continuò Krasnyj.
-Vacci piano, Andrei.- Ammonì Morr. -Una di loro ha appena cercato di far fuori Hodei, sostituendogli il carbonio col suo silicio. Non vorrei che quell'altra gli desse il colpo finale.-
-Be', le circostanze non sono state esposte con molta precisione, Jeremia.- Intervenne l'asiatica con tono sostenuto. -I nostri virtuosi ed encomiabili colleghi erano andati a cercare le aliene col deliberato proposito di usarle per fare sesso.-
-Sì, anche a me non sembra una buona idea, Andrei.- Intervenne Wolff, sviando il discorso. -È troppo elevato il rischio e se la quartziana se ne approfittasse sarebbe il colpo finale per Hodei.-
-La 'quartziana' ha un nome, se non vi dispiace. Si chiama Mei.- Disse ancora la giapponese, in tono irritato, alzandosi in piedi.
-Quanto a te, Yuko-, intervenne il comandante alzandosi lui pure in piedi, -non mi sembra che tu abbia agito molto diversamente dai tuoi colleghi.-
-Jeremia!- Strillò la giapponese diventando paonazza in volto. -Che cosa vai dicendo?-
-Tutti abbiamo visto benissimo che cosa hai fatto con la tua amica Mei.-
-E che cosa avrei fatto, signor comandante, eh?- I due, in piedi, uno di fronte all'altro, si stavano ormai urlando in faccia.
-Guardi, dottoressa Nikura, che ci sono un sacco di telecamere per controllare l'esterno, e che 'qualcuno', mentre 'lei' se la spassava intrattenendo relazioni sociali, doveva anche stare davanti ai monitor a controllare che l'equipaggio fosse al sicuro dai rischi!-
La giapponese cacciò un urlo a denti stretti, guardando con ferocia il responsabile della spedizione.
-Siete delle persone orribili!- Urlò, e scappò di corsa piangendo.
-Cazzo, Morr, dovevi proprio dirglielo?- Disse Nielsen. -Yuko, aspetta!- Aggiunse subito, alzandosi per rincorrere la donna. -Andrei, vieni con me, ne va della vita di Hodei.-
Krasnyj, dopo un'occhiata di rimprovero al tedesco si alzò seguendo lo svedese.
-Yuko, aspetta!- Gridò Wolff raggiungendo la dottoressa che si era fermata singhiozzando con il viso tra le mani. -Dobbiamo occuparci di Hodei!-
-Ma voi tutti credete davvero che io sia un essere senza cuore?- Gli rispose l'orientale, alzando dalle mani il viso rigato dalle lacrime. -Andrei-, disse poi rivolta al chimico, -Ce ne occuperemo solo io e te. E noi-, continuò verso il vice comandante, -riferiremo solo a te, Nielsen. Quel mostro non lo voglio neanche più vedere, capito?-
Wolff allargò le braccia e chinò il capo in segno di assenso, senza dire una parola di troppo, e gli altri due ritornarono verso il laboratorio dove era stata allestita la stanza monitorata di Ochoa.
Nel tentativo di spiazzare qualche atomo di silicio la dottoressa provò a infondere soluzioni di glucosio e albumina, le uniche fleboclisi a disposizione contenenti carbonio, a parte la trasfusione di sangue di cui, però, il malato non aveva bisogno.
Qualche traccia di silicati in effetti fu trovata nelle urine dello spagnolo, ma il problema principale risiedeva nell'infiltrazione di silicio del cuore, della muscolatura toracica e dei polmoni. Queste strutture, funzionando male, mettevano a rischio la sopravvivenza del paziente.
Mauro fu chiamato a unirsi al russo e alla dottoressa per gestire, alternandosi loro tre, turni di guardia, controllo continuo dei parametri e a vegliare il malato.
Nonostante ossigeno, infusioni e pochi farmaci con un'azione peraltro scarsa, Ochoa peggiorava rapidamente. Fu iniziata la ventilazione in ossigeno a pressione positiva che diede una piccola svolta, ottenendo una migliore espansione del petto e un incremento degli scambi polmonari, riducendo la fatica respiratoria dello spagnolo, ma era chiaro che anche questa era solo una misura provvisoria per tamponare il mal funzionamento della meccanica del torace.
I tre astronauti non sapevano che pesci pigliare.
Nelle ore che seguirono, si discussero eventuali soluzioni.
-Gli esami del sangue non sono poi così alterati.- Esordì l'italiano, che aveva, lui pure, una buona preparazione in campo biologico.
-Già-, confermò Krasnyj, -ed è proprio per questo che, a parte l'ossigeno, le nostre terapie in vena fanno ben poco. Non c'è molto da correggere.-
-Di fatto Hodei è diventato un ibrido e non abbiamo alcuna esperienza di come funzionino questi organismi misti-, aggiunse la dottoressa, -tanto meno di come si possa modificare la loro composizione.-
-E sì che di ibridi da analizzare ne abbiamo anche a disposizione.- Riprese il russo.
-Lo so a cosa stai pensando, Andrei, e anche secondo me è anche un'ottima idea.- Gli rispose la specialista di patologia extraterrestre.
-Mi sono perso qualcosa?- Chiese l'italiano, che non era presente alla precedente discussione, guardando i due colleghi.
-Andrei proponeva di chiedere aiuto a qualche quartziana per provare a ripristinare gli atomi di carbonio al posto di quelli di silicio con una MEF inversa e io stamattina ho proprio approfondito un rapporto di amicizia con la quartziana più evoluta. Le ho anche cambiato il nome. Yuko mi sembrava un appellativo un po' troppo inflazionato e poco distintivo. L'ho chiamata Mei.- Spiegò l'orientale.
-Be', mi sembra un'idea geniale. Credo che solo loro sappiano come gestire il processo di scambio degli atomi.- Constatò il milite.
-Se funziona.- Puntualizzò il chimico.
-Sì, in effetti non abbiamo minimamente idea se questa cosa sia tecnicamente possibile-, aggiunse la esobiologa, -e, anche se funzionasse, non abbiamo alcuna garanzia che, anche ripristinati i giusti atomi nella loro precisa posizione, la patologia possa regredire.-
-Be', credo che questa sia l'unica proposta veramente valida su cui alimentare qualche speranza, perchè qui mi sembra che stia andando maluccio.- Aggiunse Vandal dopo averci pensato su un poco.
-Più che altro non abbiamo nessuna alternativa convincente.- Disse Andrei.
-E qual è il problema, allora?-
-I capi.- Rispose la dottoressa. -Sono contrari perchè temono che Mei possa approfittarsene per prendere altro carbonio e, di fatto, condannare Hodei.-
-Ragazzi, in effetti io l'ho vista una di loro fare la MEF e non è stato per niente bello. Si sono fuse due radio per la forte interferenza magnetica. Puff! Esplose. E non c'era verso di staccare l'aliena dal corpo di Hodei. Una scena raccapricciante.- Disse il militare, con una mimica facciale e una gestualità che corredavano drammaticamente il contenuto del discorso.
-Il fatto è, Mauro, che credo di non avere altre risorse.- Disse la dottoressa, scuotendo lentamente la testa.
-Yuko, direi di stare a osservare la situazione. Prendiamoci del tempo e vediamo come la situazione evolve nelle prossime ore. Ok?-
-Sì, Andrei. Stiamo a vedere. Io, però, due chiacchiere con Mei comincerei anche a farle, se non avete nulla in contrario.- Concluse la giapponese, mentre gli altri due approvarono senza riserve. La situazione, se non tragica, era comunque molto preoccupante.
-Poi semmai ne riparliamo con Wolff-, aggiunse Mauro. -Mi sembra che Morr stia attraversando un brutto momento. Forse la responsabilità?-
di
scritto il
2026-03-07
6 9
visite
1
voti
valutazione
1
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Dolce, calda doccia

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.