Quartz-2. Capitolo 14. Sodomia letale.

di
genere
fantascienza

Capitolo 14

Come la volta precedente, Yuko finse di aver programmato l'incontro all'insaputa del resto dell'equipaggio, muovendosi quando ormai era buio.
Raggiunse la capsula di ricerca ed entrò dal portellone posteriore, trovando subito l'alieno che, seduto sulla branda, sembrava che la stesse aspettando.
-Ciao, Yuko. Chi non muore si rivede.- L'accolse con un sorriso triste.
-Jason! Ma dove eri finito? Sei tu che sei scomparso. Come stai?- Le rispose lei, sedendoglisi vicina.
-Non so, non tanto bene.-
-Problemi di salute? Ti serve una dottoressa cosmica?- Provò a scherzare la specialista di medicina spaziale.
Lui sorrise scuotendo la testa, come rassegnato.
-No, no, ti ringrazio. Non sto bene di testa. Il corpo va bene, lo sento tonico.-
-Ci credo, Jason, sei una roccia!-
-Sì, sì, tu ci scherzi. Ma mi sto davvero convincendo che Jeremia e gli altri hanno ragione. Gli alieni mi hanno fatto qualcosa, mi hanno in qualche maniera modificato la struttura, la composizione. A proposito, ti hanno interpellato? Forse c'è una cura.-
Stavolta fu la giapponese a scuotere la testa con un sorriso triste. -Purtroppo no, Jason. Anche rimettendoti i tuoi atomi di carbonio non potresti mai ritornare il professor Vael che eri prima. Non ne hai i ricordi, probabilmente neanche le conoscenze e la vasta cultura. Non sai più neanche da dove vieni, dove sei nato e vissuto, che progetti aveva il biologo inglese.-
-Ma non pensi che, tornando sulla Terra, possa colmare piano piano tutte le lacune?-
-Ma Jason, non sappiamo neanche se potrai sopravvivere sulla Terra. Il campo magnetico è completamente diverso e non abbiamo idea se la tua struttura ne risentirebbe. Non possiamo neanche immaginare cosa darti da mangiare, sia durante il viaggio che sul nostro pianeta. Non ti nutri di sostanze organiche. Non conosciamo come funzioni e se potrai mai riprendere ad agire come essere umano. Potresti anche essere nocivo.-
-E allora forse è meglio farla finita qui.-
-Non so, Jason. In patria diventeresti una cavia da esperimento; non ti lascerebbero andare in giro. Saresti anche pericoloso, probabilmente, a causa dell'istinto di incrementare il tuo carbonio, a scapito degli esseri umani.-
-Sì, sono diventato un violento, hai ragione. Forse potrei costituire una minaccia anche per te, qui, da sola, all'insaputa degli altri.-
Yuko ebbe un brivido, temendo che quella frase potesse rappresentare un avvertimento.
Davanti ai monitor, sulla Emerald, due dei tre angeli custodi che vegliavano sulla scienziata si misero rapidamente le tute spaziali. Solo Vandal restò col sottotuta per essere più libero nei movimenti; il fucile sempre nelle sue mani.
Ma non successe nulla di grave.
La donna accarezzò il capo dell'amico che posò la fronte sulla sua spalla. I due si abbracciarono; lei gli baciò la fronte e poco dopo le loro bocche si unirono.
I colleghi sul modulo di atterraggio seguirono con attenzione lo svolgersi del piano. Morr strinse i denti, teso. Un senso di sofferenza misto a gelosia gli confondeva la mente. Capiva che era doveroso che finalmente i due dirottassero le loro azioni in quello che doveva sfociare verso un atto sessuale, senza divagare in situazioni improduttive, eppure avrebbe volentieri evitato alla giapponese questa evoluzione. Comprendeva che il proprio coinvolgimento emotivo era qualcosa da cui non avrebbe più potuto prescindere.
La nipponica e l'ibrido avevano innescato una situazione di non ritorno e già le mani dell'umanoide si erano fatte strada sotto i vestiti della donna, in cerca delle sue rotondità, delle sue strutture più morbide e corpose.
La riproduzioni silicea del professore inglese cominciò presto a spogliare l'asiatica, con rabbia, lanciando lontano la maglietta e i calzoni, che costituivano solo un impiccio e già stava armeggiando sull'allacciatura del reggiseno.
I seni pieni e sodi di Yuko apparvero presto sui dettagliati monitor, sotto gli occhi attenti dei tre che vegliavano nella sala di comando della Emerald. I capezzoli scuri e gonfi nella bocca dell'ibrido, le sue mani che affondavano nel tessuto elastico delle mammelle, costituivano uno stimolo per gli organi sessuali degli scrutatori impossibile da governare. Il volto della donna a occhi chiusi, i suoi capelli sulle spalle nude, la bocca semiaperta che gemeva sotto gli assalti erotici dell'alieno, scatenavano tempeste ormonali nei tre e istinti controversi nel tedesco. Il comandante era attratto dalle splendide forme della donna che godeva dei baci e delle carezze, eppure sofferente nella consapevolezza del rivale che fruiva di privilegi che il germanico avrebbe voluto essere esclusivi per lui. Sapere che la stessa donna stava detestando le attenzioni cui doveva abbandonarsi, probabilmente incapace di sottrarsi alle inevitabili sensazioni di godimento che ne poteva trarre, aumentavano il fastidio e la sofferenza cui era sottoposto suo malgrado.
La mano di Jason si infilò nelle mutandine di Yuko, bramosa della sensazione del pelo della donna sotto al palmo, della morbida convessità del suo monte di Venere, delle mucose bagnate che si aprivano senza porre resistenza alle dita che volevano penetrarle.
La giapponese, con due dita profondamente in vagina, godeva e gemeva, abbandonata col suo corpo nudo tra le braccia dell'essere di silicio.
Vael si distolse dal corpo della giovane per liberarsi dei propri vestiti. Una verga eretta, dura e prorompente, ben oltre le possibilità di un normale essere umano, si impose agli obiettivi delle telecamere, pronta per possedere il giovane corpo umano, scomparire profondamente tra le cosce della scienziata. Il silicato replicante sfilò gli slip dai tondi fianchi dell'orientale, tramandando le immagini sui precisi moduli dell'astronave a pochi metri dal luogo dell'amplesso. I tondi fianchi dai riflessi bronzini dell'estremo oriente, lucidi di piacere, sembravano racchiudere come uno scrigno la culla umida del desiderio della donna, l'ordinata selva di peli neri curati e ammaestrati, che si dividevano regolarmente sulle grandi labbra, divaricate intorno alle piccole ancelle color prugna matura, umide di nettare e turgide di sensazioni e di eccitazione.
Il tedesco si sentiva pugnalato per la profanazione dell'intimità della donna che scopriva sempre di più di amare e desiderare, mal sopportando l'onere aggiuntivo di dover assistere a quello che considerava uno scempio, una violazione di un tempio che avrebbe desiderato essere solo suo.
Yuko prese in mano la verga di granito cominciando a masturbarla mentre lei stessa veniva penetrata dalle dita del maschio che alternavano profonde incursioni a frenetici sfregamenti sul suo clitoride, ormai irrimediabilmente gonfio e sensibile.
La giovane gemeva e si contorceva sotto l'opera di quelle dita esperte, eppure l'atto di tenere l'alieno per l'uccello fu interpretato come un tentativo di governo, per evitare di finire scopata vanificando il progetto di sodomizzazione.
Il corpo della donna presto esplose in scosse frenetiche, ritmate su piccola urla sguaiate, segno del primo orgasmo ricevuto, ancora con le dita aliene all'interno del suo ventre.
L'apice del piacere ebbe per la dottoressa la conseguenza di poter riprendere un maggior controllo sulle proprie reazioni alle irresistibili stimolazioni erotiche e quando l'alieno si presentò con la cappella di fronte alle piccole labbra dell'orientale per entrarvi e trarne godimento, Yuko fermò con decisione l'avanzata del cazzo verso la propria figa.
-Aspetta, Jason-, sussurrò con la voce rotta dagli ultimi spasimi del recente orgasmo e dal desiderio, difficile da controllare, di una nuova penetrazione.
-Che c'è?- Chiese l'umanoide.
-Ho una sorpresa per te.- Rispose la donna, girandosi verso un piccolo zaino che aveva portato con sé. La figura di schiena, il tondo sedere dai glutei alti e divisi, ancora si stagliò sugli schermi della vicina stazione spaziale provocando sbalzi ormonali nei tre membri dell'equipaggio e flussi di sangue in bramosi corpi cavernosi, ma nessuno fece commenti, iniziando a sospettare che il capo spedizione avesse un debole per la dottoressa.
Solo il militare non riuscì a trattenersi toccandosi l'uccello ormai perennemente eretto.
-Uno strap on?- Il finto Vael non riusciva a credere ai propri occhi.
-È stato un casino passare dai controlli prima della partenza, ma ce l'ho fatta.- Dichiarò la biologa trionfante.
-E come ti è venuto in mente di portarlo?-
-Sapevo che avremmo passato molte settimane qui e non mi sono scordata di una confessione intima che mi hai fatto anni fa.-
-Davvero ti ricordavi ancora?-
-Sì, certo-, ammise la discendente del Celeste Impero, volendo enfatizzare la situazione.
-E solo sulla scorta di quel ricordo hai rischiato una figuraccia al controllo bagagli?- Vael sembrava incredulo.
-Per la verità-, si schermì lei, -quando ho preparato il bagaglio, prima di portarlo alla sterilizzazione, sembrava che dovesse venire anche un'altra tecnica di laboratorio, una donna cinese, con cui avremmo potuto utilizzarlo insieme.-
-Lin, vuoi dire?-
-Come fai a conoscerla?-
-Yuko, me ne hai parlato tu, quando sei partita da Cambridge.-
-E te ne ricordi ancora?-
-E certo che me ne ricordo. Mi hai lasciato per andare a vivere insieme a lei.-
-Jason, io non ti ho lasciato. Non stavamo insieme, io e te, ti ricordi anche questo?-
-Sì, hai ragione. Era solo un mio sogno.-
I tre spettatori sulla Emerald alzarono gli sguardi dagli schermi guardandosi increduli tra di loro.
-Hai capito la dottoressa?- Ironizzò il francese. -Tutti a sbavare dietro di lei e poi si scopre che è lesbica.-
-Bisessuale, vorrai dire.- Corresse Mauro. -E che ci sarebbe di male? Molte donne lo sono, almeno nella loro testa.-
-La volete smettere voi due?- Li rimproverò severamente Jeremia. -E tu, Blue, cos'è questa novità che devo sentire, che tutti sbavano dietro alla Nikura?-
Il pilota si azzittì immediatamente, rinunciando a sviluppare il tema proposto dall'italiano. -Scusa, Jeremia.- Aveva toccato un nervo scoperto del teutonico.
-Saranno cazzi suoi, come vivere la propria sessualità.- Continuò il primo responsabile della spedizione.
-Sssst!- Interruppe la discussione Mauro, richiamando gli altri ai monitor. Sulla Amy-3, in effetti, la sessione di sesso aveva raggiunto un punto saliente, come intensità e pericolosità, e quello non era proprio il momento di distrarsi.
I due amanti avevano proseguito il loro percorso e ora sui monitor giganteggiava l'immagine della donna, a petto nudo, armata del suo strap on che brandiva un considerevole fallo metallico dai riflessi scintillanti.
-Ora tocca a te.- Sussurrò con voce dolce l'asiatica mentre l'ibrido, con cui evidentemente c'era stato uno scambio verbale che si era perso, si metteva a gattoni sulla branda esponendo il deretano.
-Tutto questo è abbastanza imbarazzante.- Bisbigliò Sugiton che voleva recuperare in qualche modo col suo superiore dopo l'infelice uscita di poco prima.
L'esobiologa si mise due dita fra le cosce bagnandole dei propri succhi e distribuendoli sul fallo finto per non traumatizzare troppo lo sfintere che stava per trapassare. Nei gesti dell'orientale si denotava attenzione ed esperienza.
Si bagnò poi le dita di saliva infilandole prima una e poi entrambe, nel buco scuro che Jason le offriva.
-Devo ammette che non è per nulla male, e anche tu sei dolce e delicata.- Le confessò il finto professore sentendo le dita entrargli dentro.
-Sono abbastanza esperta, Jason, sia nel prenderlo che nel darlo.- Rispose la giovane.
-Ne ero sicuro. Aaaah!- Sospirò lui, quando la punta fredda e liscia cominciò a entrargli nel culo.
-Sei fortunato, Jason, che questo dildo non è grosso come il tuo cazzo di granito, se no, come noi donne, prima di provar piacere avresti sofferto abbastanza.-
-Mi spiace per voi donne.-
-Ci sta, Jason. Il dolore poi lascia il passo al piacere, eppure una punta di sofferenza rimane sempre e se ci sei con la testa, il dolore e il piacere possono insieme raggiungere altezze ineffabili nei vertici della passione erotica.- Gli spiegò la donna mentre, con circospezione gli affondava il cilindro metallico profondamente nel retto.
-È bello il tuo dildo, è dolce.- Sussurrava Vael con la voce rotta dai sospiri.
La giapponese fece colare della saliva calda e vischiosa sul fallo metallico, riuscendo a penetrare per tutta la lunghezza nel culo dell'alieno.
-Hhhhh!- Sospirò il sodomizzato. -Ora posso capire le vostre sensazioni, quando venite riempite da un bel cilindro di carne.-
-Sì, un po' puoi capire, anche se le donne sanno essere molto più dolci e graduali. Voi andate giù pesanti, spesso il culo ce lo sfondate.-
Ma l'alieno non riuscì a rispondere nulla. La mente veniva ora obnubilata da un piacere nuovo, inedito. Una sensazione mai provata, un piacere che non aveva paragoni con i consueti canoni.
Vael ansimava sotto le gentili penetrazioni della scienziata, delicate e morbide, agevolate dai contorni lisci e dalle dimensioni contenute del cazzo finto.
-Dimmi quando stai per venire, Jason, che ho una sorpresa per te.- Gli disse Yuko mentre affondava nuovamente tutta l'asta nel sedere del maschio, toccandosi la pompetta di gomma che portava sulla parte posteriore dell'imbragatura.
-Che... sorpresa?- Cercò di connettere Jason mentre il piacere cresceva e diventava incontrollabile.
-È una sorpresa.- Sviò la risposta la donna che, per velocizzare il processo, allungò una mano prendendo l'uccello dell'alieno e cominciando a masturbarlo da dietro. Il ritmo dell'inculata intanto aumentava. A ogni affondo, la base del dildo si appoggiava sul clitoride della donna, strofinandolo in una commistione di sensazioni, tra il freddo del metallo, il caldo della passione, lo sfregamento e l'enfasi della situazione, accrescendo anche nella donna l'intensità della stimolazione erotica.
Sulla Emerald i tre guardoni si sentivano accaldati. Era impossibile non rimanere coinvolti dall'immagine della loro collega, nuda, che scopava un uomo nel culo. Il seno che ballava, il sedere della giapponese che si contraeva a ogni spinta, il sudore che ne rendeva la pelle lucida sotto le forme aggraziate e proporzionate. I capelli appiccicati alle spalle nel sudore della ginnastica erotica. E quei capezzoli gonfi e scuri, quelle areole sporgenti che chiedevano imperiosamente di essere succhiate, morsicate, pizzicate, o anche solo accarezzate dolcemente tra le dita.
Vandal a furia di strofinarsi la canna ebbe un orgasmo che riuscì a mascherare arretrando di un passo dallo schermo. Anche gli altri due erano costretti a rimanere appiccicati ai monitor non solo per controllare la situazione, ma, soprattutto, per appagare lo sguardo con quelle immagini dall'elevatissimo tenore erotico.
La penetrazione anale intanto proseguiva. Yuko era prossima a un nuovo orgasmo e l'imminenza si palesava sul volto della donna, abbandonato all'indietro a occhi chiusi, con la bocca che si spalancava a ogni spinta nel culo di Jason che si riverberava con un'analoga pressione sul clitoride, fino a fare impazzire la terrestre. Con la lingua si accarezzava le labbra mentre continuava a masturbare lentamente l'alieno. Con l'altra mano si lisciava un seno, pigiandoselo e avvitandosi il capezzolo tra pollice e indice, bagnandoli spesso con la sua stessa saliva.
Mentre l'eccitazione cresceva nel quartziano la giovane finalmente raggiunse l'orgasmo, acuendo le spinte nel fondoschiena del suo partner e condendo le mosse con piccole urla strozzate. Nell'enfasi della massima eccitazione strinse più forte l'uccello all'alieno tirandogli più forte la pelle verso la base dell'asta. Con poche spinte più violente l'umanoide raggiunse immediatamente quell'attimo di deliquio che precede l'orgasmo.
-Yuko...- riuscì solo a pronunciare e poi scoppiò in scosse del bacino, eiaculando nella mano della donna e spingendo il sedere verso l'arnese che ancora lo impalava.
La dottoressa aveva appena ripreso il controllo della propria mente e, rapidamente, affondando il dildo più internamente che poteva, spremette la peretta dell'acido, connessa con l'apparato del finto pene. Una sensazioni liquida invase l'interno dell'alieno, facendolo urlare.
-Scusa, ti ho fatto male?- Si spaventò la giapponese.
I tre voyeur sul modulo si allarmarono. L'acido poteva schizzare fuori e ferire la giapponese.
-Nooo!- Ringhiò invece l'alieno. -Che bella sensazione quel liquido fresco che si spande. Spingi, Yuko, sfondami... sfondami il culo!-
-E allora, prendi e prendi!- La donna riprese a spingere e a ogni spinta inoculava un fiotto di acido fluoridrico, finchè l'alieno, lungi dal provare alcuna forma di dolore, crollò dalla posizione in ginocchio, spiattellandosi sulla branda. Yuko, colta di sorpresa, stava per cadere sul dorso dell'umanoide, ma riuscì a mantenere l'equilibrio e a sfilarsi dallo sfintere allontanandosi per evitare di essere colpita dall'acido.
Il finto professore gorgogliava ancora di piacere spingendo ancora i lombi contro la branda su cui continuò a eiaculare con alcune scosse dei fianchi.
La dottoressa invece si sciolse subito l'imbragatura, prendendo la verga con un guanto di gomma e riponendo lo strap on in un sacchetto di PVC. Nessuna goccia di acido apparentemente l'aveva colpita. Dall'astronave anche i tre custodi controllavano attraverso lo schermo i movimenti della donna, completamente nuda sotto le telecamere, convogliando gli sguardi soprattutto al prezioso pube della scienziata, rimasto illeso.
Mentre Jason veniva colto da un sopore rotto solo da un sonoro russare e da qualche scossa dei fianchi in un orgasmo che si protraeva in piccoli singulti, la dottoressa si coprì il seno con una mano e guardò verso le telecamere alzando il pollice sulla mano chiusa, in segno di vittoria.
Si avvicinò poi ancora al corpo umanoide accarezzando il capo dell'alieno, ormai consegnato a un sonno che forse non avrebbe avuto più risveglio.
-Addio, Jason.- Sussurrò. Poi trascurando la biancheria, si rimise maglietta e pantaloni e fece ritorno alla Emerald.
Vandal continuò a osservare il monitor per non perdere di vista l'alieno, mentre gli altri due andarono incontro all'astronauta che stava bussando al portellone posteriore.
La donna entrò appena aprirono, guardandosi alle spalle.
Appena i suoi piedi nudi si mossero sul pavimento dell'astronave, Morr notò le unghie smaltate di fucsia e fu colto da un sentimento di affetto e istinto di protezione che non seppe controllare. Si buttò sulla giapponese stringendola tra le forti braccia e baciandola appassionatamente sulla fronte, sugli zigomi, sulle guance, sul collo e infine appiccicandoglisi sulla bocca.
Yuko si sentì sopraffare e soffocare, ma quando si trovò a contatto con le labbra del tedesco dapprima cercò di opporsi, finendo però subito per abbandonarsi in un bacio liberatorio e passionale, irrazionale e tempestoso. La sua lingua incontrò quella che la cercava nella sua bocca. Il muscolo viscido che le impazzava tra le guance trovò riposo solo quando sentì la carezza dell'altra lingua, morbida, dolce, quieta e rassicurante.
Sugiton, si tirò in disparte, sentendosi di troppo e, rilassandosi dopo i momenti di estremo pericolo e di tensione, ripensando alle immagini della donna, nuda e disinibita sotto i loro occhi, impegnata anima e corpo nel sesso senza tabù, si masturbò trovando sfogo a una tensione erotica che ancora gli manteneva l'uccello duro e dolorante.
La giapponese si staccò dal lungo bacio, guardando ansimante e sorpresa dritto negli occhi del tedesco.
-Scusami, Yuko, non sono riuscito a controllare i miei istinti.- Le disse lui, dispiaciuto.
Lei scosse il capo scuotendo una mano, come per voler tranquillizzare, ma con il respiro accelerato. Si guardò brevemente in giro notando Blue con la mano nei calzoni e, senza dire nulla, tornò nella sua stanza.
Nella notte le mosse dell'alieno vennero accuratamente monitorate. Dopo essersi svegliato, l'ibrido uscì dalla capsula; i suoi movimenti azionarono i sensori esterni finchè si persero le tracce.
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2026-02-12
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