Dolce, calda doccia
di
Yuko
genere
masturbazione
La sessione di arrampicata in palestra può avere un esito variabile.
Può essere intensa o faticosa, scialba o divertente, ma la doccia dà sempre risultati appaganti, senza mai tradire le più rosee aspettative.
Già il fatto della doccia comune con altre donne ha il suo perché.
Sì, siamo divise nei vari box, invisibili. Però, sapere che di fianco e di fronte ci sono altre ragazze nude che si stanno insaponando, pensare alle loro mani sui loro corpi, ventri, seni, sederi, be', insomma, un certo turbamento lo provoca.
Anche il fatto di essere nuda, io stessa, in mezzo ad altre donne, anch'esse nude, è una questione che non ti può lasciare indifferente.
Mi spoglio nel mio box e contemplo il mio corpo: nudo e disponibile, eppure celato e inaccessibile.
Mi passo in rassegna: due belle tette che mi obbligano a sporgermi per verificare un disordinato ciuffo di peli neri sul mio monte di Venere. Qualche difficoltà in più per controllare il sedere, mentre le cosce sono in bella vista.
Soddisfatta del mio corpo, apro il getto dell'acqua cercando di evitare di essere colpita dalla prima gelida sferzata.
Ma appena i flussi diventano tiepidi, già le mie braccia godono del confortante sollievo, foriero e promessa di una escalation di sensazioni benefiche.
Quando la temperatura è alta al punto giusto mi ficco tutta sotto il getto e il benessere raggiunge un apice.
Lo scorrimento sul capo e sui capelli è un piacere ineffabile, impreziosito dalle calde incursioni sulla schiena e sulle spalle, che facilito con lievi ondeggiamenti sui piedi.
Mi concedo un numero indeterminato di ondeggiamenti sotto le abluzioni che mi irrigano la schiena, il capo e le spalle, prima di esporre il petto direttamente alla tiepida pioggia.
La miriade di gocce, il picchiettio irregolare, allora mi colpisce i seni tempestando i capezzoli di piccole, molteplici dolce sferzate, e il beneficio si inalbera immediatamente.
Ma non è ancora il momento.
Un breve passaggio della liquida carezza sul sedere e, quando decido di essere calda a sufficienza, affronto l'inevitabile trauma dell'insaponamento.
La sindrome da abbandono della calda coltre è solo parzialmente edulcorata dagli inebrianti aromi del sapone all'eucaliptolo creato da Lush e dalla morbida schiuma colorata.
Le mani passano rapide sulle cosce e sui piedi, cercando di non perdere l'equilibrio.
Più attenzione viene dedicata alla vulva, dove mi concedo qualche affondo in più, anche se non giustificato da un insaponamento già esuberante.
Anche il sedere merita qualche appagante carezza aggiuntiva, prima di transitare sul ventre e approdare sui seni.
Qui la sessione saponaria concede numerose varianti.
Se non fosse che comincio a sentire freddo, mi toccherei le tette per un buon quarto d'ora, ringraziando gli dei, l'anatomia e la fisiologia per il corpo femminile così sensibile alla stimolazione tattile.
Ma si comincia a gelare, per cui vado rapida sulle braccia, rallento il giusto sulle ascelle, collo e finalmente riapro la calda salvezza.
Resto sotto al calore finché mi sento di nuovo tonica e vitale e poi giunge il momento dello shampoo.
Bella cosa i capelli lunghi, eh? Ma che lavoro per averli soffici e cotonosi.
Il massaggio al cuoio capelluto ci sta di un bene, ci mancherebbe, ma la frizione della chioma nera comporta un secondo intensivo allenamento di braccia.
Però presto è fatta e posso assaporare l'energetica ricompensa.
Ora è piacere puro, senza più interruzioni.
Mi scaldo bene la schiena mentre sciacquo i capelli sotto il flusso continuo.
Giro il volto alla corrente liquida, direttamente, a occhi chiusi, lasciandomi irrorare dalla fluida carezza che mi lambisce i seni.
Mi giro lentamente, come un pollo allo spiedo che si concede a una appagante graticola.
Questo massaggio è un toccasana. La pressione intermittente del getto rigenera i muscoli con una sensazione molto piacevole e lo scorrimento sul corpo porta a una piena esperienza di ascesi.
Ma quando mi sposto perché sia il mio sedere a fruire del dolce picchiettamento, il sollievo accende l'erotismo.
Il fondoschiena è sensibile, ma questo è solo un preludio e, quando consegno il petto al fluido flagello. il mio corpo è pronto per le vette del piacere.
Decine di dita calde si distribuiscono sulla pelle che di secondo in secondo accresce la sua sensibilità e le gentili pressioni sui capezzoli inebriano la mente dissolvendo il mio contatto con la realtà.
Chiudo gli occhi consegnandomi al mondo delle sensazioni.
Ondeggio lievemente per distribuire le carezze uniformemente sulle due tette.
Il godimento si amplifica sulle superfici più delicate e sensibili.
Morbide toccate sulle areole, dolci graffi sulle mie curve pettorali. Una soave processione di soldatini energetici scivola sul mio petto e sul mio ventre perdendosi lungo le cosce.
Il mondo esterno più non esiste. Io, avvolta in un'aura di vapori e profumi, tepore e carezze instancabili.
Mi accarezzo i contorni dei seni, sfioro i capezzoli, mentre il flusso prosegue la devastazione dei miei sentimenti.
Le mie dita tracciano invisibili sentieri sul mio ventre affossando sulle cosce, sfiorando i peli intorno alla vulva.
Sottili percorsi digitali accennano rintocchi sul glutei e sul monte di Venere.
I capezzoli diventano il centro dell'universo, diramando meteore di piacere ai centri nevralgici. Formicolii alle ascelle, sensazioni serpeggianti attraversano il ventre convergendo tra le cosce.
Sensazioni liquide prendono forma nella vagina, con un'imperiosa richiesta di soddisfazione.
Potrei rimanere in eterno in questa posizione, con il petto offerto alle sberle liquide e calde. Ogni altro desiderio si offusca. Fiumi in lento scorrimento dal petto alle gambe.
Ma lentamente mi sposto e inarco la schiena per ricevere la pioggia ottenebrante direttamente sulla vulva.
La forza dei flutti perde vigore.
Ben diverso sarebbe avere una doccia mobile e mettersela sparata tra le cosce col flusso direttamente sulla figa.
Qui le docce sono fisse e devo allargare le gambe per ricevere le carezze idriche sulle grandi labbra.
Il contatto con le mucose più sensibili è discreto, ci vorrà più tempo. Ma la durata nettamente più protratta produrrà un orgasmo più intenso e duraturo, lo so già, per esperienza.
Le stimolazioni si moltiplicano, la mente si obnubila nella paziente attesa della cattedrale della lussuria.
Allargo le ancelle più esterne per esporre il clitoride alle stille calde. Il contatto è intermittente e imprevedibile, l'effetto è devastante.
Il mio respiro si fa profondo e più rapido. Tra i sospiri devo controllare i primi gemiti.
La mia volontà si liquefa come il mio corpo.
Flagelli di erotismo mi scorrono sui seni e sulla vulva spegnendo il mio controllo.
Inizio a gemere, piccoli vocalizzi controllati. Stringo le mandibole per serrare la bocca.
Vorrei toccarmela, dare compimento rapido al crescendo di sensazioni, ma voglio resistere. So che l'acqua riuscirà a condurmi alla follia, più lentamente, ma molto più intensamente.
Le ginocchia mi si piegano, quando sto per venire, per abbandonare ogni coscienza.
Il getto prosegue paziente e imperturbabile la sua opera di seduzione sul mio corpo abbandonato e passivo.
Mi trattengo sotto la cascata controllando che si infranga direttamente sulla figa. Lenta e inesorabile aggiungendo piacere su godimento.
Divento tutta molle e sensibile.
Totalmente vulnerabile. Chiunque entrasse adesso nel mio box doccia troverebbe una donna, un'anima che chiede, implora di dare soddisfazione al suo sesso. Solo questo: di essere finita, accarezzata, leccata, penetrata.
Chiunque fosse.
Ma la porta resterà chiusa.
L'acqua continua la sua lenta sevizia, sul mio bocciolo, sulle piccole ancelle, morbide e sensibilissime.
Come una lingua in eterno e infinito movimento, sempre uguale eppure molecolarmente disomogenea. E questa irregolarità di tocchi e di carezze sul mio apparato genitale produce terribili risultati.
Sto per venire, attraverso quei pochi attimi in cui ti accorgi che stai perdendo il controllo e non sai a priori se urlerai, piangerai, gemerai o miagolerai.
Una piccola pausa in cui sposto il mio corpo. L'acqua sul capo, il getto sulle poppe. Devo riscaldarmi, ma subito mi riconsegno al torrente di torture perché mi trafigga dilaniandomi.
La doccia, inconsapevole strumento di estasi, riprende a scorrere tra il mio basso ventre e le mie cosce.
Mi soggioga, mi schiavizza. La vulva aperta tra le mie dita accoglie il soffice passaggio.
Il piacere cresce e chiudo gli occhi, serrando la bocca.
L'orgasmo mi coglie, come una crisi epilettica. Mi agita e mi scuote, mentre soffoco i gemiti che fatico a trattenere.
La percezione della mia vulva tocca livelli irresistibili, il clitoride diventa uno strumento di condanna. Ogni molecola di acqua scatena e magnifica scosse di devastante perdizione.
Rimango contratta, gli occhi chiusi e le labbra serrate per nascondere le mie urla, finché il bacino esplode in scatti ritmati.
Contrazioni involontarie dei miei fianchi contro un invisibile corpo che invoco a penetrarmi, possedermi, entrarmi dentro.
Ma non c'è un forte scopatore, un cazzo su cui impalarmi, come un pollo su uno spiedo.
Solo questo impersonale getto d'acqua, questo seduttore anonimo e fluido.
È per questo che alla fine devo usare le mani.
Con un palmo mi premo sulla vulva, due dita dentro, ferme, ma profonde. Una presenza solida e rassicurante.
Finisco con le ultime spinte e i residui gemiti e mi accascio, in ginocchio, sotto la calda, materna cascata d'acqua calda.
Può essere intensa o faticosa, scialba o divertente, ma la doccia dà sempre risultati appaganti, senza mai tradire le più rosee aspettative.
Già il fatto della doccia comune con altre donne ha il suo perché.
Sì, siamo divise nei vari box, invisibili. Però, sapere che di fianco e di fronte ci sono altre ragazze nude che si stanno insaponando, pensare alle loro mani sui loro corpi, ventri, seni, sederi, be', insomma, un certo turbamento lo provoca.
Anche il fatto di essere nuda, io stessa, in mezzo ad altre donne, anch'esse nude, è una questione che non ti può lasciare indifferente.
Mi spoglio nel mio box e contemplo il mio corpo: nudo e disponibile, eppure celato e inaccessibile.
Mi passo in rassegna: due belle tette che mi obbligano a sporgermi per verificare un disordinato ciuffo di peli neri sul mio monte di Venere. Qualche difficoltà in più per controllare il sedere, mentre le cosce sono in bella vista.
Soddisfatta del mio corpo, apro il getto dell'acqua cercando di evitare di essere colpita dalla prima gelida sferzata.
Ma appena i flussi diventano tiepidi, già le mie braccia godono del confortante sollievo, foriero e promessa di una escalation di sensazioni benefiche.
Quando la temperatura è alta al punto giusto mi ficco tutta sotto il getto e il benessere raggiunge un apice.
Lo scorrimento sul capo e sui capelli è un piacere ineffabile, impreziosito dalle calde incursioni sulla schiena e sulle spalle, che facilito con lievi ondeggiamenti sui piedi.
Mi concedo un numero indeterminato di ondeggiamenti sotto le abluzioni che mi irrigano la schiena, il capo e le spalle, prima di esporre il petto direttamente alla tiepida pioggia.
La miriade di gocce, il picchiettio irregolare, allora mi colpisce i seni tempestando i capezzoli di piccole, molteplici dolce sferzate, e il beneficio si inalbera immediatamente.
Ma non è ancora il momento.
Un breve passaggio della liquida carezza sul sedere e, quando decido di essere calda a sufficienza, affronto l'inevitabile trauma dell'insaponamento.
La sindrome da abbandono della calda coltre è solo parzialmente edulcorata dagli inebrianti aromi del sapone all'eucaliptolo creato da Lush e dalla morbida schiuma colorata.
Le mani passano rapide sulle cosce e sui piedi, cercando di non perdere l'equilibrio.
Più attenzione viene dedicata alla vulva, dove mi concedo qualche affondo in più, anche se non giustificato da un insaponamento già esuberante.
Anche il sedere merita qualche appagante carezza aggiuntiva, prima di transitare sul ventre e approdare sui seni.
Qui la sessione saponaria concede numerose varianti.
Se non fosse che comincio a sentire freddo, mi toccherei le tette per un buon quarto d'ora, ringraziando gli dei, l'anatomia e la fisiologia per il corpo femminile così sensibile alla stimolazione tattile.
Ma si comincia a gelare, per cui vado rapida sulle braccia, rallento il giusto sulle ascelle, collo e finalmente riapro la calda salvezza.
Resto sotto al calore finché mi sento di nuovo tonica e vitale e poi giunge il momento dello shampoo.
Bella cosa i capelli lunghi, eh? Ma che lavoro per averli soffici e cotonosi.
Il massaggio al cuoio capelluto ci sta di un bene, ci mancherebbe, ma la frizione della chioma nera comporta un secondo intensivo allenamento di braccia.
Però presto è fatta e posso assaporare l'energetica ricompensa.
Ora è piacere puro, senza più interruzioni.
Mi scaldo bene la schiena mentre sciacquo i capelli sotto il flusso continuo.
Giro il volto alla corrente liquida, direttamente, a occhi chiusi, lasciandomi irrorare dalla fluida carezza che mi lambisce i seni.
Mi giro lentamente, come un pollo allo spiedo che si concede a una appagante graticola.
Questo massaggio è un toccasana. La pressione intermittente del getto rigenera i muscoli con una sensazione molto piacevole e lo scorrimento sul corpo porta a una piena esperienza di ascesi.
Ma quando mi sposto perché sia il mio sedere a fruire del dolce picchiettamento, il sollievo accende l'erotismo.
Il fondoschiena è sensibile, ma questo è solo un preludio e, quando consegno il petto al fluido flagello. il mio corpo è pronto per le vette del piacere.
Decine di dita calde si distribuiscono sulla pelle che di secondo in secondo accresce la sua sensibilità e le gentili pressioni sui capezzoli inebriano la mente dissolvendo il mio contatto con la realtà.
Chiudo gli occhi consegnandomi al mondo delle sensazioni.
Ondeggio lievemente per distribuire le carezze uniformemente sulle due tette.
Il godimento si amplifica sulle superfici più delicate e sensibili.
Morbide toccate sulle areole, dolci graffi sulle mie curve pettorali. Una soave processione di soldatini energetici scivola sul mio petto e sul mio ventre perdendosi lungo le cosce.
Il mondo esterno più non esiste. Io, avvolta in un'aura di vapori e profumi, tepore e carezze instancabili.
Mi accarezzo i contorni dei seni, sfioro i capezzoli, mentre il flusso prosegue la devastazione dei miei sentimenti.
Le mie dita tracciano invisibili sentieri sul mio ventre affossando sulle cosce, sfiorando i peli intorno alla vulva.
Sottili percorsi digitali accennano rintocchi sul glutei e sul monte di Venere.
I capezzoli diventano il centro dell'universo, diramando meteore di piacere ai centri nevralgici. Formicolii alle ascelle, sensazioni serpeggianti attraversano il ventre convergendo tra le cosce.
Sensazioni liquide prendono forma nella vagina, con un'imperiosa richiesta di soddisfazione.
Potrei rimanere in eterno in questa posizione, con il petto offerto alle sberle liquide e calde. Ogni altro desiderio si offusca. Fiumi in lento scorrimento dal petto alle gambe.
Ma lentamente mi sposto e inarco la schiena per ricevere la pioggia ottenebrante direttamente sulla vulva.
La forza dei flutti perde vigore.
Ben diverso sarebbe avere una doccia mobile e mettersela sparata tra le cosce col flusso direttamente sulla figa.
Qui le docce sono fisse e devo allargare le gambe per ricevere le carezze idriche sulle grandi labbra.
Il contatto con le mucose più sensibili è discreto, ci vorrà più tempo. Ma la durata nettamente più protratta produrrà un orgasmo più intenso e duraturo, lo so già, per esperienza.
Le stimolazioni si moltiplicano, la mente si obnubila nella paziente attesa della cattedrale della lussuria.
Allargo le ancelle più esterne per esporre il clitoride alle stille calde. Il contatto è intermittente e imprevedibile, l'effetto è devastante.
Il mio respiro si fa profondo e più rapido. Tra i sospiri devo controllare i primi gemiti.
La mia volontà si liquefa come il mio corpo.
Flagelli di erotismo mi scorrono sui seni e sulla vulva spegnendo il mio controllo.
Inizio a gemere, piccoli vocalizzi controllati. Stringo le mandibole per serrare la bocca.
Vorrei toccarmela, dare compimento rapido al crescendo di sensazioni, ma voglio resistere. So che l'acqua riuscirà a condurmi alla follia, più lentamente, ma molto più intensamente.
Le ginocchia mi si piegano, quando sto per venire, per abbandonare ogni coscienza.
Il getto prosegue paziente e imperturbabile la sua opera di seduzione sul mio corpo abbandonato e passivo.
Mi trattengo sotto la cascata controllando che si infranga direttamente sulla figa. Lenta e inesorabile aggiungendo piacere su godimento.
Divento tutta molle e sensibile.
Totalmente vulnerabile. Chiunque entrasse adesso nel mio box doccia troverebbe una donna, un'anima che chiede, implora di dare soddisfazione al suo sesso. Solo questo: di essere finita, accarezzata, leccata, penetrata.
Chiunque fosse.
Ma la porta resterà chiusa.
L'acqua continua la sua lenta sevizia, sul mio bocciolo, sulle piccole ancelle, morbide e sensibilissime.
Come una lingua in eterno e infinito movimento, sempre uguale eppure molecolarmente disomogenea. E questa irregolarità di tocchi e di carezze sul mio apparato genitale produce terribili risultati.
Sto per venire, attraverso quei pochi attimi in cui ti accorgi che stai perdendo il controllo e non sai a priori se urlerai, piangerai, gemerai o miagolerai.
Una piccola pausa in cui sposto il mio corpo. L'acqua sul capo, il getto sulle poppe. Devo riscaldarmi, ma subito mi riconsegno al torrente di torture perché mi trafigga dilaniandomi.
La doccia, inconsapevole strumento di estasi, riprende a scorrere tra il mio basso ventre e le mie cosce.
Mi soggioga, mi schiavizza. La vulva aperta tra le mie dita accoglie il soffice passaggio.
Il piacere cresce e chiudo gli occhi, serrando la bocca.
L'orgasmo mi coglie, come una crisi epilettica. Mi agita e mi scuote, mentre soffoco i gemiti che fatico a trattenere.
La percezione della mia vulva tocca livelli irresistibili, il clitoride diventa uno strumento di condanna. Ogni molecola di acqua scatena e magnifica scosse di devastante perdizione.
Rimango contratta, gli occhi chiusi e le labbra serrate per nascondere le mie urla, finché il bacino esplode in scatti ritmati.
Contrazioni involontarie dei miei fianchi contro un invisibile corpo che invoco a penetrarmi, possedermi, entrarmi dentro.
Ma non c'è un forte scopatore, un cazzo su cui impalarmi, come un pollo su uno spiedo.
Solo questo impersonale getto d'acqua, questo seduttore anonimo e fluido.
È per questo che alla fine devo usare le mani.
Con un palmo mi premo sulla vulva, due dita dentro, ferme, ma profonde. Una presenza solida e rassicurante.
Finisco con le ultime spinte e i residui gemiti e mi accascio, in ginocchio, sotto la calda, materna cascata d'acqua calda.
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