Quartz-2. Capitolo 17. Effetti collaterali.

di
genere
fantascienza

Capitolo 17

Yuko si svegliò percependo sulla pelle delicate carezze che dal volto le proseguivano sul collo fermandosi sul seno.
Quando aprì gli occhi, un volto orientale, simile al suo, la stava guardando.
-Mei- Sussurrò, e l'aliena le sorrise con una dolcezza che le fece trasfigurare il volto.
-Per quanto tempo ho dormito?- Chiese la terrestre.
-Solo pochi minuti, amore.- Rispose l'altra, continuando ad accarezzarla.
La dottoressa che aveva attraversato lo spazio prese la mano alla sua sosia, tenendosela sul seno.
-Mi hai chiamata 'amore'?- Disse, ottenendo in cambio un sorriso e un piccolo gesto di assenso.
-Baciami, allora, abitante di Quartz.-
La extraterrestre si chinò su di lei e le loro bocche si unirono, le due lingue ancora si incontrarono, stringendo un patto di alleanza attraverso gli anni luce che separavano le due culture.
Il muscolo dell'ibrida non aveva un sapore definibile, ma possedeva una consistenza lievemente scagliosa, un insolito profilo ruvido che però aveva la capacità di scatenare l'eccitazione della donna.
Quando le loro labbra si staccarono, indugiarono ancora in sfumati sfioramenti, scambiandosi i respiri.
-Come hai fatto a schizzare quel liquido?- Chiese Mei dopo che i loro occhi erano rimasti sospesi in uno sguardo di ardore e passione, senza tempo.
-Che liquido?- Chiese la scienziata.
-Quando hai avuto il secondo orgasmo, hai emesso un liquido, un sapore nuovo, un po' acido, almeno all'inizio. Poi ho ritrovato il sapore della tua figa.-
-Mei-, le rispose l'umana, -devi imparare a usare un'altra terminologia. Figa va bene in certi casi, solo quando si è molto eccitate, ma le donne in genere utilizzano altri termini. Sono gli uomini che più spesso si esprimono in questo modo.-
-E tu, allora, come la chiami?-
Yuko sorrise. Le piaceva addomesticare questa giovane che si esprimeva come una selvaggia. -In genere si chiama vulva, vagina, oppure passera, cicala... esistono parecchi modi. Figa è un po' troppo forte, esplicito.-
La sua compagna sorrise, assumendo un'espressione più concentrata, come se stesse annotando mentalmente la lezione. -E allora, come fai a emettere liquido dalla cicala?-
-Ho squirtato, tutto qui.-
-Cosa vuol dire? Non conosco quel termine. È sperma?-
La giapponese scoppiò in una risata: -Santo cielo, no, per fortuna! Lo sperma ce l'hanno gli uomini. Questo è un liquido che abbiamo noi, un po' nell'uretra, a volte in vagina.-
-Vorrei imparare anch'io, mi è piaciuto molto quando mi hai squirtato in bocca. Io non ce l'ho quel liquido.-
-Ma piccola extraterrestre, non si può insegnare, viene così, ogni tanto, solo quando sono molto eccitata, e non sempre. E invece anche tu ce l'hai il liquido.-
-Ma no, io quasi niente. Tu invece ti bagni tantissimo.-
-Ce l'hai, Mei. Ce l'hai anche tu.- La scienziata si interruppe pensando. Poi si riscosse, avendo afferrato una felice intuizione.
-Senti, donna quartziana, mi piacerebbe studiarti. Capire come sei fatta, di cosa è composto il tuo liquido, il tuo corpo, come respiri e come ti nutri. Ti va?-
-Ma certo, Yuko. Vuoi che ti dia un dito?-
-In che senso? Ti puoi staccare dei pezzi? Così? Senza dolore?-
-Direi proprio di sì. Poi, se il pezzo è piccolo, si riforma abbastanza velocemente. In realtà nella Yuko originaria, voglio dire, la tua prima copia, che è quasi tutta di silicio, le parti si riformano in fretta. Io che ho incamerato parecchio carbonio ci metto di più. Ma per te lo faccio volentieri.-
-Aspetta, non voglio che ti spezzi un dito per me.- Intervenne la ricercatrice, bloccando l'altra con una mano.
-Ma guarda, ci metto poco a rifarlo. Mi basta mangiare qualcosa qui intorno.-
-Ecco-, esclamò l'orientale, -allora è proprio come pensavamo. Voi necessariamente dovete nutrirvi di queste piante, vero?-
-Certo.- Confermò l'ibrida. -Possiamo mangiarci anche i cristalli di quarzo, ma non hanno praticamente potere nutritivo. È più per il piacere, la consistenza. Meglio se mangiamo le piante, che contengono anche azoto.- Detto questo la aliena raccolse qualche cristallo e cominciò a sgranocchiarlo, come se fosse un cipster, tutto sommato anche con gusto.
-Vuoi?- Chiese gentilmente, offrendo alcuni prismi ialini.
-Ma dai, io mi spaccherei i denti.- Rispose la giapponese mettendosi a ridere. -Chissà cosa direbbero gli uomini con cui hai fatto sesso se sapessero che hanno rischiato di essere evirati. Ovviamente solo se hanno fatto sesso orale.-
L'aliena accolse con ilarità quest'ultima battuta. -Ma no, dai, Yuko. Mi serviva lo sperma, mi devo arricchire di carbonio. Non potevo staccarglielo a morsi. Non sarebbe stato gentile.-
-Ma per prendere più carbonio non avete detto che sarebbe meglio l'elettromagnetoforesi?-
-Oh, sì, certamente. Ma i tuoi compagni insistono nel dire che in quel caso voi rischiereste di morire. Prima della scopata ci siamo messi d'accordo, e con te non volevo correre rischi.-
-Però ti è anche piaciuto fare sesso con gli uomini, almeno lo spero.-
-Ma certo, un sacco; però, se devo essere sincera, mi è piaciuto di più con te.-
La viaggiatrice interplanetaria sorrise, rimanendo ad ammirare quell'essere con cui si era creata così tanta intimità. -È una cosa un po' anomala, che due donne si amino e facciano sesso insieme, lo sai, Mei?- Aggiunse poi, accarezzando il volto della sua amante.
-Non si deve? Può farti del male?- Si preoccupò la donna di silicio, divenendo di colpo seria e preoccupata.
-No. Assolutamente no. È un po' fuori dalla norma, tutto qui; ma non è sbagliato e si può benissimo fare. Devi solo trovare una donna che abbia la tua stessa apertura mentale, e con cui ti trovi bene.-
-Be', a me sembra di averla trovata.-
Yuko sorrise, abbracciò la sua sosia e le diede un lungo bacio.
-Tu scopi solo con le donne?- Riprese l'aliena. In quel momento sembrava che le due presenze si studiassero reciprocamente, interessate agli usi e costumi di due culture differenti, separate da anni luce, in un tempo e uno spazio incompatibili, eppure ancora così prossime considerando le dimensioni dell'Universo.
-No-, puntualizzò la donna del Sistema Solare. -A me il sesso piace sia con le donne che con gli uomini. In questo caso ci si definisce bisessuali. E scopare è un termine un po' spinto. Si può usare, ma è più convenzionale dire che si fa sesso, oppure fare l'amore.-
-Ecco, allora sono anch'io bisessuale, siamo proprio identiche, anche in questo.- L'indigena sembrava ulteriormente soddisfatta.
-Eh sì-, sospirò la terrestre, -Jason ti ha immaginata bene, anche se i suoi ricordi di me ormai risalivano a qualche anno fa, quando avevo ancora i capelli così lunghi. Poi probabilmente mi ricordava, o mi pensava, o forse mi desiderava con le tette un po' più grosse, e così sei nata tu e le altre Yuko che ancora girano sul pianeta. A proposito chissà cosa stanno facendo.- La biologa stette un po' a pensare, poi scosse il capo, guardando fissa la sua compagna. -Dai, ti va se ti porto in laboratorio, per approfondire qualche ricerca? Ma prima fammi chiedere al capo spedizione se mi autorizza a farti entrare e, soprattutto, vestiamoci, se no appena arriviamo alle astronavi facciamo venire un colpo agli altri uomini!-

Mentre le due figure femminili si rivestivano, in un altra regione di Qz-2 si stavano sviluppando altre relazioni tra umani e alieni.
L'equipaggio della astromobile si era recato inizialmente verso la prima capsula di ricerca, la Amy-1, ma la cellula fu trovata completamente inglobata in una amorfa e spessa coltre vetrosa che, in trasparenza, mostrava solo qualche rimembranza della struttura originaria.
-Questa ormai è irrecuperabile.- Sentenziò Blue, scuotendo il capo. Nei dintorni non trovarono traccia delle aliene.
Stavano per ripartire quando Hodei notò qualcosa. -E quelli cosa sono?-
Intorno al blocco di quarzite stavano alcune piante dall'inconfondibile morfologia che fu subito identificata dai tre astronauti.
Si trattava di alcune piante che, almeno nelle loro parti più interne, ricordavano vagamente delle orchidee, con petali esterni larghi e analoghi strati interni più stretti e in rilievo, proprio simili ai fiori terrestri, oppure, secondo un'interpretazione esplicitata dal chimico spagnolo, estremamente somiglianti alla vulva di una donna. La cosa che rendeva particolare il vegetale e lo distingueva dalle piante terrestri, erano due grossi rami che si aprivano all'esterno dell'infiorescenza e che quasi sembravano racchiuderla, sostenendola e sollevandola dal suolo, molto suggestiva di due cosce di donna aperte e disponibili a offrire il fiore all'interno. La morfologia assomigliava al simbolo di una nota marca di abbigliamento sportivo ed era davvero molto esplicita.
Gli astronauti scesero dal veicolo per osservare meglio quelli che, a tutti gli effetti, secondo le precedenti ricerche, sarebbero dovuti essere animali.
-Se queste non sono fighe, ditemi voi di cosa si tratta.- Osservò lo spagnolo che per la seconda volta, dopo il riscontro delle strutture falliche intorno alle due astronavi, faceva esperienza delle capacità degli esseri di Qz-2 di trasformare i pensieri umani in strutture viventi.
-In effetti.- Convenne Mauro.
Sugiton si avvicinò, osservando un profondo buco nella parte più interna del finto apparato genitale femminile. Senza troppo pensarci ci infilò due dita dentro, trovando un ambiente interno morbido e accogliente, per quello che provò a percepire attraverso gli spessi guanti della tuta spaziale. L'animale sembrò contrarsi lievemente intorno alle dita che lo penetravano e le loro apparecchiature radio trasmisero un'interferenza magnetica, una specie di cigolio o, meglio, un miagolio che fu interpretato come un grossolano tentativo di riprodurre il gemito di una donna gaudente.
-Ma tu pensa.- Concluse il francese.
Estraendo le dita, tutti notarono una specie di sostanza vischiosa e filante, trasparente, che aveva imbrattato il tessuto della tuta e che ancora, con un filo di bava, univa le dita del pilota con l'interno della cavità.
-Porca troia.- Esclamò sorpreso Ochoa. -Alla faccia della similitudine.-
-Verrebbe voglia di metterci l'uccello.- Intervenne il militare, facendo girare gli altri due. -Ovviamente sempre in un contesto di ricerca e sperimentazione scientifica, sia chiaro.- Aggiunse, provocando le risate dei colleghi.
L'essere quartziano fece una piccola contrazione, provocando il gemizio di qualche goccia della stessa sostanza acquosa.
-Fanculo la tuta e le procedure.- Esclamò poi il pilota, togliendosi di impeto il casco. Sotto gli occhi sbalorditi dei due compagni, Sugiton si chinò sull'orchidea annusando voluttuosamente il liquido uscito dal buco. Gli altri due stettero in attesa finchè il pilota si voltò verso di loro confermando l'analisi organolettica. -Figa. Odore di figa.- Fu il verdetto, calato come un tre di briscola, con la stessa autorevolezza di un esperto sommelier francese di fronte a una bottiglia di Krug, Collection del 1995. La pronuncia francese della 'R' enfatizzava l'affermazione. -E della migliore qualità.-
-Bisognerebbe sentire il sapore, per confermare l'analisi.- Suggerì il militare, iniziando a togliersi il casco.
-E completare la ricerca mettendoci dentro il cazzo.- Aggiunse Blue continuando a sfilarsi la tuta.
-Fermi, aspettate!- Intimò Hodei che, del gruppo, era l'unico vero scienziato ricercatore. -Non vi ricordate che vi si è mezzo cristallizzato l'uccello quando avete scopato l'aliena? E quella era anche ibrida. Chissà cosa può succedere con un animale al 100% in silicio.-
Gli altri si fermarono di fronte alla minaccia latente. -Cosa diremmo a Morr e Wolff se ci presentassimo ai lander con il cazzo dritto come un albero di bompresso e le lingue dure come cristalli di granato almandino?-
-Sì. Probabilmente sarebbe imbarazzante da spiegare in una riunione plenaria, soprattutto di fronte alla dottoressa Nikura.- Ammise Blue.
-Già, magari incaricata di fare alcune analisi diagnostiche.- Aggiunse Vandal.
-Alla Nikura saprei io che analisi fare.- Continuò il pilota. -Hai visto come godeva quel musetto giallo quando si faceva sbattere da Jason, pace all'anima sua? E come se lo è inculato, l'inglese, di dritto e di rovescio?-
-Su, ragazzi, un po' di professionalità, carajo. Ci siamo un po' dimenticati per cosa siamo venuti qui in spedizione.-
-E dai, Hodei. Non mi dirai che non hai anche tu voglia di farti una bella trombata.- Chiese l'italiano.
-Di voglia ce ne ho anche io, ci mancherebbe. Ma, sinceramente, me la terrei per le ibride che, secondo me, oltre a essere più eccitanti e collaboranti, hanno un rischio minore di mollarci silicio.-
Gli argomenti dello spagnolo convinsero gli altri due e, rivestite tute e caschi, la piccola spedizione ripartì alla volta della seconda capsula di ricerca. Un breve messaggio radio fu inviato ai moduli di comando, se mai la trasmissione fosse stata efficace.
Durante il trasferimento il pilota francese, che era anche ingegnere spaziale, parlò ai compagni di una intuizione che gli era venuta sentendo gemere alla radio il fiore-figa, come avevano temporaneamente battezzato l'animale mutante. L'idea consisteva nel provare a decifrare le onde radio con cui gli alieni comunicavano. Non si trattava di tradurre immediatamente le frequenze elettromagnetiche nel linguaggio umano, ma, almeno, di accoppiare qualche modulazione di frequenza a particolari significati, codici emotivi e messaggi forti. L'intuizione fu accolta con interesse. Ne avrebbero parlato con il comandante.
Nel frattempo giunsero dove stazionava la seconda cellula di ricerca, la Amy-2. La costruzione sembrava pressoché intatta. Rispetto alla volta precedente era aumentata la copertura di cristalli di quarzo sui basamenti e tutto intorno si era sviluppata una florida colonia di fiori-figa.
-Ragazzi, l'altra volta ci avete dato dentro di brutto.- Constatò il chimico, facendo inorgoglire i due soci.
All'esterno non videro nessuno, per cui decisero di inoltrarsi all'interno del laboratorio.
Entrò per primo Vandal, armato della pistola-radio, seguito dagli altri.
Una sosia di Yuko se ne stava sulla branda. Era la giovane con parte della tuta spaziale, quindi, secondo le ricerche biochimiche dell'equipaggio, doveva trattarsi della quartziana meno ibridizzata, la prima copia, ancora composta quasi esclusivamente di silicio. Dalla tuta slacciata usciva un braccio nudo. L'essere in apparenza dormiva, ma il corpo era immobile, senza neanche un respiro. I capelli fluivano come tortuose stradine di montagna, lucide di asfalto nero, scivolando sul pavimento della costruzione. Sembrava morta, anche se il colorito roseo della pelle rassicurava gli osservatori. Sul tavolino e sparsi a terra stavano strutture pietrose, forse piante di silicati, misti a frammenti di quarzo biancastro. A un certo punto il corpo dell'extraterrestre si animò in alcune scosse, per poi tornare nella sua immobilità.
Le radio all'interno dei caschi trasmettevano un brusio irregolare rotto da qualche suono più secco, segno che qualche tipo di comunicazione stava forse avvenendo tra la donna e un incognito interlocutore.
Vandal fece alcuni passi avanti guardandosi in giro sospettoso, mentre gli altri due gli coprivano le spalle. L'intensità dell'interferenza radio aumentò gradualmente, insieme all'allerta degli astronauti.
-Che facciamo?- Chiese Blue. L'italiano si voltò di scatto facendogli cenno di tacere, ma ormai era troppo tardi. L'aliena in tuta spaziale si scosse e aprì gli occhi, ricominciando a respirare, come se si fossero improvvisamente riattivate le sue funzioni vitali.
-Ciao.- Disse, semplicemente, mettendosi a sedere e accogliendo i nuovi venuti con un candido sorriso.
-Sei da sola?- Le chiese Vandal un po' rudemente, senza rispondere al saluto.
L'altra annuì, senza smorzare l'espressione amichevole.
-Dove sono le altre?-
-Non so.- Il linguaggio di questa prima copia della dottoressa terrestre si confermava essenziale insieme a una capacità di interazione sociale poco evoluta.
I tre terrestri si fecero strada nel modulo, guardandosi in giro. In particolare il pilota ne approfittò per verificare l'integrità del laboratorio, nell'ipotesi di riportarlo alla Amethyst. Tutto sembrava in ordine a parte i frammenti di minerali sparsi sul pavimento.
-È proprio carina-, sussurrò lo spagnolo alla radio. -La somiglianza con la Nikura è davvero sorprendente.-
-Guarda che ti sente benissimo, Hodei. Riceve e interpreta le onde radio.- Lo mise in guardia il soldato. La ragazza infatti lo stava guardando, offrendogli la sua espressione invitante.
-Vuoi scopare?- Gli chiese infatti l'aliena, allungandogli una mano.
-Devi dirci dove sono le altre.- Insisteva Vandal, che temeva sempre qualche agguato. Ma quella scosse solamente la testa, senza rispondere nulla.
Il militare le puntò l'arma contro, come per minacciarla, ma Sugiton con la mano gli abbassò l'antenna. -Dai, Mauro, non essere così sospettoso.- Disse, cominciando a togliersi il casco.
L'altra, come ubbidendo a un comando segreto, finì di slacciarsi la tuta, sfilandosela completamente e rimanendo con una aderente canottierina e gli slip. Le forme del petto risaltavano con precisione sotto il tessuto attillato che, sollevato dal seno, lasciava scoperto il ventre su cui ammiccava un delizioso ombelico, mentre la giovane aveva accavallato due belle cosce sinuose, come a voler coprire il pube, sporgente sotto le minime mutandine.
-In effetti, sì-, proseguì il francese, rispondendo al chimico iberico, -sono molto carine e non ci si abitua mai a questi indumenti veramente essenziali.- E con rapidi movimenti si liberò della tuta spaziale.
-Mauro, che facciamo?- Chiese Ochoa, indeciso tra l'atteggiamento guardingo dell'italiano e quello più spigliato del pilota, già a proprio agio.
-Ok, dai, la situazione mi sembra sicura.- Sembrò convincersi il combattente, slacciandosi lui pure il casco.
-Ma quindi?- Insistette lo spagnolo. -Ci si spoglia e si fa sesso? Così?-
-Forse dovremmo fare almeno un paio di chiacchiere.- Ammise Sugiton. -Come stai?- Chiese, mentre anche gli altri due si toglievano gli ingombranti indumenti spaziali.
La ragazza rispose solo con un sorriso e un piccolo inchino, ma subito dopo si prese i seni nelle mani sollevandoli e schiacciandoseli tra i polpastrelli.
-Mi sembra che questa non abbia molta voglia di prodigarsi in discorsi metafisici.- Fece notare ancora il transalpino.
-Senti-, proseguì ancora Vandal ligio al senso del dovere, -come stanno le tue amiche?-
-Bene.-
-E gli altri? Voglio dire, i quartziani? Quelli originali, intendo dire.-
Ma la ragazza non era particolarmente loquace. Scosse solamente la testa, come se non avesse capito bene la domanda.
-Sai se se la sono presa per quello che è successo quando abbiamo avuto lo scontro con le onde radio?- Il militare cercava veramente di eseguire le direttive del comandante della spedizione, ma la ragazza non rispondeva nulla, limitandosi a sorridere.
-Minchia.- Concluse, sconfitto, l'italiano. -Questa serve davvero solo per scopare.-
Come se fosse scattata una fotocellula alla parola 'scopare', la quartziana si alzò in piedi cominciando a togliersi la maglietta e rimanendo a petto nudo.
Mentre ostentava un seno pieno e tondo su cui due capezzoli appuntiti spiccavano dalle areole scure e larghe, iniziò a sistemarsi i capelli, annodandoli con un cordino in una lunga coda e facendoseli ricadere sulla spalla, coprendosi un seno.
-Be', in effetti non hai tutti i torti.- Convenne Blue. -In fondo un tentativo di comunicazione l'abbiamo fatto e poi, ne sono sicuro, questa ha un enorme, incontenibile bisogno di carbonio.-
Gli astronauti si avvicinarono alla ragazza, cominciando a toccarla. Prima si cimentarono in carezze sul volto e sui capelli, poi iniziarono a spingersi in contatti più espliciti, baciandola sul collo, toccandole il seno e iniziando a succhiarle i capezzoli.
Blue le infilò una mano nelle mutandine, passando le dita tra i peli dell'aliena, mentre la ragazza iniziava a sospirare mostrando un sincero gradimento di tutte quelle attenzioni.
La giovane fu presto spogliata completamente nuda e gli astronauti si accinsero a fare lo stesso con i propri indumenti, quando furono interrotti da una voce alle loro spalle: -Possiamo partecipare?-
Girandosi notarono le altre due aliene intente a spogliarsi.
-Meglio così-, disse Sugiton, -almeno non staremo stretti.-
Il francese e l'italiano dirottarono le loro attenzioni verso le due nuove arrivate, mentre Ochoa proseguì a manovrare la prima quartziana che aveva preso l'iniziativa.
Lo spagnolo, spogliatosi completamente, prese in braccio l'aliena sdraiandola sulla branda. Dopo una profonda leccata tra le cosce iniziò a penetrarla finendo per sdraiarsi sul formoso corpo della donna di silicio.
Senza perdersi in convenevoli gli altri due avevano iniziato a occuparsi delle altre due, producendosi in baci e palpate per arrivare rapidamente al dunque.
Mauro aveva sistemato la sua ibrida in ginocchio iniziando a scoparla a pecora, mentre Blue decise per una sessione orale prima dell'immersione totale.
Le ragazze collaboravano mostrando inequivocabile gradimento e presto tutto il laboratorio si trasformò in un concerto di gemiti e sospiri.
I membri semi-cristallizzati del pilota e del militare funzionavano benissimo, ostentando erezioni granitiche pur senza alcuna menomazione delle sensazioni tattili. Un vero prodigio della natura che i due colleghi continuamente enfatizzavano con commenti e apprezzamenti.
L'orgia sembrava svolgersi con grande soddisfazione reciproca quando Vandal percepì un netto segnale dalla radio rimasta accesa di una delle tute spaziali rimaste accatastate al suo fianco.
Un segnale di interferenza si impose sopra tutti miagolii femminili, trasformandosi in un cigolio a elevata frequenza che rapidamente diventò insopportabile all'udito e percepibile da tutti.
-Ma che cazzo succede.- Si lamentò l'italiano prendendo la tuta per cercare di spegnere la radio, quando, girandosi verso gli altri, vide Hodei irrigidito e immobile, mentre l'extraterrestre di cui stava disponendo lo avvolgeva tra le braccia, avvinghiandolo con le gambe.
-Blue! Lo spagnolo!- Gridò al pilota, staccandosi immediatamente dalla sua amante che ancora lo tratteneva.
Sugiton capì subito tutto, spostando con un gesto brusco la ragazza con cui stava amoreggiando e lanciandosi verso il chimico.
Lo spagnolo rimaneva rigido e privo di sensi mentre la radio della tuta spaziale, con un rumore di scariche elettriche subì uno scoppio, diffondendo intorno un fumo azzurrino.
Sugiton cercò di allentare la presa con cui l'aliena tratteneva, con gambe e braccia, il loro compagno, senza però riuscirci. Il chimico restava come cristallizzato, senza il minimo movimento. Vandal afferrò una pistola-radio, mollandola subito con un urlo, l'arma infatti era diventata quasi incandescente. I due cominciarono a colpire la quartziana con pugni ferendosi le nocche, finchè, con una spranga che trovarono sotto la branda, riuscirono a spezzarle un braccio. L'aliena allora mollò la presa rilassandosi completamente.
Senza più occuparsi degli esseri femminili i due astronauti presero possesso del corpo del loro collega uscendo all'esterno del laboratorio.
Dopo aver depositato l'iberico sul terreno iniziarono a rianimarlo con un massaggio cardiaco finchè sembrò che quello riprendesse colore e qualche movimento spontaneo.
La massa corporea da rigida e rugosa ritornò a una consistenza più morbida e cedevole.
-Che succede?- Disse infine il chimico, aprendo gli occhi con fatica e guardandosi intorno stupito.
-Porca miseria, quella puttana ti aveva iniziato l'elettromagnetoforesi!- Gli disse il militare tenendogli ancora le mani sulle spalle.
L'infortunato provò ad alzarsi, muovendosi con estrema fatica. Il suo corpo, i suoi arti erano duri e rigidi e i movimenti molto impacciati.
-Dai, vestiamoci. Dobbiamo rientrare immediatamente alla base.- Disse il pilota tornando nella Amy-2. All'interno non trovarono traccia delle tre straniere. -Avremmo forse dovuto chiarire i patti, anche stavolta, prima di iniziare a fotterle.-
Individuarono due pistole-radio sul pavimento. Una era mezza fusa, mentre l'altra, che era stata spenta, sembrava in buone condizioni. L'apparecchiatura della tuta del pilota era bruciata.
Vandal fece una scansione radio per provare a intercettare segnali anomali, ma la strumentazione restava completamente silente. Senza perdere altro tempo fecero ritorno alla loro base.
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scritto il
2026-02-27
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