Quartz-2. Capitolo 13. Armi e strategie d'attacco.

di
genere
fantascienza

Capitolo 13

Dopo il difficile verdetto di condanna, che aspettava solo l'approvazione dalla base operativa nel Sistema Solare, la riunione continuò per toccare altri punti salienti.
-La seconda questione, direttamente collegata alla prima è: come lo eliminiamo?- Riprese a parlare Morr. -Non abbiamo alcuna arma in grado non dico anche solo di ferirli, ma addirittura anche di impensierirli. Se questi si accorgono che stiamo cercando di ammazzare uno di loro e che non abbiamo alcuna arma, potremmo trovarci in grossi guai.-
-Ma non possiamo semplicemente partircene da qui? Andarcene alla chetichella?- Propose Hodei.
-Non credo.- Disse Blue. -Ci vuole comunque qualche giorno, tra comunicazioni e calcoli, per definire l'orbita di rientro.-
-Per ora nessuno ha ancora parlato della fine della spedizione e del rientro a Terra.- Fece notare Andrei.
-Allora-, sintetizzò Morr, dopo un breve scambio di sguardi con Wolff, -la spedizione è molto a rischio. Al di là del problema relativo a Vael, anche le scoperte delle invasioni di cristalli verso i motori delle astronavi destano molta preoccupazione, sia qui che, soprattutto, sulla Terra.-
-Se si danneggiano i motori-, proseguì il vicecomandante, -sarà molto improbabile riuscire a ripararli. Faremo tutti una pessima fine.-
-Senza contare, in effetti, che ormai non stiamo quasi più facendo alcuna ricerca scientifica.- Disse Hodei.
-A parte le relazioni sociali con gli alieni e le scoperte sui loro meccanismi evolutivi.- Aggiunse Blue, scambiando uno sguardo con Mauro.
-Questa è una decisione che va ancora discussa e non di urgenza immediata.- Riprese le fila Jeremia. -Iniziamo almeno a capire se possiamo dotarci di qualche arma efficace per difenderci e, se possibile, eliminare il pericolo di Vael. Avete qualche idea?-
-Sarà molto difficile.- Prese la parola Krasnyj. -È come cercare di eliminare grossi amassi di minerali, silicati; ipotizzare di frantumare una massa di granito di 80 chili. Ci vorrebbero esplosivi, che non abbiamo. Che ne dici Mauro?-
-Forse potrei cercare di creare un ordigno con la polvere da sparo, ma nutro poca fiducia. Dovrei utilizzare gran parte delle munizioni per le armi da fuoco e ne rimarremmo sprovvisti. Se non altro, a colpi di fucile o di mitraglietta per ora siamo riusciti a tenerli a bada.- Rispose l'italiano.
-Che ne dite, piuttosto, una dissoluzione chimica?- Suggerì Sugiton.
-Improbabile. Il silicio è resistente a praticamente tutto.- Il chimico spagnolo buttò subito acqua sul fuoco.
-Morr!- Blue sembrava illuminato da un'idea. -Che te ne pare di creare forti campi magnetici?-
-Di che tipo? E per fare cosa?-
-Stavo pensando-, proseguì il francese, -che questi esseri sono tutti regolati dai campi magnetici; probabilmente comunicano anche tra di loro con onde radio. Non si può provare a interferire con altri segnali esterni?-
Morr si mise a riflettere. In qualità di fisico la questione aveva messo in moto i suoi neuroni.
-Tu pensi che forse, con una forte trasmissione di onde radio, possiamo in qualche modo disturbarli? Magari anche danneggiarli?-
-Sarebbe da provare. Forse potremmo riuscire a impedir loro di comunicare, ma magari, se il meccanismo ha qualche rilevanza, si può sperare che un forte campo magnetico interferisca tra i loro circuiti e le linee di forza di Quartz-2. Che ne pensi?-
-Non è una cattiva idea. Forse riescono a comunicare lo stesso, in fondo, almeno gli ibridi, sanno comunicare anche a voce. Ma potremmo modificare una radio, aumentarne la potenza di emissione e vedere, testando varie frequenze, se succede qualcosa. È un'idea che possiamo sviluppare io e te, Blue. Oggi ci mettiamo all'opera. Altre idee?-
-Ci sono!- esclamò Andrei che da alcuni minuti sembrava perso nei suoi pensieri.
-Qualche idea geniale?- Lo interrogò Nielsen.
-Acido fluoridrico!- Rispose il russo. -L'acido fluoridrico è l'unica sostanza che può sciogliere il quarzo e, almeno un poco, i silicati, che dal quarzo derivano!-
-Ma non abbiamo acido fluoridrico, è troppo pericoloso.- Fece notare l'altro chimico, lo spagnolo Hodei Ochoa.
-Ma possiamo farlo! Abbiamo l'acido cloridrico e il fluoro.-
-No, Andrei. Di fluoro proprio non ne abbiamo.-
-Sì, invece. Abbiamo le nostre pastiglie per l'igiene dentale.- Concluse Krasnyj.
Tutti si fermarono a pensare. Sembrava un'idea geniale, ma solo i due chimici potevano realmente discutere della questione.
-Non è troppo poco il fluoro di cui disponiamo?- Proseguì Hodei, affascinato dall'intuizione, ma ancora scettico.
-Si può provare, forse almeno per Vael potrebbe bastare.- Lo incoraggiò il russo.
-E come pensi di colpirlo? Se gli facciamo un gavettone al limite gli corrodiamo gli strati più esterni, ma non credo che si possa riuscire a scioglierlo, e non abbiamo abbastanza acido per riempirgli una vasca e invitarlo a fare un bagno.- Proseguì, con un linguaggio forse un po' cinico, lo spagnolo.
Il russo si rimise a pensare.
-Sentite-, prese la parola Mauro, -ieri la Yuko della Amy-2 ci ha detto che all'esterno gli ibridi sono ricoperti da una cuticola impenetrabile, ma al loro interno sono forse molto più sensibili e vulnerabili.-
-Ma quando ti ha detto queste cose?- Chiese Wolff.
-Tu non c'eri Nielsen, è stato quando io e Blue siamo andati a controllare l'efficienza del modulo di ricerca. L'aliena era in vena di confidenze e ci ha spiegato che al loro interno è molto più facile interferire nella loro struttura atomica.-
-E come mai vi ha spiegato tutte questi dettagli?- Si informò Yuko.
-Ci raccontava di come faceva a integrare gli atomi di carbonio di Vael, quelli che riusciva a ottenere dall'altro ibrido facendosi sbattere.- Intervenne il francese in soccorso del collega.
-Ma che linguaggio, per favore.- Richiamò Morr.
-Quindi basterebbe farglielo bere.- Andrei riportò la questione su tematiche più concrete e operative.
-Oppure, in qualche modo, introdurglielo all'interno.- Aggiunse la dottoressa che si era fatta pensierosa.
-Ottimo, dai, ci pensiamo.- Concluse il primo comandante, che sembrava soddisfatto delle nuove strategie che potevano risolvere la situazione di stallo. -Intanto cominciate tu e Hodei a vedere se riuscite a produrre questo acido.- Proseguì rivolto ai due chimici. -Poi penseremo come inocularglielo.-
Sistemate le questioni di sicurezza vennero presentati i dati delle analisi sui campioni dei frammenti delle dita dell'aliena, quelle tranciate dal raggio laser di Mauro.
-È un campione molto interessante-, iniziò il discorso la biologa orientale, -il campione è costituito quasi esclusivamente di molecole a base di silicio, ma presenta una piccola percentuale di carbonio. Esigua, ma misurabile.-
-Va be'. Ma in cosa si differenzia dagli altri ibridi?- Si informò Morr che non mostrava mai troppo interesse per la chimica e l'esobiologia.
-L'unico ibrido che abbiamo analizzato finora, quello relativo a Vael-, proseguì l'asiatica senza far caso all'espressione annoiata del capitano, -mostrava una percentuale di carbonio del 25% circa e su questo abbiamo speculato che la struttura originaria del vero Vael, purtroppo defunto, fosse stata distribuita tra le tre aliene, quelle che mi assomigliano, e una copia dello stesso biologo. Ovviamente sono solo supposizioni, queste. Però avevamo anche ipotizzato una Yuko del tutto aliena, forse la prima che Jason ha incontrato e scopa... e scoperto, e che ha citato sul diario di bordo. Questa entità era stata ipotizzata soltanto, ma forse ora è stata confermata.-
Tutti notarono il piccolo lapsus, ma non lo diedero a vedere.
-Ma in base a cosa ipotizzi che sia lei la prima aliena?- Chiese Sugiton.
-Questa copia di me stessa-, rispose la ricercatrice soddisfatta che qualcuno mostrasse interesse, -ha una percentuale di carbonio inferiore all'1%. Molto bassa, eppure effettiva. Questa percentuale così minima, nella nostra teoria dovrebbe significare che la padrona delle dita non sia, in realtà, uno degli ibridi creati dal corpo di Jason, ma piuttosto un'aliena originaria.-
-Ma abbiamo sempre detto che i quartziani non hanno alcuna molecola di carbonio. Come giustifichi quella percentuale dell'1%?- Si aggiunse Wolff.
-Ci abbiamo pensato, Nielsen. Non è del tutto chiaro-, intervenne Krasnyj. - Quello che noi abbiamo concluso è che una struttura umanoide originaria costituita di solo silicio, al pari della mia scacchiera di quarzo e delle finte sigarette del compianto biologo, sia riuscita a integrare piccole quantità del carbonio eliminate da Vael quando se ne andava in giro senza tuta, tossendo e contaminando l'ambiente.-
-O forse anche attraverso uno o più rapporti sessuali tra l'aliena e l'umano. Ovviamente senza che l'umano sapesse di fare sesso con un organismo extraterrestre.- Aggiunse Hodei.
-Molto bene.- Concluse il capo della spedizione alzandosi. -Tutto questo è molto interessante, ma ora ci aspettano gravi questioni da risolvere. Prima tra tutte quella della nuova colonizzazione di cristalli sui supporti dei due lander.-
-Ancora?- Chiese Hodei. -Ma non li abbiamo rimossi ieri pomeriggio?-
-Sì, ma si sono già riformati. L'abbiamo appena constatato io e Mauro, quando siamo scesi dopo la sassaiola che Vael ci ha scaricato contro la Amethyst.- Confermò Wolff.
-Potremmo cercare, io, Blue e Mauro, di approntare una pistola a onde elettromagnetiche e vedere se riusciamo a fare qualcosa.- Disse Morr che sembrava aver fretta di occuparsi innanzitutto delle questioni di sicurezza.
-Io, però, non sono molto contenta di essere trattata così.- Fece udire la sua voce l'asiatica, rimasta ammutolita, in piedi, con i suoi fogli in mano e un'espressione che tradiva amarezza.
-Così come?- Chiese subito Morr dispiaciuto.
-È evidente che non ve ne frega nulla delle nostre ricerche e dei nostri studi.- Continuò la nipponica, un po' stizzita.
-Ma no, dai, scusami, Yuko. I tuoi dati...-
-I 'nostri' dati, sono i dati della spedizione.- Puntualizzò la donna.
-Ma sì, i vostri dati-, continuò il tedesco, misurando le parole, -sono interessanti, non si può negarlo. È che in questo momento, scusatemi tutti, sono irrilevanti e ininfluenti per risolvere i problemi che dobbiamo affrontare nell'immediato.-
-Problemi di sicurezza.- Fece notare lo svedese.
-E invece sono importanti.- Si impuntò la dottoressa.
Gli altri si rimisero a sedere sforzandosi di non obiettare più nulla. Era chiaro che la sensibilità femminile era stata presa un po' sottogamba.
La platea si pose in ascolto cercando di mostrare un'espressione di interesse che sembrasse convincente.
-Jeremia, è importante questa cosa-, spiegò l'esobiologa, -perchè ci aiuta a ipotizzare come si comportano e come evolvono gli organismi quartziani. È importante perchè possiamo provare a prevedere il loro comportamento e come questo potrebbe modificarsi.-
L'asiatica con uno sguardo passò in rassegna tutto l'equipaggio, ma nessuno osò avanzare alcun commento o obiezione.
-Possiamo ipotizzare-, proseguì la ricercatrice, -che questi esseri diventino più simili agli umani, fisicamente, ma soprattutto mentalmente, mano a mano che aumenti la loro percentuale di carbonio. Dalla prima Yuko, molto impacciata nei ragionamenti e nei dialoghi, forse anche nei movimenti, gli ibridi con più carbonio dimostrano una maggiore intelligenza, che si riflette in ragionamenti e anche in relazioni sociali.-
-Ok. Interessante. E quindi?- Morr aveva iniziato a tamburellare le dita, nervosamente, sul tavolo. Un gesto di impazienza che tradiva un atteggiamento seccato.
-Quindi questi esseri cercheranno sempre più di guadagnare carbonio, prendendolo da noi. Non si fermeranno Jeremia, andrebbe a loro scapito. Però potrebbero diventare anche molto più simili a noi, emotivamente e anche psicologicamente. E se mantengono questo atteggiamento sincero e affabile, forse anche naif, sarà sempre più difficile non rimanere coinvolti emotivamente da una relazione con loro. Mi sono spiegata?- Concluse la ricercatrice con un tono un po' concitato.
-Ha concluso, dottoressa Nikura?- Chiese infine il capo spedizione, asciutto. -Possiamo ora occuparci di studiare armi di difesa?-
-Vada a farsi fottere, Herr Kommandant.- Yuko sbattè i fogli con i propri risultati sul tavolo, serrando le mandibole. Poi prese i suoi documenti e se ne andò dalla sala riunioni.
Il gelo calò nell'ambiente.
-Forse potevi essere un poco più gentile.- Fece notare il vice-capo, interrompendo un imbarazzante silenzio.
Morr fece un profondo sospiro, visibilmente dispiaciuto.
-In fondo-, aggiunse Andrei, -lei è quella che ha dovuto pagare il prezzo più alto, per ottenere risultati e poter fare ipotesi.-
Il dirigente si alzò in silenzio, volgendo a tutti uno sguardo abbattuto.
-Dai, andiamo.- Disse poi a Blue e a Mauro. -Tu e Hodei-, disse poi rivolto al russo, -occupatevi dell'acido fluoridrico. Tu, Nielsen, vai a vedere meglio quanto sono avanzati i cristalli di quarzo.-

Blue in qualità di ingegnere e Morr come fisico, riuscirono abbastanza facilmente a modificare un paio di apparecchiature radio ricetrasmittenti portatili, aumentandone la potenza e l'interferenza con l'onnipresente campo magnetico di Qz-2 e riuscendo a convogliare il fascio di fotoni in un'unica direzione, per incrementare ulteriormente l'efficacia delle armi.
Le strumentazioni furono poi provate direttamente contro le colonizzazioni di quarzo sui supporti dei due moduli di atterraggio, con risultati sorprendenti.
Era sufficiente dirigere il flusso magnetico contro le strutture cristalline per qualche secondo per farle accartocciare e poi distaccare dai supporti, con un effetto simile a quello di un forte getto d'acqua che stacca muschi e licheni da un tronco d'albero. Gli unici problemi sembravano essere che il fascio magnetico doveva essere applicato per qualche secondo per ottenere l'effetto e che comunque il funzionamento era comprovato solo su strutture di piccole dimensioni. Ciononostante era una scoperta interessante. Un problema secondario, ma non irrilevante, fu quello della forte interferenza con le apparecchiature elettroniche delle due astronavi.
Nel periodo in cui i supporti al suolo erano state oggetto di pulizia con rimozione dei cristalli, tutte le strumentazioni, dai computer, alle radio, ai monitor di sorveglianza fino ai rilevatori di movimento, erano andati in tilt. Blue e Nielsen impiegarono tempo per risettare gli apparecchi. Non si sapeva però che effetto avrebbe avuto questo tipo di arma sugli ibridi, di dimensioni ben più importanti e di struttura silicea differente dai semplici cristalli a base di quarzo.
Dalla Terra giunse successivamente il nulla osta all'eliminazione dell'ibrido che si credeva Jason, ritenuto ormai troppo pericoloso per la spedizione. L'alieno era poi stato avvistato nei pressi della Amy-3, la capsula di ricerca che ancora stazionava di fianco ai due lander.
Nel pomeriggio anche i due chimici annunciarono la riuscita dell'esperimento, ottenuto dopo aver requisito tutte le capsule di fluoro dell'equipaggio, con la produzione di quasi mezzo litro di prezioso acido fluoridrico, che venne conservato accuratamente in un doppio contenitore di plastica in quanto contenitori di vetro o di metallo sarebbero stati rapidamente corrosi dal potente acido.
Occorreva escogitare una trappola, un trucco per far bere il liquido al molesto ibrido.

Solo di sfuggita Mauro riuscì a chiedere al pilota francese come andasse la questione del priapismo, ottenendo una vaga risposta dal collega. La situazione era stabile per entrambi, ma non fastidiosa. Si riservarono il tempo di riparlarne con più calma appena ne avessero avuto l'opportunità.

Alla prefissata riunione serale la scienziata asiatica non si presentò.
Si alzò Morr per andarla a cercare, trovandola nella sua stanza.
La donna stava sul proprio lettino, pensierosa.
-Che hai Yuko?- Le disse il comandante con un tono dolce e preoccupato.
-Stavo pensando.-
-Ti chiedo scusa per prima. Sono stato troppo impulsivo e indelicato.-
La dottoressa fece spallucce: -Pazienza.-
-Siamo di là nella sala riunioni, manchi solo tu. Dalla Terra è arrivata l'approvazione per l'eliminazione dell'ibrido. Abbiamo alcune novità e probabilmente il finto Jason è ritornato nella Amy-3.-
-Sono riusciti a produrre l'acido fluoridrico?- Chiese la biologa, mettendosi a sedere e riordinando i corti capelli nella cuffietta.
-Sì. Ma stiamo cercando di capire se c'è un modo per farglielo bere.-
-Non lo berrà mai, Jeremia. Quell'umanoide è diventato sospettoso e intransigente. Forse solo se ci fosse dell'whisky si potrebbe tentare.-
-Di alcoolici proprio non ce n'è. Abbiamo anche controllato nella sua cabina, dopo l'autopsia che ne decretava la fine.-
-E allora io conosco quello che forse potrebbe essere l'unico modo.-
Il capo spedizione si allontanò un poco col busto per osservare meglio l'asiatica.
-Bene, Yuko. Ne possiamo parlare con gli altri, allora.-
-Jeremia, preferirei parlarne prima con te, da sola.-
Il responsabile della missione rimase stupito. Stette un attimo a guardare la collega, corrucciato: era veramente molto carina, anche in quell'espressione seria e concentrata. La sottile pennellata delle sopracciglia, semplice diadema sui bellissimi occhi orientali, scuri come la notte dello spazio infinito, il collo che si rivelava all'attaccatura dei capelli, domati nella cuffietta e quelle piccole orecchie tutte da mordere e da baciare; il naso un poco schiacciato e quelle labbra rosse e tumide che dovevano essere morbide e tiepide. Il tedesco non potè evitare di ricordare le immagini di quelle stesse labbra che, socchiuse per il piacere sessuale, mostravano i denti bianchissimi, quando l'asiatica aveva dovuto sottoporsi alle attenzioni sessuali dell'ibrido, pochi giorni prima.
Sentiva di desiderare quella donna, emotivamente, ancora più che carnalmente. Percepiva in sé stesso un istinto di proteggerla, avvolgerla tra le proprie braccia. Eppure, forse in questo momento egli si trovava nella posizione più lontana lungo il suo tragitto nell'orbita intorno a quella donna.
-Dimmi, piccola.- Si lasciò scappare detto, pentendosi subito.
La dottoressa lo guardò spalancando gli occhi. Si rizzò sul busto schiarendosi la voce e si allontanò di qualche centimetro, senza però commentare il piccolo lapsus.
-Allora-, si fece coraggio la scienziata, -tu sai che in passato io e Vael abbiamo lavorato insieme. Poi sai com'era fatto Jason. Ci provava sempre con le donne e così ci ha provato anche con me.-
-Sì-, confermò il capo spedizione, -giravano queste voci.-
-Ecco-, proseguì la dottoressa, con un po' di imbarazzo, -non so nulla delle voci che girassero, ma in ogni caso il clima tra noi si era guastato e abbiamo deciso di interrompere la nostra collaborazione. Ma non è di questo che volevo parlare.-
La giapponese si prese ancora una pausa prima di affrontare l'argomento che le stava a cuore e che, evidentemente, le costava fatica condividere.
-Jeremia, questa cosa deve rimanere tra noi. Tra le confidenze sessuali che Jason sempre più spesso si prendeva la libertà di farmi, senza che io apprezzassi, evidentemente, c'era il suo desiderio non solo di fare sesso con me, ma anche di provare con me una esperienza che non aveva mai fatto e che voleva togliersi il gusto di intraprendere con me.-
-Che esperienza?- Sussurrò Morr che si accorgeva della difficoltà della scienziata.
-Ecco, diceva proprio così: desiderava provare un'esperienza di sesso anale con me.-
-E che c'era di strano?-
A questa frase la nipponica arrossì come un pomodoro.
-Jeremia, non come pensi tu.- Disse la cosmonauta, schiarendosi la voce. -Voleva che fossi io a metterglielo... come si può dire? A penetrarlo, a possederlo analmente, con uno strap on. Sai cos'è?-
-Certo che so cos'è.- Rispose forse un po' troppo disinvolto il tedesco, che poi si pentì della fretta.
La nipponica lo guardò un po' sorpresa, ma poi si ricompose. Non sai mai cosa pensare della gente.
-Be'-, proseguì la donna dopo aver scosso leggermente il capo, come per scacciare un pensiero, -credo che con questa modalità potrebbe essere più facile introdurre l'acido al suo interno, piuttosto che convincerlo a bere.-
-Con un clistere?-
-Ma no, Jeremia! Sto dicendo che sarebbe più semplice fargli accettare di essere penetrato da dietro e mentre si è al suo interno approfittarne per iniettargli l'acido.-
-Nel culo?-
-Se vuoi utilizzare una perifrasi...-
-Ma scusa, Yuko, fammi capire-, obbiettò Morr, -chi lo farebbe? Tu?-
-Eh sì. Non credo che mi stesse confidando di voler essere in... sodomizzato da un uomo. Diceva che voleva che lo facessi io.-
-E quindi mi stai per dire che ti sei portata uno strap on nel bagaglio a mano?-
-Ovviamente no, Jeremia. Però ho qualcos'altro che potrebbe essere adattato, con un po' di inventiva.-
-Che cosa? Se mi posso permettere?-
Yuko arrossì nuovamente. Questa conversazione la stava provando emotivamente più di quanto avesse previsto.
-Insomma, qualcosa per uso personale.- Disse l'asiatica, e, senza accorgersene, si guardò intorno per verificare che nessuno stesse assistendo a quella imbarazzante conversazione. -Ora, Jeremia, dammi tu una mano, adesso. Io penso di poter convincere l'ibrido a farselo mettere dietro, se sono io a farlo, e temo che questa cosa che mi coinvolge ancora una volta, in maniera diretta, possa essere l'unica soluzione valida. Però, senza sbandierare in giro queste notizie sui reconditi desideri di Jason, sulle nostre confidenze passate e sul mio bagaglio privato, bisognerebbe costruire proprio uno strap on, con imbragatura, canale interno e serbatoio con pompetta in cui mettere l'acido fluoridrico, scongiurando al massimo il rischio che sia io, invece, a corrodermi la passera.-
-Sei stata molto chiara.- Annuì il capo spedizione.
-Ok. Io ora ti do un oggetto. Lavoraci tu e al massimo un'altra persona, ma, per favore, non farlo vedere in giro, d'accordo?-
-Ma certo, Yuko. Puoi starne sicura. Anzi, ti ringrazio fin da ora. È già la seconda volta che ti tocca sacrificarti con l'alieno in atti poco piacevoli.-
-Esatto, Jeremia. Per me non sarà una passeggiata e sicuramente non sarà per nulla piacevole, considerando anche che qualcuno dovrà controllarmi sui monitor. Questa cosa fatico molto a mandarla giù.-
-Tutto molto chiaro, Yuko. Mi dispiace anche. Se penso, poi, che solo poco fa mi sono comportato con te così male. Anzi, ti chiedo ancora scusa. Tu sei venuta in spedizione per studiare nuove forme di vita e di fatto sei stata coinvolta in questa storia di sesso che ben poco ha di scientifico.-
L'orientale fece un profondo sospiro per trovare coraggio. I due si guardarono negli occhi, così a lungo che alla nipponica affiorarono due lacrime. Poi lei gli posò una mano sulla spalla, dolcemente, e si allungò per baciarlo su una guancia.
-Dai, coraggio-, disse, cercando di trattenere un moto di pianto, -ci siamo in mezzo. In qualche modo dobbiamo uscirne, ne va della sicurezza di tutti.-
L'esobiologa consegnò nelle mani del comandante un piccolo cofanetto.
Poco dopo Morr e Sugiton erano già al lavoro nel piccolo laboratorio della Amethyst.
Il tedesco aprì il contenitore con rispetto e sacralità, come se stesse maneggiando una reliquia, estraendone un dildo metallico liscio e dalle curve semplici e morbide, senza un esplicito riferimento anatomico: un oggetto discreto.
-Non fare alcun commento.- Comandò Morr al pilota francese, che guardava l'oggetto con interesse.
Era inevitabile pensare a dove era stato quell'oggetto in precedenza. In quali mani e in quali cavità della giapponese, e l'emozione era in entrambi forte e toccante.
Il tedesco lo rimirava e lo maneggiava con attenzione e commozione, sentendo dentro di sé un sentimento verso la scienziata che poteva già essere innamoramento, forse ancora inconscio. Stette a contemplarne i riflessi, immaginando la giovane asiatica accarezzarsi, penetrarsi e darsi piacere, ansimare e gemere con quel preciso arnese che ora lui aveva tra le mani. Gli sembrava quasi di toccare lui stesso, con le sue dita, i posti in cui quell'oggetto aveva dimorato, e se li stava immaginando tutti: i capezzoli, il clitoride, le profondità più sensibili della vagina, forse anche l'ano. L'immagine della giapponese che probabilmente godeva veramente, mentre veniva posseduta dall'ibrido nella Amy-3, gli tornarono vividamente alla memoria, quei gemiti, quegli occhi socchiusi, le labbra che scoprivano i denti, la bocca che si spalancava, tutto era stato accuratamente registrato nella mente matematica del fisico teutonico. Ma in più, con quello strumento, aveva anche la certezza di un godimento voluto, cercato e sicuramente raggiunto, dalla giapponese, nei suoi momenti più intimi e privati.
Con poco lavoro di trapano di precisione, posizionamento di tubi e pompette e infine modificando una imbragatura da lavoro, lo strap on era pronto. Anche meglio di un pezzo originale. In fondo era stato creato da un ingegnere spaziale e da un fisico nucleare.
La presenza dell'ibrido era stata confermata nella Amy-3; ormai si diceva di non chiamarlo più con il nome del defunto biologo inglese, per non suscitare remore. L'occasione non doveva essere persa. L'alieno costituiva davvero una minaccia per le astronavi e c'era anche il rischio di perderne le tracce. Occorreva agire immediatamente, già quella notte, e i rischi erano più elevati della volta precedente: la dottoressa della spedizione avrebbe potuto ustionarsi e ferirsi gravemente con l'acido fluoridrico durante le manovre e proprio in una zona in cui nessuno si augurava lesioni.
Si rinnovarono rapidamente alcuni cavi di collegamento per mantenere un accurato contatto video e sonoro tramite le telecamere nascoste. Furono autorizzati alla visione attraverso i monitor soltanto il comandante e il militare, anche se alla fine anche Blue ottenne di poter partecipare, in quanto costruttore dello strap on, per poter intervenire in caso di problemi tecnici, come consigliò lui stesso.
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2026-02-08
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