Maria paga l'affitto

di
genere
etero

Maria sa che per estinguere un debito con un uomo come il Signor Vincenzo, la manodopera deve essere completa, totale, senza esclusione di colpi. Quando il vecchio lupo della Statale entra nel salone del casale, non cerca solo un corpo, cerca la sottomissione della Regina di Arcavacata.

Prima ancora che il Signor Vincenzo si avvicini al tavolo, Maria decide di fargli capire chi è che comanda davvero la scena, anche quando è al verde. Si mette in ginocchio sul pavimento di cotto freddo, proprio davanti a lui. Con un gesto lento e deliberato, gli sbottona i pantaloni e libera la sua urgenza, che puzza di tabacco e di prepotenza.

Maria lo guarda dritto negli occhi, con quella sfida che solo una professionista sa sostenere, e lo accoglie in bocca. Non è un bacio, è un sequestro. La sua lingua lavora con un ritmo feroce, avvolgendo ogni centimetro, risucchiando il dazio con una fame che fa tremare le gambe dell'uomo. Sente il sapore amaro del potere e quello acre del sudore, ma non si ferma finché il Signor Vincenzo non inizia a rantolare, afferrandole i capelli biondi per spingere ancora più a fondo, cercando di toccarle l'anima con la sua arroganza.

"Basta così," ringhia lui, strappandola dal suo piacere. "Adesso voglio la ricevuta fiscale."

La trascina sul tavolo di quercia. Maria si posiziona, le mani che artigliano il legno, e inarca la schiena offrendo il suo "culo da vacca", rosso per l'eccitazione e la rabbia. L’assalto che segue è un martellamento duro. Il rumore della carne contro il legno è un battito tribale che riempie il casale. Ogni spinta del Signor Vincenzo è una rata pagata con il sudore e le urla. Maria incassa tutto, le gambe che tremano sotto il peso di quell'uomo che la usa come se fosse l'ultimo appezzamento di terra rimasto da arare.

Il piacere esplode violento: uno squirt acido e caldissimo inonda il tavolo, mischiandosi alla saliva che ancora le cola dalle labbra, creando un tappeto di umori su cui il Signor Vincenzo continua a colpire senza pietà.

Quando il vecchio sente che il carico è pronto, non lo scarica dentro. Tira fuori il suo strumento all'ultimo istante e obbliga Maria a girarsi, ancora una volta in ginocchio.

"Mangia il tuo affitto, Maria!"

Il saldo arriva come un’eruzione: un getto denso, bollente e infinito che le investe il volto, le riempie gli occhi e le cola in gola. Maria riceve quel fiume di bianco con una devozione brutale, pulendo ogni goccia con la lingua, mentre il Signor Vincenzo le svuota addosso l'ultimo rimasuglio di dazio, imbrattandole i seni e il collo. È un saldo totale, sporco, che la lascia senza fiato e coperta di una maschera di bianco lucido.
scritto il
2026-03-14
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