Quartz-2. Capitolo 19. Un esperimento rischioso.
di
Yuko
genere
fantascienza
Capitolo 19
Dopo essersi assicurata che le condizioni del malato fossero stabili, avvisato il comando dei propri movimenti, la giapponese uscì alla ricerca dell'ibrida, portando con sé una radio per essere rintracciabile in caso di bisogno.
La trovò seduta per terra, assorta, nel luogo in cui si erano incontrate solo poche ore prima.
-Ti stavo cercando, Mei. Abbiamo grossi problemi.- Le disse appena si fu avvicinata, posandole una mano sulla spalla.
-Lo so, Yuko. Ho sentito.-
-Tu riesci a percepire le nostre conversazioni? Anche dall'interno delle astronavi?-
-No, quelle sono schermate, da lì non riusciamo a intercettarvi, tranne quando usate le radio. L'ho capito dalle altre Yuko.-
-Le hai incontrate? Credo che anche a loro dovremmo cambiare il nome, si rischia troppa confusione.-
-No, non le ho viste, ma noi comunichiamo con i campi magnetici e ho avuto conferma di cosa è successo. Si erano già verificate grosse perturbazioni della rete che mi avevano messo qualche sospetto.- Disse l'aliena, alzandosi in piedi. Il suo capo era chinato in avanti e lo sguardo fisso al suolo, come se fosse veramente contrita. -Mi dispiace che sia andata così. Questa volta non ci si era accordati con i tre terrestri e, sinceramente, anche io non pensavo che lo scambio di atomi vi avrebbe fatto così male.-
La dottoressa fece un lungo sospiro. -Hodei sta veramente male. Non sappiamo cosa fare. Le nostre conoscenze sul silicio e sulla magnetoelettroforesi sono quasi nulle. Non abbiamo farmaci per provare una cura.- Detto questo, la giapponese toccò con l'indice il mento dell'aliena, per sollevarle il capo e guardarla negli occhi. -Tu potresti aiutarci?-
Il volto dell'indigena era molto triste, l'espressione affranta, come un cane bastonato.
-E come potrei?-
-Non lo so neanche io. Ora stiamo dando ossigeno e il respiro va un po' meglio, ma il cuore sta rallentando il suo ritmo. Vorrei fare qualche esperimento su di te. Sei l'essere vivente che più assomiglia al nostro compagno. Analizzare come funzioni tu potrebbe aiutarci a capire come curare la sua malattia.-
-Va bene, Yuko. Sono disponibile a farmi studiare, se è questo che vuoi.-
-Piccola abitante di Quartz-2, io solo oggi ti ho conosciuta e già sono rimasta affascinata da te, desiderosa di un rapporto emotivo, un'amicizia, un tipo di relazione. Mi farebbe piacere sapere così tante cose di te, non solo come funzioni fisicamente, ma soprattutto come evolvono i tuoi pensieri. Cercare di conoscerti meglio, in tutti i tuoi meccanismi, in ciò che provi e desideri.-
-Anche a me fa piacere il tuo interesse e io già sto studiando te, per imparare da te, a parlare, a pensare come una donna, un essere umano.-
-Su questo dovremo tornarci, forse è la cosa più importante. Eppure ora ho più urgenza di capire come fare a sostituire il silicio che gli è stato inglobato, con nuovo carbonio.-
-Davvero, voi non ne siete capaci?- La ibrida sembrava incredula.
-Proprio così, Mei. Sul nostro pianeta, le strutture degli esseri viventi sono tutte improntate sul carbonio. Possiamo creare e modificare molecole a base di carbonio. Il silicio lo utilizziamo nella microelettronica e nell'edilizia: due settori estremamente distanti dalla biologia e non abbiamo alcuna tecnologia per sostituire i due atomi. Vorrei provare a darti del cibo a base di carbonio, farti assaggiare i nostri alimenti, per vedere se ora che hai una composizione più simile alla nostra, riesci ad assorbire molecole organiche, oltre ai silicati. Questo potrebbe aiutare il nostro compagno. Ma soprattutto vorrei sapere da te se si può invertire lo scambio di atomi innescando al contrario il processo della magnetoelettroforesi, la MEF, come la chiamiamo ora.-
-Basterebbe invertire i poli magnetici.-
-E tu ne sei capace?-
La quartziana alzò le spalle come se stesse riferendosi a una cosa semplice. -L'unica cosa è che il vostro amico deve essere spostato fuori dalle astronavi perchè lì dentro i campi magnetici non penetrano.-
-Sì, ce lo hanno spiegato prima di atterrare qui. Le astronavi utilizzano l'effetto di gabbia di Faraday, oltre ad avere una apposita schermatura su tutta la strumentazione. Dovremmo spostarci almeno nella Amy-3.-
In attesa di convincere i comandanti a effettuare un trasloco che implicava uscire dalla zona più protetta e controllata, Yuko sottopose la sua cavia a qualche domanda e alcune rapide analisi. Scoprì così che le indigene su Qz-2 si nutrivano di acqua, piante e di cristalli, dalla bocca, riuscendo a trasformare queste sostanze al loro interno nelle loro strutture corporee. L'eliminazione delle scorie avveniva tramite la traspirazione dalla pelle, per quanto riguardava gas e vapori, e l'emissione, sempre attraverso la pelle anche delle sostanze solide, sotto forma di silicati e cristalli di quarzo. Azoto e altri ioni venivano trattenuti ed eliminati sono se in eccesso. Liquidi e sostanze solubili venivano eliminati nei finti organi genitali, fatti, in realtà, solo per imitazioni dell'anatomia umana.
Le quartziane non respiravano per assimilare i gas, perchè questo avveniva attraverso la pelle. I movimenti del petto erano fatti solo per rendersi più simili agli umani.
La scienziata provò a nutrire l'ibrida con cibi terrestri e notò che queste sostanze venivano integrate nel suo corpo. In questo modo l'aliena poteva assimilare carbonio senza ricorrere alla MEF, ma Mei confessò che questo poteva diventare possibile solo dopo aver raggiunto una composizione del corpo con una percentuale di carbonio superiore al 60%. Al di sotto di tale limite potevano assorbire solo carbonio da sostanze di origine umana, per contatto prolungato o con la MEF.
Si trattava di un dato molto interessante che la biologa condivise subito con Andrei. Le ibride più evolute avrebbero potuto svincolarsi dalla deleteria sostituzione elettromagnetica degli atomi.
Questi risultati incoraggiarono ad alimentare il malato per sostituire il silicio, ma Hodei era ormai troppo debole e mangiava pochissimo e il principale problema in realtà era localizzato nei muscoli del cuore e del petto, e nei polmoni. L'ipotesi di ricorrere a un tentativo di MEF inversa fu però ancora bocciata dai comandanti.
Nella serata il cuore di Ochoa rallentò ulteriormente fino a 30 battiti al minuti e anche il respiro peggiorò. Lo spagnolo sarebbe presto morto con un battito così lento.
Mentre il russo si spazientiva per l'inefficacia dei loro sforzi e la resistenza del comando, la ricercatrice orientale applicò un pace-maker esterno; nonostante il dispositivo il cuore, però, restava comunque troppo rigido; il rischio di decesso nelle successive ore era molto elevato.
-Cosa pensate di fare?- Chiedevano i due dirigenti, impazienti, mentre riferivano in continuazione la situazione alla base sulla Terra. Krasnyj sbottò che Ochoa stava morendo e questo sarebbe successo nelle prossime ore; se il decorso non si fosse invertito rapidamente avrebbero tentato il tutto per tutto provando la MEF inversa, anche senza autorizzazione. Di fronte alla situazione molto critica e alla determinazione dei tre scienziati, i comandanti decisero di ridiscutere la cosa.
-Siete sicuri che con la MEF si potrà salvare Hodei?- Chiese il tedesco.
-Jeremia, ormai abbiamo aspettato anche troppo tempo.- Prese la parola la nipponica. -Non sappiamo assolutamente cosa può accadere. È probabile che Mei riesca a donare i suoi atomi di carbonio e sostituirli con quelli di silicio, ma non è garantito che questo possa bastare. Non sappiamo se il carbonio si riposizionerà al posto giusto e se i muscoli e il cuore riprenderanno a funzionare correttamente. Forse abbiamo aspettato troppo, il quadro potrebbe essere ormai irreversibile.-
-D'accordo, allora.- Si arrese Morr. Nielsen gli mise una mano sulla spalla con un gesto di approvazione del volto.
-Non c'è un minuto da perdere, allora.- Disse Andrei, alzandosi di scatto. -Mauro, corri a chiamare Blue, dobbiamo trasferire un po' di attrezzatura sulla capsula.-
-E che ne sarà della tua amica?- Chiese Wolff mentre tutti si stavano già spostando verso la stanza di degenza di Ochoa.
La giapponese si fermò guardandolo negli occhi. Gli prese la mano. -Non lo so, Nielsen e ho paura. Ma la MEF è l'unica tecnica di cui possiamo disporre per sostituire gli atomi di silicio e dobbiamo affidarci alle creature di Quartz-2. Bisogna provare. Mei si è resa disponibile, confido che non ne risenta e speriamo di essere ancora in tempo.-
Ormai Hodei era ridotto male; non aveva neanche la forza di parlare. Riusciva appena a guardarsi in giro con un'espressione terrorizzata, risparmiando le forze per respirare; fu necessario somministrargli dei sedativi. Quando finalmente fu spostato sul laboratorio di ricerca esterno i parametri vitali erano ancora in peggioramento.
Tutto era pronto quando fu convocata l'extraterrestre.
La dottoressa la aggiornò sulla situazione, dell'ultima chance legata al ripristino degli atomi di carbonio sostituendoli a quelli di silicio. L'indigena si sentiva pronta ad affrontare l'estremo tentativo. Tutti gli strumenti elettromagnetici dovevano essere spenti, altrimenti sarebbero saltati in aria, rinunciando al monitoraggio del malato. L'ultimo a essere disattivato sarebbe stato il pace-maker: da quel momento la vita di Ochoa sarebbe stata nelle mani della quartziana. Questa confermò di essere in grado di sostituire gli atomi, ma non poteva garantire che il carbonio sarebbe rientrato esattamente nel posto giusto, nelle proteine e nelle cellule. Si trattava comunque dell'ultima speranza di salvare lo spagnolo.
Mentre Hodei veniva spogliato la giapponese parlò ancora alla sua amica: -Sei sicura di farcela?-
-Sì, quasi sicura. Devo però invertire i poli magnetici, per non dargli altro silicio invece di carbonio.- Rispose lei mentre, con una disinvoltura disarmante, si spogliava completamente dei suoi vestiti, di fronte a tutti. -Spegnete ogni radio, ogni apparecchio elettromagnetico.- Disse, iniziando a sdraiarsi sul lettino per ricevere sopra di lei il corpo del paziente, per aumentare il contatto. -Aprite i portelloni e le finestre, per non schermare i campi magnetici esterni.-
Fu fatto come comandava. All'esterno della capsula era già buio. Una fresca brezza entrò nell'ambiente saturo di sudore e di tensione.
-Che ne sarà di te, Mei? Perderai il tuo carbonio, tutta l'evoluzione che hai acquisito con tanta fatica. Quella materia organica che ti ha permesso di evolvere così tanto verso la nostra specie.- Sussurrò l'asiatica mentre l'altra si sistemava sotto allo spagnolo, avvolgendolo con le gambe e con le braccia. -Cosa diventerai quando ritornerai di silicio?- Ripeteva la dottoressa sapendo che l'amica sarebbe regredita, diminuendo la sua coscienza, l'intelletto, perfino la sua emotività, così sviluppate e affini a quelle dell'asiatica.
-Yuko, io forse non sarò più come mi conosci.- Sussurrò l'aliena, chiudendo gli occhi per convogliare le onde magnetiche. -Ritornerò a uno stato ancestrale. Potresti non riconoscermi più, anche se nelle forme sarò ancora la stessa.-
-Mi dispiace, tesoro mio-, proseguì l'esobiologa, -so i rischi che corri e quanto ti costerà questo sacrificio che ora tu fai per tutti noi. Forse rischiando la tua stessa vita.-
Ma l'autoctona non rispose più nulla. Tutta concentrata, aderente al corpo del terrestre, stava iniziando a richiamare energie, a dirottare le onde del campo magnetico per innescare la MEF.
La temperatura degli oggetti metallici iniziò ad aumentare. Una radio lasciata accesa si mise a gracchiare con un suono secco e fu subito spenta, quando già iniziava a scottare. La capsula rimbombò di un suono vibrante che presto diventò fastidioso, costringendo i presenti a uscire, lasciando solo Yuko e Andrei di fianco all'amico.
All'esterno, nel buio della notte quartziana, comparve uno spesso alone color fucsia, lungo tutto il perimetro dell'orizzonte. Lampi luminosi di un intenso verde fluorescente cominciarono a serpeggiare, rapidamente, lungo tutta la volta del cielo, cambiando continuamente forma e spessore, convergendo dai due poli magnetici fino alla superficie del modulo di ricerca, entrando dalle aperture e illuminando l'interno di luce verdastra. Il rumore si intensificò, mescolandosi a secche detonazioni di scariche elettriche.
-Mio dio, che cosa abbiamo fatto!- Esclamò Jeremia guardandosi intorno spaesato. -Se Hodei muore, quell'aliena la pagherà cara.-
I fasci verdi si intensificarono, agitandosi come flagelli, unendosi e dipanandosi; il bagliore fucsia incrementò spessore e luminosità e le parti metalliche della Amy-3 diventarono luminose, dapprima di un colore blu scuro, poi più intenso e metallico, fino a un effervescente azzurro chiaro.
-Mei, Mei, amore mio.- Sussurrava la scienziata a bassa voce senza rendersene conto.
Il rumore, simile a quello della centrifuga di una lavatrice, si intensificò ancora, assordante, insieme alle bande luminose nel cielo, finchè di colpo cessarono suoni e lampi. Solo le pareti della capsula e dei moduli di atterraggio rimasero lievemente luminescenti.
Chi era fuori si lanciò subito nella capsula.
L'aliena era ancora abbracciata al terrestre; la loro superficie emetteva una luce azzurrina quando Mei aprì gli occhi regalando a Yuko un sorriso prima di perdere i sensi, spossata.
Tutti si buttarono sui due corpi, dividendoli e adagiando quello dell'extraterrestre sulla branda e l'altro sul lettino su cui era stato trasportato. Le apparecchiature di monitoraggio furono immediatamente collegate e riaccese potendo rimisurare i primi parametri. Il battito del cuore rimaneva lento per cui fu riattivato il pace-maker, ma finalmente i respiri ritornarono ampi e profondi, normalizzando l'ossigenazione del sangue.
La dottoressa appoggiò la sonda ecografica sul corpo del malato riuscendo, questa volta, a scrutare i suoi organi, senza difficoltà; il cuore si muoveva regolarmente. L'iberico era ancora sotto l'effetto dei sedativi, ma il respiro era regolare.
Dopo aver controllato che le funzioni vitali si mantenessero stabili, la dottoressa affidò il paziente ad Andrei e Mauro correndo verso la capsula dove giaceva ancora l'aliena, dimenticata da tutti.
La ragazza giaceva ancora sulla branda, sfinita e senza energia.
-Che ti è successo, piccola? Dimmi.- Pronunciò la terrestre, sedendosi al suo fianco. -Hai cambiato la tua composizione, perdendo tutto il tuo carbonio, regredendo a un essere inferiore, incapace di provare sentimenti, con una forma di pensiero solo elementare; tu che eri arrivata a livelli di ragionamento ed emotività simili a un reale essere umano.
-Lo fatto per te, Yuko, perchè ti amo.- Rispose Mei, con un filo di voce.
-Ma come? Sei ancora capace di provare sentimenti?- Le chiese di nuovo l'orientale, con uno sguardo di speranza.
-Non ho perso tutto il mio carbonio, non è stato necessario per riportare al completo quello del tuo amico. Forse ne ho ancora il 20 o 30%. Sono contenta di averlo fatto, spero che il vostro compagno guarisca. Che buffo: ci ho messo cosi tanto per arrivare a essere simile a te, e ora voi partirete e io non sarò riuscita a evolvere per essere come voi, tornando in uno stato molto primordiale. Ho perso parte della memoria e della capacità di ragionare. Devi aiutarmi Yuko a recuperare le mie facoltà, il livello cui ero arrivata.-
-Che posso fare? Come posso compensare il tuo sacrificio, rispondere al tuo dono immenso? Come posso darti del mio carbonio?-
L'aliena guardò l'amica venuta dallo spazio, commossa, ancora debole, eppure riuscì a regalarle un sorriso.
Le due creature si abbracciarono, baciandosi
-Coraggio Mei, troveremo il modo. Tu stanotte hai fatto un miracolo. Probabilmente hai salvato uno di noi che stava morendo, sacrificando te stessa, forse anche la tua salute.-
-Ora non posso più mangiare il vostro cibo, ho troppo silicio. Devo aumentare carbonio, la mia testa e in miei pensieri regrediscono a un livello più basso.-
-Cosa posso fare per te, mia gioia?-
-Dammi qualcosa di te, squirtami in bocca.- L'asiatica si sentì sciogliere alla proposta che le veniva fatta dall'amica extraterrestre, così, candidamente. Sciogliere metaforicamente e sciogliere al proprio interno.
Si guardò intorno individuando le telecamere che erano state piazzate già tempo prima, per controllare i suoi incontri sessuali con la copia silicea del defunto professor Vael. Quegli strumenti avrebbero già dovuto essere disattivati, ma questa volta non voleva rischiare, dopo tutti gli spettacoli di cui si era già resa protagonista, talvolta inconsapevole.
Non aveva tanto tempo. I colleghi l'aspettavano al capezzale del malato, ma dopo tutti quegli ultimi momenti, intensi ed emotivamente faticosi, aveva bisogno di rilassarsi e l'iniziativa della compagna costituiva il modo migliore per farlo.
La sua amante era ancora nuda, sulla branda, lì, che l'aspettava. Bisognosa non solo del suo carbonio, ma soprattutto della sua conferma, della sua prossimità, fisica e sentimentale.
Chiuse finestre ed entrate e si sfilò calzoni e maglietta, rimanendo a petto nudo e slip.
Si inginocchiò di fianco alla branda chinandosi sulla quartziana e cominciò a baciarle il volto, il collo e i seni, lasciando le mani libere di esplorare quel corpo sodo e perfetto. Le dita ripercorsero i profili dell'aliena abbassandosi sul ventre e soffermandosi sui folti peli del pube.
Mei cominciò a sospirare trasformando il suo alito in gemiti quando le mani esperte della terrestre scivolarono tra le sue cosce. Polpastrelli pazienti e leggeri le sfioravano le grandi labbra con cerchi concentrici, alternando affondi tra le pieghe diventate già umide e divagazioni lungo la superficie interna delle cosce, provocando piccole contrazioni del bacino.
-Yuko-, gemeva l'aliena, -io provo ancora piacere, sento ancora l'effetto delle tue carezze sulla mia figa, la sensibilità è rimasta intatta, ai livelli che tu stessa mi hai insegnato ad apprezzare. Ecco, nelle tue mani, sotto l'assalto dei tuoi baci, io ancora godo come nessun altro essere mi ha fatto ancora godere.-
-Mei, forse ci sfuggono altri particolari. Forse io e te abbiamo imparato a scambiarci un bene che trascende il carbonio, qualcosa che va oltre la materia atomica e che sta plasmando il tuo essere, sta definendo la tua personalità e che non risente più soltanto della tua e della mia composizione chimica.-
Ma la donna di silicio non poté rispondere. In un lungo bacio consegnò nella bocca della donna di carbonio un lungo gemito donandole un nuovo orgasmo, sotto le delicate carezze che ancora le sfioravano il clitoride, le dita che le penetravano all'interno delle sue zone più sensibili.
Il respiro di Mei non si era ancora placato che la giapponese si staccò dal suo bacio, si alzò sfilandosi le mutandine e si inginocchiò a cosce aperte sulla brandina avvicinando la vulva alla bocca della sua amante.
La quartziana ne annusò la fragranza vaginale, prima di posarle le mani sui fianchi per avvicinare la propria bocca alla vulva già aperta e disponibile: -Ecco, noi non siamo capaci di produrre odori, eppure il tuo sentore lo percepisco distintamente, e questa è un'esperienza che mi soggioga.-
Pochi baci sulle pieghe più esterne: -Donna del pianeta Terra, adoro il tuo sapore.-
La lingua ruvida e consistente si aprì la strada tra le grandi labbra della viaggiatrice dello spazio, penetrando sulle sfoglie più morbide e sensibili. Lunghi passaggi lentamente iniziarono a percorrere l'intero campionario genitale della nipponica, indugiando in tocchi delicati sul clitoride.
La sensazione rasposa all'interno del proprio sesso provocava alla dottoressa un copioso moto ondoso, che l'aliena succhiava voluttuosamente. L'allieva aveva appreso bene la lezione, alternando ruvide carezze sulle pieghe madide di secrezioni a profonde penetrazioni che l'aliena sapeva spingere internamente ben oltre le capacità di una convenzionale lingua umana.
L'asiatica si mordeva le labbra per contenere i miagolii di piacere. A occhi chiusi e capo abbandonato all'indietro, iniziò a ondeggiare il bacino su quella bocca che la tormentava, che non le lasciava tregua, che sapeva distillarle le più elevate essenze del piacere dagli organi genitali, aumentando il ritmo e il contatto con quella bocca impaziente, finché, trasfigurata dal demonio del piacere più intenso, si lasciò andare a un roco ringhio, prolungato e animale, squirtando il succo più intimo tra le labbra assetate della sua amante. Più volte, in scosse selvagge e incontrollate, liberando il piacere femminile più primordiale e brutale, fino a spegnersi in una danza leggera, uno sfioramento della propria vulva sul muscolo che ancora la stimolava, un accenno di contatto che ancora riusciva a scuoterle il bacino in dolci rintocchi.
Poi, scivolando col proprio corpo sudato su quello dell'altra donna, le due femmine si addormentarono una sull'altra, abbracciate, abbandonate nel sonno del deliquio.
Dopo essersi assicurata che le condizioni del malato fossero stabili, avvisato il comando dei propri movimenti, la giapponese uscì alla ricerca dell'ibrida, portando con sé una radio per essere rintracciabile in caso di bisogno.
La trovò seduta per terra, assorta, nel luogo in cui si erano incontrate solo poche ore prima.
-Ti stavo cercando, Mei. Abbiamo grossi problemi.- Le disse appena si fu avvicinata, posandole una mano sulla spalla.
-Lo so, Yuko. Ho sentito.-
-Tu riesci a percepire le nostre conversazioni? Anche dall'interno delle astronavi?-
-No, quelle sono schermate, da lì non riusciamo a intercettarvi, tranne quando usate le radio. L'ho capito dalle altre Yuko.-
-Le hai incontrate? Credo che anche a loro dovremmo cambiare il nome, si rischia troppa confusione.-
-No, non le ho viste, ma noi comunichiamo con i campi magnetici e ho avuto conferma di cosa è successo. Si erano già verificate grosse perturbazioni della rete che mi avevano messo qualche sospetto.- Disse l'aliena, alzandosi in piedi. Il suo capo era chinato in avanti e lo sguardo fisso al suolo, come se fosse veramente contrita. -Mi dispiace che sia andata così. Questa volta non ci si era accordati con i tre terrestri e, sinceramente, anche io non pensavo che lo scambio di atomi vi avrebbe fatto così male.-
La dottoressa fece un lungo sospiro. -Hodei sta veramente male. Non sappiamo cosa fare. Le nostre conoscenze sul silicio e sulla magnetoelettroforesi sono quasi nulle. Non abbiamo farmaci per provare una cura.- Detto questo, la giapponese toccò con l'indice il mento dell'aliena, per sollevarle il capo e guardarla negli occhi. -Tu potresti aiutarci?-
Il volto dell'indigena era molto triste, l'espressione affranta, come un cane bastonato.
-E come potrei?-
-Non lo so neanche io. Ora stiamo dando ossigeno e il respiro va un po' meglio, ma il cuore sta rallentando il suo ritmo. Vorrei fare qualche esperimento su di te. Sei l'essere vivente che più assomiglia al nostro compagno. Analizzare come funzioni tu potrebbe aiutarci a capire come curare la sua malattia.-
-Va bene, Yuko. Sono disponibile a farmi studiare, se è questo che vuoi.-
-Piccola abitante di Quartz-2, io solo oggi ti ho conosciuta e già sono rimasta affascinata da te, desiderosa di un rapporto emotivo, un'amicizia, un tipo di relazione. Mi farebbe piacere sapere così tante cose di te, non solo come funzioni fisicamente, ma soprattutto come evolvono i tuoi pensieri. Cercare di conoscerti meglio, in tutti i tuoi meccanismi, in ciò che provi e desideri.-
-Anche a me fa piacere il tuo interesse e io già sto studiando te, per imparare da te, a parlare, a pensare come una donna, un essere umano.-
-Su questo dovremo tornarci, forse è la cosa più importante. Eppure ora ho più urgenza di capire come fare a sostituire il silicio che gli è stato inglobato, con nuovo carbonio.-
-Davvero, voi non ne siete capaci?- La ibrida sembrava incredula.
-Proprio così, Mei. Sul nostro pianeta, le strutture degli esseri viventi sono tutte improntate sul carbonio. Possiamo creare e modificare molecole a base di carbonio. Il silicio lo utilizziamo nella microelettronica e nell'edilizia: due settori estremamente distanti dalla biologia e non abbiamo alcuna tecnologia per sostituire i due atomi. Vorrei provare a darti del cibo a base di carbonio, farti assaggiare i nostri alimenti, per vedere se ora che hai una composizione più simile alla nostra, riesci ad assorbire molecole organiche, oltre ai silicati. Questo potrebbe aiutare il nostro compagno. Ma soprattutto vorrei sapere da te se si può invertire lo scambio di atomi innescando al contrario il processo della magnetoelettroforesi, la MEF, come la chiamiamo ora.-
-Basterebbe invertire i poli magnetici.-
-E tu ne sei capace?-
La quartziana alzò le spalle come se stesse riferendosi a una cosa semplice. -L'unica cosa è che il vostro amico deve essere spostato fuori dalle astronavi perchè lì dentro i campi magnetici non penetrano.-
-Sì, ce lo hanno spiegato prima di atterrare qui. Le astronavi utilizzano l'effetto di gabbia di Faraday, oltre ad avere una apposita schermatura su tutta la strumentazione. Dovremmo spostarci almeno nella Amy-3.-
In attesa di convincere i comandanti a effettuare un trasloco che implicava uscire dalla zona più protetta e controllata, Yuko sottopose la sua cavia a qualche domanda e alcune rapide analisi. Scoprì così che le indigene su Qz-2 si nutrivano di acqua, piante e di cristalli, dalla bocca, riuscendo a trasformare queste sostanze al loro interno nelle loro strutture corporee. L'eliminazione delle scorie avveniva tramite la traspirazione dalla pelle, per quanto riguardava gas e vapori, e l'emissione, sempre attraverso la pelle anche delle sostanze solide, sotto forma di silicati e cristalli di quarzo. Azoto e altri ioni venivano trattenuti ed eliminati sono se in eccesso. Liquidi e sostanze solubili venivano eliminati nei finti organi genitali, fatti, in realtà, solo per imitazioni dell'anatomia umana.
Le quartziane non respiravano per assimilare i gas, perchè questo avveniva attraverso la pelle. I movimenti del petto erano fatti solo per rendersi più simili agli umani.
La scienziata provò a nutrire l'ibrida con cibi terrestri e notò che queste sostanze venivano integrate nel suo corpo. In questo modo l'aliena poteva assimilare carbonio senza ricorrere alla MEF, ma Mei confessò che questo poteva diventare possibile solo dopo aver raggiunto una composizione del corpo con una percentuale di carbonio superiore al 60%. Al di sotto di tale limite potevano assorbire solo carbonio da sostanze di origine umana, per contatto prolungato o con la MEF.
Si trattava di un dato molto interessante che la biologa condivise subito con Andrei. Le ibride più evolute avrebbero potuto svincolarsi dalla deleteria sostituzione elettromagnetica degli atomi.
Questi risultati incoraggiarono ad alimentare il malato per sostituire il silicio, ma Hodei era ormai troppo debole e mangiava pochissimo e il principale problema in realtà era localizzato nei muscoli del cuore e del petto, e nei polmoni. L'ipotesi di ricorrere a un tentativo di MEF inversa fu però ancora bocciata dai comandanti.
Nella serata il cuore di Ochoa rallentò ulteriormente fino a 30 battiti al minuti e anche il respiro peggiorò. Lo spagnolo sarebbe presto morto con un battito così lento.
Mentre il russo si spazientiva per l'inefficacia dei loro sforzi e la resistenza del comando, la ricercatrice orientale applicò un pace-maker esterno; nonostante il dispositivo il cuore, però, restava comunque troppo rigido; il rischio di decesso nelle successive ore era molto elevato.
-Cosa pensate di fare?- Chiedevano i due dirigenti, impazienti, mentre riferivano in continuazione la situazione alla base sulla Terra. Krasnyj sbottò che Ochoa stava morendo e questo sarebbe successo nelle prossime ore; se il decorso non si fosse invertito rapidamente avrebbero tentato il tutto per tutto provando la MEF inversa, anche senza autorizzazione. Di fronte alla situazione molto critica e alla determinazione dei tre scienziati, i comandanti decisero di ridiscutere la cosa.
-Siete sicuri che con la MEF si potrà salvare Hodei?- Chiese il tedesco.
-Jeremia, ormai abbiamo aspettato anche troppo tempo.- Prese la parola la nipponica. -Non sappiamo assolutamente cosa può accadere. È probabile che Mei riesca a donare i suoi atomi di carbonio e sostituirli con quelli di silicio, ma non è garantito che questo possa bastare. Non sappiamo se il carbonio si riposizionerà al posto giusto e se i muscoli e il cuore riprenderanno a funzionare correttamente. Forse abbiamo aspettato troppo, il quadro potrebbe essere ormai irreversibile.-
-D'accordo, allora.- Si arrese Morr. Nielsen gli mise una mano sulla spalla con un gesto di approvazione del volto.
-Non c'è un minuto da perdere, allora.- Disse Andrei, alzandosi di scatto. -Mauro, corri a chiamare Blue, dobbiamo trasferire un po' di attrezzatura sulla capsula.-
-E che ne sarà della tua amica?- Chiese Wolff mentre tutti si stavano già spostando verso la stanza di degenza di Ochoa.
La giapponese si fermò guardandolo negli occhi. Gli prese la mano. -Non lo so, Nielsen e ho paura. Ma la MEF è l'unica tecnica di cui possiamo disporre per sostituire gli atomi di silicio e dobbiamo affidarci alle creature di Quartz-2. Bisogna provare. Mei si è resa disponibile, confido che non ne risenta e speriamo di essere ancora in tempo.-
Ormai Hodei era ridotto male; non aveva neanche la forza di parlare. Riusciva appena a guardarsi in giro con un'espressione terrorizzata, risparmiando le forze per respirare; fu necessario somministrargli dei sedativi. Quando finalmente fu spostato sul laboratorio di ricerca esterno i parametri vitali erano ancora in peggioramento.
Tutto era pronto quando fu convocata l'extraterrestre.
La dottoressa la aggiornò sulla situazione, dell'ultima chance legata al ripristino degli atomi di carbonio sostituendoli a quelli di silicio. L'indigena si sentiva pronta ad affrontare l'estremo tentativo. Tutti gli strumenti elettromagnetici dovevano essere spenti, altrimenti sarebbero saltati in aria, rinunciando al monitoraggio del malato. L'ultimo a essere disattivato sarebbe stato il pace-maker: da quel momento la vita di Ochoa sarebbe stata nelle mani della quartziana. Questa confermò di essere in grado di sostituire gli atomi, ma non poteva garantire che il carbonio sarebbe rientrato esattamente nel posto giusto, nelle proteine e nelle cellule. Si trattava comunque dell'ultima speranza di salvare lo spagnolo.
Mentre Hodei veniva spogliato la giapponese parlò ancora alla sua amica: -Sei sicura di farcela?-
-Sì, quasi sicura. Devo però invertire i poli magnetici, per non dargli altro silicio invece di carbonio.- Rispose lei mentre, con una disinvoltura disarmante, si spogliava completamente dei suoi vestiti, di fronte a tutti. -Spegnete ogni radio, ogni apparecchio elettromagnetico.- Disse, iniziando a sdraiarsi sul lettino per ricevere sopra di lei il corpo del paziente, per aumentare il contatto. -Aprite i portelloni e le finestre, per non schermare i campi magnetici esterni.-
Fu fatto come comandava. All'esterno della capsula era già buio. Una fresca brezza entrò nell'ambiente saturo di sudore e di tensione.
-Che ne sarà di te, Mei? Perderai il tuo carbonio, tutta l'evoluzione che hai acquisito con tanta fatica. Quella materia organica che ti ha permesso di evolvere così tanto verso la nostra specie.- Sussurrò l'asiatica mentre l'altra si sistemava sotto allo spagnolo, avvolgendolo con le gambe e con le braccia. -Cosa diventerai quando ritornerai di silicio?- Ripeteva la dottoressa sapendo che l'amica sarebbe regredita, diminuendo la sua coscienza, l'intelletto, perfino la sua emotività, così sviluppate e affini a quelle dell'asiatica.
-Yuko, io forse non sarò più come mi conosci.- Sussurrò l'aliena, chiudendo gli occhi per convogliare le onde magnetiche. -Ritornerò a uno stato ancestrale. Potresti non riconoscermi più, anche se nelle forme sarò ancora la stessa.-
-Mi dispiace, tesoro mio-, proseguì l'esobiologa, -so i rischi che corri e quanto ti costerà questo sacrificio che ora tu fai per tutti noi. Forse rischiando la tua stessa vita.-
Ma l'autoctona non rispose più nulla. Tutta concentrata, aderente al corpo del terrestre, stava iniziando a richiamare energie, a dirottare le onde del campo magnetico per innescare la MEF.
La temperatura degli oggetti metallici iniziò ad aumentare. Una radio lasciata accesa si mise a gracchiare con un suono secco e fu subito spenta, quando già iniziava a scottare. La capsula rimbombò di un suono vibrante che presto diventò fastidioso, costringendo i presenti a uscire, lasciando solo Yuko e Andrei di fianco all'amico.
All'esterno, nel buio della notte quartziana, comparve uno spesso alone color fucsia, lungo tutto il perimetro dell'orizzonte. Lampi luminosi di un intenso verde fluorescente cominciarono a serpeggiare, rapidamente, lungo tutta la volta del cielo, cambiando continuamente forma e spessore, convergendo dai due poli magnetici fino alla superficie del modulo di ricerca, entrando dalle aperture e illuminando l'interno di luce verdastra. Il rumore si intensificò, mescolandosi a secche detonazioni di scariche elettriche.
-Mio dio, che cosa abbiamo fatto!- Esclamò Jeremia guardandosi intorno spaesato. -Se Hodei muore, quell'aliena la pagherà cara.-
I fasci verdi si intensificarono, agitandosi come flagelli, unendosi e dipanandosi; il bagliore fucsia incrementò spessore e luminosità e le parti metalliche della Amy-3 diventarono luminose, dapprima di un colore blu scuro, poi più intenso e metallico, fino a un effervescente azzurro chiaro.
-Mei, Mei, amore mio.- Sussurrava la scienziata a bassa voce senza rendersene conto.
Il rumore, simile a quello della centrifuga di una lavatrice, si intensificò ancora, assordante, insieme alle bande luminose nel cielo, finchè di colpo cessarono suoni e lampi. Solo le pareti della capsula e dei moduli di atterraggio rimasero lievemente luminescenti.
Chi era fuori si lanciò subito nella capsula.
L'aliena era ancora abbracciata al terrestre; la loro superficie emetteva una luce azzurrina quando Mei aprì gli occhi regalando a Yuko un sorriso prima di perdere i sensi, spossata.
Tutti si buttarono sui due corpi, dividendoli e adagiando quello dell'extraterrestre sulla branda e l'altro sul lettino su cui era stato trasportato. Le apparecchiature di monitoraggio furono immediatamente collegate e riaccese potendo rimisurare i primi parametri. Il battito del cuore rimaneva lento per cui fu riattivato il pace-maker, ma finalmente i respiri ritornarono ampi e profondi, normalizzando l'ossigenazione del sangue.
La dottoressa appoggiò la sonda ecografica sul corpo del malato riuscendo, questa volta, a scrutare i suoi organi, senza difficoltà; il cuore si muoveva regolarmente. L'iberico era ancora sotto l'effetto dei sedativi, ma il respiro era regolare.
Dopo aver controllato che le funzioni vitali si mantenessero stabili, la dottoressa affidò il paziente ad Andrei e Mauro correndo verso la capsula dove giaceva ancora l'aliena, dimenticata da tutti.
La ragazza giaceva ancora sulla branda, sfinita e senza energia.
-Che ti è successo, piccola? Dimmi.- Pronunciò la terrestre, sedendosi al suo fianco. -Hai cambiato la tua composizione, perdendo tutto il tuo carbonio, regredendo a un essere inferiore, incapace di provare sentimenti, con una forma di pensiero solo elementare; tu che eri arrivata a livelli di ragionamento ed emotività simili a un reale essere umano.
-Lo fatto per te, Yuko, perchè ti amo.- Rispose Mei, con un filo di voce.
-Ma come? Sei ancora capace di provare sentimenti?- Le chiese di nuovo l'orientale, con uno sguardo di speranza.
-Non ho perso tutto il mio carbonio, non è stato necessario per riportare al completo quello del tuo amico. Forse ne ho ancora il 20 o 30%. Sono contenta di averlo fatto, spero che il vostro compagno guarisca. Che buffo: ci ho messo cosi tanto per arrivare a essere simile a te, e ora voi partirete e io non sarò riuscita a evolvere per essere come voi, tornando in uno stato molto primordiale. Ho perso parte della memoria e della capacità di ragionare. Devi aiutarmi Yuko a recuperare le mie facoltà, il livello cui ero arrivata.-
-Che posso fare? Come posso compensare il tuo sacrificio, rispondere al tuo dono immenso? Come posso darti del mio carbonio?-
L'aliena guardò l'amica venuta dallo spazio, commossa, ancora debole, eppure riuscì a regalarle un sorriso.
Le due creature si abbracciarono, baciandosi
-Coraggio Mei, troveremo il modo. Tu stanotte hai fatto un miracolo. Probabilmente hai salvato uno di noi che stava morendo, sacrificando te stessa, forse anche la tua salute.-
-Ora non posso più mangiare il vostro cibo, ho troppo silicio. Devo aumentare carbonio, la mia testa e in miei pensieri regrediscono a un livello più basso.-
-Cosa posso fare per te, mia gioia?-
-Dammi qualcosa di te, squirtami in bocca.- L'asiatica si sentì sciogliere alla proposta che le veniva fatta dall'amica extraterrestre, così, candidamente. Sciogliere metaforicamente e sciogliere al proprio interno.
Si guardò intorno individuando le telecamere che erano state piazzate già tempo prima, per controllare i suoi incontri sessuali con la copia silicea del defunto professor Vael. Quegli strumenti avrebbero già dovuto essere disattivati, ma questa volta non voleva rischiare, dopo tutti gli spettacoli di cui si era già resa protagonista, talvolta inconsapevole.
Non aveva tanto tempo. I colleghi l'aspettavano al capezzale del malato, ma dopo tutti quegli ultimi momenti, intensi ed emotivamente faticosi, aveva bisogno di rilassarsi e l'iniziativa della compagna costituiva il modo migliore per farlo.
La sua amante era ancora nuda, sulla branda, lì, che l'aspettava. Bisognosa non solo del suo carbonio, ma soprattutto della sua conferma, della sua prossimità, fisica e sentimentale.
Chiuse finestre ed entrate e si sfilò calzoni e maglietta, rimanendo a petto nudo e slip.
Si inginocchiò di fianco alla branda chinandosi sulla quartziana e cominciò a baciarle il volto, il collo e i seni, lasciando le mani libere di esplorare quel corpo sodo e perfetto. Le dita ripercorsero i profili dell'aliena abbassandosi sul ventre e soffermandosi sui folti peli del pube.
Mei cominciò a sospirare trasformando il suo alito in gemiti quando le mani esperte della terrestre scivolarono tra le sue cosce. Polpastrelli pazienti e leggeri le sfioravano le grandi labbra con cerchi concentrici, alternando affondi tra le pieghe diventate già umide e divagazioni lungo la superficie interna delle cosce, provocando piccole contrazioni del bacino.
-Yuko-, gemeva l'aliena, -io provo ancora piacere, sento ancora l'effetto delle tue carezze sulla mia figa, la sensibilità è rimasta intatta, ai livelli che tu stessa mi hai insegnato ad apprezzare. Ecco, nelle tue mani, sotto l'assalto dei tuoi baci, io ancora godo come nessun altro essere mi ha fatto ancora godere.-
-Mei, forse ci sfuggono altri particolari. Forse io e te abbiamo imparato a scambiarci un bene che trascende il carbonio, qualcosa che va oltre la materia atomica e che sta plasmando il tuo essere, sta definendo la tua personalità e che non risente più soltanto della tua e della mia composizione chimica.-
Ma la donna di silicio non poté rispondere. In un lungo bacio consegnò nella bocca della donna di carbonio un lungo gemito donandole un nuovo orgasmo, sotto le delicate carezze che ancora le sfioravano il clitoride, le dita che le penetravano all'interno delle sue zone più sensibili.
Il respiro di Mei non si era ancora placato che la giapponese si staccò dal suo bacio, si alzò sfilandosi le mutandine e si inginocchiò a cosce aperte sulla brandina avvicinando la vulva alla bocca della sua amante.
La quartziana ne annusò la fragranza vaginale, prima di posarle le mani sui fianchi per avvicinare la propria bocca alla vulva già aperta e disponibile: -Ecco, noi non siamo capaci di produrre odori, eppure il tuo sentore lo percepisco distintamente, e questa è un'esperienza che mi soggioga.-
Pochi baci sulle pieghe più esterne: -Donna del pianeta Terra, adoro il tuo sapore.-
La lingua ruvida e consistente si aprì la strada tra le grandi labbra della viaggiatrice dello spazio, penetrando sulle sfoglie più morbide e sensibili. Lunghi passaggi lentamente iniziarono a percorrere l'intero campionario genitale della nipponica, indugiando in tocchi delicati sul clitoride.
La sensazione rasposa all'interno del proprio sesso provocava alla dottoressa un copioso moto ondoso, che l'aliena succhiava voluttuosamente. L'allieva aveva appreso bene la lezione, alternando ruvide carezze sulle pieghe madide di secrezioni a profonde penetrazioni che l'aliena sapeva spingere internamente ben oltre le capacità di una convenzionale lingua umana.
L'asiatica si mordeva le labbra per contenere i miagolii di piacere. A occhi chiusi e capo abbandonato all'indietro, iniziò a ondeggiare il bacino su quella bocca che la tormentava, che non le lasciava tregua, che sapeva distillarle le più elevate essenze del piacere dagli organi genitali, aumentando il ritmo e il contatto con quella bocca impaziente, finché, trasfigurata dal demonio del piacere più intenso, si lasciò andare a un roco ringhio, prolungato e animale, squirtando il succo più intimo tra le labbra assetate della sua amante. Più volte, in scosse selvagge e incontrollate, liberando il piacere femminile più primordiale e brutale, fino a spegnersi in una danza leggera, uno sfioramento della propria vulva sul muscolo che ancora la stimolava, un accenno di contatto che ancora riusciva a scuoterle il bacino in dolci rintocchi.
Poi, scivolando col proprio corpo sudato su quello dell'altra donna, le due femmine si addormentarono una sull'altra, abbracciate, abbandonate nel sonno del deliquio.
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