Intermezzo
di
Sibyl
genere
confessioni
Inspiro. L’aria frizzante d’un pomeriggio di marzo scuote gli alveoli e mi rischiara la mente. C’è nell’aria un lieve profumo di polline. Le mimose punteggiate di batuffoli d’oro ed i ciliegi che cominciano a tingersi di candide infiorescenze mi solleticano le narici.
Espiro. Immagino che una piccola nuvola grigia fuoriesca dalle mie labbra, dissolvendosi in pochi istanti. Forse, il profumo della primavera l’ha fagocitata. Provo a leccarmi le labbra, per sentire se per caso quest’aria zuccherina abbia lasciato un impalpabile velo che sa di primavera. Zucchero vanigliato. È più o meno così che immagino l’odore di questa stagione, come una violetta candita cosparsa di zucchero a velo e poggiata su un fresco letto di teneri germogli.
Inspiro. Sulle labbra, inumidite dal breve passaggio della lingua, sento l’aria fresca ed ho l’impressione che s’inturgidiscano. Credo abbiano assunto un tono lievemente più acceso del solito, come quando le mordicchio appena.
Espiro. Voglio sentirmi leggera.
Inspiro. Un rivolo di vento s’insinua fra i capelli, scivola sul collo e scende, svelto, lungo la schiena. Per un istante, rabbrividisco appena. M’irrigidisco. Le dita si serrano, i capezzoli si tendono. Il morbido tessuto della mia t-shirt ne disegna perfettamente i contorni, quasi insolenti.
Espiro. Chiudo gli occhi, non voglio pensare. Desidero solamente sentire.
Inspiro. Sollevo il petto, la maglietta si tende, i capezzoli sono ancor più pronunciati, il disegno delle mie rotondità è ormai appena celato. Vorrei essere ammirata, così.
Espiro. Sono già bagnata, lo so.
Inspiro. Spingo, di proposito, i capezzoli sulla t-shirt. La trama del tessuto li solletica. Se qualcuno passasse di qui proprio ora, noterebbe inequivocabilmente la mia eccitazione, leggendomela sulla maglietta.
Chissà, potrei proporgli di toccare, se ne avesse voglia.
Espiro. Che assurdità, non lo farei mai. L’idea di farmi toccare le tette da uno sconosciuto è folle. Però, devo ammetterlo, mi eccita. Forse, potrei concedermi di giocare a fare la sgualdrina, solo per un po’.
Espiro. Immagino che una piccola nuvola grigia fuoriesca dalle mie labbra, dissolvendosi in pochi istanti. Forse, il profumo della primavera l’ha fagocitata. Provo a leccarmi le labbra, per sentire se per caso quest’aria zuccherina abbia lasciato un impalpabile velo che sa di primavera. Zucchero vanigliato. È più o meno così che immagino l’odore di questa stagione, come una violetta candita cosparsa di zucchero a velo e poggiata su un fresco letto di teneri germogli.
Inspiro. Sulle labbra, inumidite dal breve passaggio della lingua, sento l’aria fresca ed ho l’impressione che s’inturgidiscano. Credo abbiano assunto un tono lievemente più acceso del solito, come quando le mordicchio appena.
Espiro. Voglio sentirmi leggera.
Inspiro. Un rivolo di vento s’insinua fra i capelli, scivola sul collo e scende, svelto, lungo la schiena. Per un istante, rabbrividisco appena. M’irrigidisco. Le dita si serrano, i capezzoli si tendono. Il morbido tessuto della mia t-shirt ne disegna perfettamente i contorni, quasi insolenti.
Espiro. Chiudo gli occhi, non voglio pensare. Desidero solamente sentire.
Inspiro. Sollevo il petto, la maglietta si tende, i capezzoli sono ancor più pronunciati, il disegno delle mie rotondità è ormai appena celato. Vorrei essere ammirata, così.
Espiro. Sono già bagnata, lo so.
Inspiro. Spingo, di proposito, i capezzoli sulla t-shirt. La trama del tessuto li solletica. Se qualcuno passasse di qui proprio ora, noterebbe inequivocabilmente la mia eccitazione, leggendomela sulla maglietta.
Chissà, potrei proporgli di toccare, se ne avesse voglia.
Espiro. Che assurdità, non lo farei mai. L’idea di farmi toccare le tette da uno sconosciuto è folle. Però, devo ammetterlo, mi eccita. Forse, potrei concedermi di giocare a fare la sgualdrina, solo per un po’.
4
voti
voti
valutazione
5
5
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Lollipop
Commenti dei lettori al racconto erotico