Quando nasce una fatina

Scritto da , il 2020-11-15, genere sentimentali

La nebbia si sfilaccia in fughe di vapore.
“Via, via!!! Sciò!”
Colpi di tosse, l'acro sapore irrita la gola, ma una brezza giovane e gagliarda fa piazza pulita degli ultimi miasmi. Condensazioni giallastre e sulfuree ristagnano, ma le ali della fatina li stanano dagli ultimi anfratti, con il vorticoso frullare delle sue alette trasparenti e lucide “Via! Fuori dal cazzo!”
Ed eccola lì.
Minuta.
Sperduta.
Infreddolita.
“Ma gioia! Tenera gioia del mio cuore!”
Un esserino si guarda in giro, sperduto tra i frammenti del guscio, avvinghiato tra le delicate trame, i fili d'oro, la seta del bozzolo che nell'uovo picchiettato di ambra, lo avvolgeva proteggendone nel segreto la crescita e la trasformazione.
“Che volo! Ma non ti ha detto nessuno che si impara a volare solo dopo! Dopo, intendo, che si è uscite dal guscio? Ma guardati, non ti si sono ancora distese le alette! Sei ancora bagnata come un pulcino!”
Runny si tocca la testa. La botta è stata violenta. Tutto gira intorno, come uno sciame di api in una spirale, un vortice ronzante.
“Cazzo....”
“Noblesse oblige! Mademoiselle!”
Yuko plana con abile modulazione delle sue piccole ali, stende le braccia all'infortunata.
Anni di esercizi e sperimentazioni di aerodinamica, compresi esperimenti nell'uovo sbattuto.
La fatina aiuta la nuova arrivata ad alzarsi in piedi.
La contempla minuziosamente, la osserva con orgoglio.
“Sei proprio una bella figa, sai, Runny?”
Quella si guarda, contempla il risultato della metamorfosi. Ne è passato di tempo da quando era un bruco vezzoso, una di quelle gatte pelose con miriadi di peletti dorati che brillavano ai raggi del sole al tramonto, con ostentata provocazione.
Dei peletti dorati non rimane che un arruffato ciuffetto tra le gambe, biondo come il grano maturo, due spruzzetti sotto le ascelle ed una criniera del colore dei larici in autunno.
“E dove sono tutti gli altri peletti?”
Il tono è di quelli che non ammette indugi.
“E le zampette? Maccheccazzo!”
“Ma gioia!” Yuko scoppia a ridere, si lancia in un abbraccio, ma l'altra si discosta sospettosa e la giapponesina inciampa sui gusci rotti e a momenti cade. “Minchia!”
Certo che tra una e l'altra, il galateo, il cerimoniale di corte del regno delle fatine, non è esattamente l'argomento a scelta da portare all'esame, quando le due svampite si presenteranno davanti a madame Luthien per essere sottoposte al giudizio se essere ammesse all'alta società, o, come prevedibile, essere rimandate a ripetere l'anno di studi.
Per la piccola bionda non ci sarebbe da stupirsi, in fondo è appena uscita dall'uovo; anche se si palesano chiare lacune nella fase istruttiva nello stadio di bruco.
Ma per l'altra, quella coi capelli neri e gli zigomi alti, non ci sono molte scusanti.
Si prospetta un altro anno di studio e tirocinio e chissà chi sarà questa volta la malcapitata coccinella a fare da tutor alle due scaricatrici di porto.
Ma questo deve ancora venire.
“Non me l'avevi detto, questo!” si accanisce la neo-sgusciata contro quella che ha tutta l'aria di esserne amica.
“Questo cosa?”
“Dove sono tutti i peletti d'oro? E le zampette? Come cazzo ci cammino sugli steli dei fiori adesso?”
Yuko scoppia a ridere.
“Ma Runny! Te l'hanno detto tutti! Cosa c'è rimasto qui dentro, in questa testolina? Toc toc! Is anybody, there?”
“Aho! Ma che fai?” e si discosta per evitarsi la martellata in testa che sembrava proprio non essere una finta.
È così che, volgendo il capo, l'esserino scopre qualcosa che le luccica sulle spalle.
“Cazzo sono queste...”
“Ali!”
“Ali???”
La fatina fa un gran sospiro scuotendo la testa.
“Pensavo di essere io l'imbranata. Io e te insieme dove finiremo?”
L'altra la guarda senza capire, però si prende un'ala e se la tira appresso di sopra alla spalla.
Alla fine ne sembra soddisfatta. Ne apprezza l'elasticità con un fare da intenditrice, ci guarda attraverso rimirando l'immagine dell'amica frammentata in mille schegge di specchio, come attraverso un caleidoscopio.
Centinaia di occhietti a mandorla e di sorrisi di compiacimento.
“Fico!”
“Cominci a capire.”
“Veh, ma ce n'è un'altra!”
Yuko si piega in due dal ridere. “Ma tenera! Sono sempre due la ali. Cazzo ci fai con una sola? Continui a volare in tondo?”
“Fa vedere?” accenna la piccola indicando col mento l'apparato di volo della brunetta.
Con orgoglio Yuko sbatte le alucce, così forte che scompaiono dalla vista nitida, sbattendo in faccia all'altra una brezza vivace. Dopo il dovuto rodaggio, la fatina si alza dal suolo, rimanendo, sospesa nell'aria, disegnando sensuali coreografie con le gambette morbide e sinuose.
Runny la guarda con stupore.
“Dai, prova tu ora!”
Già, è una parola. Ha appena imparato a stare eretta su due minuscoli piedi, verticale, invece di quella stabile posizione su decine di piedini, orizzontale, in una staticità rassicurante.
“Aspetta.” Yuko plana alle sue spalle. Il frullio di ali si smorza, quel rumore, quel piacevole finissimo ronzio.
“Prima una lucidatina, neh?” e senza aspettare il consenso, sputa rozzamente su un'ala, se la sbatte sotto l'ascella e comincia a fregare con vigore.
“Cazzo fai!” si discosta la biondina, strappando la sua ala dalle mani dell'altra. “Faccio io, se permetti!”
“Prego”
Con premura la minuscola ragazza si lucida le alette, controllando spesso il risultato del lavoro con una minuziosa verifica controluce, finchè sorride soddisfatta.
Yuko le è di fronte e le stringe le spalle tra le mani.
“Brava!” un sonoro bacio sulla fronte.
“Grazie!”
“Hey, hey! Qui abbiamo una sorpresa!” le dice poi fissandola negli occhi.
L'altra si ritrae cercando di inquadrare cosa sta rimirando l'amica.
“Che sorpresa?”
Yuko sorride portandosi le mani giunte di fronte alle labbra.
“Vieni.”
La prende per mano e si alza in volo, seguita dall'altra che, senza neanche accorgersi, guidata dall'istinto, ha cominciato a far frullare le ali seguendo l'amica dei vecchi tempi, di quando erano larve.
“Cazzo, volo!!!”
“Alè, principessa, le si è spostata la coroncina.”
Le due farfalline salgono fin sopra alla corolla da cui è precipitato l'ovetto che proteggeva la nuova arrivata.
Proprio all'interno rimane una grossa goccia di rugiada in cui Yuko invita l'amica a specchiarsi.
“Belli questi cosi!”
“Capelli.”
“Belli questi... capelli”
Yuko sorride, alla fine l'istinto femminile e quel sano compiacente narcisismo hanno ottenuto più di mille spiegazioni.
Runningriot comincia a giocare con le filiformi increspature dorate che ne avvolgono e abbelliscono il giovane volto. Se le liscia, ci passa le dita in mezzo, non smette di decantarne la setosità e la morbidezza, invitando l'amica a verificare di propria mano.
Sposta i capelli sulla schiena, poi piega la testa di lato, osservandoli scivolare sulla spalla, poi li sposta davanti e solo allora, contemplandosi nei riflessi, le scopre. Si avvicina incredula alla superficie della goccia d'acqua, poi si allontana. Si guarda il petto, ci porta le mani.
“E queste???”
“Hahaha! Sono le tette!”
“Le tette? Sono queste, alla fine?”
“Hahaha! Alla fine!!!! Ti adoro!”
“Cazzo ridi?”
“Scusa. Sì, amore, quelle sono le tue tettine. Devi averne cura. Ti insegnerò cosa puoi farci.”
“Ora che mi ci fai pensare, anche tu hai...”
“Sì.”
“Te le posso toccare?”
“Si accomodi.”
La bionda allunga una mano incerta, sfiora il seno della fatina dai tratti orientali, prima lungo il contorno, poi più decisa. Lo prende in mano, lo soppesa, ne sfiora i capezzoli che già solo al contatto delle timide dita e poi, con le carezze più audaci, si contraggono e si drizzano.
“Ma tu guarda!”
Poi alza lo sguardo. Yuko tace, gli occhi chiusi, la testa rilasciata indietro, si morde un labbro.
“Ho fatto qualcosa di sbagliato?”
Yuko scuote leggermente la testa.
“E allora...?” l'altra rimane incerta.
“Hai solo fatto così.” E allunga le sue mani verso il petto della più giovane, le prende in mano l'acerbo seno, lo solleva delicatamente lasciandoselo scivolare tra le mani, fino a sentire tra le dita i capezzoli rosa chiari. Con le dita ci gioca strofinandoli tra pollice ed indice e mentre all'altra sfugge un sospiro non trattenuto, i polpastrelli seguono i contorni delle areole.
“Minchia, che sballo!”
“Già”
“Allora è vero quello che dicevano!”
“E cosa dicevano?”
“Aspetta, fammi verificare” e senza aspettare un consenso allunga una mano fra le cosce dell'amica.
“Hey, ma che bei modi!” si risente la giovane, ma alla fine lascia fare all'amica che deve fare esperienza.
“Non sei poi così bagnata come raccontavano.”
“Eh, beh, non sono mica un rubinetto. Tu dovresti essere più bagnata, fa sentire!”
L'altra curiosa, si lascia esplorare allargando le cosce.
La mano di Yuko la sonda, constatando che le carezze hanno avuto un buon effetto.
“Runny, sei bella bagnata!”
“Credevo di essermi pisciata addosso!” risponde l'altra interrompendo la frase con un gemito, e intanto prende la mano dell'amica per spingersela più dentro. “Senti meglio, non vorrei che qualcosa non funzionasse bene!”
“Non preoccuparti piccina, ce l'hai ancora in garanzia, ma mi sembra che sia tutto a posto.”
“Ma se ti dico di provare bene! Sai mai, all'inizio sembra sempre tutto ok, poi ti trovi le fregature!”
Yuko sorride. Si sente sciogliere di fronte alla creatura, e non solo fisicamente.
Discosta la mano dal fiore della ragazza, con delicatezza, come un senso di rispetto, di pudore.
“Dobbiamo lavorare sul lessico, e te lo dice una che non è esattamente una campionessa delle buone maniere. Ma io volevo farti vedere un'altra cosa, non mi riferivo alle tette.”
“E cosa?”
“Guarda bene. È una cosa rara, almeno qui da noi.”
La ragazza guarda, ma non si accorge.
“Non vedo nulla di strano.”
“Noto un progresso nel linguaggio” gongola la fatina più anziana. “Guarda bene, gli occhi!”
L'altra strizza gli occhi per mettere meglio a fuoco, ma non vede nulla, allora li apre, li spalanca.
“Anvedi oh!”
“E questo accento bizzarro?”
“Che accento?”
“Lascia stare. Che hai visto?”
“Sono azzurri, ma come cazzo...!”
“Sssst!” una mano sulla bocca riesce a bloccare una salva di esclamazioni poco convenzionali.
Quando torna la quiete, Yuko sposta la mano dalle labbra della ragazza, ancora socchiuse per lo stupore.
“Hai gli occhi azzurri, tesoro. Un dono del cielo.”
“Del cielo?”
“Ma sì, piccolina, due piccoli fiori, due baci in punta di piedi, da parte del cielo.”
“Io? Voglio dire, cazzo, proprio a me?”
Yuko sorride coprendosi le labbra con le dita.
“Sì, e ti garantisco che non è per niente facile tra le fatine.”
“Fatine? Allora vuoi dire che anche io....”
“Ma si, cosa credevi, di rimanere bruco per sempre?”
“No, beh... pensavo di rimanere nel bozzolo, in quella liscia seta dorata, a dormire ancora per un bel po', e poi quel guscio, ma da dove è salato fuori?”
“È così che siamo fatte. Tu la lezione te la sei proprio persa, eh? Monella!”
”Ma sì, ero sicura che fossero tutte cazzate!”
“Brava. E ora guardati, sei una fatina, e anche un gran bel tocco di fatina e con quegli occhietti rubati al cielo, farai impazzire parecchi elfi!”
“Ah, perchè, si scopa qui?”
Yuko si lascia cadere come svenuta nella corolla del tulipano. Il grosso petalo giallo oro dalle fini venature vermiglie ondeggia appena, ma trattiene il delicato corpicino attutendone l'impatto. Poi una risata incontrollabile. Mani sulla pancia mentre l'esserino alato si piega in due.
“Ho detto qualcosa di sbagliato?”
“Vieni qui.”
Yuko resta sdraiata di schiena, muove appena le alucce lucide e trasparenti, suddivise in occhietti da sottili tralci bruni, come le cesellature di una vetrata dai colori dell'arcobaleno, i colori dell'iride che si rincorrono a seconda dei morbidi movimenti delle appendici di cristallo.
Allarga le braccia invitando la sorellina inesperta, schiude le cosce mostrando il suo fiore, la delicata orchidea umida di rugiada.
Runningriot le si avvicina timidamente, in incerto equilibrio sulla punta dei sottili piedini che sta imparando ad usare.
Si piega in ginocchio tra le cosce aperte dell'amica, appoggia le mani di fianco alle sue spalle e si lascia abbracciare, seno contro seno, ventre contro ventre, il ciuffetto biondo sul ciuffetto bruno.
“Ti devo insegnare un sacco di cose ancora”. Le mani si infilano tra i capelli biondi, sfiorando leggera la nuca. Le due ragazze si guardano negli occhi, il respiro dell'una è una leggera brezza sulla pelle dell'altra.
“Questi peletti biondi devono sparire, però, ok?”
“Anche i capelli?”
“No, quelli li tengo, li faccio crescere, saranno il mio vestito”
“Ah, ecco, appunto. Anch'io sono abituata ad andare in giro nuda, ma qui la cosa non è vista molto di buon occhio.”
“Me ne sbatto il cazzo!”
“Giusto, invece, il linguaggio...”
“Baciami e stai un po' zitta.”
Le due si guardano; se lo sguardo potesse sciogliersi, come brina che brilla al sole, per poi condensarsi in lacrime di gioia, in riflessi argentati, ecco, ora sarebbe un'esplosione di fuochi d'artificio dai colori dei riflessi dell'arcobaleno.
Runny prende in mano il seno della giovane donna che, sotto di lei, la avvolge in un amplesso sempre più stretto.
Lo accarezza, lo bacia delicatamente, evocando gemiti di tenerezza, poi si abbandona ai baci che lungo il collo le cercano le labbra.
“È nata una nuova fatina. Ma quel nome va cambiato, Runny va bene tra di noi, ma è un po' minchioso. Come vuoi che ti chiamino, dico gli altri?”
“Annalisa”

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