Largo, ma non tanto

Scritto da , il 2020-08-12, genere sentimentali

-Mamma, sbrigati! Mi farai fare tardi!-
-Ci sono! Fammi sistemare la cucina e arrivo!-
-Oddio santo! Mamma! Se hai cose più importanti dimmelo! Vorrà dire che andrò all'appuntamento col pulmino degli handicappati, va bene??? Dunque... il numero di Martin....-
-Cassandra! Ma devi necessariamente essere SEMPRE così... “spiacevole”?-
… lo stridente cigolio dei violini affolla la mente della ragazza, quegli acuti, quelle pause sospese sul nulla, come se assolutamente più nulla potesse ancora esistere dopo.... e poi la lenta desolata ripresa del motivo conduttore, il suono grave e malinconico delle viole e dei violoncelli come un rimbombo nella mente stanca e affranta, come se anche la sofferenza non potesse veramente mai aver tregua. Le note scorrono sullo spartito, scolpite nella memoria avida della violinista. Ogni puntino nero un suono. Alla ragazza basta vedere la sequenza di note per evocare la struggente musica dell'adagio di Barber, così, come lei stessa lo ha rappresentato all'ultimo concerto per archi....
La mamma si affaccia alla soglia della camera della ragazza asciugandosi le mani con uno strofinaccio da cucina.
Cassandra scoppia in un pianto isterico.
-Mamma!!! Mamma... tu..., io..... Io voglio morire, va bene???? Ma non riesco nemmeno ad andare sull'orlo di un burrone a.... a buttarmi di sotto! Non riesco neanche....-
-Dai... va bene, scusami... dai, piccola... la cucina aspetterà... va bene? Dai tesoro, perdonami. È che... è che.... lo sai quanto sono sciocca, inadeguata... non imparo, non ho mai imparato e....-
un profondo sospiro mentre scuote rassegnata il capo -... non imparerò mai....-
Si siede di fianco alla figlia, ne prende il capo fra le mani appoggiandoselo sul seno, canticchia la vecchia filastrocca che le cantava sempre, quando era una bambina vivace e, cadendo nella corsa, correva da lei in un pianto inconsolabile.
“Da quanto tempo non cadi più, povera figlia mia...” pensa, senza osare rivelare il suo pensiero alla figlia, ormai ventenne. I singhiozzi di Cassandra piano piano si spengono.
-Amore, ma non metti il costume? Non vi vedete in spiaggia?-
-Sì, mamma, ce l'ho il costume....-
-Ma non hai il pezzo sopra, ti....-
-Ho solo lo slip, ok?-
-Cassandra... dico solo che con questa maglietta ti si vede il seno. È molto trasparente!-
-E lascia che si veda, no? Che ti importa?-
-Dai, cosa penserà la gente di te?-
-Penserà che sono una puttana, no?-
-Non mi piace quando parli così... Non ti abbiamo educato....-
-Dio mio, mamma! Penseranno che ho delle belle tette! Magari a qualcuno venisse la voglia di scoparmi!-
Uno schiaffo interrompe la conversazione. La donna, appesantita da una stanchezza millenaria si lascia cadere sulla poltrona, appoggia la fronte aggrottata sulle dita di una mano.... nessun pensiero. Nessun pensiero è sicuramente meglio di centinaia di pensieri, tutti sbagliati.
-Cassy... se devi fare il bagno.... l'hai portato il pezzo sopra?-
-Ma che cazzo di bagno pensi che mi metta a fare?-
-Dai... ma perchè vuoi ferirmi con questo linguaggio... I ragazzi...-
-I ragazzi?- la provoca la giovane.
-Con questo linguaggio, con questo corpo spiattellato lì, esposto, ostentato....-
-Mamma, ho passato i vent'anni e non ho mai avuto un ragazzo. Scappano tutti via...-
-Ma, scusa... Giovanni?-
-Chiiii????-
-Giovanni! Quello che suona... sììì, il violoncello!-
-La viola da gamba....-
-Eh?-
-Mamma, è una viola da gamba!-
-Beh, insomma, quella roba lì-
-Lascia stare.... penso che mi innamorerò di una ragazza!-
-Ma cosa dici? Per carità!-
-Perchè? E che c'è di male?-
-E me lo chiedi???-
-Mamma... il mondo è pieno di lesbiche, sono per le strade! Sono ragazze e donne normali! Neanche te ne accorgi!-
-Donne “normali”... ma non ti basta....- si interrompe, ma ormai è troppo tardi. La gaffe è fatta. Un'altra.
-Grazie, mamma....- Cassandra si prende il viso tra le mani e scoppia in un sommesso pianto.
Il suono dei violini riprende il sopravvento. Una nuova ondata di dolore. Un dolore che non può avere consolazione, che può solo avventarsi su di te, che quando cala è solo per riprendere più forte.
“Ma cosa gli aveva fatto a Barber, la vita, per soffrire così tanto, per scrivere questo Adagio che ti fa esplodere il cuore di dolore fuori dal petto, eppure non esplode mai. Solo il dolore continua col suono degli archi, come onde alternate a risacca, più forte e solo un po' attenuato, e poi più forte ancora....”
-Dai, ti accompagno...- riprende la madre, con una stanchezza, che nemmeno Atlante, a sorreggere il peso del mondo e di tutta l'umanità.... E questa ragazza, bella, forte, una poetessa del violino, nel pieno dei suoi anni, con una sensibilità e una disperazione che non può dividere con nessuno....
-Non devi fare tardi, amore... hai le prove del concerto...-
Benedetto Marcello, un altro Adagio, un altro sacerdote della sofferenza e della poesia, del bello che nella sofferenza dimora. Cassandra, primo violino. In questi pezzi è insuperabile e il direttore lo sa.
-A che ora ti vengo a prendere?-
-Ti chiamo io-
-Hai bisogno di qualcosa?-
-Mamma, per favore!-
-Dai, ti spingo...-
-Faccio da sola!!!-
-Scusa...-
Non esistono corsi per diventare genitore, e poi... se ai problemi si aggiungono altri problemi...
Una foto sbiadita di Cassandra a cavallo, in anticamera.
La madre, ancora giovane, eppure con il peso di millenni sulle spalle, apre la porta alla figlia e se la richiude alle spalle.

Il secondo tempo del concerto per due violini di Bach culla i pensieri di Cassandra, mentre l'auto, sopra Levanto, supera il colle che apre lo scrigno delle Cinque Terre.
Largo, ma non tanto...
L'animo si distende, i due violini si rincorrono, melodia sfalsata. Uno fa da solista mentre l'altro sostiene il sottofondo, e nella struttura a canone le parti si invertono. Chi ha toccato le vette della perfezione melodica plana cullato dalle ali di un'infinità di petali di papavero che decanta ondeggiando, lasciando all'altro violino il compito di ripetere la scalata al magnifico, accompagnandone l'ascesa, incoraggiandola con un fermento di meraviglia. Il petto della violinista si solleva in voluttuosi sospiri; il seno, provocante, si gonfia mentre il sentore dei pini marittimi lenisce il dolore.
Le note del Maestro offuscano i contorni di una realtà che è fatta per non essere accettata, e pertanto necessita di sublimazione perchè possa assumere le fattezze di un miraggio. Un'immagine dai contorni tremolanti che al primo vortice di brezza scompaia.
L'ultimo concerto... un applauso infinito. Tutti in piedi a chiedere il bis. Gli sguardi concentrati e determinati e lei, da sola, a ripetere quel secondo movimento, tra gli occhi lucidi di commozione del pubblico e le sue lacrime copiose, fino a bagnare il violino. L'abbraccio del direttore; i fiori...
-Con chi ti vedi al mare?- riprende il discorso la madre. Il clima è più disteso, dal finestrino entra il profumo della salsedine mentre affrontano le strette curve della stradina che scende a Monterosso.
-Con una scrittrice-
-Una scrittrice??? E come l'hai conosciuta?-
-Su un sito di racconti- risposte telegrafiche, come ad opporre una strenua difesa ad un segreto custodito gelosamente.
-Che sito di racconti?-
-Erotici-
La madre inchioda, l'auto sbanda e scivola sulla sabbia al lato della strada. Cassandra viene buttata contro il parabrezza, trattenuta dalla cintura di sicurezza.
-Ma porcappp.....-
La madre la guarda con due occhi così. La giovane guarda avanti, senza incrociarne lo sguardo. Si ricompone sul sedile del passeggero.
Si aggiusta la maglietta e intanto si guarda il seno. “Sì... parecchio trasparente....”
La madre scoppia a ridere. -Mi hai fatto venire un colpo!- sdrammatizza.
-Dai... che racconti?-
-Erotici, ti ho detto!-
La madre sospira. Non è facile.
-È questa scrittrice che ti vorrebbe indurre a diventare....-
-Lesbica?-
-Eh! Quella roba...- prova a fare la moderna, a stare al gioco.
-No... lei è bisex...-
-Cheeee????-
Continuano il viaggio, superano le prime case. L'autista mostra il permesso e l'auto può giungere a ridosso della fine del paese, dietro alla spiaggia.
-Fermati qui!-
-Posso andare ancora avanti, poi ti scarico e siamo già in spiaggia!-
-Non voglio che “mi scarichi” davanti a tutti! Fermati qui!-
La madre accosta. Aiuta la figlia a scendere e prepararsi, stancamente. Si prepara a spingerla.
-Faccio da sola!-
Un sospiro in cui si mescola una santa pazienza e una sofferenza immeritata, per lei e per la figlia.
-Ma Cassandra... e se finisci nella sabbia?-
-Saprò arrangiarmi, porca troia!-
La ragazza si allontana sotto gli occhi stanchi della madre.
“Qual è il motivo per cui tutto ciò che poteva essere perfetto, deve invece guastarsi e andare tutto di traverso?”
La madre resta a guardare la ragazza allontanarsi.
“Questa ragazza avrebbe potuto avere tutto dalla vita....”
Risale in auto. Appoggia la fronte sul volante e, ancora, piange sommessamente.

-Jacky, una rossa media!-
-Buongiorno, primo violino, la solita?-
-Ahaa!-
Le spalle al muro, Cassandra si avvicina il tavolino in modo da coprirsi le gambe il più possibile.
C'è una frizzante aria d'attesa mentre il violoncello introduce il canone in Re maggiore di Pachelbel.
Poi il violino, il “suo” violino, cattura l'attenzione sullo sfondo del “pizzicato”.
Come le foglie rosse del faggio in autunno, spazzate da una fresca e vigorosa brezza che fuga ogni dolore. Gli altri violini accompagnano gli “assolo” di Cassandra sotto i riflettori del palco del Conservatorio. Gli occhi commossi del pubblico seguono i movimenti dell'archetto, tremolante dietro un velo di lacrime.
Il flauto che accompagna, restando rispettosamente in secondo piano; l'arpa, discreta, esalta i virtuosismi della ragazza in quella mielosa fusione di note senza interruzioni, sinuosa come le pieghe di un abito di seta.
“ciao... sono Cassandra....”
“piacere... Yuko....”
“scrivi benissimo....”
“mi fai sorridere.... non credo... ”
“mi piacerebbe conoscerti....”
Con le dita apprezza il bordo fresco del boccale, quelle dita che sfiorano con delicata forza le corde del violino.... I calli sotto i polpastrelli... il vibrato....

Due ragazzi si siedono al tavolo.
-Possiamo?-
-Ma certo...-
-Sola?-
-Aspetto un'amica-
I due si scambiano uno sguardo di intesa. Abbronzatura convincente. Una piacevole muscolatura.
-Ti piace il beach volley?-
Due nuovi boccali di birra planano da chissaddove sul tavolino. “Cin” contro il bordo della rossa media.
Gli archi esplodono insieme in un tripudio festoso, un pizzicato sullo sfondo, il clavicembalo quasi invisibile, le melodie che si inseguono nel canone, senza mai raggiungersi.
L'intensità si attenua per lasciare lo spazio ad un sublimare di viole incerte, due giri di canone come a preparare il ritorno dei violini. Dal profondo del cuore senti strapparti le lacrime dagli occhi.
“Yuko... io però ho un problema...”
“... uno solo?”

-Mi piace guardarlo... ma non sono capace di giocare...-
-Beh... potresti iniziare oggi-
Gli occhi dei due finiscono spesso sul seno della violinista, così vicino ed attraente.
Cassandra si solleva un po' il tessuto della maglietta, appiccicata sul petto.
Avverte la tensione, il desiderio erotico che la avvolge; come un concerto di archi, la inebria di mistero. Involontariamente i capezzoli le si sono contratti.
-Quando arriva la tua amica.... Il campetto dietro al bar ora è in ombra!-
-Poi ci facciamo un tuffo, eh?-
Un sorso di birra. Due gocce di condensa scivolano dal boccale colandole sul seno. Il contatto dell'acqua fredda la fa sussultare.
Il sole alle spalle, da lontano, una figura con un cappello di paglia a tesa larga.
Cassandra si aggiusta i capelli meravigliosamente ondulati, biondo scuro. Un elastico fucsia, preso apposta in onore della sua nuova amica che adora il colore.
I ragazzi seguono il profilo delle braccia fino alle ascelle.
Una donna si avvicina, cercando intorno a sé con lo sguardo un particolare, un volto noto.
Controluce il pareo risulta quasi invisibile e la figura, slanciata, sembra procedere nuda.
Il seno le ondeggia ad ogni passo, sobbalzando ritmicamente. Si toglie gli occhiali da sole avvicinandosi alla tettoia del bar.
I violini imperversano con tonalità sempre più accese, fondendosi nel canone, amalgamandosi il solista con il sottofondo. Il ritmo si fa serrato, come prossimo ad un orgasmo, impaziente, senza tregua.
Ciack!
Uno schiaffo sotto il tavolo.
-Cazzo di zanzare!-
Uno dei due si china con sguardo indignato contro la zanzara che l'ha punto alla caviglia.
Da sotto il tavolo sbircia le gambe della violinista. Dalle infradito, fugace, risale alle ginocchia ed alle cosce. Si arresta. Alza di colpo il capo urtando il bordo del tavolino. I boccali oscillano mentre Cassandra scoppia in una risata che rivela, finalmente, denti bianchissimi tra le labbra sottili.
-Minchione, spaccati la testa! A momenti ci versi le birre!- lo apostrofa l'amico.
Ma il primo ha gli occhi sbarrati. Scuote impercettibilmente il capo, come in un diniego quasi nascosto.
-Che ti prende? Un'emorragia cerebrale?- lo dileggia l'altro.
Ma il primo scuote ancora la testa e stringe le labbra, come per invitarlo a tacere.
Una piccola scossa del capo di lato, verso la ragazza. Solleva le sopracciglia in direzione della musicista.
L'altro si china verso di lui. -Ma che ti prende? Hai bevuto?-
Cassandra ammutolisce di colpo. Lo sguardo gelido si abbassa sul suo boccale di birra.
-No, dai, andiamo!- fa il ragazzo, sbrigativo, massaggiandosi appena dove ha picchiato la fronte.
-Andiamo cosa? Aspettiamo l'amica e si fa due palleggi! Squadre miste?-
-Cazzo, ho detto che andiamo! Ho voglia di farmi un tuffo!-
Si alza lasciando il boccale sul tavolo, afferra la mano del socio e se lo trascina via. Un rapido gesto di saluto verso Cassandra, che, immobile, fissa ancora la schiuma nel suo calice.
-Maccheccazzz....- l'altro si gira a salutare la ragazza e vede lo scintillio dei raggi di una ruota.
Una sedia a rotelle.
-Porca tro....- Si chiude le labbra con la mano per nascondere l'esclamazione.
Due passi rapidi, lo sguardo basso.
Bam! Uno dei due centra una persona in pieno petto.
-Ohu!- fa la donna che quasi perde l'equilibrio. -Sta attento!-
-Scusa!-
Quello si alza e si trova in faccia una giapponese, un largo cappello di paglia, il seno nudo sotto un sottile indumento legato dietro alle spalle.
Resta inebetito di fronte agli occhi orientali, vicinissimi, sopra i suoi.
-Scusa...- ripete, sorridendo imbarazzato.
Abbassa lo sguardo sul seno, proprio di fronte a lui; la ragazza, più alta, lo guarda con bonario rimprovero.
Il giovane non si schioda da quella posizione; Yuko, delicatamente lo scosta con due dita, gli sfiora la spalla col seno e prosegue oltre.
I due, la bocca spalancata, ne seguono i passi.

Tre soli giri di archi... ad ogni giro si aggiungono nuovi strumenti, con suono mesto e rispettoso, a preparare l'entrata dell'oboe nell'adagio in Re minore di Benedetto Marcello.
La soave melodia sovrasta le tonalità degli archi. Il clavicembalo è solo accennato.
L'oboe ti entra dal petto e come una delicata carezza ti solleva il volto imbronciato, ti sostiene il capo mentre ti accarezza il volto. Ti massaggia le tempie, ti ristora.
L'aria ti entra nel petto come se ancora non avessi respirato, per abbandonarti lentamente, esalando il tuo dolore e la tua solitudine. Ad ogni respiro ti pervade la gioia e ti abbandona il dolore.
Gli archi riprendono la scena assecondati dal clavicembalo per introdurre il terzo movimento.
Cassandra risplende in un sorriso radioso, le labbra si schiudono nello stupore.
Yuko la riconosce. Annuisce lentamente, come rispondendo ad un linguaggio intelligibile.
Gli occhi allungati nell'esotica piega, il volto compiaciuto, allunga le mani verso la ragazza che sorride.
Sotto gli occhi dei due giovani impietriti, raggiunge il tavolino, lo sposta con circospezione.
La carrozzina rosso carminio.
Si china sulla ragazza e la bacia delicatamente sulle labbra.
Cassandra le allunga le braccia intorno al collo, mentre viene sollevata dalla sedia.
-Si vede che sei una rocciatrice-
-Sei tu che pesi come una piuma...-
Yuko si gira; la ragazza abbandona il capo sul suo seno, chiude gli occhi, le stringe le braccia intorno al collo.
La tesa ancora si china su di lei, nasconde un lungo incontro tra le loro labbra. Il profumo della violinista le avvolge mentre le dita si contraggono sul collo che la sostiene senza quasi uno sforzo.
-Ti porto a fare il bagno....-
-Portami dove vuoi.....-
Pochi passi per spostarsi dalla tettoia del bar, la violinista sorretta in braccio.
I ragazzi ritornano alla carica, rinvigoriti.
-Serve una mano?-
-Sì. Prendi questo!-
Yuko sorreggendo la ragazza con un solo braccio si sfila il cappello lanciandolo ad uno dei due. Si snoda il pareo dal collo rimanendo a petto nudo. Un piccolo slip fucsia.
-Yuko... non ho il costume....-
-Non ti serve!-
Le due ragazze entrano nell'acqua trasparente. Cassandra galleggia nuda di fronte all'asiatica, sorretta per le ascelle. Lo scintillio del sole viene coperto dalle loro labbra che si incontrano.
L'oboe riprende la sua delicata melodia, morbido e sinuoso come le onde del mare.

Dedicato a una violinista che legge, ma non lascia commenti.

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