In tre è meglio

scritto il 2026-11-06 tempo di lettura 6 min

di
genere
Gay
cura
A

Il segreto tra me e Giorgio non era rimasto chiuso tra le nostre stanze. Evidentemente, tra una confidenza e l'altra, aveva parlato di me con il suo amico Brad, un ragazzo che bazzicava spesso nei nostri stessi giri. Un pomeriggio in cui Giorgio era passato a trovarmi, era venuto accompagnato anche da Brad. Mentre Giorgio si era momentaneamente allontanato, Brad era rimasto con me nella penombra del corridoio, fissandomi con uno sguardo sfacciato e pesante di un'allusione che non lasciava spazio a fraintendimenti. Sapeva già tutto. Senza troppi preamboli, facendosi avanti con una sicurezza spavalda, mi aveva piantato gli occhi addosso e mi aveva fatto la richiesta diretta, dritta al punto: «Mi fai una sega?».
​Ero rimasto sorpreso da quella richiesta così diretta, buttata lì senza tanti complimenti. Fossimo stati soli, magari ci avrei anche pensato, ma la mia mente era corsa subito a Giorgio: che avrebbe fatto se al suo ritorno mi avesse trovato con il cazzo di Brad in mano? Brad, accorgendosi della mia esitazione e del modo in cui guardavo verso il corridoio, aveva fatto un passo avanti, abbassando la voce ma mantenendo quel tono sicuro e provocante. «Tranquillo» aveva mormorato, facendo un sorriso sornione. «A Giorgio non importa, anzi, sa benissimo come succede. Non direbbe niente, cosa vuoi che sia una sega».
​Nonostante le sue parole, non mi sentivo di fargliela cosìsui due piedi. Intanto, bloccandogli per un attimo il braccio mentre sentivo dei passi provenire dal corridoio, avevo ideato un piano: «Ascolta, tra un po' me lo chiede Giorgio. Tu non farti vedere adesso, sparisci un attimo. Compari solo dopo, quando gliela sto già facendo, e a quel punto me lo chiedi tu davanti a lui, così non sono io stesso che ti propongo di farlo». Brad aveva sorriso, capendo al volo, ed era sgusciato via a nascondersi in bagno.
​Passati pochi minuti, Giorgio era entrato nella stanza, mi aveva guardato con quell'aria furba e possessiva che conoscevo bene, e senza perdere tempo si era sbottonato i pantaloni tirando fuori il cazzo duro, ordinandomi in silenzio di cominciare a farlo. Proprio nel momento in cui mi ero chinato e avevo iniziato a muovere la mano sulla sua lunghezza, la porta della stanza si era aperta di scatto. Era spuntato Brad, con le mani in tasca e un ghigno stampato in faccia, che ci aveva fissati per un secondo prima di lanciare la bomba, guardando direttamente me: «Visto che ci sei, la fai anche a me?».
​Il silenzio nella stanza si era fatto improvvisamente denso. Giorgio, con il cazzo ancora stretto nella mia mano e il respiro che aveva iniziato ad accelerare, si era irrigidito per una frazione di secondo, voltandosi di scatto verso la porta. Negli occhi di Giorgio non c'era rabbia, ma un lampo di sorpresa mista a possessività: mi fissava dall'alto, valutando la situazione, con la mano che premeva appena il mio capo verso il basso, quasi a ribadire a chi appartenessi in quel momento. Poi, con un lento movimento della bocca, aveva accennato un sorriso obliquo, divertito da quella sorta di sfida implicita, lasciandomi completamente la libertà e l'obbligo di decidere come muovermi.
​Appena avevo terminato con Giorgio, scaricando la tensione della sua eiaculazione, Brad si era subito accomodato al suo posto, facendosi avanti con spavalderia. La mia mano era passata direttamente sul suo cazzo, iniziando a muoversi su e giù. Ma Giorgio non aveva alcuna intenzione di fare semplicemente da spettatore: con una mossa improvvisa e pesante, si era posizionato dietro di me, costringendomi a incurvare il culo mentre continuavo a segare Brad. Aveva iniziato a sfregare il suo cazzo ancora duro e bagnato contro il mio culetto vergine, premendo con forza attraverso la stoffa dei pantaloni. Anche se ero completamente vestito, il calore e il contatto diretto mi facevano girare la testa, finché Giorgio non aveva sussurrato con un tono autoritario e affamato: «Quasi quasi gli togliamo questi pantaloni». Mi voleva nudo, esposto alla mercé di entrambi.
​«No!», avevo esclamato con voce ferma, voltando leggermente la testa mentre continuavo a muovere la mano sul cazzo di Brad. Sapevo che se mi fossi spogliato, Brad avrebbe preteso lo stesso, superando ogni limite. Giorgio si era fermato, sorpreso da quel rifiuto, mentre Brad continuava a godersi la mia mano fino a venire, scaricandosi sulla mia pelle prima di rimetterci in sesto e andare tutti insieme al pub del paese.
​Seduti a un tavolo in fondo alla sala del pub, mentre le birre scorrevano, la mia mente continuava a ronzare. Non riuscivo a capire perché Giorgio mi avesse fatto quella richiesta solo in presenza di Brad, una cosa mai fatta prima. Era una questione di potere, o il fatto che Brad sapesse tutto aveva trasformato il nostro segreto in un trofeo da mostrare? La prossima volta Giorgio me lo avrebbe chiesto di nuovo, e io avrei detto di sì, ma a patto di restare soli; eppure il tarlo mi rodeva: se poi fosse andato a raccontarlo a Brad, sarei diventato la loro troietta condivisa?
​Il pensiero faceva paura e, allo stesso tempo, mi dava una scossa di calore in basso al ventre, capendo che quella sottomissione pubblica era ormai ciò che mi trascinava più a fondo. E infatti, la volta successiva, la promessa si era sgolata nel momento in cui la porta della stanza si era chiusa dietro di noi. Eravamo di nuovo soli, e Giorgio mi aveva chiesto di spogliarmi. La sua mano ferma e il modo in cui mi aveva spinto contro il letto avevano spazzato via ogni resistenza: in pochi attimi ero completamente nudo. Dopo la solita sega, Giorgio mi aveva sfregato il culo e, senza mollarmi un attimo con gli occhi, mi aveba penetrato, era scivolato dentro piano piano, poi quando si è fatto il suo spazio ha velocizzato, era bellissimo sentire il suo cazzo entrare e uscire, ero concentrato e godendo quel piacere assoluto quando il suo cazzo ha sputato lo sperma dentro di me. Era stata un'esperienza indimenticabile.
​Da quel giorno l'avevamo fatto tutti i giorni, trasformando la nostra intimità in un'abitudine quotidiana di sottomissione. Poi, un pomeriggio, quando la porta si era aperta e insieme a Giorgio c'era Brad, con il solito ghigno sicuro. Non c'era più bisogno di finzioni. Giorgio aveva fatto un passo indietro, lasciando spazio a Brad ma senza staccare gli occhi da me, ero pronto per questanuova esperienza a tre. Mi ero trovato completamente alla loro mercé, abbandonando ogni residuo di controllo, e mi ero concesso a tutti e due in un crescendo totale, diventando esattamente ciò che temevo e desideravo di essere.
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