Pamela parte 3
scritto il 2026-11-06 tempo di lettura 8 min
di
Angelo B
genere
Prime esperienze, Sentimentali
cura
A+
Il pugno di carne e whisky
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Antonio la tiene ferma dentro di sé, ordinandole di non muoversi mentre le descrive ogni dettaglio che vede. Ma quando Pamela lo supplica di ricominciare, il controllo di lui si spezza in un ritmo brutale che fa tremare il letto.
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Il respiro di Pamela si solleva lento contro il petto di Antonio, i seni nudi premuti sulla sua pelle ruvida, i capezzoli ancora turgidi che sfregano contro i peli grigi del torace ogni volta che i polmoni si espandono. Antonio è ancora dentro di lei, duro, pieno, e il calore tra i loro corpi è umido e denso. Le mani di lui le tengono i fianchi senza spingerla, i pollici che disegnano cerchi microscopici sulla cresta dell'osso iliaco.
«Non muoverti» le dice, e la voce gli esce bassa, raspante, come se le parole dovessero passare attraverso la ghiaia prima di arrivare alla bocca. «Stai ferma così.»
Pamela obbedisce. I muscoli delle cosce le tremano per lo sforzo di restare immobile in quella posizione, ma non si muove. Sente il cazzo di Antonio pulsare dentro di lei, un battito lento e costante che le rimanda il suo stesso ritmo cardiaco, e la tensione di restare ferma le fa contrarre il basso ventre in un fremito involontario.
Antonio le prende il viso con una mano, il palmo calloso che le copre la guancia, e la costringe a guardarlo. Gli occhi di lui sono scuri, quasi neri nella penombra, e la fissano con una fame che non ha niente di romantico.
«Sai cosa vedo da qui?» sussurra, e il whisky nel suo alito le arriva caldo sulle labbra. «Vedo le tue tette che si alzano quando respiri. Così.» Una pausa. «I capezzoli scuri, duri contro di me. Li sento sfregare ogni volta che il petto ti si gonfia.»
Pamela chiude gli occhi un istante. Le parole di Antonio le scendono lungo la colonna vertebrale come gocce di cera calda, una alla volta, e si fermano in basso, dove il corpo di lui la riempie.
«Guardami» le dice lui, e lei riapre gli occhi. «Vedo come mi stringi. La tua figa mi tiene come un pugno, Pamela. Lo sento che mi vuole anche quando stai ferma. Sento le pareti che si contraggono, così...» Un altro fremito, e lui sorride appena, un angolo della bocca che si solleva sulla barba ruvida. «Ecco. Proprio così. Mi strizzi anche senza volerlo.»
Pamela emette un suono basso, qualcosa tra un gemito e un sospiro, e le sue dita si stringono sulle spalle di Antonio. Le unghie lasciano mezzelune bianche sulla sua pelle.
«Antonio...» mormora, ma lui le mette un dito sulle labbra.
«Aspetta. Sto ancora guardando.» Il dito scende dal labbro inferiore al mento, poi lungo la gola, seguendo la vena che pulsa sotto la pelle. «Vedo il collo che ti pulsa. Sei vicina, vero? Lo vedo da qui. Il modo in cui la pelle ti si arrossa qui...» Le tocca la base del collo, dove il rossore si allarga a chiazze. «E qui.» La mano scende più giù, tra i seni, dove il sudore si raccoglie in una linea sottile. «Sei bagnata dappertutto. Non solo dove ti scopo. Sei bagnata sulla pelle, sul petto, dietro le orecchie.»
Pamela reprime un brivido. Il cazzo di Antonio pulsa di nuovo dentro di lei e lei contrae i muscoli interni senza riuscire a trattenersi, un movimento piccolo, involontario, che strappa un verso gutturale dalla gola di lui.
«Ah» fa lui, e la voce gli si incrina per la prima volta. «L'hai sentito anche tu. Dimmi cosa senti tu, adesso.»
«Ti sento...» Pamela deglutisce, la voce che le esce roca e impastata. «Ti sento pulsare. Sei grosso. Mi riempie tutta. È come se...» Si interrompe, le guance che le si scaldano nonostante tutto quello che hanno già fatto.
«Continua» dice Antonio, e le stringe i fianchi più forte, le dita che affondano nella carne morbida sopra l'osso. «Dimmi tutto.»
«È come se mi aprisse ogni volta che pulsa» continua lei, e le parole le escono in un sussurro rotto. «Sento la cappella che spinge in fondo. Mi arriva qui.» Si porta una mano sul basso ventre, appena sopra il pube, e Antonio guarda la sua mano come ipnotizzato. «Due anni senza niente dentro, e adesso sei qui e non riesco a stare ferma, Antonio, non ci riesco...»
«Fermati ancora un momento» le dice, ma la sua stessa voce tradisce il comando — il respiro è più corto, il petto si alza e si abbassa più in fretta, e i muscoli delle braccia sono tesi come corde sotto la pelle abbronzata. «Voglio guardarti ancora. Voglio memorizzare come sei adesso. Con la bocca aperta. Con gli occhi così.»
«Come sono gli occhi?» chiede Pamela, e la sua voce si incrina su una nota che non riconosce.
«Da scopare» dice Antonio, crudo, senza filtro. «Da scopare fino a farti gridare.»
Pamela si muove. Non riesce a trattenersi — un colpo di reni che la fa scivolare su di lui di due centimetri, poi altri due, e l'attrito del suo clitoride contro l'osso pubico di Antonio le strappa un gemito acuto che rimbalza sulla parete. Antonio inspira tra i denti, le mani che le afferrano i fianchi con forza, e per un istante resta immobile come se stesse decidendo se fermarla o assecondarla.
«Ti prego» dice Pamela, e la parola le esce strozzata, quasi irriconoscibile. «Ti prego, Antonio, ricomincia. Scopami. Non ce la faccio più a stare ferma.»
Antonio non risponde con le parole. Le mani scivolano dai fianchi alla vita, la sollevano di pochi centimetri, e poi la lasciano cadere. Il suono dei loro corpi che si incontrano è umido e pieno, uno schiocco carnale che riempie la stanza, e Pamela getta la testa indietro con un verso che non ha niente di contenuto — un grido roco, aperto, che sale dal diaframma.
Antonio la solleva di nuovo e la lascia cadere, ancora, e ancora, trovando un ritmo lento e brutale che la fa gemere a ogni discesa. Il cazzo entra fino in fondo ogni volta, e Pamela lo sente spingere contro il fondo della figa con una pressione che le fa vedere bianco dietro le palpebre chiuse.
«Così?» le chiede Antonio, la voce che gli esce a stento, rotta dallo sforzo. «Così ti piace?»
«Sì» ansima Pamela, le mani aggrappate alle sue spalle, le unghie conficcate nella carne. «Più forte. Più forte, Antonio, cazzo, più forte...»
Antonio obbedisce. Pianta i piedi sul materasso, inarca la schiena contro la testiera del letto, e comincia a scoparla dal basso con spinte lunghe e profonde che fanno cigolare le molle e tremare il telaio. Pamela rimbalza su di lui, i seni che si muovono a ogni colpo, e lui li prende in mano — uno per ogni palmo — stringendo i capezzoli tra il pollice e l'indice fino a farla urlare.
«Sei una bella scopata, Pamela» le dice contro l'orecchio, e il respiro caldo e impastato di whisky le fa chiudere gli occhi. «Due anni senza niente e adesso sei qui che mi cavalchi come una puttana. Non ti trattenere. Voglio sentirti tutta.»
Le parole la colpiscono più forte delle spinte. Pamela sente qualcosa spezzarsi dentro — l'ultima vergogna, l'ultimo ritegno — e comincia a muoversi con lui, incontro a ogni colpo, accelerando il ritmo finché i loro corpi si scontrano con una violenza che fa tremare il comodino e rovescia un bicchiere d'acqua che cade sul pavimento senza che nessuno dei due lo guardi.
L'orgasmo la prende senza preavviso. Parte dal punto dove Antonio la riempie e si propaga verso l'alto in un'onda calda che le contrae ogni muscolo dell'addome, delle cosce, del pavimento pelvico. Pamela si irrigidisce su di lui con un grido lungo e acuto che si spezza in singhiozzi, e le pareti della figa si contraggono attorno al cazzo di Antonio in pulsazioni rapide e violente che lo fanno gemere a sua volta — un suono basso, animalesco, che gli sale dal petto.
Antonio la tiene ferma sui fianchi e spinge tre, quattro, cinque volte ancora, profonde, brutali, e poi viene anche lui con un ringhio che le vibra contro il collo, il cazzo che pulsa e si svuota dentro di lei in getti caldi che Pamela sente riempirla, colare, scivolare lungo l'interno delle cosce quando finalmente si ferma.
Restano così. Pamela abbandonata su di lui, il viso sepolto nell'incavo del suo collo, i capelli neri e umidi appiccicati alla pelle di entrambi. Antonio le accarezza la schiena con le mani aperte, dal collo al fondoschiena, in un movimento lento e ripetuto che non ha fretta. Il respiro di lui le muove i capelli sulla tempia. Il respiro di lei gli bagna la pelle della gola.
Fuori, la persiana del terzo piano sbatte ancora una volta contro il muro, e il rumore arriva attutito, lontano, come se appartenesse a un'altra sera.
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Antonio la tiene ferma dentro di sé, ordinandole di non muoversi mentre le descrive ogni dettaglio che vede. Ma quando Pamela lo supplica di ricominciare, il controllo di lui si spezza in un ritmo brutale che fa tremare il letto.
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Il respiro di Pamela si solleva lento contro il petto di Antonio, i seni nudi premuti sulla sua pelle ruvida, i capezzoli ancora turgidi che sfregano contro i peli grigi del torace ogni volta che i polmoni si espandono. Antonio è ancora dentro di lei, duro, pieno, e il calore tra i loro corpi è umido e denso. Le mani di lui le tengono i fianchi senza spingerla, i pollici che disegnano cerchi microscopici sulla cresta dell'osso iliaco.
«Non muoverti» le dice, e la voce gli esce bassa, raspante, come se le parole dovessero passare attraverso la ghiaia prima di arrivare alla bocca. «Stai ferma così.»
Pamela obbedisce. I muscoli delle cosce le tremano per lo sforzo di restare immobile in quella posizione, ma non si muove. Sente il cazzo di Antonio pulsare dentro di lei, un battito lento e costante che le rimanda il suo stesso ritmo cardiaco, e la tensione di restare ferma le fa contrarre il basso ventre in un fremito involontario.
Antonio le prende il viso con una mano, il palmo calloso che le copre la guancia, e la costringe a guardarlo. Gli occhi di lui sono scuri, quasi neri nella penombra, e la fissano con una fame che non ha niente di romantico.
«Sai cosa vedo da qui?» sussurra, e il whisky nel suo alito le arriva caldo sulle labbra. «Vedo le tue tette che si alzano quando respiri. Così.» Una pausa. «I capezzoli scuri, duri contro di me. Li sento sfregare ogni volta che il petto ti si gonfia.»
Pamela chiude gli occhi un istante. Le parole di Antonio le scendono lungo la colonna vertebrale come gocce di cera calda, una alla volta, e si fermano in basso, dove il corpo di lui la riempie.
«Guardami» le dice lui, e lei riapre gli occhi. «Vedo come mi stringi. La tua figa mi tiene come un pugno, Pamela. Lo sento che mi vuole anche quando stai ferma. Sento le pareti che si contraggono, così...» Un altro fremito, e lui sorride appena, un angolo della bocca che si solleva sulla barba ruvida. «Ecco. Proprio così. Mi strizzi anche senza volerlo.»
Pamela emette un suono basso, qualcosa tra un gemito e un sospiro, e le sue dita si stringono sulle spalle di Antonio. Le unghie lasciano mezzelune bianche sulla sua pelle.
«Antonio...» mormora, ma lui le mette un dito sulle labbra.
«Aspetta. Sto ancora guardando.» Il dito scende dal labbro inferiore al mento, poi lungo la gola, seguendo la vena che pulsa sotto la pelle. «Vedo il collo che ti pulsa. Sei vicina, vero? Lo vedo da qui. Il modo in cui la pelle ti si arrossa qui...» Le tocca la base del collo, dove il rossore si allarga a chiazze. «E qui.» La mano scende più giù, tra i seni, dove il sudore si raccoglie in una linea sottile. «Sei bagnata dappertutto. Non solo dove ti scopo. Sei bagnata sulla pelle, sul petto, dietro le orecchie.»
Pamela reprime un brivido. Il cazzo di Antonio pulsa di nuovo dentro di lei e lei contrae i muscoli interni senza riuscire a trattenersi, un movimento piccolo, involontario, che strappa un verso gutturale dalla gola di lui.
«Ah» fa lui, e la voce gli si incrina per la prima volta. «L'hai sentito anche tu. Dimmi cosa senti tu, adesso.»
«Ti sento...» Pamela deglutisce, la voce che le esce roca e impastata. «Ti sento pulsare. Sei grosso. Mi riempie tutta. È come se...» Si interrompe, le guance che le si scaldano nonostante tutto quello che hanno già fatto.
«Continua» dice Antonio, e le stringe i fianchi più forte, le dita che affondano nella carne morbida sopra l'osso. «Dimmi tutto.»
«È come se mi aprisse ogni volta che pulsa» continua lei, e le parole le escono in un sussurro rotto. «Sento la cappella che spinge in fondo. Mi arriva qui.» Si porta una mano sul basso ventre, appena sopra il pube, e Antonio guarda la sua mano come ipnotizzato. «Due anni senza niente dentro, e adesso sei qui e non riesco a stare ferma, Antonio, non ci riesco...»
«Fermati ancora un momento» le dice, ma la sua stessa voce tradisce il comando — il respiro è più corto, il petto si alza e si abbassa più in fretta, e i muscoli delle braccia sono tesi come corde sotto la pelle abbronzata. «Voglio guardarti ancora. Voglio memorizzare come sei adesso. Con la bocca aperta. Con gli occhi così.»
«Come sono gli occhi?» chiede Pamela, e la sua voce si incrina su una nota che non riconosce.
«Da scopare» dice Antonio, crudo, senza filtro. «Da scopare fino a farti gridare.»
Pamela si muove. Non riesce a trattenersi — un colpo di reni che la fa scivolare su di lui di due centimetri, poi altri due, e l'attrito del suo clitoride contro l'osso pubico di Antonio le strappa un gemito acuto che rimbalza sulla parete. Antonio inspira tra i denti, le mani che le afferrano i fianchi con forza, e per un istante resta immobile come se stesse decidendo se fermarla o assecondarla.
«Ti prego» dice Pamela, e la parola le esce strozzata, quasi irriconoscibile. «Ti prego, Antonio, ricomincia. Scopami. Non ce la faccio più a stare ferma.»
Antonio non risponde con le parole. Le mani scivolano dai fianchi alla vita, la sollevano di pochi centimetri, e poi la lasciano cadere. Il suono dei loro corpi che si incontrano è umido e pieno, uno schiocco carnale che riempie la stanza, e Pamela getta la testa indietro con un verso che non ha niente di contenuto — un grido roco, aperto, che sale dal diaframma.
Antonio la solleva di nuovo e la lascia cadere, ancora, e ancora, trovando un ritmo lento e brutale che la fa gemere a ogni discesa. Il cazzo entra fino in fondo ogni volta, e Pamela lo sente spingere contro il fondo della figa con una pressione che le fa vedere bianco dietro le palpebre chiuse.
«Così?» le chiede Antonio, la voce che gli esce a stento, rotta dallo sforzo. «Così ti piace?»
«Sì» ansima Pamela, le mani aggrappate alle sue spalle, le unghie conficcate nella carne. «Più forte. Più forte, Antonio, cazzo, più forte...»
Antonio obbedisce. Pianta i piedi sul materasso, inarca la schiena contro la testiera del letto, e comincia a scoparla dal basso con spinte lunghe e profonde che fanno cigolare le molle e tremare il telaio. Pamela rimbalza su di lui, i seni che si muovono a ogni colpo, e lui li prende in mano — uno per ogni palmo — stringendo i capezzoli tra il pollice e l'indice fino a farla urlare.
«Sei una bella scopata, Pamela» le dice contro l'orecchio, e il respiro caldo e impastato di whisky le fa chiudere gli occhi. «Due anni senza niente e adesso sei qui che mi cavalchi come una puttana. Non ti trattenere. Voglio sentirti tutta.»
Le parole la colpiscono più forte delle spinte. Pamela sente qualcosa spezzarsi dentro — l'ultima vergogna, l'ultimo ritegno — e comincia a muoversi con lui, incontro a ogni colpo, accelerando il ritmo finché i loro corpi si scontrano con una violenza che fa tremare il comodino e rovescia un bicchiere d'acqua che cade sul pavimento senza che nessuno dei due lo guardi.
L'orgasmo la prende senza preavviso. Parte dal punto dove Antonio la riempie e si propaga verso l'alto in un'onda calda che le contrae ogni muscolo dell'addome, delle cosce, del pavimento pelvico. Pamela si irrigidisce su di lui con un grido lungo e acuto che si spezza in singhiozzi, e le pareti della figa si contraggono attorno al cazzo di Antonio in pulsazioni rapide e violente che lo fanno gemere a sua volta — un suono basso, animalesco, che gli sale dal petto.
Antonio la tiene ferma sui fianchi e spinge tre, quattro, cinque volte ancora, profonde, brutali, e poi viene anche lui con un ringhio che le vibra contro il collo, il cazzo che pulsa e si svuota dentro di lei in getti caldi che Pamela sente riempirla, colare, scivolare lungo l'interno delle cosce quando finalmente si ferma.
Restano così. Pamela abbandonata su di lui, il viso sepolto nell'incavo del suo collo, i capelli neri e umidi appiccicati alla pelle di entrambi. Antonio le accarezza la schiena con le mani aperte, dal collo al fondoschiena, in un movimento lento e ripetuto che non ha fretta. Il respiro di lui le muove i capelli sulla tempia. Il respiro di lei gli bagna la pelle della gola.
Fuori, la persiana del terzo piano sbatte ancora una volta contro il muro, e il rumore arriva attutito, lontano, come se appartenesse a un'altra sera.
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