Incastrati!
di
minkanku91
genere
gay
L’intesa tra me e Lello era sempre stata travolgente, ma quella notte avevamo deciso di spingerci oltre ogni limite. La serata era iniziata nel migliore dei modi: un botta e risposta di pura passione dove non avevamo lesinato nulla. Prima mi ero piegato io, lasciandomi prendere completamente e godendomi ogni singola spinta del suo cazzo dentro di me.
Poi era toccato a lui. Lello si era messo in posizione, voglioso di ricambiare il favore. Non appena gli ho infilato il mio membro dentro, l'eccitazione è schizzata alle stelle. Abbiamo iniziato a spingere con un ritmo forte, serrato, senza freni. La foga era tale che, arrivati al culmine, ci siamo svuotati insieme con un sospiro liberatorio, lasciandoci cadere sul letto esausti e appagati.
È stato a quel punto che la situazione ha preso una piega completamente assurda.
Siamo rimasti immobili per qualche secondo a riprendere fiato. Poi ho provato a tirarmi indietro per sfilarmelo, ma niente. Il mio cazzo non si muoveva di un millimetro.
"Dai, staccati che mi sta venendo un crampo alla gamba..." ha detto Lello con una risatina affannata.
"Guarda che ci sto provando... ma non viene via!" gli ho risposto, cominciando a sentire una stretta di panico allo stomaco.
Ho provato a tirare di nuovo, delicatamente, ma Lello ha emesso un gemito di dolore: "Ahi! Cazzo, piano! Mi sembra che mi strappi tutto!"
Ci siamo presi un secondo per capire cosa stesse succedendo. I suoi muscoli si erano contratti in modo spasmofilo attorno al mio membro, avvolgendolo in una morsa serrata e caldissima. Più provavamo a muoverci o a fare forza, più quella stretta involontaria si serrava, bloccandoci letteralmente uno dentro l'altro.
Eravamo rimasti incastrati.
Tutti i tentativi successivi sono stati del tutto vani. Abbiamo provato a cambiare posizione: ci siamo girati di fianco con mille cautele, ma il dolore per entrambi era insopportabile a ogni minimo movimento. Abbiamo provato a far scivolare un po' di olio dal comodino lungo la giunzione, sperando che aiutasse a farmi scivolare fuori, ma la morsa interiore di Lello non accennava a rilassarsi.
Abbiamo resistito per un’altra ora intera, immobili sul letto in posizioni assurde mentre i crampi e l'intorpidimento ci divoravano le gambe. Abbiamo provato a fare respiri profondi, a rilassarci, persino a pensare a cose noiose per far scendere l'erezione e la contrazione, ma niente: la morsa non cedeva di un millimetro e il dolore a ogni minimo spostamento diventava insopportabile.
Eravamo lì, nudi nel mezzo del letto, sudati, completamente bloccati a tenaglia e con i muscoli che iniziavano a farci male.
"Oh cazzo..." ha detto Lello, appoggiando la testa sul cuscino con gli occhi sbarrati per lo sconforto. "Qui non si stacca niente. Non ci resta che chiamare un'ambulanza."
Ci siamo guardati negli occhi con una miscela di panico e imbarazzo puro. "Un'ambulanza?!" gli ho sussurrato io con la voce che tremava. "E chi ce l'ha il coraggio di chiamare i soccorsi e farsi trovare così dai medici?!"
Alla fine, coperti di sudore e con la dignità ormai sotto i piedi, ci siamo arresi all'evidenza. Era rimasta davvero l'unica soluzione possibile.
Con una fatica immane, allungando il braccio senza distorcere il bacino, sono riuscito ad afferrare il telefono sul comodino e ho digitato il numero d'emergenza. Ho messo il vivavoce e l'ho appoggiato sul cuscino tra le nostre teste.
Al primo squillo il cuore mi batteva così forte nel petto che temevo potesse sentirlo anche Lello.
"112 Centrale Operativa, qual è l'emergenza?" ha risposto la voce calma e professionale di un operatore.
Lello ha chiuso gli occhi per la vergogna, nascondendo la faccia nel cuscino. Ho preso un respiro profondo, cercando di mantenere la voce più ferma e seria possibile:
"Sì... buonasera. Guardi, abbiamo un problema medico piuttosto insolito e urgente. Io e il mio compagno siamo rimasti... incastrati durante un rapporto intimo. C'è stata una forte contrazione muscolare e non riusciamo più a staccarci. Abbiamo aspettato più di un'ora e provato di tutto, ma ci fa molto male e non c'è verso di liberarci."
Dall'altro capo della linea c'è stato un secondo di silenzio spiazzante, poi il rumore di tasti premuti su una tastiera.
"Ho capito signore, mantenga la calma," ha risposto l'operatore con un tono sorprendentemente neutro. "Non provate assolutamente a fare forza o a tirare per evitare lesioni ai tessuti. Sto inviando subito un'ambulanza al vostro indirizzo. I sanitari vi somministreranno un miorilassante per sciogliere la contrazione. Mi detti la via e il piano..."
Quando i paramedici sono entrati nella stanza, la tensione e l'imbarazzo erano alle stelle. Eravamo lì sul letto, nudi e incollati l'uno all'altro. Come se non bastasse l'assurdità del momento, tra i soccorritori c'era pure un ragazzo che conoscevo di vista, il che mi ha fatto morire di vergogna.
Nonostante la situazione, il personale sanitario si è dimostrato straordinariamente professionale: nessuna battuta, nessun sorrisetto, solo grande premura e competenza. Ci hanno spiegato che si trattava di una contrazione involontaria dei muscoli dello sfintere (uno spasmo muscolare) e ci hanno somministrato un miorilassante. Nel giro di pochi minuti, la muscolatura di Lello ha iniziato a distendersi e ci siamo potuti staccare in totale sicurezza.
Una volta rivestiti e con i sanitari che stavano raccogliendo la borsa dei soccorsi, la signora del piano di sopra — attirata dalle luci lampeggianti e dal trambusto — si è affacciata alla porta lasciata socchiusa, con gli occhi spalancati per la curiosità.
"Tutto bene ragazzi? Abbiamo visto l'ambulanza sotto... si è sentito male qualcuno?" ha chiesto preoccupata, sporgendosi verso il corridoio.
Lello, ancora rosso in viso ma cercando di mantenere un contegno, ha improvvisato al volo senza battere ciglio: "Sì, sì, signora Pina, stia tranquilla! Ho avuto una fortissima colica addominale improvvisa, un dolore lancinante che non mi faceva nemmeno piegare. Fortunatamente i sanitari sono stati velocissimi e mi hanno fatto una puntura per far passare lo spasmo."
La vicina ha tirato un sospiro di sollievo: "Ah, meno male! Le coliche sono una brutta bestia... L'importante è che ti sia ripreso!" ed è tornata verso il suo appartamento, del tutto appagata dalla spiegazione.
Terminato l'intervento dei sanitari e richiusa la porta, tra di noi è scesa una freddezza assoluta, dettata dal peso dell'imbarazzo e dallo stress della serata. Io me ne sono tornato a casa mia con la ferma convinzione di voler mettere una lunghissima pausa a quel tipo di pratiche.
Dopo qualche giorno di silenzio per far decantare l'accaduto, siamo tornati a sentirci. Lello mi ha spiegato che la sua reazione era dovuta unicamente alla grande vergogna per quanto accaduto e al dolore provato per via del blocco muscolare. Mi ha confidato che per il momento non se la sente proprio di prenderlo di nuovo e preferisce evitare il ruolo passivo. Mi ha però proposto di continuare a vederci dandomi il suo cazzo, lasciando che sia io a prenderlo fino a quando non si sentirà di nuovo pronto a riprovarci. Io ho accettato volentieri la proposta, ritrovando la nostra intesa senza alcuna pressione.
Poi era toccato a lui. Lello si era messo in posizione, voglioso di ricambiare il favore. Non appena gli ho infilato il mio membro dentro, l'eccitazione è schizzata alle stelle. Abbiamo iniziato a spingere con un ritmo forte, serrato, senza freni. La foga era tale che, arrivati al culmine, ci siamo svuotati insieme con un sospiro liberatorio, lasciandoci cadere sul letto esausti e appagati.
È stato a quel punto che la situazione ha preso una piega completamente assurda.
Siamo rimasti immobili per qualche secondo a riprendere fiato. Poi ho provato a tirarmi indietro per sfilarmelo, ma niente. Il mio cazzo non si muoveva di un millimetro.
"Dai, staccati che mi sta venendo un crampo alla gamba..." ha detto Lello con una risatina affannata.
"Guarda che ci sto provando... ma non viene via!" gli ho risposto, cominciando a sentire una stretta di panico allo stomaco.
Ho provato a tirare di nuovo, delicatamente, ma Lello ha emesso un gemito di dolore: "Ahi! Cazzo, piano! Mi sembra che mi strappi tutto!"
Ci siamo presi un secondo per capire cosa stesse succedendo. I suoi muscoli si erano contratti in modo spasmofilo attorno al mio membro, avvolgendolo in una morsa serrata e caldissima. Più provavamo a muoverci o a fare forza, più quella stretta involontaria si serrava, bloccandoci letteralmente uno dentro l'altro.
Eravamo rimasti incastrati.
Tutti i tentativi successivi sono stati del tutto vani. Abbiamo provato a cambiare posizione: ci siamo girati di fianco con mille cautele, ma il dolore per entrambi era insopportabile a ogni minimo movimento. Abbiamo provato a far scivolare un po' di olio dal comodino lungo la giunzione, sperando che aiutasse a farmi scivolare fuori, ma la morsa interiore di Lello non accennava a rilassarsi.
Abbiamo resistito per un’altra ora intera, immobili sul letto in posizioni assurde mentre i crampi e l'intorpidimento ci divoravano le gambe. Abbiamo provato a fare respiri profondi, a rilassarci, persino a pensare a cose noiose per far scendere l'erezione e la contrazione, ma niente: la morsa non cedeva di un millimetro e il dolore a ogni minimo spostamento diventava insopportabile.
Eravamo lì, nudi nel mezzo del letto, sudati, completamente bloccati a tenaglia e con i muscoli che iniziavano a farci male.
"Oh cazzo..." ha detto Lello, appoggiando la testa sul cuscino con gli occhi sbarrati per lo sconforto. "Qui non si stacca niente. Non ci resta che chiamare un'ambulanza."
Ci siamo guardati negli occhi con una miscela di panico e imbarazzo puro. "Un'ambulanza?!" gli ho sussurrato io con la voce che tremava. "E chi ce l'ha il coraggio di chiamare i soccorsi e farsi trovare così dai medici?!"
Alla fine, coperti di sudore e con la dignità ormai sotto i piedi, ci siamo arresi all'evidenza. Era rimasta davvero l'unica soluzione possibile.
Con una fatica immane, allungando il braccio senza distorcere il bacino, sono riuscito ad afferrare il telefono sul comodino e ho digitato il numero d'emergenza. Ho messo il vivavoce e l'ho appoggiato sul cuscino tra le nostre teste.
Al primo squillo il cuore mi batteva così forte nel petto che temevo potesse sentirlo anche Lello.
"112 Centrale Operativa, qual è l'emergenza?" ha risposto la voce calma e professionale di un operatore.
Lello ha chiuso gli occhi per la vergogna, nascondendo la faccia nel cuscino. Ho preso un respiro profondo, cercando di mantenere la voce più ferma e seria possibile:
"Sì... buonasera. Guardi, abbiamo un problema medico piuttosto insolito e urgente. Io e il mio compagno siamo rimasti... incastrati durante un rapporto intimo. C'è stata una forte contrazione muscolare e non riusciamo più a staccarci. Abbiamo aspettato più di un'ora e provato di tutto, ma ci fa molto male e non c'è verso di liberarci."
Dall'altro capo della linea c'è stato un secondo di silenzio spiazzante, poi il rumore di tasti premuti su una tastiera.
"Ho capito signore, mantenga la calma," ha risposto l'operatore con un tono sorprendentemente neutro. "Non provate assolutamente a fare forza o a tirare per evitare lesioni ai tessuti. Sto inviando subito un'ambulanza al vostro indirizzo. I sanitari vi somministreranno un miorilassante per sciogliere la contrazione. Mi detti la via e il piano..."
Quando i paramedici sono entrati nella stanza, la tensione e l'imbarazzo erano alle stelle. Eravamo lì sul letto, nudi e incollati l'uno all'altro. Come se non bastasse l'assurdità del momento, tra i soccorritori c'era pure un ragazzo che conoscevo di vista, il che mi ha fatto morire di vergogna.
Nonostante la situazione, il personale sanitario si è dimostrato straordinariamente professionale: nessuna battuta, nessun sorrisetto, solo grande premura e competenza. Ci hanno spiegato che si trattava di una contrazione involontaria dei muscoli dello sfintere (uno spasmo muscolare) e ci hanno somministrato un miorilassante. Nel giro di pochi minuti, la muscolatura di Lello ha iniziato a distendersi e ci siamo potuti staccare in totale sicurezza.
Una volta rivestiti e con i sanitari che stavano raccogliendo la borsa dei soccorsi, la signora del piano di sopra — attirata dalle luci lampeggianti e dal trambusto — si è affacciata alla porta lasciata socchiusa, con gli occhi spalancati per la curiosità.
"Tutto bene ragazzi? Abbiamo visto l'ambulanza sotto... si è sentito male qualcuno?" ha chiesto preoccupata, sporgendosi verso il corridoio.
Lello, ancora rosso in viso ma cercando di mantenere un contegno, ha improvvisato al volo senza battere ciglio: "Sì, sì, signora Pina, stia tranquilla! Ho avuto una fortissima colica addominale improvvisa, un dolore lancinante che non mi faceva nemmeno piegare. Fortunatamente i sanitari sono stati velocissimi e mi hanno fatto una puntura per far passare lo spasmo."
La vicina ha tirato un sospiro di sollievo: "Ah, meno male! Le coliche sono una brutta bestia... L'importante è che ti sia ripreso!" ed è tornata verso il suo appartamento, del tutto appagata dalla spiegazione.
Terminato l'intervento dei sanitari e richiusa la porta, tra di noi è scesa una freddezza assoluta, dettata dal peso dell'imbarazzo e dallo stress della serata. Io me ne sono tornato a casa mia con la ferma convinzione di voler mettere una lunghissima pausa a quel tipo di pratiche.
Dopo qualche giorno di silenzio per far decantare l'accaduto, siamo tornati a sentirci. Lello mi ha spiegato che la sua reazione era dovuta unicamente alla grande vergogna per quanto accaduto e al dolore provato per via del blocco muscolare. Mi ha confidato che per il momento non se la sente proprio di prenderlo di nuovo e preferisce evitare il ruolo passivo. Mi ha però proposto di continuare a vederci dandomi il suo cazzo, lasciando che sia io a prenderlo fino a quando non si sentirà di nuovo pronto a riprovarci. Io ho accettato volentieri la proposta, ritrovando la nostra intesa senza alcuna pressione.
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