Dopo il 30esimo giorno
scritto il 2026-10-23 tempo di lettura 4 min
di
minkanku91
genere
etero
cura
A+
Tutto è iniziato durante una cena in compagnia. L'atmosfera era rilassata, ma tra me e Alba la tensione si tagliava con il coltello. A un certo punto, la situazione si è sbloccata da sola: i nostri amici si sono accorti che avevamo comprato solo vino rosso e sono usciti tutti insieme per andare a cercare del vino bianco fresco.
Eravamo rimasti soli. Complice il caldo opprimente di quel momento, Alba aveva esclamato di non farcela più e, con una naturalezza disarmante, si era sfilata il reggiseno direttamente sotto la maglietta. A quel punto, con i sensi all'erta e l'occasione servita su un piatto d'argento, le avevo detto senza esitazioni: "Fammi vedere le tette".
Lei mi aveva risposto con un sorriso sornione, tirando un po' la corda. Ma quando meno me lo aspettavo, rompendo gli indugi, si era sollevata la maglietta di scatto per una frazione di secondo. Erano bellissime. E mentre cercavo di spingermi oltre chiedendole di poterle baciare, le voci degli amici che rientravano con le bottiglie avevano chiuso bruscamente quella parentesi.
La partita, però, era appena iniziata. Quando ne avevamo avuto l'occasione, ero tornato alla carica. La sua risposta aveva alzato la posta in gioco in modo imprevedibile:
«Per fartele baciare devi diventare il mio boyfriend, e dopo un mese potrai farlo».
Un test bello e buono, un capriccio bizzarro studiato per tenermi sulle spine. Ma la mia risposta l'aveva spiazzata: "Posso aspettare anche un anno se vuoi".
Accettare quel gioco significava entrare nelle sue regole, ma farlo con la giusta dose di sfrontatezza e controllo. Ero diventato ufficialmente il suo boyfriend, pronto a condurre il gioco alle mie condizioni.
La teoria del mese di attesa, tuttavia, ha fatto i conti con la chimica reale. Appena una settimana dopo essere diventato il suo ragazzo, durante un lungo e infuocato bacio, la situazione è degenerata rapidamente: lei mi ha poggiato la mano sul pacco e io ho infilato la mia sotto le sue mutandine. Nel giro di pochi minuti mi sono ritrovato a testa in giù, con la lingua affondata avidamente sulla sua fica, facendola ansimare, per poi penetrarla non appena era pronta.
Ma c'era un dettaglio surreale, l'emblema di questa relazione: la maglia restava rigorosamente indossata. Che la prendessi da davanti o da dietro, che fossimo nel pieno della passione o travolti dal ritmo, quel capo d'abbigliamento rimaneva al suo posto, baluardo intoccabile del divieto di toccare o baciare il suo seno. Una coerenza ferrea che è andata avanti esattamente per trenta giorni.
Arrivati al trentesimo giorno esatto, il conto alla rovescia è terminato.
Ironia della sorte, Alba aveva il ciclo. Con mossa teatrale, si è tolta finalmente la maglietta di sua spontanea volontà e ha pronunciato le parole che aspettavo: "Sono tutte tue". Per la prima volta ho potuto leccare e baciare quel seno agognato per un mese intero, perdendomi in quell'attesa finalmente ripagata.
Subito dopo, mi ha slacciato i pantaloni e mi ha preso in bocca, regalandomi un pompino eccellente. Ma proprio sul più bello, quando stavo per venire, ho dato prova di un autocontrollo ferreo: ho sfilato il cazzo evitandole la venuta in bocca. Un gesto di lucidità e rispetto che l'ha colpita profondamente, al punto da farle esclamare entusiasta: "Domani lo facciamo anale".
Il giorno dopo, mantenendo fede alla promessa, i preliminari sono ripartiti dall'oralità per poi culminare in un passo nuovo: per la prima volta si è spogliata completamente, mettendosi alla pecorina. L'impatto, lo ammetto, è stato singolare — la sensazione era quella di un varco talmente vissuto da sembrare segnato da due guerre mondiali — ma la sessione è andata avanti dritta per la sua strada, intensa e senza esitazioni.
Sapevo perfettamente con chi avevo a che fare: una ragazza volatile, capace di mettermi da parte dall'oggi al domani per un altro se le circostanze fossero cambiate. Ma non cercavo certo promesse eterne. Fino a quel momento, mi sono goduto ogni singolo istante, piegando le sue regole al mio volere e prendendomi tutto il piacere possibile con la massima lucidità strategica.
Alla fine vengo dentro il culo, e scarico tutta la tensione accumulata e chiudo il cerchio esattamente come avevo pianificato, mantenendo sempre quel distacco mentale che mi ha permesso di godermi ogni singolo momento senza farmi mai coinvolgere troppo.
Eravamo rimasti soli. Complice il caldo opprimente di quel momento, Alba aveva esclamato di non farcela più e, con una naturalezza disarmante, si era sfilata il reggiseno direttamente sotto la maglietta. A quel punto, con i sensi all'erta e l'occasione servita su un piatto d'argento, le avevo detto senza esitazioni: "Fammi vedere le tette".
Lei mi aveva risposto con un sorriso sornione, tirando un po' la corda. Ma quando meno me lo aspettavo, rompendo gli indugi, si era sollevata la maglietta di scatto per una frazione di secondo. Erano bellissime. E mentre cercavo di spingermi oltre chiedendole di poterle baciare, le voci degli amici che rientravano con le bottiglie avevano chiuso bruscamente quella parentesi.
La partita, però, era appena iniziata. Quando ne avevamo avuto l'occasione, ero tornato alla carica. La sua risposta aveva alzato la posta in gioco in modo imprevedibile:
«Per fartele baciare devi diventare il mio boyfriend, e dopo un mese potrai farlo».
Un test bello e buono, un capriccio bizzarro studiato per tenermi sulle spine. Ma la mia risposta l'aveva spiazzata: "Posso aspettare anche un anno se vuoi".
Accettare quel gioco significava entrare nelle sue regole, ma farlo con la giusta dose di sfrontatezza e controllo. Ero diventato ufficialmente il suo boyfriend, pronto a condurre il gioco alle mie condizioni.
La teoria del mese di attesa, tuttavia, ha fatto i conti con la chimica reale. Appena una settimana dopo essere diventato il suo ragazzo, durante un lungo e infuocato bacio, la situazione è degenerata rapidamente: lei mi ha poggiato la mano sul pacco e io ho infilato la mia sotto le sue mutandine. Nel giro di pochi minuti mi sono ritrovato a testa in giù, con la lingua affondata avidamente sulla sua fica, facendola ansimare, per poi penetrarla non appena era pronta.
Ma c'era un dettaglio surreale, l'emblema di questa relazione: la maglia restava rigorosamente indossata. Che la prendessi da davanti o da dietro, che fossimo nel pieno della passione o travolti dal ritmo, quel capo d'abbigliamento rimaneva al suo posto, baluardo intoccabile del divieto di toccare o baciare il suo seno. Una coerenza ferrea che è andata avanti esattamente per trenta giorni.
Arrivati al trentesimo giorno esatto, il conto alla rovescia è terminato.
Ironia della sorte, Alba aveva il ciclo. Con mossa teatrale, si è tolta finalmente la maglietta di sua spontanea volontà e ha pronunciato le parole che aspettavo: "Sono tutte tue". Per la prima volta ho potuto leccare e baciare quel seno agognato per un mese intero, perdendomi in quell'attesa finalmente ripagata.
Subito dopo, mi ha slacciato i pantaloni e mi ha preso in bocca, regalandomi un pompino eccellente. Ma proprio sul più bello, quando stavo per venire, ho dato prova di un autocontrollo ferreo: ho sfilato il cazzo evitandole la venuta in bocca. Un gesto di lucidità e rispetto che l'ha colpita profondamente, al punto da farle esclamare entusiasta: "Domani lo facciamo anale".
Il giorno dopo, mantenendo fede alla promessa, i preliminari sono ripartiti dall'oralità per poi culminare in un passo nuovo: per la prima volta si è spogliata completamente, mettendosi alla pecorina. L'impatto, lo ammetto, è stato singolare — la sensazione era quella di un varco talmente vissuto da sembrare segnato da due guerre mondiali — ma la sessione è andata avanti dritta per la sua strada, intensa e senza esitazioni.
Sapevo perfettamente con chi avevo a che fare: una ragazza volatile, capace di mettermi da parte dall'oggi al domani per un altro se le circostanze fossero cambiate. Ma non cercavo certo promesse eterne. Fino a quel momento, mi sono goduto ogni singolo istante, piegando le sue regole al mio volere e prendendomi tutto il piacere possibile con la massima lucidità strategica.
Alla fine vengo dentro il culo, e scarico tutta la tensione accumulata e chiudo il cerchio esattamente come avevo pianificato, mantenendo sempre quel distacco mentale che mi ha permesso di godermi ogni singolo momento senza farmi mai coinvolgere troppo.
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minkanku91
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