La penna e poi...
di
minkanku91
genere
gay
Eravamo a metà mattina, durante un'ora di spiegazione particolarmente pesante. Aprii lo zaino per prendere appunti, ma mi resi conto di non avere nemmeno una penna nel mio astuccio. Mi girai verso il mio compagno di banco, che se ne stava appoggiato allo schienale con un'aria sfacciata, facendo rotolare la sua biro tra le dita.
"Prestami una penna," gli sussurrai piano per non farmi sentire dal professore.
Lui si girò lentamente, mi guardò dall'alto in basso con un sorrisetto provocatorio e inclinò la testa.
"Te la presto," mormorò avvicinandosi al mio orecchio, "ma solo a una condizione: che te la infili nel culo davanti a me."
Pensavo stesse scherzando, ma il suo sguardo rimase serio e fisso sul mio. Un brivido improvviso mi attraversò la schiena. La provocazione mi accese e il desiderio di stare al suo gioco fu più forte di qualsiasi esitazione. Chiesi di andare in bagno e lui si alzò subito dopo di me.
Ci chiudemmo in una delle cabine dei bagni della scuola, lontani da sguardi indiscreti. Mi ordinò di abbassarmi pantaloni e mutande e di piegarmi in avanti appoggiando le mani alle piastrelle fredde della parete. Senza fare una piega, davanti ai suoi occhi attentissimi, presi la penna e me la infilai nel sedere, lasciando che lui si godesse la scena della mia totale obbedienza prima di darmela per la lezione.
Il pomeriggio dopo, a casa, stavo per rimettermi sui libri ma non riuscivo più a trovare il mio manuale di storia. Capii subito che il mio compagno di banco lo aveva infilato per sbaglio nello zaino insieme al suo prima di uscire da scuola. Decisi di andare direttamente a casa sua per riprendermelo.
Quando mi aprì la porta, mi fece strada verso la sua camera. Il mio libro era appoggiato sulla sua scrivania, ma la mia attenzione fu catturata subito da un altro dettaglio: tra le mani teneva una stilografica bellissima, di metallo lucido e pesante, che faceva girare con le dita.
Mi guardò con un sorrisetto furbo, ricordando perfettamente cosa era successo il giorno prima a scuola.
"Dai," disse facendosi da parte, "dato che sei qui fatti infilare qualcosa nel culo."
Guardai quella stilografica così elegante e non riuscii a trattenermi. "Solo se me la regali," gli risposi senza esitare.
Lui accettò il patto con un cenno del capo, ma poi guardò meglio la stilografica: era troppo sottile e poco adatta allo scopo. Si guardò intorno e prese dalla mensola una spazzola per capelli con un manico di plastica rigida, liscio e di diametro perfetto.
Si sedette sulla sua sedia da PC. Mi ordinò di mettermi in piedi davanti a lui, svestito dalla vita in giù, con le mani appoggiate sul bordo della scrivania. Applicò della crema idratante sul manico e, rimanendo seduto, mi infilò la spazzola da dietro, muovendola con un ritmo lento e metodico mentre io tenevo le mani ancorate al tavolo.
Quando sfilò la spazzola, si sbottonò i pantaloni, tirò fuori il cazzo e mi fece segno di abbassarmi. Per giunta, gli feci anche una sega con la mano, stringendolo e accompagnando il suo ritmo fino a farlo venire, confermando la mia totale disponibilità verso di lui.
A quel punto, dentro di me era scattato qualcosa. La vergogna iniziale era sparita del tutto: ormai volevo solo quella cosa, mi piaceva da morire giocare al sesso con lui e sottostare alle sue regole.
La volta successiva che andai a casa sua, sapevo già esattamente cosa sarebbe successo. La porta della stanza venne chiusa a chiave e mi feci trovare pronto. Ma prima di passare al fatto finale, avevamo ancora voglia di giocare: mi rimisi in posizione e mi feci infilare nuovamente la spazzola con abbondante crema, lasciando che il manico di plastica preparasse il mio corpo e accendesse l'attesa.
Dopo avermi scaldato a dovere con la spazzola, la mise da parte e si spogliò del tutto. Si mise su di me sul letto, si distribuì altra crema e puntò direttamente all'ingresso. Quando spiccò la spinta con decisione, il mio corpo cedette all'istante: il suo cazzo scivolò dentro di me fino in fondo con estrema fluidità, riempiendomi del tutto.
Iniziò a spingere con un ritmo profondo e costante, mentre io mi abbandonavo completamente ai suoi movimenti sui lenzuoli, felice di essermi fatto scopare da lui e di aver trasformato quel semplice prestito di una penna nel nostro personale e insaziabile gioco.
"Prestami una penna," gli sussurrai piano per non farmi sentire dal professore.
Lui si girò lentamente, mi guardò dall'alto in basso con un sorrisetto provocatorio e inclinò la testa.
"Te la presto," mormorò avvicinandosi al mio orecchio, "ma solo a una condizione: che te la infili nel culo davanti a me."
Pensavo stesse scherzando, ma il suo sguardo rimase serio e fisso sul mio. Un brivido improvviso mi attraversò la schiena. La provocazione mi accese e il desiderio di stare al suo gioco fu più forte di qualsiasi esitazione. Chiesi di andare in bagno e lui si alzò subito dopo di me.
Ci chiudemmo in una delle cabine dei bagni della scuola, lontani da sguardi indiscreti. Mi ordinò di abbassarmi pantaloni e mutande e di piegarmi in avanti appoggiando le mani alle piastrelle fredde della parete. Senza fare una piega, davanti ai suoi occhi attentissimi, presi la penna e me la infilai nel sedere, lasciando che lui si godesse la scena della mia totale obbedienza prima di darmela per la lezione.
Il pomeriggio dopo, a casa, stavo per rimettermi sui libri ma non riuscivo più a trovare il mio manuale di storia. Capii subito che il mio compagno di banco lo aveva infilato per sbaglio nello zaino insieme al suo prima di uscire da scuola. Decisi di andare direttamente a casa sua per riprendermelo.
Quando mi aprì la porta, mi fece strada verso la sua camera. Il mio libro era appoggiato sulla sua scrivania, ma la mia attenzione fu catturata subito da un altro dettaglio: tra le mani teneva una stilografica bellissima, di metallo lucido e pesante, che faceva girare con le dita.
Mi guardò con un sorrisetto furbo, ricordando perfettamente cosa era successo il giorno prima a scuola.
"Dai," disse facendosi da parte, "dato che sei qui fatti infilare qualcosa nel culo."
Guardai quella stilografica così elegante e non riuscii a trattenermi. "Solo se me la regali," gli risposi senza esitare.
Lui accettò il patto con un cenno del capo, ma poi guardò meglio la stilografica: era troppo sottile e poco adatta allo scopo. Si guardò intorno e prese dalla mensola una spazzola per capelli con un manico di plastica rigida, liscio e di diametro perfetto.
Si sedette sulla sua sedia da PC. Mi ordinò di mettermi in piedi davanti a lui, svestito dalla vita in giù, con le mani appoggiate sul bordo della scrivania. Applicò della crema idratante sul manico e, rimanendo seduto, mi infilò la spazzola da dietro, muovendola con un ritmo lento e metodico mentre io tenevo le mani ancorate al tavolo.
Quando sfilò la spazzola, si sbottonò i pantaloni, tirò fuori il cazzo e mi fece segno di abbassarmi. Per giunta, gli feci anche una sega con la mano, stringendolo e accompagnando il suo ritmo fino a farlo venire, confermando la mia totale disponibilità verso di lui.
A quel punto, dentro di me era scattato qualcosa. La vergogna iniziale era sparita del tutto: ormai volevo solo quella cosa, mi piaceva da morire giocare al sesso con lui e sottostare alle sue regole.
La volta successiva che andai a casa sua, sapevo già esattamente cosa sarebbe successo. La porta della stanza venne chiusa a chiave e mi feci trovare pronto. Ma prima di passare al fatto finale, avevamo ancora voglia di giocare: mi rimisi in posizione e mi feci infilare nuovamente la spazzola con abbondante crema, lasciando che il manico di plastica preparasse il mio corpo e accendesse l'attesa.
Dopo avermi scaldato a dovere con la spazzola, la mise da parte e si spogliò del tutto. Si mise su di me sul letto, si distribuì altra crema e puntò direttamente all'ingresso. Quando spiccò la spinta con decisione, il mio corpo cedette all'istante: il suo cazzo scivolò dentro di me fino in fondo con estrema fluidità, riempiendomi del tutto.
Iniziò a spingere con un ritmo profondo e costante, mentre io mi abbandonavo completamente ai suoi movimenti sui lenzuoli, felice di essermi fatto scopare da lui e di aver trasformato quel semplice prestito di una penna nel nostro personale e insaziabile gioco.
3
voti
voti
valutazione
5
5
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Il risarcimento
Commenti dei lettori al racconto erotico