Al centro dell'attenzione

scritto il 2026-10-15 tempo di lettura 6 min

di
genere
gay
cura
B+

Non avevamo preso le precauzioni necessarie io e Feffo e ci appantavamo in uno stanzino, senza pensare di essere notati, il fine era sempre lo stesso, prendevo in mano il suo cazzo e gli facevo una sega.
Il segreto, in un contesto del genere, non poteva reggere a lungo. La stanzetta sul retro, quella che avevamo usato a più riprese io e Feffo, aveva una finestrella che dava sul corridoio di servizio. Pensavamo di essere al sicuro, nascosti dal trambusto e dalla fretta, ma evidentemente qualcuno aveva notato i nostri movimenti ripetuti e le nostre sparizioni.
​A sgamarci erano stati Antonio e Sergio. Quel giorno, mentre Feffo era già uscito e io mi stavo pulendo le mani, avevo notato due ombre fisse dietro i vetri smerigliati della finestrella. Ci avevano spiati dall'inizio alla fine, assistendo senza perdere un secondo a come gli stavo facendo una sega, catturati da ogni singolo movimento.
​Il giorno dopo, la resa dei conti non fu fatta di minacce o ricatti urlati, ma di una sfacciataggine che mi spiazzò. Durante la pausa, mentre ero seduto da solo, Antonio e Sergio si erano piantati uno alla mia destra e uno alla mia sinistra, bloccandomi sui lati con un sorrisetto furbo stampato in faccia. Non c'era bisogno di troppe parole: mi fecero capire chiaramente di aver visto tutto e pretesero lo stesso trattamento, lì, senza troppi complimenti.
​Circondato da quella pressione e con l'adrenalina che saliva, non avevo opposto resistenza. Avevo allungato le mani, infilandole nei loro pantaloni e iniziando a masturbarli entrambi contemporaneamente, alternando il ritmo e sentendoli gemere a bassa voce mentre si godevano le mie attenzioni.
​Quella prima volta, però, fu solo l'inizio di un'escalation inarrestabile. Con il passare del tempo, Antonio e Sergio non si erano più accontentati di un semplice favore manuale rubato nei momenti morti. La complicità tra di loro si era allargata, fatto sta che nel giro di poche settimane mi ritrovai circondato. Feffo, Antonio e Sergio erano diventati un terzetto fisso, le seghe le facevo volentieri ma il mio culo era diventato la meta ambita e contesa da tutti e tre. Ognuno di loro voleva la sua parte, trasformando le mie giornate in un vortice di richieste sempre più spinte e di incontri continui dove io ero l'unico, indiscusso centro dell'attenzione.
​Visto che erano tutti e tre cotti a fuoco lento, avevo deciso di trasformare la situazione in un business. Avevo lanciato la prima sfida a Feffo: la mia verginità in cambio di 300 euro, con la promessa che poi avrebbe potuto rifarlo gratis quando voleva. Subito dopo, avevo allargato il gioco ad Antonio e Sergio, mettendo su un'altra asta: 500 euro per la mia "verginità" al primo che si fosse mosso, e 300 euro per il secondo, ignari del fatto che con Feffo lo avessi già fatto.
​Il piano era filato liscio. Avevo incassato i 300 euro da Feffo dopo la nostra prima volta. Poi, tre giorni dopo, era stato il turno di Antonio: si era mosso per primo tra i due, mi aveva sganciato 500 euro tondi e mi aveva posseduto convinto di essere il primo in assoluto. Il giorno dopo era toccato a Sergio: arrivato secondo, aveva preteso di pagare la quota ridotta di 300 euro, aggiungendo però la condizione di un bel pompino come preliminare obbligatorio visto che ormai sapeva che non ero più illibato.
​Gasato da quel flusso di denaro e convinto di poter tirare ancora la corda, cercai di monetizzare ulteriormente, provando a organizzare una seconda scopata a pagamento anche con Antonio e Sergio. Ma fu lì che il mio castello di carte crollò di schianto: i due mi guardarono con un ghigno di superiorità e mi misero con le spalle al muro, ricattandomi senza pietà. Mi dissero chiaro e tondo che se avessi continuato a fare il prezioso, avrebbero sparso la voce in giro che davo il culo a pagamento a chiunque. E allora si che avrei trovato tanti clienti pronti a pagarmi.
​Preso alle strette, con il terrore di perdere il controllo e la reputazione, dovetti cedere di schianto, ritrovandomi alla loro totale mercé. Niente più tariffe, niente più regole: mi presero senza complimenti, trasformando quel pomeriggio in un'orgia di sudore e sottomissione. Finimmo insieme, stretti in una stanza, a darmela anima e corpo: mentre Antonio mi spingeva il cazzo in fondo al culo con una foga bestiale, facendomi gemere e sbattere contro il materasso, Sergio mi afferrava per i capelli costringendomi ad aprire la bocca e a ingoiare il suo membro fino a soffocarmi, alternandoci senza sosta in un ritmo forsennato.
​Quella che doveva essere una punizione o un ricatto si trasformò in un'esperienza di un'intensità devastante: quel piacere così grezzo, sporco e totale mi prese a tal punto che persi completamente la testa. Sentirmi usato in quel modo, preso davanti e dietro dai loro cazzi duri, mi eccitò oltre ogni limite, tanto che alla fine, ansimante e completamente svuotato ma elettrizzato, finii non solo per accettare la situazione, ma per metter d'accordo tutti e due e programmare subito un altro incontro.
​La chiusura perfetta e beffarda di questo giro arrivò appena due giorni dopo, quando mi rividi con Feffo. Lui mi guardava con quell'aria soddisfatta, convinto di avere chissà quale esclusività e di essere il mio preferito. Era totalmente all'oscuro di tutto: ignorava completamente che nel frattempo me l'ero spassata con Antonio e Sergio per ben due volte, subendo i loro corpi insieme, prendendomi i loro cazzi in culo e ingoiando il loro sperma con la bocca.
​E la beffa più ironica e perversa, mentre lo guardavo sorridendogli in faccia, era proprio quella: mentre agli altri avevo dato tutto, concedendo loro ogni orifizio e sottomettendomi ai loro affondi più duri, il cazzo di Feffo — colui che aveva dato il via a tutto — non l'avevo mai succhiato nemmeno una volta.
​E mentre la tensione tra di noi era ancora alle stelle, non persi un attimo: voltai le spalle a Feffo, mi calai i pantaloni e mi misi in posizione, offrendogli il culo senza bisogno che dicesse una sola parola.
​Lui, colto di sorpresa ma immediatamente arrapato da quella sottomissione così esplicita e spontanea, non se lo fece ripetere due volte. Mi prese con foga, spingendo con forza dentro di me mentre io mi lasciavo andare a quel ritmo familiare, godendomi ogni singola spinta fino a quando non sentii il suo calore invadermi, con Feffo che venne dentro di me con un gemito profondo.
​Ero ancora ansimante, con i muscoli indolensiti e la mente ancora annebbiata da tutto il sesso accumulato in quei giorni, quando, sentendo il brivido di quella carica addosso e la voglia matta di non smettere mai, mi girai verso di lui con un ghigno malizioso e gli proposi subito il bis.
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