Tale padre tale figlio
scritto il 2026-10-05 tempo di lettura 5 min
di
minkanku91
genere
gay
cura
A+
La cena in famiglia si stava trascinando ormai da ore e la seconda bottiglia di vino rosso sul tavolo era quasi terminata. Mio zio, visibilmente brillo e con gli occhi lucidi per l'alcol, si lasciò andare a un sorriso nostalgico mentre ci raccontava aneddoti strampalati della sua giovinezza. Tra una risata e l'altra, gli scappò una confessione del tutto inaspettata: da ragazzo, dopo una festa, si era fatto un altro giovane del paese.
Trattenemmo a stento le risate e creammo un clima di complicità per farlo parlare. Lo incalzammo con insistenza, chiedendogli dettagli, finché, dopo essersi guardato attorno con finta circospezione, sussurrò il nome del ragazzo: Fausto.
A quella parola mi si gelò il sangue nelle vene. Fausto era il padre di Claudio, il mio migliore amico. Ma sopra ogni cosa, Claudio era il ragazzo con cui da mesi portavo avanti una storia segreta e travolgente. Sentire che mio zio era stato con il padre di Claudio creò nella mia testa un corto circuito immediato. Mio zio liquidò il fatto ridacchiando, dicendo che per lui era stata soltanto una bravata da ragazzi, un fatto isolato di una sola notte in cui aveva preso il comando e poi si era messo tutto alle spalle.
Mentre gli altri parenti continuavano a scherzare, la mia mente volò a Claudio. Mio zio si era vantato di averlo fatto con il signor Fausto una sola volta, mentre la storia tra me e suo figlio era qualcosa di ben più profondo, duraturo e articolato, costruito giorno per giorno attraverso complicità, dominazione e continui ribaltamenti di ruoli.
Tra tutti i ricordi con Claudio ne emerse uno in particolare, accaduto qualche tempo prima e che rappresentava la vera svolta del nostro rapporto. Eravamo al cinema insieme, seduti nelle ultime file di una sala semivuota durante un film pomeridiano. Il buio e l'isolamento avevano creato un'atmosfera subito carica di tensione erotica.
Durante la proiezioni, sentivo il suo corpo muoversi agitato sulla poltroncina accanto alla mia. A un certo punto Claudio, visibilmente eccitato, allungò la mano al buio, mi prese con decisione per il polso e guidò le mie dita verso le sue gambe, posandomi la mano direttamente sul suo cazzo duro sotto i pantaloni.
Fu un gesto forte, un messaggio chiarissimo: voleva qualcosa in più da me, cercava un'attenzione e un piacere che andassero oltre i nostri soliti schemi. Fino a quel momento, infatti, la mia abitudine era sempre stata quella di afferrare e stringere il suo cazzo soltanto mentre lo stavo penetrando a letto, usando la mano sulla sua asta per controllarne i movimenti, sentire le sue pulsazioni e dettare il ritmo della mia spinta.
Quella pomeriggio al cinema fu la primissima volta in cui presi in mano il suo cazzo da esterno, senza che lo stessi scopando. Nell'oscurità della sala gli sbottonai i pantaloni e lo tirai fuori. Le mie dita si chiusero attorno alla sua pelle calda e tesa; iniziai a fargli una sega completa, muovendo il palmo su e giù con colpi fluidi e decisi, sentendolo sussultare e trattenere il respiro a ogni scorrimento, finché non lo portai a venire del tutto nella mia mano prima che riaccendessero le luci.
Quell'episodio al cinema aveva cambiato le carte in tavola. Avevo capito che Claudio non voleva essere soltanto il soggetto passivo della mia dominazione, ma desiderava che tra noi ci fosse uno scambio reale. La volta successiva che ci vedemmo a casa sua, la nostra solita routine andò incontro a una svolta imprevista.
Iniziammo come al solito: lo feci mettere a pancia in giù sul letto, mi posizionai dietro di lui e lo presi da dietro. Gli immersi le dita tra le cosce per spalmarlo di lubrificante e poi spinsi il mio cazzo dentro di lui con decisione, afferrando contemporaneamente il suo cazzo duro con la mano per tenerlo stretto, guidare la sua risposta e impostare il ritmo del mio bacino. Fu un round intenso e profondo, scandito dai suoi gemiti e dalla mia presa salda.
Quando finimmo quel primo atto e ci stendemmo vicini sui lenzuoli a riprendere fiato, Claudio si girò a guardarmi. Non disse una parola, ma il suo sguardo era eloquente, carico di un'aspettativa che non potevo più ignorare. Voleva che toccasse a me.
Senza opporre alcuna resistenza, mi girai sul letto e mi misi a culo per lui, posizionandomi a pancia in giù sui cuscini. Sentire le sue mani che mi spalmavano la crema e poi la pressione della sua cappella che puntava al mio ingresso fu un colpo al cuore. Quando spinse per entrare e il suo cazzo mi riempì completamente, la sensazione di cedergli il controllo mi travolse. Si prese il mio corpo con la stessa foga con cui io prendevo il suo, muovendosi dentro di me con colpi profondi mentre io mi abbandonavo del tutto a quel ribaltamento di ruoli.
Riascoltando mio zio vantarsi al tavolo di aver fatto quell'unica esperienza con il padre di Claudio, sorrisi tra me e me. Mi resi conto di quanto le persone tendano a ripulire i propri racconti, nascondendo gli aspetti che considerano vulnerabili o meno gloriosi per preservare la propria immagine. Mio zio giurava di essere stato l'unico a dominare e che per lui era finita lì, ma ero quasi certo che tra lui e il signor Fausto fosse successo esattamente ciò che era accaduto a me e Claudio: un gioco di potere continuo in cui le parti prima o poi si invertono.
Dopotutto, era la stessa bugia che avrei raccontato io. Se un giorno, davanti a un bicchiere di vino, mi fossi ritrovato a parlare della mia storia con Claudio, avrei detto con sfacciataggine che mi facevo un ragazzo, evitando con cura di ammettere che, da un giorno qualunque in poi, avevo iniziato a prenderlo nel culo da lui e ci avevo provato un piacere mai provato prima.
Trattenemmo a stento le risate e creammo un clima di complicità per farlo parlare. Lo incalzammo con insistenza, chiedendogli dettagli, finché, dopo essersi guardato attorno con finta circospezione, sussurrò il nome del ragazzo: Fausto.
A quella parola mi si gelò il sangue nelle vene. Fausto era il padre di Claudio, il mio migliore amico. Ma sopra ogni cosa, Claudio era il ragazzo con cui da mesi portavo avanti una storia segreta e travolgente. Sentire che mio zio era stato con il padre di Claudio creò nella mia testa un corto circuito immediato. Mio zio liquidò il fatto ridacchiando, dicendo che per lui era stata soltanto una bravata da ragazzi, un fatto isolato di una sola notte in cui aveva preso il comando e poi si era messo tutto alle spalle.
Mentre gli altri parenti continuavano a scherzare, la mia mente volò a Claudio. Mio zio si era vantato di averlo fatto con il signor Fausto una sola volta, mentre la storia tra me e suo figlio era qualcosa di ben più profondo, duraturo e articolato, costruito giorno per giorno attraverso complicità, dominazione e continui ribaltamenti di ruoli.
Tra tutti i ricordi con Claudio ne emerse uno in particolare, accaduto qualche tempo prima e che rappresentava la vera svolta del nostro rapporto. Eravamo al cinema insieme, seduti nelle ultime file di una sala semivuota durante un film pomeridiano. Il buio e l'isolamento avevano creato un'atmosfera subito carica di tensione erotica.
Durante la proiezioni, sentivo il suo corpo muoversi agitato sulla poltroncina accanto alla mia. A un certo punto Claudio, visibilmente eccitato, allungò la mano al buio, mi prese con decisione per il polso e guidò le mie dita verso le sue gambe, posandomi la mano direttamente sul suo cazzo duro sotto i pantaloni.
Fu un gesto forte, un messaggio chiarissimo: voleva qualcosa in più da me, cercava un'attenzione e un piacere che andassero oltre i nostri soliti schemi. Fino a quel momento, infatti, la mia abitudine era sempre stata quella di afferrare e stringere il suo cazzo soltanto mentre lo stavo penetrando a letto, usando la mano sulla sua asta per controllarne i movimenti, sentire le sue pulsazioni e dettare il ritmo della mia spinta.
Quella pomeriggio al cinema fu la primissima volta in cui presi in mano il suo cazzo da esterno, senza che lo stessi scopando. Nell'oscurità della sala gli sbottonai i pantaloni e lo tirai fuori. Le mie dita si chiusero attorno alla sua pelle calda e tesa; iniziai a fargli una sega completa, muovendo il palmo su e giù con colpi fluidi e decisi, sentendolo sussultare e trattenere il respiro a ogni scorrimento, finché non lo portai a venire del tutto nella mia mano prima che riaccendessero le luci.
Quell'episodio al cinema aveva cambiato le carte in tavola. Avevo capito che Claudio non voleva essere soltanto il soggetto passivo della mia dominazione, ma desiderava che tra noi ci fosse uno scambio reale. La volta successiva che ci vedemmo a casa sua, la nostra solita routine andò incontro a una svolta imprevista.
Iniziammo come al solito: lo feci mettere a pancia in giù sul letto, mi posizionai dietro di lui e lo presi da dietro. Gli immersi le dita tra le cosce per spalmarlo di lubrificante e poi spinsi il mio cazzo dentro di lui con decisione, afferrando contemporaneamente il suo cazzo duro con la mano per tenerlo stretto, guidare la sua risposta e impostare il ritmo del mio bacino. Fu un round intenso e profondo, scandito dai suoi gemiti e dalla mia presa salda.
Quando finimmo quel primo atto e ci stendemmo vicini sui lenzuoli a riprendere fiato, Claudio si girò a guardarmi. Non disse una parola, ma il suo sguardo era eloquente, carico di un'aspettativa che non potevo più ignorare. Voleva che toccasse a me.
Senza opporre alcuna resistenza, mi girai sul letto e mi misi a culo per lui, posizionandomi a pancia in giù sui cuscini. Sentire le sue mani che mi spalmavano la crema e poi la pressione della sua cappella che puntava al mio ingresso fu un colpo al cuore. Quando spinse per entrare e il suo cazzo mi riempì completamente, la sensazione di cedergli il controllo mi travolse. Si prese il mio corpo con la stessa foga con cui io prendevo il suo, muovendosi dentro di me con colpi profondi mentre io mi abbandonavo del tutto a quel ribaltamento di ruoli.
Riascoltando mio zio vantarsi al tavolo di aver fatto quell'unica esperienza con il padre di Claudio, sorrisi tra me e me. Mi resi conto di quanto le persone tendano a ripulire i propri racconti, nascondendo gli aspetti che considerano vulnerabili o meno gloriosi per preservare la propria immagine. Mio zio giurava di essere stato l'unico a dominare e che per lui era finita lì, ma ero quasi certo che tra lui e il signor Fausto fosse successo esattamente ciò che era accaduto a me e Claudio: un gioco di potere continuo in cui le parti prima o poi si invertono.
Dopotutto, era la stessa bugia che avrei raccontato io. Se un giorno, davanti a un bicchiere di vino, mi fossi ritrovato a parlare della mia storia con Claudio, avrei detto con sfacciataggine che mi facevo un ragazzo, evitando con cura di ammettere che, da un giorno qualunque in poi, avevo iniziato a prenderlo nel culo da lui e ci avevo provato un piacere mai provato prima.
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