Io e il figlio della signora dei dolci
scritto il 2026-11-05 tempo di lettura 5 min
di
minkanku91
genere
Gay
cura
A
La pioggia batteva fitta sui vetri della biblioteca universitaria, trasformando il pomeriggio in un'interminabile attesa grigia. Eravamo solo io e Lorenzo, chiusi nell'archivio al piano interrato per catalogare vecchi testi di filosofia che nessuno apriva da decenni. Lorenzo era il classico tipo che sembrava vivere in un mondo tutto suo: silenzioso, elegante nei movimenti, con uno sguardo che sfuggiva sempre prima del contatto visivo diretto.
Fino a quel momento, tra di noi c'erano stati solo scambi formali, qualche battuta sussurrata per rompere il silenzio della sala studio e la sensazione latente che ci fosse qualcosa di irrisolto nell'aria.
Quel pomeriggio, mentre cercavo di sistemare un pesante faldone sullo scaffale più alto, la scala a pioli ha ceduto di un centimetro. Per istinto ho perso l'equilibrio, e Lorenzo mi ha afferrato al volo per i fianchi, tirandomi contro il suo petto per evitare che cadessi.
Siamo rimasti così, bloccati in quello spazio angusto tra gli scaffali di legno e l'odore della carta vecchia. I nostri corpi erano a pochi millimetri di distanza. Il suo respiro era caldo contro il mio collo, e invece di indietreggiare, nessuno dei due si è mosso.
Ci siamo rifugiati nello stanzino di servizio in fondo al corridoio, dove le scope e i secchi lasciavano appena lo spazio per muoversi. Lì, al riparo da sguardi indiscreti, le inibizioni sono crollate. Lorenzo ha perso la sua aria composta: mi ha spinto contro la parete piastrellata, e ben presto ci siamo ritrovati a spogliarci in quello spazio ristretto.
Ero stato io, per primo, a prenderlo in mano e a segarlo con decisione, guardandolo negli occhi mentre il ritmo accelerava, finché non era venuto copiosamente proprio nelle mie mani, lasciandomi la pelle calda e appiccicosa. Ma non era finita lì. Subito dopo era stato lui a iniziare con le mani su di me, prima di chinarsi e prenderlo in bocca. Quel contatto così diretto, il calore delle sue labbra e della sua lingua mi avevano fatto venire i brividi lungo tutta la schiena, spezzandomi il respiro.
Anche se quel giorno ci siamo solo masturbarci a vicenda, era assolutamente chiara la direzione che avrebbe preso quel rapporto.
Tuttavia, proprio sul più bello, mentre la tensione era al culmine, la magia si è spezzata nel modo più brutale. Una voce femminile ha tagliato il silenzio, chiamandolo a gran voce: «Lorenzo!».
Lui si è bloccato di colpo, con gli occhi sbarrati dal panico. Con il fiato corto, si è tirato su alla rinfusa, farfugliando che doveva scappare, e si è precipitato fuori dalla porta, lasciandomi lì da solo nello stanzino, con il cuore a mille e il sapore di quel momento interrotto a metà.
Nei giorni e nelle settimane successive, ogni volta che rimettevo piede in biblioteca, l'occhio cadeva automaticamente verso quello stanzino in fondo al corridoio. Speravo disperatamente di reincontrarlo, di riannodare quel filo spezzato, ma neppure l'ombra. Lorenzo sembrava essere svanito nel nulla, lasciando quell'incontro sospeso in un silenzio definitivo.
L'assenza di Lorenzo aveva lasciato un vuoto che alimentava fantasie sempre più spinte. Avevo iniziato a masturbarmi pensando a lui, non limitandomi ai gesti soliti, ma cercando sensazioni nuove, spingendomi a esplorare il mio corpo infilandomi il manico di una spazzola nel culo, cercando in quel contatto freddo e rigido l'eco di ciò che desideravo.
Un giorno, mentre ero in bagno a farmi la barba con la solita spazzola infilata nel culo, avevo colpevolmente dimenticato di chiudere la porta. D'improvviso la porta si è aperta: è entrato un ragazzo, preso da un improvviso e urgente attacco di diarrea, che si è fiondato a sedersi sul water senza neppure guardare chi ci fosse. Preso dal panico, ho cercato di togliermi la spazzola dal culo il più in fretta possibile, facendola cadere accidentalmente sul pavimento. Ma lui l'aveva vista.
Ho riconosciuto subito chi era: il figlio della signora che preparava i dolci insieme a mia madre durante le feste.
Mentre si ripuliva in piedi, ho notato che aveva il cazzo in piena erezione. Senza dire una parola, si è avvicinato, si è chinato a raccogliere la spazzola da terra e, con un gesto deciso, me l'ha ricacciata dentro il culo, sussurrando con voce roca: «Quello era il suo posto».
Ha iniziato a muovere la spazzola su e giù all'interno del mio ano, facendomi fremere, mentre con l'altra mano mi stringeva e mi faceva una sega fino a far venire me. Poi, con un movimento rapido, ha sfilato la spazzola e, senza darmi il tempo di riprendere fiato, mi ha girato di scatto, costringendomi a puntare le mani contro il lavandino. Con un unico affondo profondo è entrato dentro di me, spingendo con un ritmo incalzante e animalesco. Quando è venuto, quasi quasi mi è dispiaciuto: avrei voluto che pompasse ancora il mio culo.
Dovevo aspettare le prossime feste per rivederlo, almeno quattro lunghi mesi. Nel frattempo, ho provato a cercare Lorenzo ma senza fortuna, mentre quella spazzola è diventata la mia sola compagnia.
Alla fine, quei mesi passarono in fretta e il mio amichetto era tornato.
Mentre le nostre mamme incominciavano a fare i dolci, le nostre strade si sono incrociate di nuovo. Senza bisogno di parole, sapevamo cosa volevamo: ci siamo rifugiati nella mia stanza. Disteso nel letto, lui mi ha fatto mettere in posizione in modo che mi segasse e giocasse con la spazzola infilata nel mio culo. Quando sono venuto, mi sono messo subito nella posizione per ricevere il cazzo. L'ho sentito entrare e andare su e giù cento, mille volte, e poi è venuto dentro di me.
Siamo rimasti lì nudi, e gli ho detto: «Sono troppi quattro mesi senza te». Allora ha preso e mi ha nuovamente penetrato, travolgendoci ancora una volta.
Il tempo delle feste è volato via tra i dolci e gli sguardi rubati, e alla fine ci siamo dovuti salutare, sapendo che ci saremmo rivisti dopo quattro mesi, prima di Natale.
Fino a quel momento, tra di noi c'erano stati solo scambi formali, qualche battuta sussurrata per rompere il silenzio della sala studio e la sensazione latente che ci fosse qualcosa di irrisolto nell'aria.
Quel pomeriggio, mentre cercavo di sistemare un pesante faldone sullo scaffale più alto, la scala a pioli ha ceduto di un centimetro. Per istinto ho perso l'equilibrio, e Lorenzo mi ha afferrato al volo per i fianchi, tirandomi contro il suo petto per evitare che cadessi.
Siamo rimasti così, bloccati in quello spazio angusto tra gli scaffali di legno e l'odore della carta vecchia. I nostri corpi erano a pochi millimetri di distanza. Il suo respiro era caldo contro il mio collo, e invece di indietreggiare, nessuno dei due si è mosso.
Ci siamo rifugiati nello stanzino di servizio in fondo al corridoio, dove le scope e i secchi lasciavano appena lo spazio per muoversi. Lì, al riparo da sguardi indiscreti, le inibizioni sono crollate. Lorenzo ha perso la sua aria composta: mi ha spinto contro la parete piastrellata, e ben presto ci siamo ritrovati a spogliarci in quello spazio ristretto.
Ero stato io, per primo, a prenderlo in mano e a segarlo con decisione, guardandolo negli occhi mentre il ritmo accelerava, finché non era venuto copiosamente proprio nelle mie mani, lasciandomi la pelle calda e appiccicosa. Ma non era finita lì. Subito dopo era stato lui a iniziare con le mani su di me, prima di chinarsi e prenderlo in bocca. Quel contatto così diretto, il calore delle sue labbra e della sua lingua mi avevano fatto venire i brividi lungo tutta la schiena, spezzandomi il respiro.
Anche se quel giorno ci siamo solo masturbarci a vicenda, era assolutamente chiara la direzione che avrebbe preso quel rapporto.
Tuttavia, proprio sul più bello, mentre la tensione era al culmine, la magia si è spezzata nel modo più brutale. Una voce femminile ha tagliato il silenzio, chiamandolo a gran voce: «Lorenzo!».
Lui si è bloccato di colpo, con gli occhi sbarrati dal panico. Con il fiato corto, si è tirato su alla rinfusa, farfugliando che doveva scappare, e si è precipitato fuori dalla porta, lasciandomi lì da solo nello stanzino, con il cuore a mille e il sapore di quel momento interrotto a metà.
Nei giorni e nelle settimane successive, ogni volta che rimettevo piede in biblioteca, l'occhio cadeva automaticamente verso quello stanzino in fondo al corridoio. Speravo disperatamente di reincontrarlo, di riannodare quel filo spezzato, ma neppure l'ombra. Lorenzo sembrava essere svanito nel nulla, lasciando quell'incontro sospeso in un silenzio definitivo.
L'assenza di Lorenzo aveva lasciato un vuoto che alimentava fantasie sempre più spinte. Avevo iniziato a masturbarmi pensando a lui, non limitandomi ai gesti soliti, ma cercando sensazioni nuove, spingendomi a esplorare il mio corpo infilandomi il manico di una spazzola nel culo, cercando in quel contatto freddo e rigido l'eco di ciò che desideravo.
Un giorno, mentre ero in bagno a farmi la barba con la solita spazzola infilata nel culo, avevo colpevolmente dimenticato di chiudere la porta. D'improvviso la porta si è aperta: è entrato un ragazzo, preso da un improvviso e urgente attacco di diarrea, che si è fiondato a sedersi sul water senza neppure guardare chi ci fosse. Preso dal panico, ho cercato di togliermi la spazzola dal culo il più in fretta possibile, facendola cadere accidentalmente sul pavimento. Ma lui l'aveva vista.
Ho riconosciuto subito chi era: il figlio della signora che preparava i dolci insieme a mia madre durante le feste.
Mentre si ripuliva in piedi, ho notato che aveva il cazzo in piena erezione. Senza dire una parola, si è avvicinato, si è chinato a raccogliere la spazzola da terra e, con un gesto deciso, me l'ha ricacciata dentro il culo, sussurrando con voce roca: «Quello era il suo posto».
Ha iniziato a muovere la spazzola su e giù all'interno del mio ano, facendomi fremere, mentre con l'altra mano mi stringeva e mi faceva una sega fino a far venire me. Poi, con un movimento rapido, ha sfilato la spazzola e, senza darmi il tempo di riprendere fiato, mi ha girato di scatto, costringendomi a puntare le mani contro il lavandino. Con un unico affondo profondo è entrato dentro di me, spingendo con un ritmo incalzante e animalesco. Quando è venuto, quasi quasi mi è dispiaciuto: avrei voluto che pompasse ancora il mio culo.
Dovevo aspettare le prossime feste per rivederlo, almeno quattro lunghi mesi. Nel frattempo, ho provato a cercare Lorenzo ma senza fortuna, mentre quella spazzola è diventata la mia sola compagnia.
Alla fine, quei mesi passarono in fretta e il mio amichetto era tornato.
Mentre le nostre mamme incominciavano a fare i dolci, le nostre strade si sono incrociate di nuovo. Senza bisogno di parole, sapevamo cosa volevamo: ci siamo rifugiati nella mia stanza. Disteso nel letto, lui mi ha fatto mettere in posizione in modo che mi segasse e giocasse con la spazzola infilata nel mio culo. Quando sono venuto, mi sono messo subito nella posizione per ricevere il cazzo. L'ho sentito entrare e andare su e giù cento, mille volte, e poi è venuto dentro di me.
Siamo rimasti lì nudi, e gli ho detto: «Sono troppi quattro mesi senza te». Allora ha preso e mi ha nuovamente penetrato, travolgendoci ancora una volta.
Il tempo delle feste è volato via tra i dolci e gli sguardi rubati, e alla fine ci siamo dovuti salutare, sapendo che ci saremmo rivisti dopo quattro mesi, prima di Natale.
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minkanku91
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