Un conto in sospeso

scritto il 2026-10-25 tempo di lettura 5 min

di
genere
etero
cura
A+

Tutto è iniziato con un messaggio e una data cerchiata in rosso. Avevo la possibilità di rivedere Betty, la mia prima ragazza, di origine francese. C'era un dettaglio, però, un'anomalia statistica che mi era rimasta puntata in testa come una spina: eravamo stati insieme 6 anni prima, eppure era l'unico — letteralmente l'unico — tra tutti i suoi ex con cui non era mai andata a letto. Lo sapevo per via di confidenze fatte ad amiche comuni, sapevo che con chiunque altro fosse venuta dopo di me non si era mai tirata indietro. Io ero rimasto l'eccezione alla regola. Un vuoto da colmare, una questione di principio.
​Così, quando ho scoperto che suonava il basso in un gruppo di sole ragazze e che durante i live la loro cifra stilistica era esibirsi a seno nudo, non ci ho pensato due volte. Ho convinto due miei amici ad accompagnarmi in quel locale, facendola passare per una semplice serata tra birra e musica.
​Appena siamo entrati, l'impatto visivo era esattamente quello che ricordavo: energia grezza, i riflettori puntati sul palco e loro lì, scatenate e a seno nudo. Ma io avevo occhi solo per lei. Durante un pezzo, nel bel mezzo di un giro di basso, si è girata verso il pubblico, i nostri sguardi si sono incrociati e mi ha fatto un cenno con la testa, accompagnato da un sorriso sornione che diceva tutto. Sapeva perfettamente perché ero lì.
​Finita l'esibizione, si è coperta alla svelta con una maglietta ed è scesa dal palco per venirmi a salutare. Quando si è avvicinata, il profumo era lo stesso di sei anni prima. Mi ha salutato con un bacio ravvicinato, dicendomi che non poteva credere che fossi andato davvero. Nel frattempo i miei amici si erano defilati al bancone, lasciandoci il campo libero.
​Mi ha detto che doveva un attimo raggiungere il resto del gruppo, ma che sarebbe tornata subito per una birra. E così ha fatto. Si è seduta davanti a me, ha ordinato due birre da 0.40 e ha alzato il bicchiere con un sorriso: "A noi".
​Abbiamo bevuto, chiacchierato, riannodando i fili di un passato mai chiuso del tutto. Quando quei bicchieri sono finiti, ne ho ordinati altri due. Ma la serata aveva i suoi tempi: a un certo punto, il gestore del chiosco ha annunciato che la barra era chiusa e non riceveva più ordini. Finita l'ultima birra, Betty mi ha guardato dritta negli occhi e ha tagliato corto: «Che fai, mi accompagni?».
​Le ho spiegato la situazione logistica: ero venuto con i miei amici, che erano già spariti, e mi trovavo a piedi a circa quattro chilometri da casa mia, mentre la sua era ancora più lontana. Un imprevisto che per chiunque altro sarebbe stato un problema, ma per me era solo un'equazione da risolvere. Senza scompormi, sono uscito, ho preso un monopattino a noleggio, l'ho guidato fino al deposito vicino a casa mia, ho saltato in macchina e sono tornato a prenderla. Quando mi ha visto arrivare a bordo dell'auto, con quella freddezza calcolata, ha capito che il controllo della serata era saldamente nelle mie mani.
​Siamo arrivati a casa mia nel cuore della notte. Per fortuna i miei dormivano al pianterreno, e per raggiungere la mia stanza avevo fatto installare una scala a chiocciola esterna, pensata esattamente per emergenze di questo tipo. Ci siamo arrampicati in silenzio, chiudendoci la porta alle spalle e tagliando fuori il mondo esterno.
​Non c'è stato bisogno di troppe parole. Ci siamo buttati sul letto ancora vestiti, divorati da un'eccitazione che avevamo accumulato per tutta la sera. Con una mossa rapida le ho sfilato la maglietta: esattamente come sapevo, sotto non aveva nulla. I suoi seni liberi si premevano contro il mio petto, caldi e reattivi, mentre lei lasciava sfuggire un primo ansimo profondo.
​Mi sono chinato vorace, catturando finalmente quella bocca e quel seno che per anni erano rimasti un territorio inesplorato. Le mie mani le stringevano i fianchi, guidando ogni suo movimento mentre la tensione saliva alle stelle. In pochi secondi ci siamo liberati dei vestiti di dosso; lei, con gli occhi lucidi di desiderio, mi ha preso con una sicurezza bruciante.
​Mi sono posizionato sopra di lei, guardandola dritto negli occhi per un istante, a ricordarle silenziosamente che quel conto in sospeso stava finalmente per essere azzerato. Con un unico movimento deciso sono entrato in lei. La reazione è stata immediata: un sussulto, le unghie affondate nella mia schiena e le gambe strette forte intorno ai miei fianchi.
​Il ritmo è partito subito secco, intenso, senza distrazioni. Le spinte erano precise, scandite dai suoi gemiti soffocati nella penombra della stanza e dal rumore dei nostri corpi che si scontravano. Ho lasciato salire la tensione fino al culmine perfetto, scaricando tutto in un colpo solo, esatto e definitivo.
​Sei anni di attesa cancellati in una notte, gestiti dall'inizio alla fine con la massima lucidità, riprendendomi esattamente ciò che avevo lasciato in sospeso.
73
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Dopo il 30esimo giorno

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.