La prossima volta
di
minkanku91
genere
gay
Non so cosa mi stia prendendo in questo periodo. Le cose con Fabrizio sono sempre state semplici: usciamo, ridiamo, siamo amici e nulla di più. Eppure, da qualche tempo, la mia intimità ha preso una direzione che non riesco a controllare, come se dentro di me si fosse attivato un interruttore segreto. Quando mi chiudo in camera e sono da solo, l'aria cambia. Il momento in cui la mia mano stringe il mio cazzo, tutto il resto scompare e nella mia testa si fa spazio un unico pensiero: comincio a immaginare di segare il cazzo di Fabrizio.
La vera scossa, però, arriva alla fine. Quando l'eccitazione raggiunge il picco e vengo, non mi fermo. Con lo sperma ancora caldo e denso sulle dita, l'istinto prende il sopravvento e mi infilo pure il dito nel culo, cercando quel calore e quella sensazione di pienezza che la mia mente associa alla fantasia su di lui. Resto lì sul letto, col fiato corto, chiedendomi se la nostra amicizia, almeno nella mia testa, sia già cambiata per sempre.
L'occasione per far uscire questa fantasia dalla mia stanza si è presentata qualche giorno dopo. Eravamo al bar con i ragazzi della squadra di calcio e si ironizzava, come al solito, su Beto, il nostro compagno che ha un cazzo enorme. La battuta ormai la sanno tutti: chi si fa la doccia con lui sa bene che non deve mai inchinarsi a raccogliere il sapone se cade per terra. Tutti ridevano, ma io ho trovato lì lo spunto perfetto per testare il terreno con Fabrizio.
Il giorno dopo siamo rimasti da soli in macchina, parcheggiati a motore spento. L'atmosfera era tranquilla, finché non abbiamo parlato di un ragazzo di cui si diceva in giro che facesse pompini e poi, allargando il discorso a un piano più generico, ho buttato lì la domanda: "Scherzi a parte, ma secondo te, se un compagno di squadra si inchinasse davvero in doccia... uno qualsiasi di noi, insomma, se ti trovassi in una situazione del genere, tu che faresti?"
Il silenzio che è seguito è stato caldissimo. Fabrizio ha smesso di ridere e mi ha guardato. Notando che la tensione stava salendo e che il gioco non gli dispiaceva, l'ho incalzato con la scusa giusta: "Ma ti stai eccitando con questi discorsi?"
Fabrizio ha fatto un respiro profondo, mi ha fissato negli occhi e con una voce decisamente più bassa ha risposto: "Non so se mi sto eccitando... controlla."
"Certo che controllo", ho risposto senza esitare. Ho allungato il braccio nello spazio stretto tra i sedili e ho poggiato il palmo sopra i suoi jeans, all'altezza del cavallo. Sotto il tessuto si sentiva una massa calda, tesa e incredibilmente dura. I discorsi sulla doccia e quei pettegolezzi lo avevano fatto eccitare sul serio.
Stringendo quella forma rigida, l'ho guardato e l'ho provocato: "Ce l'hai duro... forse ti piace la mia mano, che dici?"
Fabrizio ha buttato la testa all'indietro sul poggiatesta, lasciando uscire un sospiro dalle labbra socchiuse: "Sì... cazzo se mi piace. Continua."
Ho tirato giù la zip dei pantaloni, ho infilato le dita sotto le mutande e ho preso in mano il suo cazzo, che è scattato vibrando contro il mio palmo. A quel punto Fabrizio ha preferito non muovere un dito: ha preferito farsi segare, abbandonandosi completamente al piacere. È rimasto immobile sul sedile con le gambe allargate, gli occhi chiusi e il bacino che assecondava ogni mia spinta, godendosi il fatto di essersi arreso alla mia mano.
L'ho fatto venire così, con una sega completa ed energica che ha liberato tutta la tensione. Guardandolo esausto sul sedile, non potevo che essere soddisfatto: il primo passo era fatto. Pensavo di aver aperto definitivamente una porta.
Ma nei giorni successivi ci pensò lui a chiuderla definitivamente. Fabrizio non era il tipo da mezze misure e, non avendo alternative o altri posti dove andare, fece in modo di trovarsi nuovamente in macchina da solo con me. Mi guardò negli occhi e mi disse chiaramente che non era interessato a continuare a farsi fare le seghe da me, ma era interessato a scopare con me. Una sola volta, specificò, perché non aveva mai fatto sesso. "Se sei interessato lo facciamo", concluse.
Volevo farlo anche io, cazzo se lo volevo, visto che a casa mi infilavo il dito nel culo pensando a lui. Allora accettai, specificando che lo facevo solo per lui, per fargli un favore da amico, ma in realtà era anche perché lo desideravo con tutto me stesso. Sarebbe stata la prima volta di entrambi.
Senza aggiungere altro, Fabrizio ha afferrato la leva e ha abbassato completamente il sedile passeggero. Si è messo nudo con alle spalle la portiera, facendo spazio nel sedile per me. Io mi sono spogliato a mia volta e mi sono messo in quello spazio stretto a pancia in giù e culo su, offrendomi completamente a lui.
Sapevo di dover lubrificare il mio buchino, dopotutto era la mia prima volta. L'ho detto ad alta voce, poi ho allungato la mano all'indietro, ho preso un po' di sperma e liquido pre-eiaculatorio direttamente dalla sua cappella pulsante e mi sono infilato un dito. Il calore del suo fluido mi ha fatto tremare, rilassando le pareti per quello che stava per succedere.
Ho tolto il dito e ho sentito subito la punta del suo cazzo premere contro di me. Fabrizio me lo ha infilato lentamente, un centimetro alla volta, facendolo scivolare dentro mentre stringevo i pugni e trattenevo il fiato per l'intensità di quella pienezza totale.
Appena è stato tutto dentro, è cominciata la scopata vera e propria. Ha iniziato a darci dentro, spingendo con forza e ritmo, afferrandomi i fianchi. Il sedile oscillava, l'abitacolo era saturo dei nostri respiri caldi e del rumore della pelle che sbatteva a ogni colpo. Ogni sua spinta mi faceva scivolare in avanti sul tessuto, costringendomi a puntare i gomiti sul cruscotto per non perdere la posizione. I vetri della macchina erano completamente appannati, isolandoci dal resto del mondo.
Poi, il respiro di Fabrizio alle mie spalle è diventato una serie di ansimi rapidi e corti. "Sto venendo... cazzo, sto venendo!" ha strozzato contro la mia spalla. A quelle parole ho perso il controllo. Il mio buchino si è stretto in una serie di spasmi involontari. Con un gemito profondo, è venuto dentro di me: ho sentito le ondate di sperma bollente riempirmi le viscere. Nello stesso istante, il mio orgasmo è esploso violento. Quando ci siamo rivestiti, avevo il culo pieno del suo sperma; quasi mi vergognavo ora di quello che avevo fatto, ma lo rifarei mille volte ancora.
Passa il tempo. Settimane, anche mesi. Usciamo sempre con gli stessi amici di prima, ci capita anche di bere qualcosa insieme da soli, e sembra che tra noi non sia mai successo niente. Fabrizio si comporta normalmente, la maschera dell'amico è tornata perfetta. Fino a una domenica di campionato.
Era una partita d'inferno. Alla fine del primo tempo stavamo perdendo 3-0. Durante l’intervallo, il mister furioso decide di cambiare le carte in tavola: veniamo sostituiti contemporaneamente io e Fabrizio. Mentre la squadra rientra in campo per il secondo tempo, noi rimaniamo negli spogliatoi deserti. Io vado dritto in doccia e inizio a insaponarmi. Dopo un attimo arriva Fabrizio. È la prima volta che ci vediamo completamente nudi dopo la scopata in macchina.
Mi chiede di prestargli la spugna e un po' di bagnoschiuma. Glieli passo, ma lui, guardandomi fisso negli occhi, apre le dita e fa cadere la spugna sul pavimento bagnato. Poi afferma, con un sorriso provocatorio: "Non ti inchini a raccoglierla?"
Noto subito che è un po' eccitato, il suo cazzo sta già rispondendo alla sfida. Senza dire una parola, assecondo il gioco. Mi volto di spalle e mi inchino. Come mi inchino, Fabrizio non perde tempo: mi prende da dietro, bloccando le mani sulle mie natiche, e mi dà un colpo così secco che mi devo ancorare saldamente alle pareti di piastrelle per non scivolare. Il suo cazzo sta già entrando, caldissimo e duro.
Ha cominciato a darci dentro con una foga feroce, amplificata dal rischio di essere scoperti se qualcuno fosse rientrato in anticipo. L'acqua calda ci scorreva sulla schiena, lavando via il sapone ma rendendo tutto ancora più fluido. Fabrizio spingeva senza sosta, tirandomi contro di lui a ogni affondo, finché il suo respiro si è spezzato di nuovo. Con un gemito soffocato è venuto dentro di me per la seconda volta, riempiendomi di calore, e un attimo dopo sono venuto anch'io, lasciando che lo sperma scivolassi sul pavimento sotto il getto dell'acqua.
Ci siamo sciacquati e siamo andati sulle poltrone a metterci la tuta ufficiale, mentre da fuori si sentiva la squadra rientrare dopo il fischio finale. Fabrizio era silenzioso, concentrato ad allacciarsi le scarpe, cercando di rimettersi addosso la solita maschera.
Mi sono alzato, ho infilato il borsone in spalla e mi sono fermato proprio davanti a lui, costringendolo ad alzare la testa.
"Lo hai voluto fare nuovamente ed io ci sono stato", gli ho detto con voce ferma, fissandolo dritto negli occhi. "La prossima volta sarò io a volerlo fare, e tu ci devi stare."
Fabrizio è rimasto immobile per un istante, sorpreso da quel cambio di marcia. Poi, un angolo della sua bocca si è piegato in un mezzo sorriso di sfida. Ha fatto un leggero cenno con la testa, accettando la mia condizione. Il gioco era appena ricominciato, ma stavolta alle mie regole.
La vera scossa, però, arriva alla fine. Quando l'eccitazione raggiunge il picco e vengo, non mi fermo. Con lo sperma ancora caldo e denso sulle dita, l'istinto prende il sopravvento e mi infilo pure il dito nel culo, cercando quel calore e quella sensazione di pienezza che la mia mente associa alla fantasia su di lui. Resto lì sul letto, col fiato corto, chiedendomi se la nostra amicizia, almeno nella mia testa, sia già cambiata per sempre.
L'occasione per far uscire questa fantasia dalla mia stanza si è presentata qualche giorno dopo. Eravamo al bar con i ragazzi della squadra di calcio e si ironizzava, come al solito, su Beto, il nostro compagno che ha un cazzo enorme. La battuta ormai la sanno tutti: chi si fa la doccia con lui sa bene che non deve mai inchinarsi a raccogliere il sapone se cade per terra. Tutti ridevano, ma io ho trovato lì lo spunto perfetto per testare il terreno con Fabrizio.
Il giorno dopo siamo rimasti da soli in macchina, parcheggiati a motore spento. L'atmosfera era tranquilla, finché non abbiamo parlato di un ragazzo di cui si diceva in giro che facesse pompini e poi, allargando il discorso a un piano più generico, ho buttato lì la domanda: "Scherzi a parte, ma secondo te, se un compagno di squadra si inchinasse davvero in doccia... uno qualsiasi di noi, insomma, se ti trovassi in una situazione del genere, tu che faresti?"
Il silenzio che è seguito è stato caldissimo. Fabrizio ha smesso di ridere e mi ha guardato. Notando che la tensione stava salendo e che il gioco non gli dispiaceva, l'ho incalzato con la scusa giusta: "Ma ti stai eccitando con questi discorsi?"
Fabrizio ha fatto un respiro profondo, mi ha fissato negli occhi e con una voce decisamente più bassa ha risposto: "Non so se mi sto eccitando... controlla."
"Certo che controllo", ho risposto senza esitare. Ho allungato il braccio nello spazio stretto tra i sedili e ho poggiato il palmo sopra i suoi jeans, all'altezza del cavallo. Sotto il tessuto si sentiva una massa calda, tesa e incredibilmente dura. I discorsi sulla doccia e quei pettegolezzi lo avevano fatto eccitare sul serio.
Stringendo quella forma rigida, l'ho guardato e l'ho provocato: "Ce l'hai duro... forse ti piace la mia mano, che dici?"
Fabrizio ha buttato la testa all'indietro sul poggiatesta, lasciando uscire un sospiro dalle labbra socchiuse: "Sì... cazzo se mi piace. Continua."
Ho tirato giù la zip dei pantaloni, ho infilato le dita sotto le mutande e ho preso in mano il suo cazzo, che è scattato vibrando contro il mio palmo. A quel punto Fabrizio ha preferito non muovere un dito: ha preferito farsi segare, abbandonandosi completamente al piacere. È rimasto immobile sul sedile con le gambe allargate, gli occhi chiusi e il bacino che assecondava ogni mia spinta, godendosi il fatto di essersi arreso alla mia mano.
L'ho fatto venire così, con una sega completa ed energica che ha liberato tutta la tensione. Guardandolo esausto sul sedile, non potevo che essere soddisfatto: il primo passo era fatto. Pensavo di aver aperto definitivamente una porta.
Ma nei giorni successivi ci pensò lui a chiuderla definitivamente. Fabrizio non era il tipo da mezze misure e, non avendo alternative o altri posti dove andare, fece in modo di trovarsi nuovamente in macchina da solo con me. Mi guardò negli occhi e mi disse chiaramente che non era interessato a continuare a farsi fare le seghe da me, ma era interessato a scopare con me. Una sola volta, specificò, perché non aveva mai fatto sesso. "Se sei interessato lo facciamo", concluse.
Volevo farlo anche io, cazzo se lo volevo, visto che a casa mi infilavo il dito nel culo pensando a lui. Allora accettai, specificando che lo facevo solo per lui, per fargli un favore da amico, ma in realtà era anche perché lo desideravo con tutto me stesso. Sarebbe stata la prima volta di entrambi.
Senza aggiungere altro, Fabrizio ha afferrato la leva e ha abbassato completamente il sedile passeggero. Si è messo nudo con alle spalle la portiera, facendo spazio nel sedile per me. Io mi sono spogliato a mia volta e mi sono messo in quello spazio stretto a pancia in giù e culo su, offrendomi completamente a lui.
Sapevo di dover lubrificare il mio buchino, dopotutto era la mia prima volta. L'ho detto ad alta voce, poi ho allungato la mano all'indietro, ho preso un po' di sperma e liquido pre-eiaculatorio direttamente dalla sua cappella pulsante e mi sono infilato un dito. Il calore del suo fluido mi ha fatto tremare, rilassando le pareti per quello che stava per succedere.
Ho tolto il dito e ho sentito subito la punta del suo cazzo premere contro di me. Fabrizio me lo ha infilato lentamente, un centimetro alla volta, facendolo scivolare dentro mentre stringevo i pugni e trattenevo il fiato per l'intensità di quella pienezza totale.
Appena è stato tutto dentro, è cominciata la scopata vera e propria. Ha iniziato a darci dentro, spingendo con forza e ritmo, afferrandomi i fianchi. Il sedile oscillava, l'abitacolo era saturo dei nostri respiri caldi e del rumore della pelle che sbatteva a ogni colpo. Ogni sua spinta mi faceva scivolare in avanti sul tessuto, costringendomi a puntare i gomiti sul cruscotto per non perdere la posizione. I vetri della macchina erano completamente appannati, isolandoci dal resto del mondo.
Poi, il respiro di Fabrizio alle mie spalle è diventato una serie di ansimi rapidi e corti. "Sto venendo... cazzo, sto venendo!" ha strozzato contro la mia spalla. A quelle parole ho perso il controllo. Il mio buchino si è stretto in una serie di spasmi involontari. Con un gemito profondo, è venuto dentro di me: ho sentito le ondate di sperma bollente riempirmi le viscere. Nello stesso istante, il mio orgasmo è esploso violento. Quando ci siamo rivestiti, avevo il culo pieno del suo sperma; quasi mi vergognavo ora di quello che avevo fatto, ma lo rifarei mille volte ancora.
Passa il tempo. Settimane, anche mesi. Usciamo sempre con gli stessi amici di prima, ci capita anche di bere qualcosa insieme da soli, e sembra che tra noi non sia mai successo niente. Fabrizio si comporta normalmente, la maschera dell'amico è tornata perfetta. Fino a una domenica di campionato.
Era una partita d'inferno. Alla fine del primo tempo stavamo perdendo 3-0. Durante l’intervallo, il mister furioso decide di cambiare le carte in tavola: veniamo sostituiti contemporaneamente io e Fabrizio. Mentre la squadra rientra in campo per il secondo tempo, noi rimaniamo negli spogliatoi deserti. Io vado dritto in doccia e inizio a insaponarmi. Dopo un attimo arriva Fabrizio. È la prima volta che ci vediamo completamente nudi dopo la scopata in macchina.
Mi chiede di prestargli la spugna e un po' di bagnoschiuma. Glieli passo, ma lui, guardandomi fisso negli occhi, apre le dita e fa cadere la spugna sul pavimento bagnato. Poi afferma, con un sorriso provocatorio: "Non ti inchini a raccoglierla?"
Noto subito che è un po' eccitato, il suo cazzo sta già rispondendo alla sfida. Senza dire una parola, assecondo il gioco. Mi volto di spalle e mi inchino. Come mi inchino, Fabrizio non perde tempo: mi prende da dietro, bloccando le mani sulle mie natiche, e mi dà un colpo così secco che mi devo ancorare saldamente alle pareti di piastrelle per non scivolare. Il suo cazzo sta già entrando, caldissimo e duro.
Ha cominciato a darci dentro con una foga feroce, amplificata dal rischio di essere scoperti se qualcuno fosse rientrato in anticipo. L'acqua calda ci scorreva sulla schiena, lavando via il sapone ma rendendo tutto ancora più fluido. Fabrizio spingeva senza sosta, tirandomi contro di lui a ogni affondo, finché il suo respiro si è spezzato di nuovo. Con un gemito soffocato è venuto dentro di me per la seconda volta, riempiendomi di calore, e un attimo dopo sono venuto anch'io, lasciando che lo sperma scivolassi sul pavimento sotto il getto dell'acqua.
Ci siamo sciacquati e siamo andati sulle poltrone a metterci la tuta ufficiale, mentre da fuori si sentiva la squadra rientrare dopo il fischio finale. Fabrizio era silenzioso, concentrato ad allacciarsi le scarpe, cercando di rimettersi addosso la solita maschera.
Mi sono alzato, ho infilato il borsone in spalla e mi sono fermato proprio davanti a lui, costringendolo ad alzare la testa.
"Lo hai voluto fare nuovamente ed io ci sono stato", gli ho detto con voce ferma, fissandolo dritto negli occhi. "La prossima volta sarò io a volerlo fare, e tu ci devi stare."
Fabrizio è rimasto immobile per un istante, sorpreso da quel cambio di marcia. Poi, un angolo della sua bocca si è piegato in un mezzo sorriso di sfida. Ha fatto un leggero cenno con la testa, accettando la mia condizione. Il gioco era appena ricominciato, ma stavolta alle mie regole.
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