L'ultimo tassello
scritto il 2026-11-04 tempo di lettura 5 min
di
minkanku91
genere
Gay
cura
A
Era iniziata con Mario che ogni tanto rinchiusi in camera cazzeggiando ogni tanto mettevo la mano sul suo pacco era solo un gioco innocente. Quando gli avevo chiesto di mettermi a posto il computer mi aveva detto che in cambio dovevo essere carino con lui, quando finì di sitemarlo capì cosa intendeva, non si accontentava più di palpeggiamenti voleva che lo prendessi in mano e che gli facessi una sega, e gliela ho fatta. Prima di un esame universitario nell'aula mi aveva aiutato a superare un esame sempre se in cambio fossi stato carino con lui. L"avrei pagato nei giorni successivi. Quella sera sono andato a festeggiare in un pub e li ho visto per la prima volta la bella Nicoletta, la vedevo muoversi dietro il bancone del bar con un suo modo di fare che mi aveva subito catturato. Ci eravamo scambiati due battute veloci e appuntamento per il giorno dopo, eravamo già d'accordo: cinema. Era stata lei a scegliere il titolo, tirandolo fuori come una piccola provocazione: La moglie del soldato.Ci siamo seduti nelle poltrone centrali della sala. Già dalle prime scene il film ha imposto un'atmosfera densa, incentrata su identità sfumate e attrazione magnetica. Quando sullo schermo è apparsa la protagonista trans, ho sentito gli occhi di Nicoletta scivolare sul mio viso per controllare la mia reazione. Le scene di sesso tra un uomo e un trans si facevano sempre più crude e senza filtri.Nicoletta si è sporta verso di me, sussurrando con malizia: «E tu... ti sei eccitato?».Faccio appena in tempo a balbettare un «Sì», ma per lei non basta. La sua mano scivola decisa lungo la mia gamba, superando i pantaloni e stringendo il mio cavallo per tastare di persona la consistenza del mio corpo. Nel buio della sala, mentre le labbra si cercano in un bacio improvviso e affamato, dentro di me si accende un pensiero granitico: questa stasera me la scopo. Non potevo sapere che la realtà stava giocando una partita completamente diversa, e che non sarei stato io a scopare lei, ma sarebbe stato lui a scopare me.Alla fine del film, tutto è chiaro. Nicoletta era venuta in taxi; sale in macchina con me e io cerco una stradina isolata, fermandomi vicino a una pineta silenziosa. Appena spento il motore, si toglie maglietta e reggiseno come per esibire la sua femminilità senza filtri. Mi invita a sedermi al suo fianco sul sedile del passeggero. Le bacio e le lecco le tette con voracità, poi lei si sposta in ginocchio sul pianale tra le mie gambe.Mi sfila i pantaloni con calma esasperata e comincia a succhiarmelo, mentre una sua mano mi accarezza il didietro, facendosi strada con un dito dentro il mio ano a ritmo con la sua bocca. Quando vengo, lecca tutto con cura millimetrica, compreso il mio ano ancora aperto e sensibile. Poi si sfila i pantaloni, mostrando chiaramente il suo cazzo duro in piena vista. Non provo alcuna sorpresa: quando mi chiede di girarmi, lo faccio volentieri e mi penetra dolcemente.Anche se era la prima volta con un cazzo, non ero contrario a prenderlo così, con la pancia premuta contro il sedile. Nicoletta sopra di me spingeva forte, e mi stava piacendo assai. L'affondo dopo affondo, il ritmo si è fatto via via più rauco e disperato, finché il suo cazzo è venuto dentro di me con un'ondata di calore denso, lasciandoci immobili ad ansimare nel buio dell'abitacolo.L'indomani avevamo deciso di vederci per un caffè prima di andare a lavoro. Ma quando arriva, ha lo sguardo stravolto: sua madre sta malissimo, deve correre via. Mi chiede il numero in fretta e va. È stata l'ultima volta che l'ho visto.Solo dopo una settimana realizzo che Nicoletta non si sarebbe più fatta sentire. In quel vuoto improvviso, i pensieri sono tornati a un conto rimasto in sospeso: Mario, che mi aveva aiutato a superare un esame universitario fondamentale. Le condizioni erano state chiare fin dall'inizio — "Ti aiuto se sarai carino con me" —, e in quell'aula gli avevo dato un acconto infilando la mano in mezzo alle sue gambe. Poi, preso dagli eventi, non mi ero più fatto vivo.Quando decido di cercarlo, non se l'aspetta più.Entro in camera sua, mi siedo sul letto con l'aria di chi sa di avere un debito da saldare. Mario non perde tempo: si sbottona e tira fuori il cazzo, lo prendo in mano e incomincio a segarlo. Ma dopo un po' mi prende la testa e la tira con decisione verso il basso, pretendendo un pompino.Faccio cenno di no. Resto un po' indeciso: il pompino mi sembra troppo, non sono ancora pronto per quel passo. Preferisco prenderlo nel culo, dico chiaramente mentre comincio a sbottonarmi i pantaloni.Mario non si fa pregare due volte. Quella mia proposta così diretta, quel modo di riprendere in mano il filo del discorso dopo diversi giorni, ha azzerato ogni distanza. Quando sono pronto, Mario si avvicina, e la penetrazione arriva decisa, naturale, come se il tempo tra di noi non fosse mai passato.Quell'incontro, che poteva rimanere un episodio isolato per saldare un vecchio conto universitario, riaccende invece una complicità inaspettata. Da quel giorno, i nostri incontri diventano un'abitudine silenziosa e regolare, un appuntamento in cui la tensione iniziale si trasforma via via in una confidenza sempre più profonda.E poi, proprio prima di sedermi a mettere per iscritto questi ricordi, c'è stato l'ultimo tassello: avevo incominciato a baciare il suo cazzo prima di essere penetrato poi ho leccato la cappella e poi mi è venuto spontaneo prenderlo tutto in bocca e farli un pompino.
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