Incontri - 3

scritto il 2026-11-06 tempo di lettura 4 min

di
genere
Saffico
cura
A

(Novembre 2026)


Leggo e rileggo il tuo messaggio.
Mi dico: "Non è quello che volevi?"
La scarica di adrenalina ricevuta quando il telefono si è illuminato dovrebbe bastare come risposta. Ma tentenno. Penso. Desidero. Tremo. Esito.
Rispondo.
“Perché, Maria?”
Tu invece non tentenni. Non esiti. Forse tremi. Forse pensi. Di certo desideri.
“Perché lo vuoi. Lo sai e lo so anche io.”
Touchè.
Sei di nuovo viva dentro di me. Ma resisto. E insisto.
“Perché ora? Perché non prima?”
“Perché sono sparita, vuoi dire?”
Si. Voglio dire proprio questo.
Gli occhi lucidi annebbiano lo sguardo e lo schermo del cellulare diventa un bagliore indistinto posato sulla coperta ad illuminare il soffitto.
Da un lontanissimo angolo della mente rispunta la voce di Mario che le dà della stronza.
Nei miei pensieri ci rivedo giovani e sorridenti. Tiro su con il naso, mi asciugo le lacrime e riprendo il telefono.
“Si Maria. Intendo proprio questo. Perché sei sparita nel nulla?
Tu non hai esitazioni. Sei una macchina che risponde subito. Chissà da quant'è che avevi questo colpo in canna.
“Perché mi hai delusa. Tu. Il tuo lavoro scialbo. Il matrimonio con il primo uomo che ti ha dato un po' di attenzione. La casetta perfetta. Per poi cosa? E non rispondermi con un "ma..." perchè tanto non lo accetto. Come non lo avrei accettato dodici anni fa, figuriamoci ora! Dopo che mi hai raccontato quanto tutto questo sia ormai crollato e probabilmente non abbia mai avuto alcun significato. O meglio, forse per te si. Ma per lui no. E lo sai anche tu.
Sei drastica. Implacabile. Non ammetti repliche.
Ma davvero ce ne sarebbero? Davvero potrei ribattere che hai torto?
Ho 38 anni, vivo a casa dei miei genitori perchè la casa dove abitavo fino a due mesi fa' è in vendita e non ho un lavoro, ho un divorzio in corso, un marito traditore che mi ha usata, che ho amato e di cui ora faccio fatica a sentire anche solo la voce.
“Ci sei ancora Lucia? Scusami. Ho esagerato. Non dovevo."
Stronza.
"Ci sono, si. Forse non dovevi, ma volevi. E non posso nemmeno darti torto."
Sorrido perché volevo aggiungere un "ma..." e non l'ho fatto per evitare di farti incazzare ancora di più.
Ma tu mi conosci.
Troppo.
"Ma..."
Sorrido di nuovo.
"Ma è la vita che in quel momento avevo deciso di prendere. E speravo che ci volessimo quel tipo di bene per cui avremmo potuto parlarne. O almeno salutarci."
Sei implacabile.
"Salutiamoci adesso. Lucia mia."
"Maria..."
"Cosa? Lo vuoi. Lo voglio. Ti voglio. E devi pagare il fatto di essere scesa dalla mia macchina dopo avermi fatto assaggiare solo la tua lingua. Spogliati."
Implacabile.
E, come sempre, hai ragione. Sento un fuoco dentro. Come ti avessi qui. Eseguo.
"Fatto Maria. Ti voglio anche io."
"È da quando ti ho vista al ristorante che ti sognavo nuda. Per me. Hai uno specchio in camera? Descriviti. Guardati e descriviti."
Mi alzo.
A piedi nudi faccio quei pochi passi sul freddo parquet e mi ammiro. Vedo un corpo che grazie alla corsa riesco a tenere tonico. La leggera peluria del pube. Una seconda di seno. I capezzoli dritti che spuntano dalla grande areola. I capelli castano scuro che scendono oltre le spalle. Gli occhi grandi e pieni di voglia. Un sorriso. Il piccolo neo in rilievo che ho sul labbro superiore. Lo sfioro con un dito, ricordando quanto piacesse farlo a te.
Mi descrivo così anche a te.
"Bene Lucia. Ma manca un particolare. Tu sai quale. Cos'altro vedi?"
La mente, e il ricordo, mi fa sentire distintamente il tuo sussurro nell'orecchio dirmi quest'ultima frase. "Vedo la tua Lucia che ti desidera."
"Bene amore. Ora mettiti due dita dentro, tanto so che sei fradicia, passatele sulle labbra e poi rivestiti. Vai a dormire, piccola Lucia mia."
Sei crudele. Come sempre.
Ma ormai hai capito che sono di nuovo tua ed è inutile obiettare. E nemmeno ne ho la forza.
"Va bene Maria."
"Domani andrai a correre?"
Sono spiazzata. Ho quasi paura di sapere dove andrà a finire questo discorso. Ti rispondo vaga, dicendo di non aver ancora deciso.
"Bene. Allora ci andrai domattina verso le 10. Ma non dove vai di solito: prendi la macchina e vieni qui nella Villa pubblica. Il solito parcheggio, dietro il bar. Buonanotte amore."
"Buonanotte Maria."
Resisto dal chiamarti come mi verrebbe naturale e come vorrei. Sono piena di voglia. Per colpa tua. O è colpa mia che non ti ho resistito?
Mi riscrivi.
Dio mio quanto ti odio quando mi conosci così!
"Ora chiudi quei bellissimi occhioni e guai a te se ti tocchi. A domani."
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