Il nuovo partner

scritto il 2026-10-17 tempo di lettura 6 min

di
genere
gay
cura
A

La chiusura con Tore e Massimiliano era stata inevitabile, per quanto amara. Mi ero concesso a loro in tutti i modi possibili, a volte alternandomi singolarmente, altre volte subendoli entrambi insieme in un turbine di sesso grezzo e senza filtri. Ma alla fine la realtà mi era crollata addosso: per loro ero solo un corpo a disposizione, un giocattolo da chiudere in una stanza quando c'era da svuotarsi le tasche e le palle, mentre per uscire, divertirsi o fare vita sociale sparivo completamente dai radar. Trattato come un soprammobile buono solo per le prestazioni, avevo deciso di piantarli in asso e troncare ogni rapporto con quel duo di egoisti.
​Il problema, però, era pratico e inmediato: potevo anche aver riacquistato un minimo di dignità rifiutando di fare la parte della comparsa usa e getta, ma di certo non potevo pretendere di restare all'improvviso senza cazzo. Il mio corpo era abituato a ritmi ben diversi, e il vuoto lasciato da Tore e Massimiliano bruciava quasi quanto l'orgoglio ferito.
​Serviva un rimpiazzo, e serviva in fretta. La mia mente iniziò a scorrere la rubrica, finché non si posò su Giancarlo. Con lui la situazione era diversa: c'era sempre stata una certa tensione latente, ci eravamo andati molto vicini in passato, ma per una serie di circostanze non eravamo mai arrivati a concludere del tutto. Era il candidato perfetto per ripartire, uno che non mi avrebbe trattato solo come un buco da usare e gettare, o almeno così speravo.
​C'era solo un piccolo, grosso ostacolo: non avevo i suoi contatti aggiornati e non sapevo esattamente dove trovarlo. La soluzione, però, era nascosta in un ricordo: suo fratello lavorava in un'officina meccanica della zona. Avevo sottomano il gancio perfetto. La mia utilitaria non aveva problemi reali, ma inventai la scusa di una messa a punto generale per presentarmi lì con l'aria casuale. Mentre facevo il vago tra chiavi inglesi e odore di grasso, buttai lì il nome di Giancarlo.
​Il fratello mi guardò e mi diede la dritta che cercavo: Giancarlo non bazzicava più molto lì intorno, adesso lavorava in un centro commerciale come guardia giurata.
​La notizia mi accese una lampadina, ma la mia mente calcolatrice frenò subito gli entusiasmi. Se fossi corso subito da lui, avrei fatto la figura del disperato. Così mi imposi una regola ferrea: aspettare almeno una settimana prima di farmi vivo, in modo che l'incontro sembrasse puramente fortuito.
​Passata la settimana, mi diressi al centro commerciale. Girovagai un po' tra i reparti finché non lo vidi: divisa impeccabile, piantato nei pressi di un varco d'ingresso. Mi avvicinai con un sorriso smagliante. Giancarlo mi riconobbe subito e gli occhi gli si illuminarono. L'orario di lavoro non lasciava spazio a lunghe chiacchierate, ma mi disse che staccava a breve e mi propose di vederci per un caffè o una birra fuori. Prima che riprendesse il suo giro, tirai fuori il telefono con mossa naturale: «Ecco il mio numero, scrivimi appena stacchi così ci organizziamo».
​La sera stessa arrivò il suo messaggio. Ci demmo appuntamento in un pub tranquillo, con le luci soffuse. Tra una chiacchiera e l'altra, mentre sorseggiavamo le prime birre, l'atmosfera si fece via via più rovente. Alla prima occasione utile, tirai fuori quell'episodio del nostro passato, ricordandogli quella volta in cui, completamente nudi, non era riuscito a penetrarmi. Giancarlo arrossì, scuotendo la testa con un sorriso compiaciuto: «Che ingenuo che ero stato», ammise.
​Ma le parole erano solo un diversivo. Mentre continuavamo a chiacchierare, allungai la mano sotto il tavolo, infilandola in mezzo alle sue gambe. Al tatto, trovai conferma immediata: ce l'aveva già duro, bello rigido. Tra un sorso di birra e una battuta, ogni tanto ripetevo l'operazione. Il fatto che non si tirasse indietro mi fece capire che ormai era fatta.
​A un certo punto, sopraffatto dal desiderio e incapace di resistere, Giancarlo mi guardò con un'intensità bruciante e tagliò corto: «Dai, paghiamo e andiamo». Non servì aggiungere altro: era chiaro che voleva scoparmi, ed io desideravo esattamente la stessa cosa.
​Usciti dal pub, salimmo in macchina e in pochi minuti fummo a casa mia, con la casa libera e senza nessuno a disturbarci. Appena la porta si chiuse alle nostre spalle, ogni simulazione di calma svanì. Giancarlo mi afferrò per i fianchi e mi sbatté contro la parete del corridoio, le nostre labbra si scontrarono in un bacio avido. Sentivo il suo corpo pesante premere contro il mio e il rigonfiamento dei suoi jeans che premeva in mezzo.
​«Ti voglio da morire», mormorò contro la mia bocca.
​Gli sbottonai i pantaloni e gli racchiusi il cazzo tra le labbra, duro come il marmo e bollente, facendolo ansimare nel buio dell'ingresso mentre mi afferrava per i capelli. Ma la voglia era troppa: lo presi per mano e lo guidai in camera da letto.
​Lì, senza dargli tregua, gli sfilai i vestiti di dosso fino a lasciarlo completamente nudo, statuario e carico di un'energia animalesca. Mi misi carponi sul letto, offrendogli il mio corpo con una consapevolezza strategica totale: con lui sentivo di avere il controllo pur concedendogli quello che bramava.
​Lui si posizionò dietro di me, le mani grandi che mi stringevano i fianchi. Con un colpo deciso e profondo, mi penetrò senza esitazioni. Sentii le pareti stringersi attorno al suo cazzo, un calore pieno che mi tolse il fiato. Poi partì il ritmo: colpi secchi, profondi, accompagnati dai suoi respiri pesanti e dai miei gemiti. Ogni affondo era una rivincita sulle delusioni del passato.
​Ci demmo dentro con una foga cieca, scambiandoci baci bagnati, finché la tensione non si sciolse in un'esplosione totale. Giancarlo venne dentro di me con un grido sordo, mentre io godevo a mia volta, contratto e svuotato di ogni pensiero.
​Rimasi sdraiato sul letto, con il respiro ancora corto e il corpo piacevolmente indolensito, mentre Giancarlo mi stringeva da dietro, ancora parzialmente sopra di me, con i muscoli rilassati e un sorriso di pura soddisfazione stampato in faccia.
​Quella notte aveva ribaltato ogni cosa. Avevo chiuso definitivamente con chi mi aveva trattato come un oggetto usa e getta; mi ero ripreso il controllo, la scena e il piacere, costruendo un legame nuovo, basato sui miei termini e sulla mia strategia.
​Mentre ci avvolgevamo nelle coperte, scambiandoci le ultime carezze prima di scivolare in un sonno profondo, sapevo perfettamente che quella non era solo una semplice scopata di una notte, ma l'inizio di una nuova fase di cui io ero l'unico, indiscusso partecipante passivo e Giancarlo il mio nuovo partner.
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