Una ragazza a L.A. 7 - Alla luna e ritorno

scritto il 2026-11-05 tempo di lettura 12 min

di
genere
Confessioni
cura
A−

I 3000 dollari mi fanno proprio comodo. Siamo a Natale e posso fare un po' di regali. Ma, chiedo a Tyler, non è un po' troppo per uno shooting di nudo sia pure soft porno?
"Sei una sciocca Moni. Per loro è un investimento. Non hai capito?"
"in che senso? come sarebbe investimento..."?
"Potrei sbagliarmi. Ma posso chiedere in giro di Evelyn e Francisco, per sicurezza. Ragiona. Quanto viene pagato un servizio del genere su una rivista patinata? Se sei una sconosciuta, meno di quanto ti hanno dato. Ci sei?"
"Si"
"Dunque, loro hanno una serie di scatti in sequenza, tuoi, di Moni, con quegli abiti, in quell'ambientazione, con quella geolocalizzazione. data e orario. Poi hanno una serie di scatti di una modella che fa sesso con quell'ambientazione, con quella geolocalizzazione, in quella stessa data e in un orario compatibile, che si copre con gli abiti che tu indossavi, con fattezze compatibili con le tue. Ci sei?"

"Cazzo!"
"Buongiorno. Vuoi un caffè?"
"Cazzo. Cazzo. CAZZO! Figli di puttana... "
"Già. Se domani diventi famosa, sai quanto possono valere quelle foto? 20 volte quello che ti hanno dato. Forse di più. "
"Cazzo."
"Beh, consolati... vuol dire che credono in te. Hanno scommesso su di te. " ride.

Mi sono fatta fregare come una scema. Quando credi di avere tutto sotto controllo, ti senti furba e invece abbocchi all'amo. Un verme da 3000 dollari. E me lo sono anche infilato dentro. Bastardo figlio di puttana anche lui.
Sono incazzata e depressa. 
Più depressa.
Perché con chi vuoi prendertela? 
La mia intelligenza! Penso sempre di essere un passo avanti agli altri. Cogliona. Cogliona.
E il bello è che ho anche pensato, in fondo che male c'è? se lo faccio ogni tanto arrotondo molto bene e non mi sputtano.
Si, cogliona, col cazzo che qualcuno ti dà 3000 dollari per farti sfiorare da un cazzo. Che poi te lo sei preso dentro perchè sei una troia, cogliona. Nemmeno serviva. Stupida puttana.

Con questo stato d'animo mi arriva la chiamata di John. 
"Ci sarai all'evento?"
"Che evento?"
"Le nominations"
"Non ho un invito, no"
"Ci verresti con me?"
"Cosa?" (il cuore mi rimbomba in testa)
"Ci vieni con me?" (Lo sta dicendo sul serio.)
"Non ho niente da mettermi" (è vero!)
"Ho un’amica che sarebbe felice di farti indossare un suo abito"
"Si. Ok. Si" (sisisisisisisiiSISIcazzoSIcazzoSISISISISIcazzzoSI)
"Ok. Ti richiamo presto! Ciao"
"Ciao"

Resto a guardare il telefono per una manciata di secondi in cui non respiro. 
Poi: "Tyyy... svegliati!! " lo scrollo. Si è fatto un cannone e si è addormentato con le cuffie. Mi guarda con gli occhi sbarrati. 
"Mi ha invitata per le nominations" 
"Chi?"
"Come chi? Lui. Chi altri secondo te?"
"Bene. Wow. Ma manca un po' no? dai fammi dormire..."

Non so a chi dirlo. L'unica è Franci. La chiamo e non risponde.  Mi metto a pulire la cucina. Troverò il Dawn Powerwash infilato nel frigo. La mia testa gira a mille.
Franci mi richiama e dato che non sa che sono uscita con John, le racconto tutto. Di lei mi fido ciecamente. 

"Scusa, pensi che voglia un flirt? se voleva scoparti non ti invitava a un evento pubblico" mi dice. Franci la saggia.
"Ma era a Londra con la sua ragazza fino a due giorni fa..." le rispondo.
"Non so che dirti. Perché se hai un flirt con lui, a prescindere che la cosa sia seria o meno, mediaticamente è chiaro che per la tua carriera è un booster. Ma poi lui non è candidato personalmente, no? "
"Che io sappia no." Poi le racconto delle foto soft porno e mi rendo conto di nuovo di quanto sia stata stupida. Visto che non sono ancora a metà e già Franci capisce come andrà a finire. Sembra che tutti conoscano il trucco meno che io.

Passo ventiquattro ore di agitazione. Poi mi richiama John. 
"Contrordine Moni. Meglio che non andiamo insieme"
"Ah ok. Va bene."
"Si. Poi ti spiego. Ma ho il tuo invito. Siedi vicino a me. E mia madre, certo."
"Ma, la tua fidanzata?"
"Oh. Lei non può venire. Abbiamo anche discusso. Non a causa tua. Non credo durerà. Ci sei? Mi dispiace."
"Si, no, tranquillo. Nessun problema."
"Allora sei libera dopodomani pomeriggio per il vestito?"
"Si, va bene."
"Ok, mando un taxi dove ci siamo già visti. Alle 15, ok?"
"Si. E...no niente."
"Dimmi."
"Ci sarai?"
"Lo spero"
"Ok"
Un mix di emozioni contrastanti. Delusa. Sollevata. Sconcertata. Serena.
Alla fine prevale serena. 
Non ho niente da perdere. Mi godo un evento cui non avrei partecipato, Non sono innamorata di John. Solo gratificata dalla sua attenzione. Sembra godere semplicemente della mia compagnia.
Mi trova simpatica, divertente.
Mi viene in mente da quando a scuola i maschi parlavano delle ragazze non proprio belle: è simpatica, e la risposta classica: e falla pure esse antipatica... 
E niente. Mi guardo allo specchio.
Dopo il colpo alla mia intelligenza ora anche questo, subdolo, al mio fascino.
Sono troppo magra. Non ho tette. 
Ancora a scuola, da ragazzina: Sellerona. Manico di scopa. 
Si riaprono ferite che avevo dimenticato di avere.
Serena un cazzo. Parte la depressione.
Penso a Franci che mi chiedeva disperata: sono brutta Moni? mi trovi brutta? dimmelo, dimmi la verità, per favore.
E io che la guardavo sconvolta: "cazzo Franci sei bellissima! sei una fica spaziale! ma che dici!!"
Mi viene da ridere. Quanto siamo sceme. Alla fine vivi di questo e non te ne rendi conto. 
Tu non sei il tuo aspetto. Tu non sei la tua paura. Tu non sei le tue gambe magre. 
Si.
Ma. Tu, cosa sei?

Io non sono le mie emozioni. Io vado avanti.

Il taxi puntuale mi porta nell'atelier della stilista. E' giovane. L'ho sentita nominare ma non ho mai visto niente delle sue creazioni. Simpatica. Mi fa spogliare completamente, resto con il perizoma. Lei inizia a girarmi intorno e prende una specie di sciarpa oro e argento. Poi capisco. La sciarpa si svolge. E' il vestito. Me lo infila da sopra. E' fatto di anelli metallici. Lo sento scivolare sulla mia pelle nuda e i capezzoli reagiscono immediatamente. 
Quello che mi mette addosso è qualcosa di incredibile. Un naked dress, fatto di buchi.  Oltre i limiti dei naked dress. E anche quelli della decenza. 
Braccia e spalle completamente nude. Stringeva alla vita e i fianchi rimanendo fermo. Arrivava a metà coscia. Scollatura profonda, seno laterale abbondante. I capezzoli si potevano vedere. La marca del perizoma si poteva leggere. 
Karen, la stilista, proprio indicando il perizoma, dice: "questo tipo non va bene". 
Beh ci credo, penso, è troppo piccolo.
"Troppo grande" dice.
E prende dal tavolo un triangolino tenuto insieme da delle stringhe. 
"Questo, andrà bene" dice.
L'abito mi fasciava e mi cadeva addosso in maniera fantastica. Ma Karen aveva altre idee perché iniziò a trafficare con alcuni anelli togliendo e aggiungendo. Alla fine era perfetto e anche lei sembrò soddisfatta.

Era la cosa più bella che avessi mai visto.
Ero felice di indossare quell'abito. Ma, c'era un ma. E era un grosso ma.

John sarebbe entrato con la madre. Ma io, con quel vestito appariscente, come? dove?  da sola? dovevo parlare con John. Forse potevo entrare con Tyler.

Lo dissi a Karen. Non so in che rapporti fosse con John. Ma sembrava conoscerlo bene. 
Mi disse: "John non te lo ha detto? saremo noi due. Ti accompagnerò io."

Risposi: "ah ok, bene. Sono sollevata. Almeno se ci fosse qualche problema con questi anelli potrai risolverlo. Non vorrei mi si smontasse mentre sono lì."

In realtà mentre tornavo a casa iniziai a capire il piano di John. Non c'era malizia nella sua idea. In un colpo solo offriva una visibilità eccezionale a due sue amiche (mi pensavo così) senza esporle e senza esporsi. Una stilista emergente, una modella emergente, un abito fantastico nelle prime file di un evento importante. Era un regalo per entrambe.
Eppure, un pizzico di me conservava un po' di delusione. 

La sera dell'evento arrivammo con una limousine. Avevo passato metà del pomeriggio nelle mani della truccatrice e della parrucchiera. Curata in ogni particolare. La macchina si fermò davanti all'ingresso. C'erano fotografi e curiosi. Il vestito pericolosamente corto. Ero istruita sui cacciatori di upskirt. Tirai fuori le gambe unite e mi feci tirare su dall'addetto alla sicurezza. Un brusio e qualche acclamazione. I flash e gli scatti. Qualche "awesome", "wow" e anche un "bitch" da dietro le file. Ero concentratissima nel non cadere. Dovevo assolutamente rimanere sul tappeto. Il marmo sarebbe stato una trappola mortale per i miei tacchi altissimi. Una caduta era fuori discussione. 

John ci venne incontro prendendoci entrambe per mano. Il famoso attore che accoglieva la sua amica stilista e la modella della stilista. Nulla di male. Moltissime foto. Tutto era stato pensato per quel momento.

Un momento al bar in cui potemmo scambiare due parole da soli, nella confusione gli dissi: "Ho capito, perché lo hai fatto. Grazie"
"Te lo meriti. Ti voglio bene." Mi ha risposto.

L'ho rivisto solo molti anni dopo, in toscana. Un grande uomo. Come pochi.

Quello che guadagnai quella sera, a parte un raffreddore, fu una visibilità eccezionale. 

Jane mi chiama il giorno dopo incazzata perché sto lavorando fuori agenzia.
"No Jane non sto lavorando. Non sono stata pagata. Ci siamo fatte un favore reciproco. Non capisci?" 
Non mi crede. 
"Scusa" le dico "è il tuo prodotto che si valorizza così non capisci?"
"Io so solo che stai lavorando fuori contratto di agenzia. Mi stai causando un danno."
Mi incazzo.
"Non sto lavorando, cazzo. Non ho preso soldi. Mi ha solo prestato il vestito. Lo vuoi capire? Certo lei ne ha beneficiato. Ma anche io. Perché sei incazzata?"
"Si e tu vuoi farmi credere che vi siete presentate lì e avete preso un biglietto giusto?"
"No. Avevamo un invito"
"Ah. Scusa. E certo. Come ho fatto a non pensarci. Ovvio"
"E' così ti dico".
"Guarda ti dico solo che sto pensando di farti causa". E attacca.

Resto lì come una scema. Quando mi ha chiamata ero felice. Ci resto di merda.
Per fortuna mi chiamano Franci e Tif e mi tirano un po' su.

Manca un mese all'inizio della stagione delle big four: New York, Londra, Milano e Parigi.
Jane mi chiama dopo 3 giorni. Abbiamo deciso di non fare niente, dice. Sei fortunata. Se vuoi devi venire qui a NY e hai da lavorare. Ma ti paghi volo e hotel.
Sto per esplodere. Ma ho imparato a non farlo. A pensare prima. Mi ingoio il vaffanculo e dico ok, ci penso e ti richiamo.
La richiamo dopo venti minuti.
"Jane? Vaffanculo."
E attacco.

Sono fuori. 
Tyler sta lavorando. Franci pure. Me ne vado sulla spiaggia di Santa Monica a pensare. Alla fine chiamo Kareem.
Risponde. Ma è freddo. Come dargli torto.
"Volevo salutarti" dico.
"Perché? parti? ti ho vista ovunque in questi giorni... "
"Penso che tornerò in Italia. Per un po' almeno."
"Perché? sei sulla luna!"
"Forse è per questo. Da sopra le cose le vedi meglio." dico.
Silenzio.
"Dimmi dove sei piccola, vengo a prenderti".
Dico il nome di un bar e di una strada e mi siedo.
Mezzora e arriva. Ha cambiato macchina. Mercedes. 
Gli racconto. Mi sfogo.
"Che vuoi fare?" mi dice.
"Ubriacarmi. Drogarmi. Scopare duro. Conosci qualcuno per questo?"

Andiamo in macchina verso sud. Ci fermiamo dopo due ore a Laguna Beach per mangiare qualcosa.  Non fa freddo ma l'acqua è fredda, ci sono olo i surfisti con mute spesse. C’è molto verde. E non c'è gente. L'incazzatura mi sta passando. Ma la voglia di scopare aumenta. In un tramonto incredibile sulla spiaggia ci baciamo e decidiamo. Niente canne. Niente coca. Stasera balliamo con Molly. Andiamo a mangiare al Sandpiper e poi ci caliamo due pasticche.
Chiedo a Kareem: "Sono stata stronza con te. Perché mi sei venuto a consolare?"

"Non sei stronza. Cerchi di sopravvivere. Come tutti. Sono venuto perché una scopata con te non la rifiuterò mai." ride.
"Mi vuoi scopare?" ce l'hai duro?" dimmi... vuoi che te lo succhio nel parcheggio?" 
Ride.
"Dai, te lo succhio nel parcheggio. Quelli che passano ci vedono. La troia bianca che fa un pompino al negro"
"Non dire così..."
"Lo so. Non lo pensi, tu. Ma loro si. Mi eccita che lo pensino. A te?"
"Mi ecciti tu"
"Ce l'hai duro?"
"Si"
"Voglio che mi scopi come l'ultima volta."
"Si"
"Voglio morire sul tuo cazzo."
"Smettila che mi fai venire senza toccarmi"
"Ahahahah dai che te lo tocco. Portami al parcheggio. Portami ai cessi. Come la scopi una puttana? " sono ubriaca "dai se non mi scopi tu mi faccio scopare da qualcuno... vedi quelli come mi stanno guardando?"
"Smettila. Sono pericolosi. Andiamo via."
"Si. Andiamo via. Voglio scopare. Andiamo."
Mi porta fuori di corsa. Quelli ci seguono ma solo con lo sguardo. 
"Sei pazza a guardare la gente così. Ci fai ammazzare."
"Perché ammazzare? al massimo mi scopavano uno, due, tre, quattro, che importa. Me li faccio tutti. "
"A te forse. A me mi ammazzavano. Poi ammazzavano anche te. Stupida... "e poi..."vuoi il cazzo? lo vuoi? fammi un pompino, ora. "

Glielo prendo in bocca mentre guida. Poi mi scosta, brutalmente, perché non glielo voglio lasciare. 
"Ti porto a casa" mi dice.
"No, non ci voglio andare a casa"
"A casa mia"
"Tu non l'hai fatta la pasticca" gli dico.
"No. Io sono un professionista, tesoro".

A casa sua non sono mai stata. Ma non ho tempo per la visita. Perché appena entrati mi strappa i vestiti di dosso e mi scopa. Andiamo avanti per ore. Fino a che non crolliamo esausti. 

Mi sveglio che il sole mi batte sugli occhi e è quello del pomeriggio. Lui non c'è. Trovo una ciambella e un caffè. Ormai freddo. Vicino al letto. Nessun biglietto. 
Faccio una doccia, recupero i vestiti e esco. Non so nemmeno dove sono. Cammino fino a che non vedo un taxi e mi faccio portare a casa.

Ho deciso. Torno a Milano. 
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