Paola e lo scopone scientifico
di
minkanku91
genere
etero
Eravamo rimasti in tre per la nostra solita partita di scopone scientifico del sabato pomeriggio, finché non si è aggiunta Paola per fare la quarta. L'atmosfera era quella classica di una serata informale tra amici: birre sul tavolo, le carte distribuite sul panno verde e le solite battute tra una giocata e l'altra per ingannare il tempo.
Tra una mano e la successiva, il discorso è scivolato inevitabilmente sulle rispettive vite sentimentali. Paola, mescolando il mazzo con disinvoltura, si è lasciata andare a una confidenza del tutto inaspettata:
"A dire il vero, la cosa che mi pesa di più da quando è finita con il mio ex è l'abitudine... Con lui scopavo quasi tutti i giorni, e adesso devo ammettere che il sesso mi manca parecchio."
In un secondo la concentrazione sulle carte è svanita del tutto. A me, Roberto e Fabrizio si sono letteralmente drizzate le orecchie. Ci siamo scambiati un'occhiata rapida, piena di complicità e sorpresa: nessuno di noi si aspettava un'apertura così diretta e spontanea da parte sua.
Roberto è stato il primo a rompere il ghiaccio. Ha appoggiato le sue carte sul tavolo, ha fatto un sorrisetto sfacciato e ha buttato lì la battuta, testando il terreno:
"Beh, Paola... se è solo per questo e ti manca così tanto il sesso, possiamo sempre aiutarti noi tre se vuoi. Non ci tiriamo certo indietro."
L'aria attorno al tavolo si è fatta subito caldissima e carica di tensione erotica. Ci aspettavamo una risata o una battuta di risposta per sviare l'argomento, invece Paola ha posato il mazzo di carte, ci ha guardato uno per uno con grande calma e un pizzico di malizia, per poi rispondere semplicemente:
"Ci devo pensare... Ma nel caso, sia chiaro: non certo tutti insieme. Uno per volta e in giorni diversi."
La partita è proseguita senza altre uscite a sorpresa ed è andata avanti fino a sera. Ci siamo salutati dandoci il solito appuntamento per le partite del sabato pomeriggio successivo.
Arrivato il sabato, durante una delle tante mani, è stato ancora una volta Roberto a chiedere a Paola: "Allora, com'è andata questa settimana senza sesso?"
Paola ci ha sorpreso ancora una volta, rispondendo con spietata schiettezza: "Bruttina... Solo casa e lavoro. Ma oggi lo farò con uno di voi."
"E chi mai sarà il fortunato?" ha chiesto Roberto.
Paola si è appoggiata allo schienale: "Chi ha il cazzo più piccolo sarà il primo."
Non essendocelo mai visto tra di noi, siamo andati tutti e tre in bagno per fare il confronto. Dopo una rapida verifica, è risultato che il cazzo più piccolo tra i tre era quello di Fabrizio. Siamo rientrati in sala, Roberto ha comunicato il verdetto e Paola si è avviata verso la camera da letto. Fabrizio l'ha seguita a ruota.
Dopo una mezz'oretta sono tornati felici come non mai, pienamente appagati dalla loro sessione. Anche questo sabato era andato e abbiamo rotto le righe. Tornando a casa pensavo che, se per il prossimo sabato Paola avesse mantenuto la regola del cazzo più piccolo tra i restanti, sarebbe toccato a me, visto che il mio era leggermente più corto di quello di Roberto.
Al successivo appuntamento, nessuno di noi ha menzionato il sesso e abbiamo giocato tante partite. Poi Paola ci ha sorpresi ancora: "Tra i restanti, oggi tocca a chi ha il cazzo più grande."
Con questo cambio di regola è stato Roberto a passare in testa. Come la volta precedente, Paola è entrata in camera con il fortunato di turno e ne è uscita dopo una mezz'oretta, felice per la sua dose di cazzo settimanale.
Il sabato successivo toccava a me senza ombra di dubbio, essendo l'unico rimasto.
Siamo entrati in stanza lasciandoci la porta socchiusa alle spalle per non fare troppo rumore, ma la distanza dal tavolo da gioco è bastata ad annullare ogni freno. Appena il chiavistello ha fatto scatto, Paola mi si è girata contro. Mi ha abbracciato con forza, tirandomi a sé dal collo, e mi ha dato un bacio profondo, umido, senza troppi preliminari. Il suo sapore si portava dietro ancora un leggero retrogusto di birra e la fame di chi aspettava questo momento da settimane.
Le sue mani sono scese veloci lungo le mie spalle. Mi ha sfilato la maglietta lanciandola a terra senza guardarci, poi si è chinata per sbottonarmi i pantaloni e far scivolare giù tutto fino alle caviglie. Sono rimasto nudo davanti a lei, già duro e pronto. Paola non si è fatta pregare: si è messa in ginocchio sul tappeto, ha preso la base del mio cazzo con una mano e se lo è infilato dritto in bocca.
Il caldo della sua gola e il lavoro ritmo di lingua e labbra mi hanno fatto salire subito un brivido lungo la schiena. Succhiava con decisione, alternando colpi profondi a carezze calde sulla cappella, stringendo le dita attorno alla base per tirare ancora di più. Sentire la sua bocca lavorare così avidamente mentre gli altri due erano di là a sentire solo il silenzio era una sensazione esaltante.
Dopo qualche minuto intensissimo, l'ho presa per le braccia e l'ho fatta alzare per ricambiare il favore. Si è sfilata la maglia e la gonna in due gesti rapidi, rimanendo del tutto nuda davanti a me. L'ho spinta dolcemente sul bordo del letto e mi sono chinato tra le sue gambe. Ho iniziato a baciarle l'interno coscia risalendo verso il centro, finché non ho affondato la lingua nella sua fica. Era già caldissima e bagnata; ho cominciato a leccarla con colpi lunghi e decisi, stimolando il clitoride con la punta e sentendola sussultare a ogni affondo. Paola ha inarcato la schiena, infilandomi le mani tra i capelli per tenermi schiacciato contro di lei, lasciandosi sfuggire piccoli gemiti soffocati.
Quando ho sentito che era arrivata al punto giusto, mi sono alzato. Paola si è spostata più indietro, distendendosi con le spalle ben piantate sul materasso nella più classica e comoda delle posizioni, aprendo le gambe e piegando leggermente le ginocchia per offrirsi completamente.
Mi sono posizionato sopra di lei, infilandomi tra le sue cosce. Ho puntato la testa bagnata del mio cazzo al suo ingresso e, con una spinta fluida e controllata, sono scivolato dentro fino in fondo.
La sensazione di accoglienza è stata immediata: la sua fica mi stringeva tutta la spazzolata con un calore avvolgente. Ho preso subito un buon ritmo, cadenzato e profondo, facendola battere contro il mio bacino a ogni affondo. La sentivo chiaramente dal respiro affannoso che stava godendo come una matta: a ogni spinta i suoi polmoni si svuotavano in un sospiro profondo e le sue dita si piantavano sulle mie natiche per tirarmi ancora più a fondo dentro di lei.
In giornata mi ero fatto un paio di seghe strategiche proprio per non rischiare di venire troppo presto sotto la spinta della troppa foga accumulata, e la mossa stava funzionando alla perfezione. Potevo permettermi di spingere forte, di variare la velocità e di godermi ogni singolo movimento senza la paura di crollare subito.
Paola stringeva le gambe attorno ai miei fianchi, muovendosi in sincronia con le mie spinte. L'intensità del contatto l'ha portata al limite nel giro di poco: la sua fica ha iniziato a contrarsi attorno al mio cazzo con spasmi involontari mentre lei affondava il viso nel cuscino per non urlare, venendo una prima volta. Ma non mi sono fermato; ho continuato a mantenere quel ritmo serrato e profondo, sfruttando l'inerzia della spinta. Nel giro di pochi minuti le contrazioni sono ripartite, portandola a venire ancora due o tre volte, lasciandola completamente senza fiato e stremata sotto di me.
Solo a quel punto, vedendola così appagata e sentendola ancora contrarsi attorno al mio gambo, ho lasciato andare ogni freno. Ho accelerato gli ultimi affondi, affondando fino all'osso con colpi veloci e secchi. Il mio cazzo ha iniziato a sputare sperma a fiotti direttamente contro le sue pareti interne, liberandomi in una scarica calda e prolungata che mi ha fatto tremare le gambe mentre mi accasciavo a peso morto sul suo petto.
Siamo rientrati in cucina e dopo un'ora siamo tornati ognuno a casa propria.
Il sabato successivo, se l'ordine fosse stato stabilito, sarebbe toccato di nuovo a Fabrizio. Ma durante la partita Paola ci ha sorpreso ancora tirando fuori due bigliettini. È stato Roberto a pescare per primo e a leggere ad alta voce: "Oggi tocca al più basso."
Tra una mano e la successiva, il discorso è scivolato inevitabilmente sulle rispettive vite sentimentali. Paola, mescolando il mazzo con disinvoltura, si è lasciata andare a una confidenza del tutto inaspettata:
"A dire il vero, la cosa che mi pesa di più da quando è finita con il mio ex è l'abitudine... Con lui scopavo quasi tutti i giorni, e adesso devo ammettere che il sesso mi manca parecchio."
In un secondo la concentrazione sulle carte è svanita del tutto. A me, Roberto e Fabrizio si sono letteralmente drizzate le orecchie. Ci siamo scambiati un'occhiata rapida, piena di complicità e sorpresa: nessuno di noi si aspettava un'apertura così diretta e spontanea da parte sua.
Roberto è stato il primo a rompere il ghiaccio. Ha appoggiato le sue carte sul tavolo, ha fatto un sorrisetto sfacciato e ha buttato lì la battuta, testando il terreno:
"Beh, Paola... se è solo per questo e ti manca così tanto il sesso, possiamo sempre aiutarti noi tre se vuoi. Non ci tiriamo certo indietro."
L'aria attorno al tavolo si è fatta subito caldissima e carica di tensione erotica. Ci aspettavamo una risata o una battuta di risposta per sviare l'argomento, invece Paola ha posato il mazzo di carte, ci ha guardato uno per uno con grande calma e un pizzico di malizia, per poi rispondere semplicemente:
"Ci devo pensare... Ma nel caso, sia chiaro: non certo tutti insieme. Uno per volta e in giorni diversi."
La partita è proseguita senza altre uscite a sorpresa ed è andata avanti fino a sera. Ci siamo salutati dandoci il solito appuntamento per le partite del sabato pomeriggio successivo.
Arrivato il sabato, durante una delle tante mani, è stato ancora una volta Roberto a chiedere a Paola: "Allora, com'è andata questa settimana senza sesso?"
Paola ci ha sorpreso ancora una volta, rispondendo con spietata schiettezza: "Bruttina... Solo casa e lavoro. Ma oggi lo farò con uno di voi."
"E chi mai sarà il fortunato?" ha chiesto Roberto.
Paola si è appoggiata allo schienale: "Chi ha il cazzo più piccolo sarà il primo."
Non essendocelo mai visto tra di noi, siamo andati tutti e tre in bagno per fare il confronto. Dopo una rapida verifica, è risultato che il cazzo più piccolo tra i tre era quello di Fabrizio. Siamo rientrati in sala, Roberto ha comunicato il verdetto e Paola si è avviata verso la camera da letto. Fabrizio l'ha seguita a ruota.
Dopo una mezz'oretta sono tornati felici come non mai, pienamente appagati dalla loro sessione. Anche questo sabato era andato e abbiamo rotto le righe. Tornando a casa pensavo che, se per il prossimo sabato Paola avesse mantenuto la regola del cazzo più piccolo tra i restanti, sarebbe toccato a me, visto che il mio era leggermente più corto di quello di Roberto.
Al successivo appuntamento, nessuno di noi ha menzionato il sesso e abbiamo giocato tante partite. Poi Paola ci ha sorpresi ancora: "Tra i restanti, oggi tocca a chi ha il cazzo più grande."
Con questo cambio di regola è stato Roberto a passare in testa. Come la volta precedente, Paola è entrata in camera con il fortunato di turno e ne è uscita dopo una mezz'oretta, felice per la sua dose di cazzo settimanale.
Il sabato successivo toccava a me senza ombra di dubbio, essendo l'unico rimasto.
Siamo entrati in stanza lasciandoci la porta socchiusa alle spalle per non fare troppo rumore, ma la distanza dal tavolo da gioco è bastata ad annullare ogni freno. Appena il chiavistello ha fatto scatto, Paola mi si è girata contro. Mi ha abbracciato con forza, tirandomi a sé dal collo, e mi ha dato un bacio profondo, umido, senza troppi preliminari. Il suo sapore si portava dietro ancora un leggero retrogusto di birra e la fame di chi aspettava questo momento da settimane.
Le sue mani sono scese veloci lungo le mie spalle. Mi ha sfilato la maglietta lanciandola a terra senza guardarci, poi si è chinata per sbottonarmi i pantaloni e far scivolare giù tutto fino alle caviglie. Sono rimasto nudo davanti a lei, già duro e pronto. Paola non si è fatta pregare: si è messa in ginocchio sul tappeto, ha preso la base del mio cazzo con una mano e se lo è infilato dritto in bocca.
Il caldo della sua gola e il lavoro ritmo di lingua e labbra mi hanno fatto salire subito un brivido lungo la schiena. Succhiava con decisione, alternando colpi profondi a carezze calde sulla cappella, stringendo le dita attorno alla base per tirare ancora di più. Sentire la sua bocca lavorare così avidamente mentre gli altri due erano di là a sentire solo il silenzio era una sensazione esaltante.
Dopo qualche minuto intensissimo, l'ho presa per le braccia e l'ho fatta alzare per ricambiare il favore. Si è sfilata la maglia e la gonna in due gesti rapidi, rimanendo del tutto nuda davanti a me. L'ho spinta dolcemente sul bordo del letto e mi sono chinato tra le sue gambe. Ho iniziato a baciarle l'interno coscia risalendo verso il centro, finché non ho affondato la lingua nella sua fica. Era già caldissima e bagnata; ho cominciato a leccarla con colpi lunghi e decisi, stimolando il clitoride con la punta e sentendola sussultare a ogni affondo. Paola ha inarcato la schiena, infilandomi le mani tra i capelli per tenermi schiacciato contro di lei, lasciandosi sfuggire piccoli gemiti soffocati.
Quando ho sentito che era arrivata al punto giusto, mi sono alzato. Paola si è spostata più indietro, distendendosi con le spalle ben piantate sul materasso nella più classica e comoda delle posizioni, aprendo le gambe e piegando leggermente le ginocchia per offrirsi completamente.
Mi sono posizionato sopra di lei, infilandomi tra le sue cosce. Ho puntato la testa bagnata del mio cazzo al suo ingresso e, con una spinta fluida e controllata, sono scivolato dentro fino in fondo.
La sensazione di accoglienza è stata immediata: la sua fica mi stringeva tutta la spazzolata con un calore avvolgente. Ho preso subito un buon ritmo, cadenzato e profondo, facendola battere contro il mio bacino a ogni affondo. La sentivo chiaramente dal respiro affannoso che stava godendo come una matta: a ogni spinta i suoi polmoni si svuotavano in un sospiro profondo e le sue dita si piantavano sulle mie natiche per tirarmi ancora più a fondo dentro di lei.
In giornata mi ero fatto un paio di seghe strategiche proprio per non rischiare di venire troppo presto sotto la spinta della troppa foga accumulata, e la mossa stava funzionando alla perfezione. Potevo permettermi di spingere forte, di variare la velocità e di godermi ogni singolo movimento senza la paura di crollare subito.
Paola stringeva le gambe attorno ai miei fianchi, muovendosi in sincronia con le mie spinte. L'intensità del contatto l'ha portata al limite nel giro di poco: la sua fica ha iniziato a contrarsi attorno al mio cazzo con spasmi involontari mentre lei affondava il viso nel cuscino per non urlare, venendo una prima volta. Ma non mi sono fermato; ho continuato a mantenere quel ritmo serrato e profondo, sfruttando l'inerzia della spinta. Nel giro di pochi minuti le contrazioni sono ripartite, portandola a venire ancora due o tre volte, lasciandola completamente senza fiato e stremata sotto di me.
Solo a quel punto, vedendola così appagata e sentendola ancora contrarsi attorno al mio gambo, ho lasciato andare ogni freno. Ho accelerato gli ultimi affondi, affondando fino all'osso con colpi veloci e secchi. Il mio cazzo ha iniziato a sputare sperma a fiotti direttamente contro le sue pareti interne, liberandomi in una scarica calda e prolungata che mi ha fatto tremare le gambe mentre mi accasciavo a peso morto sul suo petto.
Siamo rientrati in cucina e dopo un'ora siamo tornati ognuno a casa propria.
Il sabato successivo, se l'ordine fosse stato stabilito, sarebbe toccato di nuovo a Fabrizio. Ma durante la partita Paola ci ha sorpreso ancora tirando fuori due bigliettini. È stato Roberto a pescare per primo e a leggere ad alta voce: "Oggi tocca al più basso."
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